Racconti nella Rete®

21° Premio letterario Racconti nella Rete 2021/2022

Premio Racconti nella Rete 2022 “Prendimi” di Paola Pane

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2022

Astrid si chiudeva spesso in camera sua a leggere fumetti di ogni tipo. Veniva rapita da quelle storie e entrava in un mondo fantastico fatto di supereroi dai mille poteri, topolini parlanti o robot pensanti. Fintanto che non finiva di leggere, non se ne parlava di uscire dalla camera o di fare i compiti. Doveva assolutamente vedere come terminava ogni storia che leggeva.

Sua mamma la lasciava in pace a godersi queste letture ed era contenta nel vederla impegnata in questa attività, che la teneva lontana dal giocare con un telefonino, come tutte le sue coetanee quattordicenni. Inoltre sapeva benissimo che leggere un fumetto, benché non si trattasse di letteratura propriamente detta, era una porta che l’avrebbe condotta al mondo dei libri classici che anche lei aveva tanto amato, prima di venir distratta dal telefonino, che le impediva di finire qualsiasi libro ormai. Sua mamma infatti conosceva benissimo i rischi dei cellulari, essendo diventata lei stessa completamente dipendente dal suo, per le notifiche, i messaggi e le chat di ogni tipo che seguiva. Inoltre andava nel panico se non lo trovava quando lo lasciava in giro per la casa ogni volta in un posto diverso: “Maledetto il giorno in cui hanno inventato i cellulari! Sono cresciuta benissimo senza di loro e ora ne sono diventata prigioniera!”

Ormai tutti vivevano con il telefonino sotto il naso, ostaggi dei richiami continui dei social media. Tutti gli amici di Astrid erano vittime della tecnologia e erano rimasti davvero pochi quelli che invece preferivano una lettura tradizionale, fatta di carta stampata e che non provenisse da uno schermo. Il suo amico Felix era tra questi, un fervido collezionista di vari generi di fumetti, la cui camera aveva il tipico profumo dei libri, un odore misto fra legno stantio, colla, erba e vaniglia.

Astrid lo andava a trovare per frugare tra i suoi scaffali, alla ricerca di fumetti da farsi prestare. Un giorno ne trovò uno che attirò la sua attenzione. Sulla copertina rosa c’era scritto “PRENDIMI!”. Felix non ricordava di averlo comprato, ma decise di prestarglielo comunque, con la promessa di riportarglielo quando lo avesse terminato. “Mi raccomando Astrid, questo è mio. Lo puoi leggere, ma non lo devi sgualcire e me lo devi ridare perché fa parte della mia collezione”. Felix aveva una mania nel tenere i suoi giornaletti tutti ordinati e ben conservati. Alcuni li comprava anche solo per averli, senza leggerli. Li prestava solo a lei.

Quando Astrid tornò a casa, si versò una bibita e decise di cominciare a leggerlo. La storia cominciava così: “Cara lettrice, stenditi bene sul letto e poggia il bicchiere che hai in mano. Non vorrei che per errore facessi cadere una sola goccia di succo su queste pagine, rovinandole per sempre. Sfoglia questo fumetto con molta delicatezza, senza aprirlo troppo, altrimenti rischieresti di scollare le pagine. Bada bene a non danneggiarlo, alla fine capirai perché, ne va della tua vita!”

Astrid richiuse immediatamente il giornaletto e balzò in piedi. “Cara lettrice? Poggia il bicchiere? Come fa l’autore a sapere che sono una femmina e che ho un bicchiere in mano!? E poi perché ne va della mia vita?” La ragazza fu presa dallo spavento e incominciò a farsi tante domande ma allo stesso tempo cercò di rimanere calma e darsi qualche risposta: “Il libro è rosa, è chiaro che è per le femmine! Inoltre non c’è da temere, sembra un racconto del terrore, allora comincia bene!”

La curiosità prevalse sulla paura e Astrid decise di stare al gioco e continuare la lettura, poggiando il bicchiere e stendendosi sul letto per riaprire il libro. Nella prima pagina si vedeva una cameretta piena di fumetti sparsi in giro, un poster di Justin Timberlake, costruzioni di lego e morbidi peluche dagli occhi brillanti, dove una ragazza stesa sul letto era intenta a leggere un fumetto: sembrava proprio lei in quell’istante.

Immedesimazione: questo è il segreto di una storia vincente. Un sorriso malizioso si disegnò sul viso di Astrid, mentre si apprestava a girare la pagina con molta attenzione, intenzionata ora ad andare fino in fondo alla storia.

Leggeva: “Vedi questa ragazza? Si chiama Ester. Ti piace perché ti somiglia. Come te è una degli ultimi a non essere stata vinta dalla forza oscura dello smartphone. Guarda ora attentamente i suoi coetanei.”

Le pagine successive mostravano disegni di ragazzini incollati ai telefonini, come in un rapporto oscuro dove il loro volto veniva quasi risucchiato dalla luce emanata dallo schermo. Sembravano zombie senza vita che giravano per le strade incuranti della realtà che li circondava perché immersi nel loro mondo virtuale. Sfogliando ancora la storia, c’erano disegni spettrali in bianco e nero che mostravano la fervida immaginazione di Ester, nei cui sogni apparivano scenari catastrofici: gli schermi risucchiavano chi li fissava, in una maledizione come quella in cui Medusa trasformava in pietra chi incrociasse il suo sguardo.

Andando avanti nella storia, si vedeva Ester svegliarsi e poi andare a scuola per notare con sollievo che i suoi compagni erano ancora tutti lì, anche se in realtà per lei erano assenti, assorti nei loro cellulari durante il tragitto verso la scuola, le pause, e certe volte addirittura durante le lezioni, mentre nascondevano il telefonino sotto il banco.

Astrid si soffermò su queste immagini. Quante volte lei stessa aveva vissuto quelle situazioni e provato le stesse sensazioni immaginando scenari simili, quante volte si era sentita l’unica viva in un mondo di zombie, rapiti da quei maledetti telefoni!

“Cara lettrice, attenzione ora. Siamo in un fumetto, e qui ciò che viene immaginato dal protagonista prende forma.”

Le immagini successive infatti mostravano Ester improvvisamente ritrovarsi da sola, in una città in cui le strade erano diventate deserte, eccetto per la presenza di centinaia di telefonini sparsi per terra qua e là, in modo disordinato, da cui provenivano urla disperate. Erano le grida delle persone che erano state risucchiate dai propri cellulari, finite imprigionate negli schermi! Si trovavano nelle loro scatolette di metallo destinate a perdere la carica e a spegnersi per sempre, perché nessuno le avrebbe potute più ricaricare.

Le pagine successive contenevano il seguente testo:

“Nel fumetto i sogni di Ester sono diventati realtà, ma non è stato il fumetto, né la sua immaginazione a distruggere quelle vite, queste infatti si stavano già spegnendo. Il fumetto ha solamente mostrato la realtà in un’altra forma. Ester è fra gli ultimi esseri rimasti vivi: il fumetto la sta proteggendo, allontanandola dal sistema che trasforma tutti gli altri in zombie, per mezzo dei telefonini, che rappresentano le loro bare!

Questo sta accadendo anche intorno a te, ma tranquilla, non ti succederà niente di male, finché continuerai a tenere vivo il tuo spirito, stando lontana da quegli aggeggi infernali. Devi unirti a noi, siamo tanti qui. Ester e i personaggi di questi mondi fantastici sono liberi, vivi e ti aspettano, devi solo continuare a usare la tua testa e la tua immaginazione.”

Girando pagina nel fumetto, si leggeva una strana frase:

“Noi ci battiamo contro quel sistema che uccide lo spirito dell’uomo; noi siamo l’esempio per quei morti viventi che strisciano sulle strade fissando le loro infuocate bare di metallo. Noi dimostriamo con la nostra opera che lo spirito dell’uomo è ancora vivo.”

Astrid ora era più confusa che mai, non tanto perché la sorprendeva uno scenario simile, ma perché tutto le sembrava qualcosa di già vissuto, un déjà-vu, o forse quelle erano solo le parole di un film* che aveva visto e rendevano tutto ancora più misterioso. La sua immaginazione si intrecciava con la realtà e i confini erano sempre più sbiaditi.

Si domandava “Perché ho sentito già questa frase? Ma cosa importa? È un discorso sensato, anche io ho spesso pensato che gli altri sono dei morti viventi.”

Dal giornaletto si sentì una voce gridare “PRENDIMI!” e da questo spuntò una mano tesa verso l’esterno. Astrid afferrò quella mano senza pensarci troppo e fu tirata dentro il fumetto. Era Ester, che con un abbraccio la accolse in quel mondo più vivo del suo.

Le pagine successive mostravano scene a colori di Ester e Astrid che passeggiavano in un mondo fiabesco, fatto di puffi, farfalle giganti e pesci parlanti, mentre canticchiavano la canzone degli A-Ha: “Take on me”: “It’s no better to be safe than sorry”.

Queste scene idilliache vennero rotte da lì a breve da un tonfo. Astrid e Ester caddero per terra urtando sui bordi di qualcosa di molto duro.

Mentre rimasero per un po’ stordite a riprendersi, Astrid udì un grido che echeggiava da lontano.

“ASTRID, dove sei?!?” Erano le urla di sua mamma che la stava cercando nella sua cameretta e che aveva tirato le lenzuola dal letto gettando violentemente il fumetto rosa per terra. Era stata questa la causa della loro caduta! Adesso Astrid comprendeva come fosse importante custodire quel giornaletto con cura: era diventato il suo mondo!

Non trovandola da nessuna parte, la mamma aveva anche chiamato Felix, facendolo arrivare immediatamente. Qualcosa di strano stava accadendo anche lì. Appena il cellulare della mamma si accese con una notifica, lei non fece in tempo a rispondere che ne venne risucchiata, come stava succedendo a tutti quelli che avevano un telefonino sotto gli occhi.

Felix rimase da solo a fissare il fumetto rosa buttato per terra con quella scritta “PRENDIMI!” bene in evidenza. Gli girava la testa o forse era la camera di Astrid a girargli intorno mentre lui se ne stava lì impalato a decidere cosa fare per diversi istanti che sembravano lunghissimi.

Infine si chinò per raccogliere il giornaletto con cura e cominciò a leggere la storia. Iniziava così: “Caro lettore, stenditi bene sul letto. Non ti dirò di sfogliare questo fumetto con delicatezza, perché so già che saprai trattarlo bene.” Felix si sdraiò sul letto e si immerse nella lettura. Le immagini ritraevano un ragazzo intento a leggere un giornaletto nella sua cameretta, piena di scaffali su cui erano stese ordinatamente file di fumetti. Felix sentì anche l’odore della carta dei suoi giornaletti e si girò per guardarsi intorno, per ritrovarsi a casa sua. Ma come era possibile, non si trovava a casa di Astrid invece poco prima? E come mai il fumetto ritraeva la sua camera e qualcuno che sembrava proprio lui?

Smise di farsi troppe domande. Non ci era voluto molto a farlo immedesimare nel personaggio della storia che aveva ripreso a leggere e ora per lui contava solamente arrivare fino in fondo per vedere cosa sarebbe successo.

E ora mi rivolgo a te, si proprio TU che stai leggendo questa storia, sai già immaginarti come andrà a finire?

Caro lettore, stenditi bene sul letto, sfoglia delicatamente queste pagine e continua a leggere.

Vedrai che a Felix verrà tesa una mano dal fumetto, che la afferrerà e si immergerà nel mondo fantastico con Astrid, con Ester e con me, vivendo mille avventure colorate.

Ma quando chiameremo te, TU sarai pronto per unirti a noi o preferirai farti risucchiare dal tuo telefonino?

1 commento »

  1. *Il film da cui è presa questa frase è POINT BREAK (1991)

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