Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti nella Rete 2019 ““Dietro” la doppia spunta blu di Whatsapp” di Paola De Donato

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2019

Ho appena risposto agli ennesimi “Contaci – torno presto – al tuo compleanno non mancherò” di Cristiano, che è a New York da quattro mesi per lavoro, scrivendogli che credo più a una possibile apparizione di un alieno in casa mia che alle sue parole, quando squilla il telefono di casa e vado a rispondere, lasciando la conversazione aperta su Whatsapp.
“Ha letto il messaggio e non mi risponde” pronuncia tutto d’un fiato la mia amica Lina.
“Spiegati meglio”
“La doppia spunta blu del Whatsapp, vuol dire che quello dall’altra parte ha letto il messaggio, ti devo sempre spiegare tutto oh”
“Che rottura di scatole questo Whatsapp, era tutto più facile quando al liceo ci mandavamo gli sms durante le lezioni sperando che i professori non ci beccassero, ti ricordi Li?” le dico io con lo stesso tono nostalgico che potrebbe assumere la vecchierella del “Sabato del villaggio” di Leopardi al ricordo di quando al posto della pelle flaccida aveva il fisico asciutto e si vestiva a festa per la domenica.
“Ma che stai dicendo Pa? Io sono già nervosa perché quel cretino fa il vago invece di rispondere al mio messaggio e te mi ricordi pure i tempi brutti del liceo quando avevamo l’apparecchio ai denti, i brufoli e i maschi non ci si filavano?”
“Guarda Li, mi sa che noi l’apparecchio ce l’avevamo alle medie” faccio io cercando di ricordare.
“Ancora che insisti? Ascoltami piuttosto, che devo fare che questo non mi risponde?”
“Che gli hai scritto?” le chiedo io distrattamente mentre ascolto il suono del mio cellulare, sul quale continuano ad arrivare dei messaggi.
“Gli ho scritto che non ce la faccio più, la deve lasciare quella li”
“Lì aspetti un attimo che mi sta squillando il telefonino già da un po’?” Le faccio mentre mi allungo in tutti i modi possibili per afferrare il cellulare che ho lasciato su una credenza. Mannaggia a me che non mi decido a cambiare il telefono con i fili e a prendere un benedetto cordless.
“Rispondi a me prima, tanto Cristoforo Colombo non ci torna a casa dall’America per il compleanno tuo, arrenditi”
“Si chiama Cristiano Li quante volte ti devo dire che mi da fastidio che lo chiami Cristoforo? Poi parli te che speri che quel genio che ti porti a letto lasci la figlia del suo capo ufficio per te” rispondo di getto.
“Che bell’amica che ho, ti chiedo aiuto e tu mi dai queste rispostacce, Grazie eh!” fa lei infastidita.
“Scusami Li, dai aspetta un po’ e vedrai che ti risponde, magari la sta lasciando proprio ora e dopo ti fa una sorpresa” le dico cercando di essere più convincente possibile. Lei, però, non risponde.
“Li ma che ti sei arrabbiata con me? Hai sentito che t’ho detto? Sicuramente l’avrà lett..”
“Si si Pa, non sono arrabbiata con te è che io proprio non ce la faccio, ora lo chiamo, anzi vado proprio in ufficio da lui e gli faccio una piazzata. Ciao Pa a dopo”
“No, aspetta che f..” ma non riesco a concludere la frase e rimango qualche secondo ad ascoltare l’accelerato “tu-tu-tu-tu-tu” di quando ti attaccano il telefono in faccia, poi ogni pensiero riguardo Lina viene spazzato via dalla mia mente e, senza pensarci due volte, vado ad afferrare il telefonino per leggere i messaggi di Cristiano.

“Dai, non fare così”
“Poi ne parliamo a voce”
“Quanto sei permalosa”
“Che fai non mi rispondi?”
“È apparsa la doppia spunta blu”
“So che hai letto il messaggio”
“Amore?”
“Paola?”
“Pa?”

Sto per rispondere ma mi accorgo che lo schermo del mio cellulare scotta tanto da impedirmi di toccarlo, in poco tempo l’intero telefonino diventa incandescente costringendomi a lasciarlo cadere. Mi chino per riprenderlo sperando di non averlo rotto, quando si fa in mille pezzetti che si sparpagliano ovunque, lasciando spazio ad una specie di puffo vestito con un completo verde pisello. Si alza e si toglie accuratamente alcuni pezzetti di cellulare che gli si sono attaccati al completo, poi solleva la testolina e mi guarda.
“E tu chi sei?” Gli chiedo allibita.
“Ho fame” fa lui annusando attorno e puntando dritto alla cucina, dove ho lasciato un cesto di frutta e una lattuga da pulire, salta sul tavolo e, prima che io possa fare qualcosa per fermarlo, divora tutto, poi con la bocca ancora piena inizia a parlare.
“La spunta blu del Whatsapp ce la siamo inventata noi. Se chi visualizza il messaggio fa passare più dieci minuti prima di rispondere, si attiva una connessione tra il cellulare e il nostro pianeta, in preda a una carestia, che ci permette di materializzarci all’interno del cellulare e salvarci.

“Scusa spiegati meglio” faccio io sempre più stupita, ma lui alza una manina come per dirmi “aspetta un secondo”, mentre con l’altra tira fuori dalla taschina del suo completo una specie di walkie talkie, dal quale ora proviene una voce femminile emozionata.
“Amore mio ci siamo riusciti!” esclama la voce femminile, al settimo cielo.
“Che gioia sentirti amore mio – Fa lui commosso – temevo che qualcosa fosse andato storto, dove sei?”
“Non saprei. Pensa che nessuno qui si è accorto che il cellulare è esploso e sono comparsa io. Davanti a me c’era un uomo inginocchiato con una scatoletta aperta in mano e davanti a lui una donna in piedi che piangeva; ho pensato che nella scatoletta dovesse esserci qualcosa di orrendo per far piangere quella tipa in quel modo, ma ora è entrata nella stanza un’altra donna che si è fiondata addosso a quella che piangeva, cercando di rubarle la scatoli..” smette di parlare e dal walkie talkie ora si ode un baccano tremendo e una voce maschile che urla “Lina fermati! Lasciala stare!”
Il mio ospite a quel punto inizia ad agitare il walkie talkie e a gridarci dentro “Amore mi senti? Che è successo? Amore?” poi, senza nemmeno degnarmi di uno sguardo, esce in balcone e salta giù dalla finestra.
Nella mia mente si forma un vortice che inizia a ruotare, nel quale si rincorrono velocemente due pensieri: Raggiungere Lina e inseguire quel “distruttore di cellulari”.
Fortunatamente, grazie a tutte le volte che Lina mi ha costretta a farle compagnia davanti l’ufficio dell’amante per spiarlo, “se sei mia amica mi devi aiutare, devi supportarmi”, so perfettamente dove andare. Scendo in strada, raggiungo la macchina e vi salgo; metto la retromarcia e sto attenta a schivare un signore che in mezzo alla strada sta chiedendo disperatamente aiuto ai passanti perché il suo negozio di frutta e verdura è stato invaso da mostriciattoli blu che stanno divorando tutto, e mi avvio mentre prendo coscienza del fatto che Cristiano per il mio compleanno non tornerà.

7 commenti »

  1. Paola, hai un modo di scrivere fluido, scorrevole, accattivante. La fantasia galoppa assieme alle immagini che inventi. Forse è corto, ma l’idea è carina.

  2. Che bel commento Barbara, grazie di cuore!

  3. Che bella storia! Avevo paura che mi avrebbe mortificato, nella mia attesa spasmodica di risposte, per cui ho rinviato la lettura. Come nelle migliori tradizioni, dire la verità ridendo è un’ottima scelta. Poi, se nel finale parossistico si mischiano fame d’amore, di conferme ed anche di cibo, resta che abbiamo bisogno di conferme.
    Allora ti confermo che per me sai scrivere, che anhc’io uso questi passaggi di stato dal reale all’irreale, perchè nel nostro cuore è tutto vero.

  4. Carinooo! Se l’organizzazione del premio si orientasse per una qualche valorizzazione delle preferenze “da casa”, gli adolescenti te lo voterebbero in blocco tanto è divertente! Potresti anche trarne un racconto più lungo e complesso. Brava Paola!

  5. Sono contenta, tanto contenta per il tuo commento articolato e complesso Marcello. Hai ragione, reale o irreale non ha importanza, nel nostro cuore è tutto vero. Grazie davvero.

  6. Quanta fantasia in questo racconto! Molto divertente! Adesso affronterò con timore le spunte blu ogni volta che compariranno! Complimenti Paola 🙂

  7. Cito un contatto (romano): “La vita è quella cosa che succede mentre aspetti la spunta blu”.
    Ancora complimenti.

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