Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2019 “Sogno nero liquirizia” di Giulia Raimondo (sezione racconti per bambini)

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2019

“Niente panico” penso allarmata mentre, alzando lo sguardo, mi accorgo di esser rimasta sola.

Stavo salendo, un po’ a fatica e col fiatone, insieme ai miei compagni di scuola lungo un sentiero piuttosto ripido e tortuoso che si arrampica nei pressi del colle di Tenda vicino a Limone Piemonte. Una gita scolastica un po’ diversa dal solito, una camminata piacevole nella natura con le prof. di matematica e di scienze motorie. Piacevole anche grazie alla simpatia di Letizia, la mia migliore amica, che dice sempre cose divertenti come “ci pensi se gli alberi fossero di cioccolata?”

Letizia, con la sua passione per i dolci, si è guadagnata il soprannome di Liquirizia. Sicuramente un’altra persona l’avrebbe presa male, ma Liquirizia è diversa: il nomignolo le piace parecchio e, se dei bulletti la prendono in giro visto che è “diversamente magra”, è sempre pronta a difendersi.

All’improvviso ho avuto l’impressione che un sassolino mi fosse entrato nello scarponcino da trekking, così mi sono fermata a toglierlo. Ma, il poco tempo che ho impiegato nel riallacciare le stringhe, è bastato perché tutti gli amici scomparissero dalla mia vista. Potevano anche aspettarmi!

“Non possono essere lontani, saranno subito dietro la curva”, penso.

Mi affretto per raggiungerli e mi inoltro rapidamente in un faggeto sempre più fitto che lascia intravvedere solo qualche spezzone di cielo. Strano, non riesco a vedere ancora nessuno dei miei compagni. Passa qualche folata di vento fra le foglie, il loro fruscio sembra il respiro della natura. Sono attratta e allarmata al tempo stesso.

Una nuvola scura e minacciosa arriva veloce e copre il sole. Si muove velocissima guidata dal vento e fa comparire o sparire la luce a suo piacimento.

Ad un certo punto appare una costruzione, una specie di baita, dall’aspetto desolato e un po’ strano, ma la cosa mi tranquillizza: i miei amici sono sicuramente entrati a bere una cioccolata o a mangiare un panino.

Mentre mi avvicino, mi accorgo che si tratta di una costruzione bassa, scura e con le inferriate alle poche finestre. Sulla porta sono disegnate figure di strani animali e all’esterno un gran numero di gabbie vuote sono accatastate le une sulle altre.

Entro quasi di corsa, desidero bere e sono convinta di vedere i soliti tavoli di legno dalle baite di montagna coperti di zaini o il bancone del bar gremito di gente assetata. Ma la sala da pranzo è cupa, con un unico tavolo di legno massiccio al centro e coperto da una tovaglia di carta. Nella stanza non c’è nessuno, solo un uomo di mezza età, basso, calvo che, nonostante lo sguardo febbrile e inquietante, mi viene incontro rivolgendomi un mezzo sorriso e dicendo che mi stava aspettando, che mancavo solo io.  Il mio sesto senso è allarmato. E il mio sesto senso non sbaglia mai…

Non capisco più niente. Mi manca il fiato.

Forse perché si accorge della mia preoccupazione, si presenta. Dice di chiamarsi Sandokan (ma è ben diverso dal personaggio di Salgari) e afferma di essere il proprietario della baita, dopodiché mi informa con tono allegro che i miei amici sono nella stanza degli ospiti e mi fa cenno di seguirlo.

Il telefono dal mio zaino trilla… “Strano”- penso, quella che sento non è la solita Cover di Mission Impossible ma, il classico drin drin del telefono della mamma… Apro lo zaino e mi accorgo che c’è stato uno scambio (accidenti alla mamma che adora comprare e indossare cose identiche!): all’interno trovo Il suo telefono, pastiglie superconcentrate di melatonina e valeriana 15500 (talmente potenti da far addormentare in pochi secondi), tre bicchieri di plastica, acqua, portafoglio e, al posto del mio succulento panino allo speck e brie trovo una barretta di noci, datteri e banane secche! Blehhha!

Sandokan, un po’ esasperato, aspetta che io richiuda il mio zaino, mi sequestra il cellulare e mi accompagna nella stanza degli ospiti. Chiude in modo sospetto la porta a chiave che poi lascia su una mensola e mi spinge avanti. Stupore e paura quasi mi soffocano quando vedo chi c’è nella stanza.          

Le povere insegnanti di matematica e motoria imbavagliate e legate ad un palo e, poi li noto: sono i miei compagni. O meglio quelli che erano i miei compagni…

Dentro una serie di gabbie lunghe e strette vedo tanti animali, ma sono animali dai tratti molto familiari: un elefante con gli occhi di Eleonora, un cucciolo di cerbiatto col sorriso di Olga, un istrice pieno di aculei e peli, nonostante i quali, riconosco la dolce Sofia…

Quando alzo lo sguardo vedo anche una serie di cartelli come quelli che si trovano allo zoo: su ognuno un nome: Eleofante, Cerbiattolga, Sofistrice e poi ancora Lisaquila, Filipporso, Matildepre.  

E non è finita! Nello stanzone accanto c’è un acquario enorme e dentro ci sono Anatrea, Simonarvalo, Ericstoro, Manta Bianca…  insomma una serie di miei amici tutti trasformati in pesci!!!

Nella penombra vedo anche Liquirizia. L’uomo le dà una caramella scura. Appena l’ingoia la sua lingua e poi tutta la bocca diventano nere come la pece. Le braccia si trasformano in zampe larghe, le dita in artigli affilati, il viso perde la sua fisionomia perché si ricopre di peluria nera, le orecchie si allungano, il naso si allarga e tutto il corpo comincia a dimagrire e ad allungarsi fino a diventare in tutto e per tutto una pantera nera.

Panico.

Sandokan mi guarda e, con lo sguardo allucinato, mi dice con tono tanto pacato quanto diabolico che ci stava aspettando da tempo…

“Perché?”- Gli chiedo con voce tremante- “per allestire lo spettacolo della mia vita, un circo di animali-bambini, una cosa inedita, mai vista prima, che mi renderà ricco e soprattutto famoso per sempre!” risponde e, con un sorriso inquietante, afferma che la prossima ed ultima ad esser trasformata sarò io. Non voglio neanche sapere in quale animale ha intenzione di tramutarmi… aiuto!!

Sono in trappola, ma devo fare qualcosa, guadagnare tempo.

Mi chiede se ho un ultimo desiderio…

Prendo coraggio e dico: “Il mio desiderio è quello di bere una deliziosa bibita che posso preparare in un attimo, sono arrivata fin quassù di corsa e ho tanta sete… Dentro il mio zaino ci sono tutti gli ingredienti per prepararla… ah desidero anche che tu beva con me cosi brindiamo al tuo incredibile e meraviglioso circo!!”

Dico queste parole con tono beffardo e, sembrerà strano, ma intanto penso all’Odissea, a quando Ulisse, prigioniero nella famosa caverna di Polifemo, ha dato il vino al ciclope.

Lui ingenuamente accetta… forse non teme niente da parte di una bambina.

Apro lo zaino, afferro un bicchiere che riempio d’acqua, ci butto dentro lo schifoso mix di noci, datteri e banane e, senza che lui se ne accorga, tutte le pastiglie per dormire della mamma che per fortuna si sciolgono all’ istante. Lui beve. Dal suo sguardo si capisce che l’intruglio non gli piace, ma tracanna tutto e comincia a delirare esaltando la sua intelligenza, la sua meravigliosa e incredibile invenzione capace di trasformare i ragazzi in animali, sognando quando sarà famoso in tutto il mondo e quanto diventerà ricco…mentre il torpore lo invade sorride soddisfatto, forse preso dal suo futuro successo. Io annuisco e aspetto.

Sandokan prima sbadiglia, si siede per terra e, quasi di botto, si addormenta…

Sono salva! Slego subito le prof che mi fanno vedere un’anta segreta dove è nascosto Il contro incantesimo! Si tratta di un liquido, sempre di colore nero vagamente somigliante alla salsa di soia. Devo subito farlo bere a tutti i miei compagni.

Non è facile, ci vuole tempo. Ma la fortuna mi assiste.

Così l’elefantino torna ad essere Eleonora, Il cerbiatto riprende la forma di Olga, l’istrice quella di Sofia e pian piano tutti i miei compagni recuperano le loro sembianze. Evviva! anche la pantera torna ad essere la mia dolce amica Liquirizia, è stranita ma mi guarda con gratitudine.

Sandokan borbotta nel sonno, forse sta per svegliarsi. “Forza, tutti fuori, si torna a casa”!

Bisogna darsela a gambe, se non vogliamo restare a vita fenomeni da baraccone!

Afferro le chiavi sulla mensola e apro la porta in un attimo.

Esco dalla baita e corro a più non posso, qualche volta mi volto per paura di essere inseguita…

Ma ecco una voce familiare: “Giuliaaaa!! Forza!!”

Mi alzo a fatica, entro in bagno di corsa e mi guardo allo specchio: sollievo!! non ho la coda e neanche la proboscide.

La paura si sgretola all’istante.

Sono le sei e trenta del mattino, mi trovo al sicuro a casa e la mamma mi sta chiamando perché devo prepararmi per la scuola; oggi dovrò fare un tema: so esattamente cosa raccontare!

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