Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2018 “Sangue nero” di Aldo Menghevoli

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2018

Notte. Ci svegliamo di soprassalto. Urla e paura. Corro alla finestra, inciampo nel tavolino, prendo il fucile, hanno già circondato il villaggio. L’autoproclamato Sultano l’aveva promesso. Chiunque si fosse messo tra lui e il giacimento di petrolio che si trova proprio sotto i nostri villaggi, sarebbe stato ucciso. A nulla erano valsi i vari tentativi di mediazione degli organismi internazionali. Il nostro è un Paese guidato dall’ennesima dittatura militare, basata su odio tribale, sangue e abusi di potere.All’improvviso un crepitio metallico di armi automatiche vicino a me, corro nel soggiorno a bloccare la porta. Urlo ad Amma di nascondere i bambini in camera da letto. Dalla finestra vedo. due energumeni barbuti armati di machete con una bandiera nera, rincorrono una vicina di casa, la prendono, si divincola, chiede pietà, invano. Le tagliano la testa, suo figlio di cinque anni corre vicino alla mamma in un lago di sangue. Uno dei due lo brandisce in aria come un fantoccio. Urla. I due lo scherniscono, lo lanciano in aria prima di ucciderlo. Sembra una bambola di pezza. Sangue nero, Africa. Chi può si nasconde nella chiesetta di fronte casa mia. Le bestie chiudono il portone da fuori e cospargono l’ingresso con taniche di benzina, entrano sparando. Nella notte illuminata dalla luna la gente scappa, raggiunta e uccisa in strada senza pietà. Non capisco come mai non arrivino qua. Li vedo correre da tutte le parti. Schizzi di sangue e brandelli di carne bruciata arrivano fino al mio cortile. Morti ovunque. I bambini piangono, Atu il più grande stringe la piccola Faraa tra le braccia. Amma li stringe sotto il letto cercando di calmarli come può. Non so cosa fare. Sento passi vicino a me, passano e vanno in un’altra direzione, parlano una lingua strana, vengono da Sud. Altri colpi, altri morti. Tutto dura mezz’ora al massimo. Dobbiamo andare via lontano, in Europa a rifarci una vita. Per un breve lasso di tempo mi lascio trasportare dai pensieri , mi  vedo con Amma mentre andiamo a prendere i bimbi a scuola, in Inghilterra. Sogno ad occhi aperti. Sono sveglio col fucile in mano, mentre i bambini cadono in un sonno agitato, fantasmi e urla. Ci sentiamo fortunati. Amma piange silenziosamente, in strada qualcuno urla. Devo parlare con quel tipo…Obasi, che traghetta chi vuole andarsene aldilà del confine. Chissà se si è salvato…pensieri corrono via guardando il soffitto con la gola arsa dalla paura. L’alba si annuncia con la luce che filtra dalle finestre. Non ho chiuso occhio. Ho paura di guardare fuori, cerco di lavarmi ma non esce acqua dai rubinetti, manca pure la corrente, Amma e i bimbi dormono, mi faccio forza, esco. La casa della vicina uccisa davanti agli occhi di suo figlio è ancora in fiamme, da ciò che prima era una porta, si vedono un paio di gambe . Suo marito. Fantasmi si aggirano senza meta, corpi mutilati ovunque, vessilli neri del Sultano e i bambini che cercano madri in mezzo a pozzanghere di sangue.

Mi dirigo verso la casa di Obasi, piango e non mi volto a guardare chi chiede aiuto, non ho più un cuore. Lo chiamo, arriva con calma, stranamente di buon umore nonostante tutto puzzi di morte…è abituato, dicono. Ci accordiamo sul prezzo, chiede il doppio di quello che pensavo, altrimenti niente. Provo a contrattare ma niente. Pago. Si parte questa notte, attraverseremo il deserto per arrivare al confine.  Corro da Amma per sistemare le poche cose da portare con noi. Tornando sui miei passi guardo ciò che non volevo vedere. Cani che si contendono corpi senza vita, senza nome. Non si vede neanche un’ambulanza. Gli uomini del Sultano cingono d’assedio i villaggi e non permettono aiuti. L’appuntamento è per le dieci, Amma e i bimbi sono un tutt’uno. Ci sono altre facce note, disperate come noi. Ci stipano sul cassone di un camion che avrà almeno cinquant’anni, ci coprono con un telo nero. Partiamo al segnale convenuto, usciamo dal villaggio. Dopo cinque minuti arriviamo ad un posto di blocco dei tagliagole. Penso sia la fine, bimbi dormono. Dopo una breve trattativa ci lasciano passare. Il nostro uomo è in combutta con le bestie ma almeno ci porta via dall’inferno. Dovremo attraversare un pezzo di deserto prima di passare il confine che dista ottanta chilometri, poi ancora due ore per arrivare nel primo villaggio. Ci accompagna Obasi e altri due ceffi armati. Quattro ore di viaggio, arriviamo, ci fanno scendere. Le guardie vogliono soldi. Qualcuno protesta con Obasi. Lui scrolla le spalle e ride. I due ceffi ci puntano le armi addosso, salgono sul camion e ci lasciano alla mercé di altri uomini armati. Anche qui soldati con lunghe barbe. Ci separano: uomini da una parte, donne e bambini dall’altra. I bambini piangono, hanno fame, freddo e paura. Per passare occorre altro denaro, altrimenti venderanno le donne e schiavizzeranno i bambini. Un vecchio dice di non avere più soldi e chiede pietà in nome dello stesso Dio degli aguzzini. Gli aguzzini gli cavano gli occhi con un coltello ricurvo. Urla, lo lasciano al suo destino. Tocca ad un altro senza denaro sufficiente, gli lasciano portare la moglie ma il bambino viene trascinato in una prigione senza finestre. Tutto si svolge a pochi passi da me. E’ il mio turno, tengo gli occhi bassi, pago. Dopo un minuto riprendo mia moglie e i bimbi che si tengono per mano. Camminiamo vicini attaccati l’uno all’altro, passiamo il confine, dietro di noi, urla strazianti. Camminiamo da ore ,sta per uscire il sole e tra poco dal freddo passeremo al caldo. Speriamo di arrivare in un luogo abitato per rifocillarci. Caldo, cerchiamo di tenere i bambini all’ombra dei nostri corpi. Ci siamo divisi in vari gruppetti. Dobbiamo cercare di non dare nell’occhio altrimenti potremmo attirare altri predoni del deserto. Abbiamo due borracce e alcuni datteri e tanta paura. E ‘mezzogiorno. Ci riposiamo sotto una duna, i bambini corrono e mimano giochi di guerra. Hanno bevuto e mangiato. Amma ed io ci guardiamo senza parlare. Sappiamo che è questione di ore, approfittiamo di un po’ di ombra di quella che una volta doveva essere un’oasi. Ritroviamo altri compagni di viaggio, raccontano che quando siamo andati via, i soldati hanno tentato di violentare due donne del gruppo. Gli uomini  hanno tentato di difenderle ed è stato il caos. Nella concitazione è partita una raffica di mitra che ha falciato una donna e un uomo. I soldati ridevano ma gli altri sono riusciti a scappare. In serata ripartiamo verso Nord dove ci dicono si trovi il villaggio, Amma tiene in braccio Faraa, stringo la mano di Atu, la sabbia entra dappertutto trasportata dal vento. Dopo un paio d’ore vediamo in lontananza un chiarore debole, le luci si fanno più’ nitide, il villaggio…gioia, siamo salvi. Ci uniamo ad altri fuggiaschi come noi, sorridiamo. All’improvviso dal buio sentiamo delle voci nel dialetto del posto. Comprendo alcune parole, mia madre era di queste parti. Urlano di sdraiarci a terra e mettere la faccia nella sabbia. Non capiamo, i bambini urlano spaventati, d’istinto mi alzo per proteggerli ma mi colpiscono col calcio di un fucile. Mi risveglio tra corpi maleodoranti, mi scoppia la testa. Sangue rappreso sulla camicia, svengo ancora. Apro gli occhi e mi guardo intorno, sventurati come me sorvegliati a vista da due uomini armati. Gli abitanti del villaggio sono scappati. Uomini barbuti armati su giganteschi fuoristrada. Di nuovo quei vessilli neri inneggianti ad un Dio di terrore. Non può essere vero. Riprendo i sensi sotto un sole implacabile. Cerco i miei figli e Amma.. Urla di donna strazianti sembra Amma, arrivano da una capanna di fango. Non so cosa fare…ancora quella sensazione, le bestie ridono. I bambini, dove sono i bambini? Mi sento morire, vedo Atu e Faraa, vestiti con piccole divise militari,  piangono disperati,  un barbuto li porta via sopra un fuoristrada. Chiamano la mamma. Capisco che ci ammazzeranno prima di sera. Amma piange e urla, viavai di carnefici in nero dalla capanna. Sento un urlo soffocato, un rantolo poi silenzio e risate Ho deciso. I bastardi sghignazzano vicino a noi, mi alzo e strappo un mitra ad uno dei due, non ho niente da perdere, più niente. Sono forte come non mai, invincibile. Sparo una raffica, i  due cadono feriti a terra, li guardo senza espressione, chiedono pietà, vado verso la capanna. Non paura di morire. Lo devo ad Amma ed ai bambini. Sono ovunque ma sono veloce  e sparo a tutti quelli che escono dalla porta, entro. Trovo due carnefici moribondi. Lei distesa su un tavolaccio, sgozzata, con i vestiti strappati. Abbraccio Amma, piango. Nel trambusto i sopravvissuti scappano, raffiche di mitra, le bestie arrivano da tutte le parti. Esco, sparo all’impazzata ma cado sulla gamba destra, sento fischiare i proiettili vicino a me, ora sono il bersaglio. Il mitra si è inceppato… sento aprirsi varchi caldi dentro al corpo, cerco di correre verso di loro, voglio vederli in faccia, ancora un paio di passi, mi trascino. L’ultimo colpo, faccio appena in tempo a sentirlo.

Sangue nero, Africa

39 commenti »

  1. Buongiorno a tutti.
    .Ringrazio chiunque abbia voglia di lasciare un commento 🙂

  2. Non facile commentare perche’ colpisce e affonda. Un racconto buio, immagini dure, scritto efficacemente con una prosa veloce e cruda. Anche se è narrato in prima persona realizza l’effetto disturbante di un reportage senza veli su realtà che in genere è più semplice ignorare. Lo stile e il ritmo vanno a segno nel creare ansia e tensione dall’inizio alla fine.

  3. Ritmo veloce, tema attuale, bravo 😉 poi da Lucano lo sento particolarmente vicino. Nel senso che a causa del petrolio, “sangue nero” della terra anche da questa regione s’è innestato un esodo di migranti senza speranze. Terre inquinate, proprietà svendute, disoccupazione alle stelle. In Africa la legge dell’interesse capitalistico viene fatta rispettare dai colpi di mitra al soldo di questo o quel signore della guerra, da noi, in democrazia, il consenso si realizza tramite la dipendenza economica: università, ospedali, persino il turismo: o si accettano le royalties o tutto questo crolla. Soltanto che nel momento in cui si accettano le perforazioni selvagge, il tutto viene rovinosamente a crollare lo stesso. Ma non voglio annoiarti. Bravo, ancora complimenti, ma soprattutto grazie per avermi fatto riflettere.

  4. È difficile affrontare un argomento del genere. Tu l’hai fatto in maniera dura e spietata senza usare mezzi termini, senza farci chiudere gli occhi di fronte a certe terribili realtà. Molto bravo!

  5. ritmo veloce, velocissimo ma terribile!

  6. Grazie Marco Floridia, sei stato molto gentile. Grazie !

  7. Michele Capece, sono assolutamente dalla tua parte e non mi annoi affatto, anzi ti proporrei di scrivere qualcosa sulla tua terra. Grazie mille per la recensione!

  8. Margherita Altea, grazie per la recensione! Purtroppo la realtà supera la fantasia…grazie ancora

  9. Grazie Cristiana Fantoni, e’ vero, il ritmo incalzante serve per dare risalto all’azione. Grazie mille per la recensione

  10. terribile e purtroppo realistico veramente un bel racconto

  11. una verità scomoda che ho cercato di rendere più reale possibile. Grazie mille Sandro Maffei per il giudizio e la gentile recensione

  12. Duro, crudo, spietato. Sembra di vederlo questo dramma, e arriva allo stomaco, al cervello e al cuore, come un macigno. Sei stato molto bravo, mi hai portato là, in mezzo a quella gente, quei corpi mutilati e ho sentito tutta la loro disperazione. Ho sentito anche un senso di colpa, per il semplice fatto che vivo qua e mi sento fortunata. Complimenti Aldo.

  13. Pasqualina Moro, sei stata molto gentile, hai colto pienamente il messaggio che volevo dare. Grazie mille per la bella recensione!

  14. Racconto “ cattivo “ che ci pone davanti la realtà che non vogliamo vedere che ci inquieta profondamente, un orrore che ci costringe a pensare in termini differenti.
    Scritto molto bene, coraggiosa la scelta della prima persona, ritmo e tensione narrativa fanno il resto. Complimenti Aldo.

  15. Gianluca Zuccheri, che dire? A parte i ringraziamenti per una recensione così bella, faccio i complimenti a te, per quello che scrivi e come lo scrivi. Grazie ancora!

  16. Duro e coraggioso. Il fatto poi che abbia dovuto sospenderne la lettura per riprenderla qualche minuto dopo significa che e’ scritto bene, almeno per me.Complimenti.

  17. grazie Elena Marassini, bellissima recensione! Ti ringrazio per averlo letto 🙂

  18. Frasi brevi e concise, cardipalma il ritmo e, soprattutto, il tema, tristemente attuale.
    Tiferò per te,
    In bocca al lupo, Aldo.

  19. Concordo con Marco, non facile commentare. Lo rileggo oggi per la seconda volta. Aldo, ci fai spalancare gli occhi su una realtà che già fa male ad essere immaginata. Angosciante, ma purtroppo vera, pur essendo solo un racconto, questo.

  20. Non si vorrebbe leggere mai alcune storie e men che meno scriverle, ma poi alcune di loro ti si presentano e non puoi far altro che “metterle in scena”. L’unico obbligo è farlo al meglio delle proprie possibilità, per quel momento. Sangue nero credo che appartenga a queste. Tanto complimenti Aldo per un racconto tanto crudo.

  21. Aldo, hai saputo raccontare l’inenarrabile con una lucidità impressionante, e secondo me questo è un vero dono, anche perché contemporaneamente si avverte tutta la tua partecipazione che poi è la stessa che muovi nel lettore.
    Non mi hai permesso di voltare la faccia, ma costretta ad arrivare alla fine, a quella fine.
    I miei moltissimi complimenti a te.

  22. Un racconto molto coraggioso, Aldo. Ciò che mi spinge a commentarlo è che, secondo me, hai trovato un equilibrio tra empatia e cruda descrizione dei fatti che è molto difficile da rendere. Nonostante le descrizioni impietose non si avverte nessun tentativo di mettere in mostra il dolore in sé e per sé, il che, molto spesso, è solo una scorciatoia per colpire il lettore. Complimenti.

  23. mariangela casulli :sono felice e onorato di avere una tifosa come te! Grazie mille per il gentile commento!

  24. Antonella Caputo ti ringrazio per la recensione e per il tempo che hai dedicato al racconto. E’ una realtà scomoda che a volte facciamo finta di non vedere. Sono contento di essere arrivato al cuore del problema. Grazie 🙂

  25. Impossibile non soffrire mentre si legge. La verità che in molti non vogliono sentire arriva sparata a raffica, dalle tue parole, come i colpi di mitra.Vorrei chiudermi gli occhi mentre leggo, ma la mente rimane aperta e le immagini entrano. Complimenti, per anche il coraggio di scriverlo.

  26. Silvia Schiavo bello leggere delle recensioni cosi. Sono contento di averti fatto provare delle emozioni forti. Ho voluto focalizzare un tema di scottante attualità che ci porta a considerare i migranti più come numeri che come vite vissute. Grazie!

  27. Simona Faccani grazie per la gentile recensione! La ” la messa in scena” della vita, spesso e’ di per se’ devastante e ho cercato di raccontarla al meglio. Sono contento che ti sia piaciuto.

  28. Marcella Cassisi ti ringrazio molto per i complimenti! Sono argomenti che colpiscono le persone sensibili, e credo che tu sia una di queste, come me. E’ vero, ho partecipato molto a questo racconto e sono contento di sapere che si percepisca. 🙂

  29. Ivana Librici mi e’ piaciuta molto la tua recensione, soprattutto nella parte dove parli dell’equilibrio tra empatia e cruda descrizione dei fatti. Bello! grazie

  30. Aldo, complimenti! Nessuno sconto, nessuna illusione…si resta senza fiato e senza parole nel leggere il tuo racconto.

  31. “Sangue nero” colpisce come un pugno nello stomaco. Un crescendo di incredulo orrore che sapientemente descrive una realtà tanto più tragica quanto più lontana da noi.
    Ben scritto, dal ritmo serrato, cattura, suo malgrado, il lettore, inorridito dagli eventi tanto terribili quanto insensati. Dove l’uomo non conta nulla, neanche come attore, perché il vero protagonista è la ferocia, non animalesca, non predatrice, ma semplicemente disumana.

  32. Ester Arena grazie per il tuo gentile e prezioso commento e per aver letto il racconto.

  33. Lucianoprosperi hai colpito nel segno. Volevo colpire il lettore focalizzandolo su un dramma che e’ sotto gli occhi di tutti, dove la ferocia diventa “disumana” . Grazie per aver letto il mio racconto!

  34. quasi una telecronaca di una scomoda verità. Sembra di viverlo in prima persona quell’inferno descritto in maniera cruda e tuttavia avvincente. Intenso, lascia tutto il “retrogusto” delle storie che sanno dove colpire. Complimenti

  35. grazie LauraBi, sono contento che tu abbia colto l’essenza del racconto. Grazie ancora per la tua attenzione e recensione 🙂

  36. Sono angosciato dall’inferno d’Africa che ci hai raccontato. Il ritmo è incalzante e la prosa cruda è necessaria per descrivere le atrocità perpetrate da belve disumane. Complimenti.

  37. Davvero scioccante. Purtroppo ho poco da aggiungere a quanto è stato detto. Una narrazione “in presa diretta”, che ha tutta la rapidità e la crudezza di un documentario. Fa riflettere sull’orrore vissuto ogni giorno dagli individui, da persone di cui non sapremo mai nulla. Complimenti davvero, Aldo

  38. grazie Luca Bonacina,sono contento di essere riuscito a far capire le emozioni ai chi come te ha letto il racconto. Ti ringrazio molto per la bella recensione.

  39. Carissima Giada, che dire? Hai scritto una recensione talmente sentita che non ha bisogno di alcun commento. Come sappiamo è un tema molto caldo per il quale sembra di parlare di numeri anziché di persone. Ti ringrazio moltissimo di cuore 🙂

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