Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2018 “In Versilia non c’è il mare” di Valeria Elena Vallino

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2018

Per chi, come me, arriva da fuori, la Versilia è una terra strana, ricca di contrasti, a cominciare dalla sua geografia: un litorale tracciato col righello, una piana strappata alle paludi e poi subito la collina ripida e a tratti selvaggia, con gli ulivi abbarbicati e i paesini arroccati su ogni cocuzzolo e infine laggiù, sullo sfondo, i monti sventrati dalle cave e le Alpi Apuane, maestose e un po’ tetre. D’estate strabordante di turisti, di lavoratori, di gente e d’inverno sbiadita, svuotata, letargica.

All’inizio, per tornare a casa, partivo dalla mia amata Torino in treno e penso che questo sia uno dei mezzi migliori per cogliere appieno l’essenza di questa terra, come di quelle che si attraversano per giungere qui. Prima le dolci colline dell’astigiano e poi la pianura degli orizzonti lunghi finché la via ferrata si attorciglia come un nastro arricciato e scende ripida su Genova. Il mare appare in lontananza, come una scoperta, un miraggio, una presenza viva e sento quella particolare “paura che ci fa quel mare scuro, che si muove anche di notte e non sta fermo mai” (Paolo Conte, Genova per noi). Poi il treno si fa strada sulla costa addomesticata ma sempre un po’ selvatica, del Levante, apparendo e scomparendo dentro la montagna, in un gioco abbagliante di sole e ombra, dove il mare compare a tratti, come un azzurro occhio che tutto vede. A La Spezia il gioco finisce e poco dopo ecco aprirsi lo sguardo sulla Toscana. Come dal giorno alla notte, il treno si stiracchia e si distende libero di correre di nuovo in rettilineo e il mare non fa più l’occhiolino, la costa pianeggiante corre dritta, parallela alle colline e alle montagne, che poco alla volta cambiano forma e all’improvviso sei in Versilia.

In Versilia non c’è il mare. O meglio, chi viene qui non lo trova finché non ci è dentro. Poi prende il sole, mangia il gelato seduto sotto l’ombrellone, ciabattando torna all’hotel o a casa e, come varca l’uscita dello stabilimento…puf, il mare non c’è più! Eppure a nessuno sembra strano percorrere un lungomare dal quale non si vede il mare. Poi scopri i pontili e ti si apre il cuore, i piedi si muovono più veloci e ti sembra di percepire lo iodio, senti l’aria salmastra che ti entra nei polmoni e vedi finalmente il blu.

Lido, Marina e Forte, tre lunghe dita puntate idealmente verso la Corsica, verso il mare aperto, tre braccia protese verso la libertà. Cammini sospeso sopra le onde e ti sorprendi che il mare sia proprio lì, sotto di te e magari ci torni la domenica con il fidanzato, il marito o i figli, ci porti gli amici venuti da fuori, come a dimostrargli che il mare c’è davvero, che non è un’invenzione della propaganda turistica.

D’inverno faccio lunghe passeggiate solitarie sul lungomaresenzamare e i pontili sono diventati tappe obbligate. Così la vista del mare sento di essermela proprio conquistata e poi mi siedo su una panchina e accarezzo il pelo dell’acqua con lo sguardo, mi perdo a seguire la corsa delle onde, ne respiro il profumo umido e intenso e ripenso a mio padre, quando mio fratello ed io eravamo bambini, e non appena si arrivava al mare dalla città ci faceva scendere dalla macchina e strizzandoci l’occhio ci diceva “Respirate bambini, respirate tutto questo odio!”; noi ridevamo e ci lasciavamo inondare la bocca e i polmoni.

Qualche anno fa, a meno che non piovesse, con qualunque clima prendevo mia figlia che ancora non sapeva camminare, la imbacuccavo come un’eschimese e poi la portavo avanti e indietro con il passeggino sulla passeggiata del Lido, in un’atmosfera da day after…c’eravamo solo noi. In mezzo al vento lei sbatteva gli occhietti, ma non ha mai pianto. Quando ha imparato a camminare si è subito capito che quelle passeggiate silenziose avevano lasciato un segno profondo, perché ancora adesso che ormai è quasi una ragazzina, non appena si arriva su un pontile, vedo in lei una piccola me e mi fa impressione e tenerezza accorgermi di come mi assomiglia. Quando il mare è mosso impazzisco di gioia e lei con me; stare sul pontile è come trovarsi su una barca in mezzo alla burrasca senza la paura di essere travolti e naufragare.

Ma è quando sono sola che riesco a perdermi di più, sento gli schizzi, sento quella che io chiamo polvere d’acqua sferzarmi il viso e ascolto estasiata il rombo delle onde che si frangono contro i piloni di cemento. Amo quando tira vento e il libeccio mi spinge verso la costa, mi prende a schiaffi e mi sembra di camminare dovendo spostare un muro a ogni passo e a volte osservo i surfisti, tutti neri nelle loro tute in neoprene, che lottano tra le onde per conquistarsi quella giusta e prenderla in tempo e infine si ergono sulle tavole come funamboli. Nel mio DNA non c’è il mare, le mie radici sono ben piantate sulla terraferma, tra il Piemonte e la Lombardia, e osservare questi pazzi, metà naufraghi, metà semidei, mi fa apprezzare ancora di più il pontile solido e fermo dal quale li osservo, con stupore sempre rinnovato e una punta di invidia. Mi piace la natura impetuosa che d’inverno sconquassa quella stessa costa che d’estate sa di crema solare e bikini striminziti, con i pontili a fare da sentinelle mute e immobili. Li percorro, arrivo in cima e mi sembra di essere sul ponte di una nave e allora sogno di viaggiare verso mete lontane e se fa freddo immagino di essere su un postale norvegese, o su una rompighiaccio alle Svalbard e la Versilia scompare, è solo un pretesto, un nome, un posto lontanissimo e il tramonto ti coglie di sorpresa, il rosa che poi volge al rosso intenso e quelle nuvole che sembrano messe lì apposta a spezzare un cielo altrimenti troppo perfetto. Il mare è solo una scusa, il pontile è la meta.

Perché il pontile è bello così, non ti porta in nessun posto, il pontile è un posto, e fa da sfondo a tutta la tua vita» (Fabio Genovese, Morte dei Marmi).

6 commenti »

  1. Già, vado in Versilia da una vita, e non ci ho mai pensato che è proprio così, in Versilia non c’è il mare… A Viareggio non lo vedi mentre passeggi sul “lungomare”, gli stabilimenti e i ristorantini ti tolgono la visuale. Sono due vite parallele… Poi i pontili ti ci portano dentro e senti il sale sulle labbra… è proprio così… E i tramonti che ti regala la Versilia spesso si spengono fra le nubi… Brava, descrizione stupenda ed azzeccata. Non vedo l’ ora di rivedere il mare e il non mare della Versilia.

  2. Grazie! Sono felice che le mie sensazioni siano simili alla tue.

  3. Che voglia di mare, di viaggi, di passeggiate e di vacanze!!!

  4. Soprattutto oggi che, qui, piove a dirotto!

  5. Bello! Ben scritto, scorrevole, piacevole! Mi hai trasmesso le emozioni:-)

  6. Valeria, ho letto la tua descrizione con silenzio interiore per percepire con tutti i sensi la Versilia. Mi è piaciuto molto il racconto. Il tuo modo di scrivere rasserena e allo stesso tempo mette in movimento sensazioni profonde. Brava! In bocca al lupo.

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