Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVII edizione 2018

Premio Racconti nella Rete 2017 “Ho sempre amato le donne” di Michela Mannoni

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2017

Ho sempre amato le donne, le loro dita leggere, la schiena segnata dall’onda lenta delle costole e il loro modo stupito di socchiudere le labbra.

 

Come gli uomini ne apprezzo però anche le caviglie sottili e il seno abbondante su una vita affilata.

 

Amavo i capelli leggeri della mia amica alle medie e già al liceo affermavo ribelle in famiglia, la mia natura per loro contraria. All’ Università strillavo in un megafono in piazza il diritto e la consapevolezza e ai gay pride mi coprivo le spalle con bandiere arcobaleno.

 

Ti ho amata Linda, da quando ti ho incontrata. La vita ci ha unito per caso ad una fermata di un tram, ma poi l’abbiamo costruita quella vita, ogni giorno abbiamo fatto spuntare attorno a noi foglie e saldato radici profonde. Hai trovato la chiave e hai riaperto tutte le stanze della mia femminilità che ho chiuso ogni volta che tornavo per strada, in stazione, al supermercato, nelle riunioni ai lati di quei tavoli grigi in cui solo io non indossavo una cravatta.

 

Abbiamo viaggiato Linda e ti portavo con me alle riunioni dei soci a Cattolica e se il gruppo manageriale occupava il fronte mare dell’hotel Luxor, noi ci rifugiavamo nella nostra pensione fino alla domenica sera ,fino a quando potevamo, fino a quando non sono stata sola, in questa stanza con una cornetta fra le mani e la tua voce, le tue lacrime e il tuo desiderio spezzato di un figlio che non avevi, dall’altra parte.

 

Ho sopportato i mesi più caldi con le finestre sbarrate e il ronzio del condizionatore. Ho visto le lunghe spiagge bianche svuotarsi di ragazzi a settembre e riempirsi di famiglie e bambini. Li guardavo quando tornavo sola, la sera. Pensavo a quel piccolo seme spagnolo dentro di te, se questa volta avrebbe apprezzato la tua terra feconda o se ancora ti avrebbe lasciata scivolando via dai te tra i tuoi fluidi. Pensavo a quel figlio che tanto volevamo, se anche stavolta ti avrebbe fatto piangere ancora prima di incontrare i tuoi occhi o se questa volta si sarebbe aggrappato a te e avrebbe resistito incurante del genere femminile identico delle sue genitrici.

 

All’inizio di ottobre mi rifugiavo in questo posto che mi dava sollievo e lontananza da te e dai tuoi ormoni drogati. Già ai primi d’autunno l’albero era vuoto e Antonio e sua moglie mi viziavano come la loro unica cliente. Consumai una colazione veloce i giorni di riunione ma ne chiesi una all’aperto il sabato mattina . Mi alzai con calma e guardai dalla finestra della stanza il mio tavolo già apparecchiato in veranda con la tazza capovolta che teneva il lembo della tovaglia mossa dal vento leggero. Mi lavai appena la faccia e mi misi il cappotto sopra alla sottoveste. Infilai i tacchi sui piedi nudi solo in ascensore, dopo aver percorso il corridoio scalza.

 

La hall era vuota, i divanetti di velluto azzurro allineati sotto agli specchi delle pareti. Misi la mia chiave pesante sul bancone della reception, poi osservai il tabellone numerato e vidi che mancava anche la chiave 21.

 

Fuori il mare era solo una striscia azzurra. Le sdraio erano già accatastaste ai bordi della piscina che sembrava una tomba di cemento vuota con le piastrelle azzurre scheggiate e una pozza d’acqua stagnante che ancora resisteva.

 

Il vento gonfiava il nailon che copriva i lettini capovolti. Tutto era sbiadito dal sole di agosto.

 

Antonio chiedeva gli ultimi ombrelloni, poi alzò la mano per un saluto e rientrò. Ricomparve in veranda con un uomo giovane e mentre Antonio indicava qualcosa lontano, lui si tirò sul il bavero della giacca mossa dal vento e mi guardò girando il viso. Io risposi prima stringendo la cintola del mio cappotto imbarazzata e poi – lo ammetto- lo sedussi portando i miei capelli sciolti da un lato e mostrando il collo bianco.

 

“Ha visto- mi disse Antonio- questo autunno non saremo soli. Il signore ha ottenuto una supplenza proprio qui a Cattolica e sarà nostro ospite” e mentre me lo presentava, quell’uomo girava fra pollice e indice la fede della sua mano sinistra.

 

Mi fui estranea, Linda. Ogni cosa si confuse, il mare leccava dolce il bordo curvo della spiaggia e ne sentivamo la risacca e l’insistenza. Sembrava non consumarsi mai quella riva. Una notte la spinta delle correnti si fece più forte e l’onda lunga inondò ogni incavo fra gli scogli, le buche scavate dai bambini si colmarono d’acqua e anche la piscina sotto di noi parve riempirsi di quel liquido chiaro e fecondo. Sentì una dolcezza nuova e una strana fragilità assieme. Sentì la natura della vita che trovava da sola il paradigma e la sua soluzione senza che noi la forzassimo.

 

Tornai da te e non ero più vergine; era strano considerarlo alla mia età ma davvero non avevo conosciuto mai un uomo, nel letto.

 

Me ne andai a Novembre e tornai ancora da te e non ero più sola ma con una luce in grembo.

 

Sono partita per Cattolica appena ho capito che anche lui doveva avere la verità. Ho partecipato alla riunione ma dopo poco con una scusa me ne sono andata. Sfiancata da nausee e tesa, sono entrata alla pensione a metà pomeriggio. La cameriera che puliva l’ingresso vedendomi pensò subito che fosse tardi, ma ero solo io fuori da tutti i miei orari. Marciai alla reception e controllai il tabellone. La chiave n° 21 era appesa al suo posto. Mi sono allungata oltre il bancone, ho mosso le carte e cercato il registro fino a che non ho sentito la presenza di Antonio dietro di me.

 

“Che sta facendo?”

 

“E’ qui lui? È ancora qui?” e senza accorgermene alzai la voce.

 

“Ma che fai? ” bisbigliò tornando dietro al bancone e riunendo i fogli.

 

“Mi dica chi è! Ho bisogno di parlargli!”

 

Lui prese di scatto il registro e se lo strinse al petto, in un modo proprio infantile.

 

Mi drizzai : “Lei ora mi dirà chi è e dove posso trovarlo” e già gridavo.

 

Antonio indietreggiò e io andai verso di lui, passando oltre il bancone.

 

Quando arrivò sua moglie eravamo l’uno di fronte all’altro. Lui le lanciò un’occhiata che le ricordò subito discorsi già affrontati fra loro. Ora teneva il registro alto su di me come una Bibbia che avrebbe potuto benedirmi o incenerirmi all’istante.

 

Sua moglie capii che un uomo non poteva vincere in una tale battaglia e si mise in mezzo.

 

Ci accapigliammo. Lui alzava sempre di più il registro e lei mi allontanava dicendo solo:

 

“Lo lasci! Lo lasci stare!” finché non disse: “Lasci stare quel ragazzo, ha una famiglia…ha due bambini!”.

 

Io mi bloccai sfiorandomi il ventre già pesante: “Anche IO sono una famiglia”.

 

Ma lei non si aspettava la mia resa e il suo braccio mi spinse lontana, contro lo sgabello che strusciò rumorosamente le sue gambe di legno sul pavimento e come il campanello del ring, terminò il combattimento.

 

Antonio abbassò il registro e mi guardò fissa.

 

Uno dei due disse : “ E cosa vuole che valga la sua famiglia a confronto?”

 

Mi alzai battuta e me ne andai.

 

Ci sono fiori bellissimi che nascono al caldo, protetti nelle serre, Linda. Poi ci sono quelli dei prati, quelli degli orti, quelli dei vasi. Ci sono innesti, lo sai bene, che proprio non vogliono riuscire, api che portano sempre un polline sbagliato o che non arrivano mai.

 

Poi ci sono dei fiori, quelli che nascono ai margini delle carreggiate di asfalto, nelle scarpate ferroviarie, quelli che forti e testardi si sprigionano da un unico granello di terra, bagnati da una sola goccia di pioggia.

 

Questo è il fiore che tornando ti porto.

15 commenti »

  1. Michela, grazie per le belle parole. Rispondo al commento sulle mie peonie e commento. Bello, aspro in alcuni punti, ma pervaso di un lirismo che forse non rende tanto lontani i nostri modi di raccontare. Se un fiore vuole nascere, riuscirà a farlo anche sulle pietre aride di un muro: si chiama vita.

  2. Michela,

    mi permetto di cominciare il commento con una tua frase meravigliosa: “poi ci sono dei fiori, quelli che nascono ai margini delle carreggiate di asfalto, nelle scarpate ferroviarie, quelli che forti e testardi si sprigionano da un unico granello di terra, bagnati da una sola goccia di pioggia”.

    In questo periodo denso, forte e graffiante, si racchiude tutta la caparbietà che solo il vero amore, etero o omosessuale che sia, racchiude ed alimenta.

    Prosa colta ed uncinettata, trama avvincente.

    Bravissima.

  3. Ciao Michela,
    ho adorato la tua scrittura. è così delicata, intensa, diretta e sensuale che mi ha fatto percepire ogni singola emozione della protagonista. Le metafore che adoperi, poi, sono vera poesia. Complimenti!

  4. Veramente bello, complimenti! Mi è piaciuta molto l’analogia del fiore forte che nasce e cresce da solo incurante delle intemperie ed il figlio voluto a tutti i costi in nome dell’amore che nasce e cresce nonostante le contrarietà e le difficoltà della vita. Sarà sicuramente una femmina come la ginestra!

  5. Molto dolce, molto sincero, a tratti più oggettivo, quasi una riflessione e una dedica. Questo racconto porta con sè una normalità dell’amore che fa quasi sorridere il pensiero di quanto tempo si sprechi a sottolineare differenze che non ci sono. In bocca al lupo!

  6. grazie mille per i commenti. Per chi scrive penso sia importante allontanarsi dalle proprie storie e donarle agli altri,qualunque sia il giudizio. Se poi è positivo anche meglio!

  7. Mi sono sentita leggera come un petalo che scivola sull’acqua mentre leggevo il tuo racconto; ho solo vent’anni, ma per un attimo mi hai permesso di rendermi conto di cosa voglia dire essere donna. Ti ringrazio profondamente.

  8. Anna,sono io che ringrazio te!

  9. Che bello il tuo racconto, Michela. Così vero, delicato ma allo stesso tempo forte nelle emozioni che provoca. Bellissime le scelte stlistiche. Una prosa che arriva diretta al cuore.

  10. Complimenti, un racconto scorrevole e denso di argomenti. Lascia degli spunti su cui riflettere. Ho anche apprezzato molto il finale.

  11. Complimenti, Michela. Non so se ci sia qualcosa di autobiografico, ma, al di là della storia in sé, la “sincerità” del tuo racconto mi fa pensare che quei sentimenti ti appartengano. E non è da tutti esprimere i propri sentimenti con una tale intensità!
    Aggiungo che apprezzo molto il tuo stile raffinato e l’accuratezza delle descrizioni.
    Bravissima davvero 🙂

  12. Grazie mille…

  13. Complimenti Michela per il tuo racconto. L’ho letto tutto d’un fiato e mi sono emozionata molto. E’ forte e arriva dritto al punto, ma allo stesso tempo è costruito con uno stile delicato e preciso, senza che risulti mai stucchevole. La ripresa continua del “tu” tiene il ritmo per tutto il tempo. L’ho letto come una lunga lettera d’amore e scrivere d’amore è forse la cosa più complicata da fare perchè è una tematica talmente e secolarmente esplorata che scrivere cose nuove e interessanti è difficile…ma tu ci sei riuscita con naturalezza e semplicità…brava e complimenti ancora!

  14. Michela, bellissimo il tuo incipit forte, schietto e volitivo che è il preludio ad una storia intensa ed emozionante, dove tenerezza, disperazione e coraggio sanno di vita vera.
    E la Vita la trovi quando non cerchi.
    Complimenti Michela,brava!!!

  15. Complimenti per lo stile denso e sensuale. Belle le immagini che ci regali di questa maternità inaspettata e fulminante: immagini che hanno il dono di stamparsi in testa.

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