Premio Racconti nella Rete 2026 “L’orologio magico, il cane, la scopa” di Anna Romani (sezione racconti per bambini)
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026C’era una volta un vecchio contadino che aveva tre figli grandi. Nessuno li chiamava con il vero nome, ma si sentivano sempre ribattezzare “il Magro”, “il Grasso” e “Lo Stolto”.
Un giorno il padre disse loro: “Siete già grandi abbastanza e dovete andare a lavorare, soprattutto per mantenere e portare avanti la fattoria”. I tre pensarono: “Io farò l’orafo”, disse il Magro; “Io il custode in un canile”, affermò il Grasso. “Io invece farò il venditore di scope”, disse lo Stolto. Il padre raccomandò: “Lavorate sodo, figli miei; tornate a trovarmi alla fine della vostra attività”.
Il Magro partì: andò in città e trovò lavoro presso la bottega di un orafo. Ci mise tanto impegno; imparò molto bene a fondere l’oro, a costruire bracciali, anelli, collane e orecchini. Il capo bottega gli regalò un orologio magico e gli disse: “Pensa a qualcosa di appetitoso da mangiare e poi di’: “Orologio, è ora di…un piatto di pasta per esempio”. In questo modo, quando avrai fame, sarai accontentato”. Il ragazzo lo ringraziò e tornò a casa. Sì fermò in un albergo: appena entrò mostrò l’orologio al direttore: “Mi metta in cassaforte questo orologio: è magico, pertanto non mi prepari niente da mangiare perché mi fornirà ciò che desidero”. All’ora di cena il Magro si sedette a tavola e ordinò: “Orologio, è ora di un piatto di pasta e un pollo arrosto con patate”. Sulla tavola comparvero i piatti richiesti; il direttore lo spiò e pensò: “Con un orologio così non dovrò nemmeno far faticare i miei cuochi”. Il giovane si addormentò; durante la notte l’albergatore rubò il suo orologio e glielo sostituì con uno quasi uguale. La mattina seguente, quando si svegliò, il ragazzo tornò a casa. Al suo arrivo il padre gli chiese: “Allora? Hai lavorato sodo?” “Certo”, rispose il Magro, “Ma ora non potrò più lavorare perché ho questo orologio magico”. Il padre e i fratelli non credevano ai loro occhi. Appoggiò l’orologio sul tavolo. Provò a pronunciare più volte le parole “Orologio, è ora di latte e biscotti”, ma sul tavolo non comparve niente. Fu così che la scena andò a finire in scherni e risate. “E va bene, tornerò a lavorare”, rispose il Magro.
Anche il Grasso partì in cerca di fortuna: si recò in campagna e trovò lavoro presso un canile. Il proprietario lo accolse e gli disse: “Grazie mille per il tuo aiuto; il prossimo anno andrò in pensione e se mi sostituirai sarò molto contento”. “Che bella idea!”, rispose felice il giovane. “Farò tutto quello che mi chiederete e vi accontenterò”. Il vecchio custode gli regalò un cane. “Si tratta di un cane fatato”, affermò. “Pronuncia le parole “Cane, abbaia!” e dalla sua bocca usciranno monete d’oro!”. Il Grasso provò a dire: “Cane, abbaia!” e dalla bocca dell’animale piovve una cascata di denari. Il Grasso ringraziò il brav’uomo e, durante la strada del ritorno verso casa, si fermò anche lui all’albergo dove aveva alloggiato suo fratello. Appena entrò chiese al direttore di preparargli la cena e di offrirgli una stanza per il pernottamento. Gli mostrò anche il suo tesoro: “Se le monete non sono sufficienti, signor direttore, il cane potrà darmene altre”. L’albergatore rispose con aria curiosa: “Manca una moneta”. Detto fatto, il Grasso pronunciò: “Cane, abbaia!”. Il cane abbaiò e un soldo uscì dalla sua bocca. Il proprietario disse fra sé e sé: “Con un cane così sarei ricco”. Il giovane mangiò e andò a letto. Mentre dormiva, l’albergatore gli rubò il cane e lo sostituì con un altro quasi uguale. Al suo ritorno a casa, il ragazzo raccontò l’accaduto al padre e ai fratelli. Davanti al cane ordinò: “Cane, abbaia!”. Ripeté più volte la formula, anche aumentando il tono di voce, ma quando il cane abbaiò nulla venne fuori. Alla fine, anche il Grasso, ricevette solo scherni e risate.
“Che strane storie!” Pensò il terzo fratello. “Uno con l’orologio e l’altro con il cane… La faccenda non è tanto chiara: andrò io a vedere cosa succede!”
Lo Stolto partì, prendendo la stessa strada degli altri due, e trovò lavoro presso una bottega di scope. “Ben arrivato” disse il proprietario. “Ho visto altri due ragazzi che somigliavano a te: uno con in mano un orologio prezioso e l’altro con un cane”. “Sono i miei fratelli” rispose. “Ah, allora tu sei lo Stolto” affermò il venditore di scope. “Vediamo cosa possiamo fare con te”. E tirò fuori dal suo magazzino un sacco con dentro una scopa magica. “Ogni volta che pronuncerai la formula “Scopa, esci dal sacco!”, la scopa uscirà ed inizierà a picchiare fino a che tu non dirai: “Scopa, rientra nel sacco!”, capito?” “Certo, grazie mille per il regalo” rispose lo Stolto. Anche lui, quando torno a casa, si fermò al solito albergo e, prima di andare a dormire, consegno il sacco al direttore. “Signore” gli disse. “Custodite bene questa scopa, dato che è magica, ma non dite mai “Scopa, esci dal sacco!”, altrimenti succederanno fatti straordinari”. “Va bene, non dirò niente” decise l’albergatore. Lo Stolto fece per andare in camera ed addormentarsi. Ad un certo punto sentì urlare: “Aiuto! Questa scopa mi sta percuotendo!”. Lo Stolto corse in sala e disse al direttore: “Signore, ha voluto comportarsi come con i miei fratelli? La scopa continuerà a picchiarla finché lei non mi restituirà l’orologio e il cane magici!” L’albergatore acconsentì e lo Stolto ordinò: “Scopa, rientra nel sacco!” “Oh, se avessi saputo di quest’altra formula!” disse il direttore arrabbiato.
Lo Stolto torno a casa con i tre oggetti magici e fu accolto dal padre e dai fratelli con grande allegria. Il contadino alla fine gli disse: “Non sei più tanto stolto come io pensavo”. Da quel giorno, i figli ebbero l’orologio per procurarsi da mangiare, il cane per il denaro e la scopa per difendere il tutto. Così vissero felici e contenti nella loro grande fattoria.
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