Premio Racconti nella Rete 2026 “Children’s corner” di Elisa Faso
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Ridere, come ride un bambino e sentirsi felice, come gli innamorati. Vivere semplicemente di poche note e colori e non chiedersi cosa ci sarà domani, né cosa c’è stato ieri. Solamente suonare. Questo era il pianista. Viveva del sole che si insinuava fra i tasti del pianoforte, con cui spesso parlava. Li fissava quei tasti a lungo, come per decifrare una melodia già scritta che era lì davanti a lui; bastava solo che la leggesse. Solo che oggi non ci riusciva.
-Che guardi, papà?
I capelli perfettamente pettinati a caschetto come una bambola di porcellana, il vestito fresco di bucato, la piccola figlia arrivò ad appoggiarsi sulle gambe del pianista. Lui la guardò e l’immagine delle sue manine sul piano lo fecero sorridere: avrebbe preso a malapena una quarta. Un’inezia per lui che riusciva ad andare ben oltre l’ottava.
– Parlo col pianoforte, piccola.
– Davvero? Perché?
Era molto stupita, forse perché non l’aveva mai sentito rispondere il piano. Almeno a parole.
-Beh…
Come spiegare qualcosa che non si capisce neanche noi?
– Devi sapere che quando il papà scrive la musica, non è che fa tutto da solo, anzi molto spesso non sa proprio come fare.
L’attenzione dei bambini è veramente sconcertante, soprattutto quando ti fissano con quegli occhi sgranati e serissimi, come ora faceva Jolie con il padre; per questo lui si sentiva a disagio. Gli sfuggì un sospiro.
– Allora ho bisogno di una mano: mi metto seduto qui davanti e chiedo al pianoforte cosa ha da dirmi; se vuole, lui mi prende le mani, le posa sui tasti e le dita iniziano a prudere. Tu cosa fai quando ti prudono le mani?
– Le gratto.
La risposta era tanto giusta quanto totalmente fuori tono, ma il pianista pensò che non si può ridere quando una bambina si impegna con tanto sforzo. Jolie lo guardava attenta, chissà cosa pensava. Il padre intuì che probabilmente la bimba si immaginava di scoprire un prezioso segreto; lui invece si sentiva molto stupido.
– Io invece le muovo, le muovo sui tasti e da lì inizia la musica. E dalla musica il mio lavoro.
Ancora con gli occhi sgranati, fissa su di lui, Jolie non sembrava affatto convinta. Aspettava. Aspettava un chiarimento, era ovvio. Il pianista sospirò ancora, questa volta seccato.
– Allora facciamo un esempio: quando devi leggere uno di quei libri di favole, tu come fai?
Jolie guardò i tasti, ma in realtà era il libro che vedeva davanti a sè. Il suo dito scorreva lungo la tastiera mentre rifletteva, le labbra strette nello sforzo di ricordare.
-Lo apro, inizio a leggere e metto il dito sul rigo. Quando mi fermo, guardo le figure.
-E’ dura vero? Tutte quelle frasi lunghe, quelle parole difficili. Magari la prima volta non lo capisci molto, non è vero?
– Sì, un po’.
– Ecco, per me è quasi uguale: all’inizio non intendo niente, ho una grossa confusione in testa e devo leggere e rileggere i tasti, altrimenti non capisco. Poi tutto ad un tratto, riesco a vedere le figure: magari il mare, le onde e sento anche l’acqua che si muove. È a quel punto che mi iniziano a prudere le dita.
– E le muovi sui tasti?
– Brava, è proprio così.
– E il rumore dell’acqua?
– Come?
– E il rumore dell’acqua…. Che te ne fai?
– Beh… quello lo metto dentro alla musica.
– Aaahhh….
Questa volta Jolie sembrava più convinta, anche se non del tutto. Il padre si disse che in fondo lui di meglio non riusciva a fare. Alzò le spalle senza nemmeno accorgersene, ma quel gesto non sfuggì alla bambina, che sorrise. Voleva farlo contento.
Jolie era rimasta piuttosto colpita dalla storia che il padre le aveva raccontato. Era tornata dalla madre che si era subito accorta della serietà della bambina e le aveva chiesto cos’era successo.
– Il papà era davanti al pianoforte. Mi ha spiegato che per suonare si deve imparare a leggere bene.
La mamma rimase un attimo ferma: voleva fare altre domande, ma la piccola era corsa dietro al gatto di casa ridendo, già presa dai suoi giochi. Non le avrebbe più risposto ormai. Si ripromise di chiedere più tardi spiegazioni al marito.
Il pianista intanto rimaneva muto e, è il caso di dirlo, cieco e sordo davanti al suo strumento. Solo tasti bianchi e neri, niente scogliere, niente sirene. Il pianoforte non parlava. Passavano i giorni e nessuno dei due diceva qualcosa, il che è veramente irritante per un artista. Mettersi lì e non sapere cosa fare, sentirsi vuoto dentro e soprattutto non riuscire a concentrarsi su una cosa che sia una. Il pianista scuoteva la testa sconsolato, scivolando in una micidiale crisi creativa.
Tutto quello che usciva dalle sue dita gli sembrava fango, altro che onde del mare. E lui si sentiva come un rospo che si muove goffamente nella melma. Più provava e più si irritava. Il pianista si alzò dal pianoforte e si mise a guardare fuori dalla finestra. Per oggi non avrebbe ricavato niente da quella tastiera.
A Jolie non era permesso disturbare il padre, se questo era nervoso per il lavoro, così le aveva detto la mamma. Ma lei voleva aiutarlo, visto che il pianoforte non lo faceva. Così un pomeriggio era entrata nello studio di nascosto, mentre tutti pensavano che stesse dormendo. Si era avvicinata al piano e il papà le sembrava enorme, ancora di più perchè era seduto su di un piccolo sgabello. La testa appoggiata sulle braccia incrociate lungo la tastiera del pianoforte, dormiva, o almeno così sembrava.
– Papà!
No, non dormiva perchè alzò subito la testa, lentamente. Come era triste!
Jolie lo guardava con occhi bassi: aveva paura della sua irritazione.
– Io so che non ti devo dare noia, ma ho pensato: se tu non riesci più a leggere il piano, perché non riprovi a leggere i libri? Magari potresti leggere il mio, ci sono anche le figure.
La piccola allungò le sue manine che contenevano a fatica un volume con la copertina rigida. Alto e grosso sull’illustrazione pricipale presentava un piccolo anatroccolo grigio che spuntava da un ciuffo d’erba.
Al padre vennero le lacrime agli occhi: capiva che la bimba ci aveva pensato a lungo. Non sapeva come fare a dirle di no.
– Grazie amore mio, sei stata molto brava. È un’ottima idea. Lascia il libro e torna subito in camera tua che altrimenti la mamma si arrabbia.
Era un sorriso splendente quello di Jolie: si sentiva fiera di essere utile al padre; ora sì che aveva un ruolo in famiglia! Se ne andò lasciandogli un bacio sulla guancia e un libro dalla copertina colorata. Il padre la vide uscire e si ritrovò di nuovo solo; tanto valeva leggere. Partì dal primo racconto “Doctor Gradus ad Parnassum” e poi passò al secondo e capì che sua figlia gli aveva dato un’ottima idea.
Le immagini si moltiplicarono a milioni davanti ai suoi occhi e le mani fremevano verso i tasti. Doveva assolutamente suonare il piano che pareva avesse riacquisito parola, perché parlava e parlava e non riusciva a farlo stare zitto. Il pianista era partito, sapeva adesso cosa fare e quando finì alcune settimane dopo, pensò che sua figlia si meritava un regalo, che forse non avrebbe capito subito, ma che avrebbe compreso in seguito. Decise di dedicarle la sua ultima opera: children’s corner.
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