Premio Racconti nella Rete 2026 “La casa sulla scogliera” di Valeria Venuti
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Erano trascorsi ben dodici anni dall’ultima volta che era stata lì. Sedeva su di uno scoglio ad osservare il tramonto mentre le onde salmastre si infrangevano contro la riva. Guardò la casa sulla scogliera, ormai vecchia e abbandonata e sospirò. Per un attimo le era tornata alla mente una scena. Sorrise.
Si rivide bambina, in spiaggia sotto il sole con le guance e la fronte piene di sabbia. Tra le mani stringeva una conchiglia: l’aveva trovata per caso sotto un sasso e nessuno dei suoi amici se ne era ancora accorto. Era la conchiglia più bella che avesse mai visto. Aveva tanta voglia di mostrarla ai suoi genitori con orgoglio, ma sapeva che loro le avrebbero dato poco peso. Così, prima di tornarsene a casa corse a dallo zio Jonathan, che abitava alla casa sulla scogliera. Lui si che conosceva il valore delle conchiglie! Era stato marinaio per tanto tempo e conosceva un sacco di storie sul mare e sui gabbiani.
Lo zio esaminò compiaciuto la conchiglia della nipotina e disse:
<<Quando un gabbiano vola basso, non lo fa solo per cercare cibo! Un gabbiano conosce molte più cose che noi umani possiamo immaginare. Quando lo vedi planare a pelo d’acqua in realtà lui sta parlando. E questa conchiglia mi ricorda proprio la storia di un gabbiano che sapeva parlare…>>
<<Perché, i gabbiani parlano? E con chi? >> rispose la bambina un po’ confusa.
<<Con le sirene>> bisbigliò lo zio quasi a rivelarle un segreto.
La piccola lo guardò con diffidenza, ma poi, vedendo che lo sguardo dello zio era serio si incuriosì e disse: <<E cosa si dicono?>>
<<Ah bambina mia! Tu troppo vuoi sapere!>> aveva risposto lui alzandosi dallo sgabello.
La bambina rimase delusa da quella risposta e corse dallo zio pregandolo di continuare il racconto. Sapeva che quello era solo un modo per farla incuriosire: faceva sempre così prima di iniziare a raccontare una delle sue storie.
Lo zio era già tornato a sedersi sullo sgabello, si accese la pipa sorridendo tra se e iniziò a parlare:
<<Conosco la storia di un gabbiano, che non nacque gabbiano, ma uomo. Si, perché era stato un uomo a suo tempo…un marinaio>>
La piccola sollevò il capo poggiando i gomiti sul cuscino: <<Un marinaio?>>
<<Proprio così. Ed era un marinaio saggio e rispettato da tutti. Amava il mare più di ogni altra cosa e quando non poteva ascoltare il rumore delle onde ascoltava l’eco delle conchiglie. I suoi compagni lo chiamavano “Ulisse” perché leggeva molti libri e conosceva tantissime cose, soprattutto sul volo dei gabbiani. Ma lui non si accontentava mai di ciò che sapeva e un giorno si convinse di volere imparare a volare>>
<<E come si fa? È impossibile!>> esclamò lei contrariata.
<<Una mattina il marinaio si alzò all’alba prima di tutti gli altri suoi compagni per recarsi al vecchio faro, ormai abitato solo dai topi e dai gabbiani. Ulisse salì fino in cima al faro, per studiarne da vicino il loro volo; e studiò per ore e ore annotando su un libricino appunti e disegni . Ma fu o per distrazione o per svista che ad un tratto perse l’equilibrio e cadde giù, in mare. Una sirena che era li vicino lo raggiunse e lo riportò a riva; ma purtroppo per Ulisse non ci fu nulla da fare >>
La bambina ascoltava con interesse, e quel ultima parte la lasciò un po’ delusa:
<<E non ci fu proprio nulla da fare?>>
Lo zio ridacchiò dietro i baffi bianchi.
<< Inizialmente la Sirena abbandonò la speranze, poi decise di chiedere aiuto alle altre sirene, che le donarono un filtro magico. Ma quella pozione aveva la facoltà di ridare la vita sotto le sembianze di un’altra creatura. Il marinaio si risvegliò dopo alcune ore accorgendosi di avere due ampie ali bianche al posto delle braccia e un becco al posto della bocca. Ulisse guardò la sirena con riconoscenza e per ringraziarla le regalò una conchiglia bellissima, color di perla>>
<<Come la mia?>> incalzò la bambina sorridendo.
<<Si, somigliava molto alla tua. Da quel giorno gli altri marinai non seppero più nulla di Ulisse, qualcuno disse che era andato in America in cerca di fortuna, qualcun altro che era morto, ma in realtà ognuno di loro sentiva la sua presenza guardando un gabbiano planare sul mare>>
Ilary fissò la conchiglia che teneva tra le mani, poi l’avvicinò all’orecchio e sorrise: <<È vero! Sento il mare!>> esclamò, battendo i piedi per terra con gioia.
Quell’ estate trascorse in fretta. Ogni pomeriggio prima di tornare a casa dopo il mare, la piccola andava sempre a trovare lo zio per ascoltare una delle sue storie, anche negli ultimi giorni estivi prima di trasferirsi con i suoi genitori in città, quando lo zio era ormai infiacchito e debole per gli acciacchi.
Un giorno che mai più dimenticò trovò lo zio a letto, in silenzio:
<<Oggi niente storie piccola. Domani ti prometto che te ne racconterò una bellissima>> aveva detto con voce rauca tra colpi di tosse secca. Quel giorno Ilary tornò a casa col broncio, ma con la curiosità di sentire la storia bellissima che lo zio le aveva promesso.
Il giorno dopo, però, trovò la porta di casa dello zio chiusa con un grosso lucchetto di ferro. La bambina rimase immobile per qualche istante a fissarla con aria triste, dopo però, iniziò a bussare e a dare pugni e calci alla porta gridando:
<<Me l’avevi promesso!>>
Quando giunse a casa rassegnata chiedendo alla madre dove fosse lo zio Jonathan, lei carezzandole i boccoli bruni rispose:
<<Lo zio è volato via, ma prima di andare mi ha detto di darti questo>>
La bimba prese tra le mani una grossa conchiglia color di perla, luminosa e bianchissima. Era molto più bella della conchiglia che aveva trovato tempo prima sulla spiaggia. Strinse forte a se il suo tesoro sentendosi come la sirena del marinaio Ulisse, poi però corse a letto piangendo. Quella sera i bagagli per il trasloco in città erano già tutti pronti, e mentre il mare in tempesta si infrangeva sulla riva sospirò dando un ultimo sguardo alla casa sulla scogliera.
Adesso stava li, ancora seduta su quello scoglio a guardare l’orizzonte: il sole era appena tramontato e le immagini dei suoi ricordi lentamente si dissolsero come la schiuma del mare. Si alzò in piedi per andare via, ma in quel momento un gabbiano le passò davanti planando sull’acqua. Fu forse la sua immaginazione, ma le sembrò che quel gabbiano la stesse guardando dritto negli occhi, sorridendo.
Restò a fissarlo incredula ancora per un po’, fino a che non lo vide sparire dietro la casa sulla scogliera.
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