Premio Racconti nella Rete 2026 “L’illusionista” di Daniele Paolucci
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Un colpo di tosse in fondo alla sala. Lui si alza da capotavola e parla, senza
accorgersi del segnale.“Amici, vi propongo un gioco che nemmeno vi immaginate.”
La conversazione si era infiacchita, ma quel tipo che fa l’illusionista è in
grado di scuotere anche i più apatici.
“Per la mia nuova creazione… ho bisogno di un’aiutante.”
Un secondo colpo di tosse gli segnala una ragazza sconosciuta a tutti: ma ha un
che di familiare.
”Mentre vieni qui, ti chiedo un suggerimento: per costruire un’altra realtà
vuoi che usi mattoni o mattoncini?”
” Meglio i secondi, così non esageri.”
Qualcuno ridacchia. “Bella tosta, questa qui.”
Altri, con occhi allupati, si sentono catturati da lei e si girano, coscienti
che l’avrebbero fatto anche da ciechi.
Il prestigiatore si rivolge a lei come fosse una valletta qualsiasi. “Grazie
cara…”
“Sarei cara… se tu mi pagassi.”
Lei gli ruba la scena, tanto per vedere l’effetto che fa.
Lui suda un po’, ma dissimula
l’imbarazzo. Si sfila la giacca e mima un faticoso lavoro manuale.
“Questi mattoncini invisibili sono davvero pesanti, ma è così si fonda una
solida realtà.” Con voce lenta fissa a uno a uno tutti i presenti e promette.
“Sarà più vera di quella che credete vera.”
Abile parlantina, efficace gestualità e un corpo agile magnetizzano il suo
gruppo e catturano sguardi femminili da ogni angolo del ristorante.
Il suo fare energico brilla per contrasto con l’apatia della ragazza al suo
fianco.
Le sue mani modellano nell’aria ciò che la voce illustra.
“Ecco le fondamenta da cui nascerà la mia nuova costruzione…”
“Tua?”
L’interruzione della ragazza lo costringe a voltarsi, ad accorgersi di lei: non
come donna, ma come fulcro della serata.
Stizza, strizza e ammirazione si sposano in un solo sentimento.
Anche se ammaliato, il professionista non soccombe: si rimbocca le maniche e
combatte il suo turbamento. Dispone i suoi mattoncini immaginari uno sopra
l’altro e li cementa con salde parole.
La mimica delle dita è precisa, non così la sua mente che inciampa in una
banalità.
“Ma chi sei, veramente?“ Le sussurra.
“Mica te li devo dire io: sei tu il mago!”
Non si sente declassato a semplice muratore: si ritrova bambino che gioca con
il Lego.
Una così non l’aveva mai incontrata in tutta la sua carriera: è sminuito, ma un
guizzo d’ingegno lo rimette in sella.
“E’ parte del copione far dubitare il pubblico della capacità di un
illusionista: meno vi fidate di lui, maggiore sarà il vostro stupore finale.”
Così torna in pari e con un gesto liberatorio si allenta la cravatta. Desidera
acqua, ma berla renderebbe evidente la sua difficoltà.
Dal finto sorriso filtrano parole e ancora parole, in un flusso continuo che
investe ogni mente del suo pubblico. Per far apparire che cosa? Forse un sogno,
una banale illusione? No, davvero.
Ecco che emergere la nuova realtà, da tutti percepita. Ognuno la vede, la sente
e qualcuno pure la sfiora, con la punta delle dita.
È il momento del WOW collettivo, degli applausi che confermano l’esistenza di
quanto era atteso e desiderato.
Per mitigare l’ebbrezza del successo lui si inchina, ma più volte lo fa e più
si gonfia di orgoglio. Però c’è un limite a tutto: chiede una pausa e con gesto
teatrale ottiene silenzio.
Tutti gli occhi lo fissano, ogni mente si apre a lui. Che spiega.
“Cosa sono questi miei mattoncini, se non le mie stesse parole? Che cosa è
questa realtà altra, se non un nuovo mito che ho fondato per voi?”
“Ma ma va là, pirla: tu sei solo un raccontino…” che viene subito terminato dal colpo di tosse
annoiato di quella ragazza senza nome, ma che altri chiamano Fantasia.
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