Premio Racconti nella Rete 2026 “Archeologia cardiaca” di Daniele Paolucci
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026
“C’è il Primario, per cortesia?”
“Di quale specialità?”
“Archeologia Cardiaca.”
“Sì, ora è libero. Lo avviso subito, ma faccia in fretta, che poi arriva la delegazione coreana.”
Conosco la stanza e pure la procedura: busso ed entro, direttamente.
Un’espressione di cordiale incertezza mi accoglie. “Carissimo!” mi sorride, ma poi, quando la memoria del vecchio luminare mi mette a fuoco, sento la sua voce rabbuiarsi.
“Devo essere franco con te, amico mio: ho analizzato la stratigrafia dei tuoi grumi di colesterolo. Già dall’odore si intuiva la componente bolognese: ma quando hai iniziato a mangiare mortadella, caro?”
“Abbiamo cominciato insieme da ragazzi! Non ricordi Doc?” Cerco un po’ di complicità.” Bigiavamo scuola insieme e con una moneta da 50 lire compravamo pane e mortadella nei distributori automatici della metropolitana, fra Duomo e Cordusio…”
Lo sguardo fisso e indagatore del Primario rivela la perdita di qualche etto di memoria dall’ultimo nostro incontro. Urge scuotere i suoi neuroni.
“Eddai… ci incontravamo al pullman dell’Avis di fronte alla galleria. Di prima mattina donavamo il sangue, in cambio di un generoso bicchiere di marsala.” Al suono della parola magica il luminare si riprende.
“Ma certo, i miei studi specialistici hanno preso avvio grazie a loro. Proprio lì ho avuto l’intuizione di sostituire tutto il mio sangue con il marsala, ma quello color rubino, più fruttato. Sono un caso unico al mondo, mi stanno studiando in ogni continente, anche in Corea. Attendo una loro delegazione fra poco. Ma torniamo alla tua situazione, ti voglio rassicurare: non è disperata.”
“Grazie Doc” gli rispondo sereno. “Non sono preoccupato. La prossima settimana mi metteranno un paio di stent nelle arterie, poi tornerò come nuovo!”
“Ma chi è quel dinosauro che te li ha suggeriti? Gli stent fanno ormai parte dell’archeologia cardiaca!” Diventa paonazzo. “Ti raccomando io da un luminare, il Dottor Trombè, che con un paio di iniezioni di idraulico liquido ti sgorgherà le vene.“ Poi prosegue con voce confidenziale. “Ma dopo devi bere tanta acqua, eh… che sia distillata, mi raccomando: minimo un paio di litri al giorno.” Alza il dito indice per ammonirmi. “Non quella del rubinetto, mai!! Altrimenti poi ti tocca fare anche il trattamento anticalcare, che non è biologico al 100%. Questo lo sai, caro?”
Toc toc, bussano alla porta. Entra una coppia di filippini con scope e attrezzi vari per la pulizia.
“Hwan-yeong!” esclama il professore cercando di alzarsi dal cuscino, ma i tubi delle flebo lo legano al letto. Con rammarico mi congeda.
”E ora scusami caro, sono arrivati i professori dell’Università di Seul. Ma stai tranquillo, ti chiamerà il professor Trombè, che mi deve un favore: era mio allievo.”
Non faccio in tempo a uscire in strada che il cellulare già squilla.
“Sono Trombè. Mi dica, di recente c’è stato un cambiamento nella sua vita?”
Un vero professionista va subito dritto al punto, senza fronzoli.
“Niente. Casa, lavoro, sentimenti: tutto bene. Sto persino provando a scrivere qualche raccontino.”
“Sta provando… Ma non ci riesce!” La voce del dottore si infilza direttamente nella piaga.
“Be’, mica facile. Dopo pochi mesi, nessuno può pretendere…”
“Non aggiunga altro. Ho trattando bizzeffe di questi casi: tutti con successo.”
Nell’ambiente lui è noto per la precisione delle diagnosi telefoniche, ma così rapido non lo immaginavo proprio. E poi, come sa spiegare con chiarezza…
“Prima di scrivere un racconto è normale che le parole convocate si trovino accalcate nel vuoto del cervello, come nella sala d’aspetto. Come in un casting, sono lì tutte emozionate, in attesa di venir selezionate dalla Fantasia, magari come protagoniste…”
Dai prosegui, lo incito dentro me stesso.
”Ma se poi quella non arriva, che succede? Le parole rimangono disoccupate: protestano, rumoreggiano e fanno cattivo sangue. Poi se ne vanno via tutte insieme, incazzate. Inevitabile che
si creino ingorghi nelle arterie: la nostra grande piaga è il traffico, no?”
Ahia, allora è colpa mia: ho gestito male il rapporto con la Fantasia. Da giovane l’ho corteggiata a lungo promettendole che sarebbe andata al potere, ma così non è stato.
Se ora si rifiuta di aiutarmi, deve avercela ancora con me. Ma dopo mezzo secolo non è da permalosi?
Il dottor Trombè non fa lo strizzacervelli e non perde tempo in chiacchiere, Vuole subito rimuovere l’ostruzione e mi predispone un ricovero urgente per l’indomani.
“Io non ci sarò perché ho un meeting con i coreani, che vogliono comprare il mio brevetto. Sarà il mio giovane assistente, Dottor Trombo, che provvederà a sgorgare questi tuoi grumi di parole. Poi ti sentirai meglio, senza più fantasie per la testa.”
Dopo una notte inquieta, arrivo in ospedale e subito mi ritrovo in sala operatoria.
Puntuale mi raggiunge il chirurgo, tramite videochiamata. Lo vedo sorridente e abbronzato al volante della sua auto.
“Tranquillo, questa è la telemedicina!” Mi sorride dalla corsia di sorpasso dell’autostrada. “Ho giusto mezz’oretta prima di arrivare alla galleria del Monte Bianco. Mi hanno chiamato per un intervento urgente: un enorme blocco di colesterolo sta creando un blocco, lì al confine con la Francia.“ Ma mi rassicura. “Tranquillo; ora con quattro semplici click da cellulare ti ripulirò…”
BZZZ.. BZZZ.. L’immagine è scomparsa: la linea è caduta in qualche crepaccio fra le montagne.
“Nessun problema, ora ci penso io.” Mi rincuora l’infermiera con voce professionale. Parla un italiano fluente, ma con una leggera inflessione dell’est Europa.
“Da secoli noi della Transilvania sappiamo cosa aspirare dalle vostre vene.”
E con un dolce sorriso mi espone i suoi candidi canini.
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