Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Modestia a parte” di Sandra Raffaelli

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Modestia a parte, io sono il boss indiscusso della piazza. La conosco tutta palmo a palmo, centimetro per centimetro, potrei ricostruirla a memoria nella mia mente o percorrerla tutta ad occhi chiusi. So dirvi esattamente quanti lecci ci sono, quanti stalli per le biciclette, quanti cestini per la spazzatura, quanti piastrelle sconnesse su ogni lato della strada che la circonda. So il tragitto più conveniente dal barbiere all’ortofrutta o dal bar alla fontana. Potrei perfino rivelarvi chi è quello spiritoso che ha messo un calzino a incappucciar il pomello della fontana stessa. E poi so la storia di questa piazza, non solo perché ci ho sempre vissuto ma perché io, modestia a parte, mi interesso alla storia delle cose e dei posti. La maggior parte della gente che la attraversa o che ci gozzoviglia la sera non sa nemmeno che su un angolo c’è una immaginetta votiva e che sull’angolo opposto c’è una pera di pietra, il vero oggetto che dà il nome alla piazza stessa.

Certo non è la piazza più famosa della città né la più grande; non è nemmeno quella che i turisti vengono a vedere per prima cosa. E d’altronde anche gli abitanti stessi in genere la disdegnano: le folle sfaccendate che passano il loro tempo a guardar le vetrine se ne vanno per lo più nel corso qua vicino, e qui non ci vengono perché qui di negozi per lo shopping non ce ne sono. Ma questo io l’ho sempre considerato un bene. Certo non è neanche la piazza più bella: vittima di incendi, alluvioni e distruzioni, è rimasta a lungo in stato d’abbandono e come in una zona di limbo circa la sua destinazione d’uso, fra sacro e profano. E ancora conserva quest’aspetto un po’ trasandato, come una piazza di terz’ordine. Ebbene, a me piace così.

Io me la godo in ogni stagione. Con la mia banda di fedelissimi ci accampiamo solitamente nei dintorni della panchina all’angolo e osserviamo sornioni e indulgenti quel poco di umanità che vi si aggira: più o meno sempre le solite persone. Qui, usciti dall’asilo che si trova appena due strade più in là, vengono i bambini al pomeriggio a fare merenda e a scorrazzare sui loro monopattini. Qui si organizza la festa della Befana di quartiere e a carnevale i bimbi in costume si tirano coriandoli e stelle filanti. E poi ci sono le vecchiette che hanno simpatia con noi, si avvicinano senza paura alla nostra panchina e ci portano volentieri qualche leccornia. Anche quelle – le vecchiette – sono sempre le solite e vengono sempre alla stessa ora. Ormai è come un’abitudine, un rituale a cui io e i miei compagni ci prestiamo molto volentieri. Anzi, se qualche giorno saltano l’appuntamento, ci preoccupiamo e ci agitiamo vistosamente. Ma le nostre giornate passano per lo più in una placida e rassicurante monotonia.

Ora, è da un po’ di tempo che questa bella pace è disturbata a una certa ora della sera da giovani e non più giovani che sembrano improvvisamente averla scoperta, come se la nostra piazza fosse magicamente diventata di moda. Dopo l’orario di chiusura dei negozi dello shopping, questa gente, invece di andarsene a casa, ha cominciato a riversarsi qui. Coloro che l’avevano sempre snobbata ora vi si danno appuntamento e vanno a cena in miseri localetti misteriosamente spuntati su un paio dei lati della mia piazza. Locali da cui fuoriescono odori mai sentiti prima, come se provenissero dall’altra parte del mondo e che si mescolano in un afrore nauseabondo che al confronto i cartocci di avanzi che ci portano le generose vecchiette sono delle autentiche prelibatezze.

Le cose sono peggiorate quando questa gente, finito di cenare, ha cominciato a stazionare in mezzo alla piazza, la mia piazza, fino a tarda ora. Poi altri ne sono venuti che, a quanto pare non avevano bisogno di cenare o avevano già cenato. Ora arrivano sempre più tardi e sempre più numerosi. Per me e per la mia banda non c’è più posto da nessuna parte, né sopra né sotto la panchina. Fra l’altro la panchina è spesso imbrattata dal loro vomito, così come le soglie delle case. Al mattino la piazza sembra una discarica: bottiglie, lattine e cartacce dappertutto. Qualcuno ha perfino trovato nel cestino della propria bicicletta ossi di pollo spolpati, pacchetti di sigarette svuotati e bicchieri di blastica bavosi e appiccicaticci. Le vecchiette amiche nostre sono ormai sull’orlo della crisi isterica: le ho viste letteralmente fuori di senno quando hanno trovato i loro fiori morti stecchiti. Un’altra delle loro passioni è infatti curare dei bei gerani rossi e arancioni che esse stesse hanno piantato con le loro mani ossute nelle aiuole sotto i lecci. Ebbene, questi visitatori notturni ci hanno indecorosamente pisciato sopra e il trattamento – evidentemente reiterato – è stato gradito assai poco dai tigli e per niente dai gerani.

Io e i miei amici non vogliamo certo vedere le vecchiette morire di crepacuore, perciò abbiamo deciso di intervenire. Consapevoli della nostra inferiorità numerica ci siamo convinti – a malincuore! – a contattare le bande rivali perché ci dessero un aiuto. A mali estremi, estremi rimedi e così abbiamo ingoiato il nostro orgoglio e ci siamo rivolti a quelli della Tazza d’Oro, a quelli del Carmine e perfino agli sgherri temutissimi e davvero poco raccomandabili di piazza della stazione. Alla fine abbiamo radunato un centinaio di cospiratori. La riunione urbis et orbis si è svolta nel parcheggio sotterraneo: lì abbiamo spiegato il caso e subito abbiamo trovato solidarietà perché questa piaga del malcostume notturno evidentemente ha colpito ovunque. Naturalmente in caso di successo abbiamo promesso di contraccambiare il favore anche nelle loro zone.

Modestia a parte, ci sentiamo i carbonari del secondo millennio: operiamo nell’ombra e in gran segretezza. L’operazione è fissata per stasera a mezzanotte: al mio segnale tutti balzeremo allo scoperto come un sol uomo (si fa per dire), usciremo a sorpresa dai tombini, dai cestini dei rifiuti, da quelli delle biciclette, da dietro i vasi delle soglie di casa e con gli artigli sfoderati ci avventeremo sulle schiene nonché sui fondoschiena di tutti i nottambuli usurpatori della mia piazza e dopo aver ridotto loro la camicia e la pelle a brandelli salteremo sulle loro teste aggrappandoci alle loro chiome gelatinose. Già mi immagino la scena: come indemoniati correranno urlando verso le uscite della piazza scontrandosi l’uno con l’altro, spintonandosi e maledicendosi a vicenda. Di sicuro non metteranno mai più piede nel quartiere credendolo infestato da mille diavoli.

UMANI DI TUTTO IL MONDO siete avvertiti: LA BANDA DEI GATTI NON PERDONA E NON PERDONERÀ!

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