Premio Racconti nella Rete 2026 “Ultimo compleanno” di Flavio Castelli
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026«Benedetto il nostro Dio, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.»
Non lo potevo vedere, ma avvertivo il tintinnio argenteo del turibolo, il fumo dell’incenso in lisci filamenti che si distendeva nell’aria. Si espandeva, entrando nelle narici non più in grado di distinguere gli odori. Ma sapevo che era intorno a me. E allo stesso modo, senza udito sentivo i cori di quelli che erano venuti
«Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.»
E senza vista guardavo le icone benedicenti dai cieli d’oro. E più avanti, più in alto di tutti sul trono della morte, il simbolo dell’impotenza umana
«Voi tutti che nel mondo avete percorso la via stretta e tribolata, avete preso la Croce come giogo e mi avete seguito con fede, venite a godere di quanto pronto per voi.»
Sapevo, senza vedermi, che ero nella cassa di legno di fronte all’altare. Sentivo i fiori poggiati attorno, dall’odore dolce e pungente mescolato all’incenso, il vestito di festa liscio sulla pelle insensibile, la luce che veniva dalle finestre decorate a illuminare il pavimento
«Dona riposo, o Dio, ai tuoi servi, e ponili, Signore, nel paradiso, dove i cori dei santi e dei giusti risplendono come astri.»
Era una festa d’addio che veniva celebrata, l’ultimo compleanno. Ero, ma in un altro modo, infinitamente distante da ogni preoccupazione e da ogni pensiero. Ero una percezione che è sentimento puro, senza mediazioni. E sentivo il dolore diverso di tutti quelli seduti sulle panche di legno. Lo sentivo complessivamente, come un’oscura marea che agitava i cuori in modo confuso, e singolarmente, quasi potessi avvicinarmi ad ogni più piccolo ricordo, ad ogni esperienza che ci aveva legati. E potevo rivivere ognuno di quei frammenti di vita
«Perché il Signore nostro Dio ponga le loro anime in un luogo luminoso, in un luogo verdeggiante, in un luogo di riposo, dove tutti i giusti dimorano.»
Il cuore di mia moglie, il più confuso, il più diviso. Che viveva il giorno in cui ci eravamo conosciuti, giovani, su una spiaggia affollata sotto il sole di luglio, e il giorno in cui ci eravamo sposati. E non più così giovani, viveva i nostri figli e i giorni di scuola, e le vacanze in famiglia. Viveva il sogno che aveva sempre desiderato ed era felice. Ma anche viveva il sospetto, il tradimento e le grida, il dolore della separazione e della fine di un mondo. Tutto quanto si rimestava in lei confusamente, in piedi davanti alle panche
«Perdona, qual Dio buono e amico degli uomini, ogni peccato da loro commesso con la parola, o con l’azione, o con il pensiero, poiché non c’è uomo che viva senza peccare.»
Il cuore dei miei figli ormai grandi, che pulsava di rabbia e d’impotenza. Tutto quello che non avevo fatto, e tutto quello che non ero stato venne messo da parte. Ma lo ricordavano come lo ricordavo io, il rimorso di non aver fatto abbastanza, di non essere stato abbastanza
«Mi aspergerai con issopo e sarò purificato, mi laverai e sarò fatto più bianco della neve.»
Il giovane cuore della mia amante, entrata dopo per non farsi vedere, straziato come quello d’una moglie, lasciato sospeso nella speranza di una vita che poteva essere. Aveva con sé soltanto i giorni belli di quando ci eravamo conosciuti, la passione, i baci, i corpi caldi e intrecciati in quella che sembrava la felicità
«In verità tutto è vanità, e questa vita è ombra e sogno, poiché invano si affanna ogni nato da terra.»
Il vecchio cuore di mia madre, quasi incosciente nel dolore che la strozzava. Che viveva la mia infanzia di giochi nei giardini sotto cieli arancioni, e i sacrifici per la famiglia, e la vita vissuta solo attraverso i figli. La felicità dei nipoti, di bambini nuovi, della vita che si preserva incessante prima di spezzarsi improvvisamente, prima che crolli ogni cosa sensata
«Insieme con i santi dona riposo, o Cristo, alle anime dei tuoi servi, dove non c’è dolore, né tristezza, né gemito, ma vita senza fine.»
I cuori dei miei amici, pieni di amarezza per la fine delle gioie passate, per la consapevolezza che non ce ne sarebbero state altre. E i giochi e le risa, le cene e le grandi bevute, le preoccupazioni e la politica, tutto così lontano adesso che ero immobile nella cassa
«Dalla fiamma hai emesso rugiada per i santi e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto.»
Solo in quel momento vedevo chiaramente tutta la vita che era passata attraverso me, attraverso le persone che erano con me. Il dolore e la gioia sarebbero rimasti indistintamente in quelli che avevo incontrato, e nei loro rimpianti
«Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi misericordia di noi.»
Ma nelle sensazioni che ero, nei sentimenti liberati dalla mente e dalla carne, non c’era giudizio. Solo comprensione per l’umanità che ero stato e che, per poco ancora, erano quelli venuti a salutarmi.
Poi la luce si fece abbagliante
«In una dormizione beata concedi eterno riposo, Signore, ai defunti tuoi servi, e rendi loro eterna memoria.»
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