Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “La lucertola” di Flavio Castelli

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

J. e Thomas mangiavano veloci: sapevano che chi finiva prima poteva uscire a giocare nel cortile. E i primi che arrivavano, se erano fortunati, sarebbero stati scelti per la partita.

Erano stati tra gli ultimi a prendere i vassoi, già disposti sul tavolo della cuoca, e partivano svantaggiati. Il brodo, liscio e che sapeva d’acqua oleosa, era quasi freddo. J. poteva vederci le macchie di grasso che si rapprendevano in piccole isole galleggianti più dense sull’acqua. Entrambi, sempre con il cuore al cortile, non toccarono nemmeno il cucchiaio e portarono la scodella direttamente alla bocca. Piccoli rivoli tiepidi macchiarono l’uniforme di J., sgorgando dalla fontana bucata delle labbra. L’altra portata, una fetta di carne fredda e stoppacciosa e d’un colore rosa pallido, venne piegata in due con l’aiuto della mano e infilzata con la forchetta, con la quale mantenne la piega. Diede un grosso morso, più ampio che poteva, e con la bocca che a malapena riusciva a masticare si girò a guardare Thomas che provava ad imitarlo. Almeno su di lui era in vantaggio.

Si alzò per primo, prendendo la bustina con due fette di pane e mettendosela in tasca. Thomas si alzò di scatto con la forchetta ancora in mano e gli andò dietro. Uscirono correndo, l’aria tirava forte e le fronde degli alberi si piegavano in una danza frusciante sotto la musica del vento. In fondo al cortile, vicino alla muraglia che li divideva dal mondo, stavano già facendo la conta. Arrivarono con l’affanno ma le squadre ormai erano fatte, non erano tra i dieci prescelti. Rimasero per un po’ a guardare gli altri correre e urlare dietro al pallone, annoiati e amareggiati per non aver potuto partecipare.

Thomas attirò l’attenzione di J., indicò un punto dalla parte opposta. Al limitare del cortile vicino agli alberi c’era un gruppetto di ragazzi più grandi, delle ultime classi, completamente disinteressati alla palla. Si avvicinarono anche loro, si unirono lentamente a quel circolo. Erano in quattro, più uno che armeggiava intorno al tronco grosso e nodoso d’un vecchio abete. Era in ginocchio e si muoveva a strattoni, in piccoli balzi, stava cercando qualcosa tra le foglie.

«Ecco, ce l’ho!» aveva le mani chiuse a coppa e si tirò in piedi di scatto «Su tiralo fuori!»

Uno degli altri tirò fuori dalla tasca sul petto della giacchetta uno spillone affilato, J. non ne aveva mai visto uno così grosso. Entrambi si riaccucciarono a terra.

«Attento a non farla scappare.»

«Si si ma fai veloce, sbrigati!»

La scena era coperta e J. non vide nulla finché i due non si rimisero in piedi.

«Ecco fatto!» esultò soddisfatto il cacciatore. Era una lucertola verde con striature nere su tutto il dorso. Lunga e fragile, si stava dimenando impotente con le quattro zampette, attaccata alla nuda terra, con l’ago che le trapassava la parte inferiore del corpo, vicino al mozzicone della coda.

Solo allora il cacciatore si accorse di loro «Ecco due nuovi» aveva un’aria sicura e minacciosa, già più uomo che bambino «Allora è il vostro turno, che ne dite?» e si girò verso gli altri, da cui si alzò un coro d’approvazione. J. guardò Thomas imbambolato, ma l’altro non c’era più, era già parte di un’altra scena. Il cacciatore gli si era fatto sotto e lo guardava dall’alto «Comincia tu» gli porse un altro spillone che sembrava ancora più spesso e affilato del primo.

Thomas si avvicinò alla bestia inerme e si mise in ginocchio. Si contorceva in mille forme sgraziate, il grido di paura d’un animale senza voce «Prendigli una zampa» gli ordinò il cacciatore. Thomas fece qualche tentativo, alla fine riuscì ad infilzarla sulla zampa anteriore sinistra, vicino al corpo. Adesso si divincolava con gli ultimi tre arti che gli erano rimasti, come se avesse avuto ancora speranza di salvarsi, nella foga di chi cerca di non annegare.

«Adesso tu» il cacciatore porse uno spillone a J., Thomas gli passò accanto senza guardarlo. Sentiva il cuore tamburellargli ritmico e possente nelle orecchie, tra le urla lontane dei giocatori dietro la palla. Si mise in ginocchio accanto alla lucertola con l’ago in mano, il calore gli saliva alle tempie: sentiva gli occhi di tutto il circolo addosso. Cercò di non guardare l’animaletto mentre lo infilzava. Provava a concentrarsi sulle foglie verdi là intorno, sulle pietre disseminate tra l’erba.

«Ma che fai stupido!»

«Sbrigati che dobbiamo rientrare!»

Alla file la prese, sentì la punta penetrare il morbido prima di toccare la terra dura. Quando la guardò si muoveva più lentamente, rassegnata, la vita che le scivolava via con le ultime forze.

«Togliti adesso» il cacciatore lo spinse via e cominciò a trafiggerla ripetutamente con lo stesso ago di J., continuando anche quando ormai aveva smesso di muoversi. Dietro gli occhi freddi che continuavano a lacerare il piccolo corpo pareva non ci fosse nessuno.

Quando la sirena suonò tonante nell’aria decise di fermarsi, raccolse gli spilli «Andiamo adesso» e tutti si avviarono verso l’entrata. J. solo rimase immobile vicino al corpo, tanto che Thomas si voltò verso di lui per qualche istante prima di continuare a seguire gli altri. Rimase vicino al corpo ma senza guardarlo.

Provò a grattare la terra ma era troppo dura. Riuscì a trovare un sasso più grosso e quasi aguzzo, che riusciva a tenere bene nel pugno chiuso. Si mise a scavare vicino a dove la lucertola era stata catturata. La buca non era molto profonda ma sarebbe andata bene lo stesso, non doveva ospitare niente di ingombrante. Raccolse qualche foglia per non toccare il cadavere direttamente, ma quello continuava a cadergli, molle e indifferente. Allora lo prese dolcemente con la mano e lo depose nel solco che aveva scavato, vicino alle radici dell’abete. La guardò per l’ultima volta mentre la ricopriva.

La lucertola era tornata alla terra e J. tornò in classe. L’insegnante lo punì per essere rientrato in ritardo.

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