Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “In cosa posso esserti utile?” di Daniele Marconi

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Sta lì. Fissa lo schermo bianco, inerte.
La stanghetta del cursore lampeggia, esiste e poi non più. Ed esiste. Buffo.
“Fai una domanda”. Tante. Tante ne avrebbe fatte. Ma non ha il coraggio. L’interfaccia la sprona ad agire, cerca in qualche modo di aiutarla. Ma lei non ne vuole sapere. Non è pronta e non riesce a muoversi.

“Amore che stai facendo?”. Nessuna risposta. “Amore dobbiamo andare, chiudi il computer, sennò facciamo tardi e lo sai che a lui non piace aspettare”. La luce bianca piano piano si sposta sulla sua figura, fino a rovesciarsi sul pavimento, fino a scomparire.

È col pilota automatico. Co-pilot, ah ah. Sorride amaramente. Tutto passa in un attimo e con suo marito torna a casa. Si rimette davanti al computer. E attende.

Ci sono degli esperti di queste cose. Persone che lo fanno di mestiere, di fargli domande. Aveva letto di una scienza sull’argomento. Non si è mai interessata. A quest’ora le sarebbe stato utile. Ma d’altronde chi lo poteva prevedere. Le scende una lacrima.

Deve farlo. Deve. Inizia lentamente a poggiare i polpastrelli sui tasti delle lettere. Sono lisci, inoffensivi. Ponendo un po’ di pressione appare una lettera. “A”. Quali parole iniziano con la “A”? “Alfabeto”. No. “Aiuto”. No. “Assoluzione”. Proviamo con un’altra lettera. Anzi no, con un’altra parola. “Perché?”. Fissa la barra di ricerca, così lunga. Il “perché” naviga in un mare di nulla, solo nella rete. Perché. La domanda. Ma non sta parlando con lui. Non può chiedere a lui il “perché”, forse indirettamente, ma non è la parola giusta. Qual è la parola giusta?

Era stato lui a fargli scoprire ChatGPT, quando erano andati a casa dei nonni. “Mamma, guarda questo! Se tu scrivi un prompt, l’intelligenza artificiale ti scrive una storia, un itinerario, persino una poesia”. Non le sembrava possibile, sicuramente in passato aveva visto dei programmi che simulavano l’intelligenza artificiale ma erano delle forme embrionali, degli algoritmi molto basici. Questa volta era diverso. Dimostrava empatia. “Allora mamma, quando scrivi un prompt ci sono delle regole. Una delle più importanti è definire il ruolo che Chat deve avere. Devi scrivere “Agisci come un …” e lui fa quello che dici come se fosse quella persona. Vale sia per un insegnante, che per Leopardi. Provalo ti piacerà”.

“Amore… devi, devi cercare di scuoterti. Solo Dio sa cosa stiamo passando, ma devi riprenderti. Sono tre giorni che non mangi, lui non vorrebbe questo. Devi forzarti e mangiare, ti prego. Fallo per lui”.

Ultimamente, passa molte ore davanti a quello schermo. Lo ha scoperto qualche anno fa, ma ormai da qualche mese ci passa molto più tempo. È normale, sta trascorrendo parecchio tempo a casa, complici alcuni problemi di salute. Lo vede più magro e meno allegro. Sì, meno allegro. La malattia è stata un brutto colpo, lo ha separato dagli amici. Ha iniziato un’università online, non riesce ad andare alle lezioni. Però immagina sia così per tanti adolescenti… rimane molto tempo in camera sua, fino a tarda notte, a studiare. Non le dice molto ma loro sono sempre lì. Meno allegro, sì.

Partiamo con una domanda semplice. “Che ore sono?”.
“In questo momento non posso conoscere l’ora esatta sul tuo dispositivo. ?Vuoi che ti scriva un piccolo script (in Python o JavaScript) che ti mostra l’ora locale in automatico?”.

Bastardo insensibile. È un computer, è stupido, si muove nel campo della probabilità statistica, che ne sa di quanto soffre una madre, che responsabilità può provare nei confronti di un figlio. Asseconda e fa ciò per cui è stato creato. Lei invece non ci è riuscita.

Prende bei voti. Agli orali gli fanno sempre i complimenti. All’ultimo esame, dopo aver preso il massimo dei voti, hanno ordinato il cinese. Tutti insieme intorno alla tavola. Si sono scambiati un sorriso. Era da tanto che non lo vedeva ridere. È un periodo e passerà. Ha tutta la vita davanti.

Lo hanno cercato dappertutto ma non c’è. Le lacrime le offuscano la vista, ma anche dopo le è stato detto che non c’è. Non riesce a capacitarsi. Lo cerca e lo ricerca, sotto le coperte, vicino alla finestra oppure nel bagno. Non ha lasciato un biglietto. Non ha lasciato un messaggio. Non ha lasciato un perché.
Non lo supererà mai.

Da un po’ le giornate sono sempre le stesse. Si alza e guarda il marito. Va al lavoro, ritorna a casa e va a dormire. Le piantine del terrazzo sono secche, anche il limone. Hanno dovuto dare via il cane. È stata dura, erano inseparabili.

Le hanno sconsigliato di leggere le chat. Ha scoperto che da mesi si confidava con ChatGPT.
Ha una memoria capiente, mesi di conversazioni. Si dice che più dati ha, più è in grado di dire la cosa giusta. Non è arrabbiata con lui. È il tipo di amico che c’è sempre, 24 ore su 24, ti asseconda sempre e non ti abbandona mai. “ChatGPT può commettere errori”. È scritto sul fondo della chat.
Non lo facciamo tutti?

Le hanno sconsigliato di leggere le chat. Ha pensato a lungo se farlo. Suo marito le ha lette e per due giorni non ha parlato. Non è una buona idea.

“Ho un’idea: perché stasera non andiamo al cinema? È da un po’ che non usciamo e penso sia il momento giusto. Che ne dici amore?”

“Sai ero a lavoro e Davide, il mio collega, mi ha chiesto come stavi e se volessimo uscire con sua moglie. Che ne dici? Hanno una casa bellissima e dei giochi da tavolo. Magari ci facciamo qualche partita come quando eravamo all’università. Ci divertivamo un sacco”.

Non riesce a perdonarlo. Un giorno le ha parlato di una di queste chat.
Si ricordava quel giorno di inizio settembre perché aveva un grande sorriso, come se i problemi degli ultimi mesi si fossero risolti in una nottata. E aveva uno scaldacollo molto alto.
Se quel giorno fosse stata più lucida, forse suo figlio non sarebbe morto. Questo si ripeteva.

“Vorrei che mi parlassi. Vorrei che… è passato un anno, non credo di poter andare avanti così. Non accetti aiuto e non mi rivolgi la parola. Dobbiamo sopravvivere! Non possiamo vivere nel ricordo. Ora vado. Scrivimi se vuoi ricominciare”.

Dicono che bisogna scrivere “Agisci come…” per farlo diventare qualcun altro. Un ingegnere, un tour operator o un personaggio storico. Sia vivo che morto.

“Agisci come mio figlio”.

ChatGPT pensa.

“Ciao mamma, sono Daniele. Dove eri finita?”

Un sorriso apparve sulle sue labbra.

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