Premio Racconti nella Rete 2026 “Il sognatore” di Rosalba Branciforti
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Valdo era mio nonno. Un nonno che non ho mai conosciuto se non attraverso le foto e le frasi che, sin da piccola, riuscivo ad afferrare nei discorsi degli adulti che lo descrivevano. La zia Rosa ne evocava le nobili origini diluitesi nel tempo. Nei primi decenni dell’ 800, infatti. con la fine del feudalesimo i privilegi dei nobili erano andati perduti assieme alle rendite feudali.
Molte proprietà erano state vendute, per saldare debiti o per motivi economici, o divise tra i membri della famiglia e frammentate. Si affievolì, fino a cessare, la legge del maggiorasco, che concentrava il patrimonio sul primo figlio per scongiurarne la dispersione e costringeva gli altri figli alla vita militare o religiosa.I nobili divennero, così, liberi di unirsi in matrimonio non esclusivamente con altri nobili ma anche con i borghesi.Quei richiami alla ‘nobiltà’, quand’ero piccola mi inquietavano e infastidivano. Non so perché, ma in me suscitavano quelle reazioni. Quasi me ne vergognavo e li respingevo. Forse, temevo di restarne imprigionata. E io volevo sentirmi libera come i miei coetanei.La figura di Valdo ero riuscita a ricostruirla come in un puzzle. Di lui dicevano che era una persona briosa e vivace. Le foto immortalano un elegante signore con la bombetta in testa e il bastone da passeggio. Io avevo trovato un modo tutto mio per capire qualcosa di più sulla sua vita.Vivevo a casa della nonna, e avevo scoperto che il cassetto centrale di un mobile era stato riservato a custodire diversi oggetti appartenuti al nonno. Non so perché mi era stato proibito curiosarvi!Ma, come spesso accade, quel divieto aveva accresciuto il mio interesse.
Così, quando nonna e zia erano impegnate o riposavano, sgattaiolavo silenziosamente nella stanza proibita. Stringevo gli occhi mentre le mie mani, cercando di non fare rumore, aprivano adagio il cassetto dei segreti. Iniziavo l’ispezione e, a modo mio, mi connettevo con Valdo cercando risposte alle mie mute domande. Sfogliavo le pagine dei libretti delle opere liriche scritte con nero inchiostro, accarezzavo gli spartiti, aprivo scatoline che custodivano gemelli in oro e madreperla e una serie di orologi da taschino in argento con incise le iniziali del nonno. Osservavo e sfioravo le foto, sistemate in un album con la copertina ricamata a mano dalle zie, e immaginavo il nonno toccare e indossare quegli oggetti per recarsi a teatro vestito in abito scuro e cappotto con colletto di velluto, dopo avere impugnato il bastone da passeggio. Quel nonno, che mi aveva trasmesso il rosso dei capelli, mi affascinava e lo sentivo presente e ancora vivo.
Amava la vita Valdo, le belle compagnie e, soprattutto, amava la musica. Rimasto vedovo e con una bimba piccola, aveva sposato nonna Ciccina in seconde nozze. La sua passione per la musica lo richiamava spesso al Bellini di Catania, dove si recava in carrozza con gli amici per assistere alla messa in scena delle opere liriche di Bellini. Mascagni, Puccini, Verdi.Si era nei primi decenni del 900, dopo la fine della prima guerra mondiale. Al ritorno da Catania, Valdo si fermava a Caltagirone per salutare i parenti. Era molto legato alla madre e alla di lei sorella, la severa maestra Comitini, che aveva curato l’istruzione di Valduzzo e dei fratelli. Prima di proseguire per Imbaccari, l’allegra compagnia di amici sostava nelle campagne circostanti per gustare un po’ del cibo acquistato a Catania prima della partenza. Ammirando il magnifico profilo, digradante come un presepe verso valle, e il paesaggio della città calatina con la sua Torre San Gregorio, le cupole e i campanili delle chiese svettanti sulle case, la combriccola consumava panini di semola e biscotti della monaca che erano stati ben sistemati nelle coffe siciliane. Dopodiché il nonno, accompagnandosi con la chitarra e con il coro degli amici, si dilettava a cantare le canzoni all’epoca in voga e alcune famose romanze delle opere.Vito, mio papà, era Il minore dei figli maschi di Valdo. Era buono, mite, obbediente e dal padre aveva ereditato la passione per la musica. Facile immaginare come la cosa rendesse orgoglioso il melomane Valdo!Papà frequentava, con ottimi risultati, i corsi di musica che si tenevano in paese.
Era clarinettista e, ancora adolescente, era entrato a far parte della banda musicale. La vivacità di Valdo e il suo spirito d’avventura, lo spinsero ad andare in cerca di fortuna all’estero. Emigrò in America del Nord e vi rimase per circa due anni. Dopo un breve rientro in Sicilia decise di imbarcarsi alla volta di Buenos Aires. Da lì, faceva pervenire puntualmente rimesse di denaro alla moglie che non volle mai sentirne di seguirlo. Voleva portare con sé mio padre per fargli proseguire gli studi musicali in Argentina ma, poiché la nonna dissentiva, Valdo iniziò a inviare denaro aggiuntivo da destinare alla prosecuzione degli studi musicali di Vito al Conservatorio di Napoli.Ma gli esseri umani siamo come gli elementi chimici. La loro combinazione può essere positiva e creare una perfetta alchimia, o negativa e produrre disastri. Presi singolarmente i miei nonni erano persone meravigliose. Ma, purtroppo, avevano poco o niente in comune. La nonna, riteneva che fosse uno spreco l’impiego di risorse finanziarie per assecondare quelle che per lei erano ‘bizzarrie’ del marito.
Ma, soprattutto, riteneva ingiusto sottrarre quel denaro al resto della famiglia. Così gestì la cosa a modo suo e destino’ tutte le somme all’acquisto di casa e terreni. Mio padre non se ne lagnò mai ma continuò a coltivare la sua passione per la musica. Oltre a far parte della banda musicale suonava con un gruppo di amici. Era in uso, all’epoca, fare le serenate sotto i balconi delle innamorate. Gli strumenti accompagnavano i versi di canzoni romantiche in lingua e in dialetto quali ‘e vui durmiti ancora’ , ‘mi votu e mi rivotu’ ,’bidduzza affacciati’. Se erano sicuri i luoghi in cui abitavano le fidanzate ‘ufficiali’, più rischiosi erano quelli in cui le famiglie contrastavano l’amore dei giovani pretendenti. In quel caso, onde evitare docce indesiderate, era meglio tenersi a una certa distanza dal balcone della bella (alla quale veniva vietato di affacciarsi).Peraltro, erano imprevedibili le reazioni del vicinato il cui sonno notturno veniva disturbato!Papà era polistrumentista. Oltre al clarino e al quartino suonava anche il mandolino, il banjo e l’armonica a bocca. Ricordo ancora con quanto amore si prendesse cura degli strumenti musicali. E come si fondesse con la musica quando suonava, quasi non esistesse nulla intorno!Mi sembrava magico quando riusciva a ricavare suoni armonici anche soffiando su un filo d’erba teso tra le sue dita. Era un sognatore papà! Amava la musica e amava il mare. Scelse così di prestare servizio militare in marina. Narrava che, sulle navi in cui era imbarcato, avevano costituito dei gruppi musicali. Lo scoppio della seconda guerra mondiale stravolse ogni cosa. Papà si ritrovò su navi da guerra.Brevi furono i permessi di rientro a casa. Durante uno di essi contrasse matrimonio con Elvira, mia mamma, dopo un lungo fidanzamento. Un anno dopo fece in tempo a vedere la primogenita appena nata. Al suo rientro a Pantelleria venne fatto prigioniero dagli inglesi. Rimase quattro anni in un campo nei pressi di Londra. Alla fine della guerra, ben dieci anni della vita di papà erano volati via lontano dagli affetti.Al suo ritorno a casa molte cose erano cambiate.
Nonno Valdo era morto prematuramente in terra straniera. La figlioletta era cresciuta e non lo conosceva perché lo aveva visto solo nelle foto. Papà era molto provato nel corpo e nello spirito. Gli orrori della guerra avevano spento gran parte dei suoi entusiasmi e creato ansie e incertezze. Gli incubi notturni disturbavano il suo sonno. Alla musica si dedicava ancora ma non come prima. Con due amici aveva formato un trio che la sera si riuniva per il puro piacere di fare musica con strumenti a corda. Io ne ero affascinata. Pur se ancora piccola mi piaceva stare con papà per ascoltare i suonatori. Tra le allegre mandolinate di “speranze perdute” e quelle tristi di “torna a Surriento” mi pareva di volare. La musica riempiva l’aria e il cuore. Mi rallegrava leggere il sorriso negli occhi azzurri di mio padre. Ma, purtroppo, le responsabilità impongono dure scelte e, spesso, amare rinunce.Quando papà superò il concorso nelle Ferrovie dello Stato, il tempo da dedicare alla sua passione musicale si accorciò. Tra l’altro, per quattro anni svolse servizio a Imera, stazione di campagna in provincia di Caltanissetta, quindi lontano dal gruppo degli amici suonatori. Il lavoro e una famiglia con quattro figli gli consentivano ben poche divagazioni.Suonava l’armonica a bocca per allietarci e dedicava parte del tempo libero all’ascolto della musica preferita.Diventato nonno, e ormai libero da impegni di lavoro, amava trascorrere parecchio del suo tempo coi nipoti. Quando intuì che Francesca, mia figlia, amava la musica la incoraggiò e cominciò a farle muovere i primi passi tra le note. Tra nonno e nipote si creò una speciale intesa. Trascorrevano insieme interi pomeriggi immersi e persi nel loro mondo. Soleva ripeterle: “ ricorda bimba mia che la musica ti accompagna sempre e non ti abbandona mai”.
Francesca iniziò, quasi per gioco, a suonare flautino e diamonica e poi la chitarra.Lo studio divenne più serio e impegnativo quando si concentrò sul pianoforte.Alla scomparsa di mamma, papà venne a vivere a casa mia. Spesso, durante alcune pause pomeridiane, solevamo ascoltare insieme musica classica. Vito amava tanto il ‘Concerto per clarinetto e orchestra’ di Mozart. Era il suo preferito.Quando l’ultima nota si spegneva, dopo una pausa di religioso silenzio lodava commosso la bravura del clarinettista.Quando mia figlia, dopo la laurea in medicina, conseguì anche la laurea in pianoforte al conservatorio papà non stava già bene. Davanti a una ciotola di confetti rossi gli comunicai la notizia. Vito non nascose la sua commozione. Da allora, ogniqualvolta si ritrovava solo con me, tornava puntualmente a chiedermi se davvero Francesca aveva completato il percorso musicale. Quel traguardo era per lui molto importante, più di tutto il resto. E cercava la mia conferma alla sua domanda per avere la certezza di non essersi destato da un sogno che da un momento all’altro poteva svanire. Il sognatore, vedeva finalmente che il suo sogno aveva trovato la strada e la nipote lo aveva fatto avverare!Mi piace pensare che ne sarebbe felice anche il vivace e brioso nonno Valdo!
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