Premio Racconti nella Rete 2026 “Labora et labora” di Riccardo Martellucci
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026—Hola Fèlipe, que tal?— gli chiedevo sempre come stesse appena varcavo la soglia del suo ripostiglio. Così lo definivo, per la grandezza, anche se era una specie di officina. E sempre sapevo che mi avrebbe sorriso: Bien, bien, sto bene cabrón: le solite stesse parole. Quella volta no. Non capii mai se mi reputasse suo amico, oppure se odiasse la mia domanda. Non gli ho mai chiesto in che modo mi definisse stronzo.
—Estoy en una nube!— Era al settimo cielo? Fèlipe?
Si muoveva: destra, sinistra. Uno scaffale, il tavolo da lavoro. Pinza, colla, forbici, metro, martello. Era frenetico, attivo. Di lui che non ho mai visto le gambe, se non quella volta che mi chinai a raccogliere un cacciavite cadutogli in terra e finito sotto il banco da lavoro. Dava la parvenza di voler essere loquace e spigliato eppure allo stesso tempo serrato, conciso: agitato. Come se dovesse correre via, come se avesse un appuntamento impellente. Fèlipe? Impossibile.
Lo conoscevo da quasi un anno e solo una sera ero riuscito a non farlo stare in casa.
Tacos, Enchiladas, Fajitas. Quiero comer mexicano. Riccardo, conosco un ottimo ristorante fuori Roma, però no tengo coche.
Fu l’incipit di quella serata.
Io ho la macchina. Perché non vai mai a mangiare asado? Non ti manca?
Puta mierda cabrón, quanti anni hai?
Lo disse rabbioso, come tutti i detentori della verità. Poi si distese, gli occhi si dilatarono, come se dovessero accogliere numerose immagini, infiniti ricordi da rivedere. Ho sempre sostenuto che i ricordi non si vedano nella mente, ma nelle pupille; come una proiezione in un grande cinema, loro fungano da schermo e il cranio da sala delle macchine.
Mi rispose con voce ferma: El asado se mangia a casa. Gli occhi diretti nei miei, come spilli a bucarmi le pupille. L’amore se hace con la chica del cuore. Le mani accompagnavano il suo scandire come un direttore di una grande orchestra all’ultima prova. La domenica, con todo la familia, viejo inizia a massaggiare carne con il sale. La paciencia. No hay que hacer cosas que no se pueden, solo por nostalgia.Non si deve fare, ciò che non si può fare, come andrebbe fatto, solo perché si ha nostalgia. Me lo ripetei in testa, come un eco in un sogno lucido.Renunciar es la forma más alta del amor. Entiende ahora, cabrón?
Allora passo stasera a prenderti. Dovetti esortarlo ad uscire. Lo implorai. No, cabrón. Tengo comida a casa. Dovetti ricorrere ad una mossa meschina,promettergli di comprargli dell’alcol e la compagnia della mia coinquilina Rosa. Adorava Rosa. Una bottiglia a testa, Fèlipe. OK? Si viene Rosa, esta bien. Però mucho tinto, due bottiglie di chianti. Gli strinsi la mano. Vale, Fèlipe, vale! Era un uomo di sessant’anni, legato ancora a strani rituali di rispetto e di orgoglio. Eppure ci credeva ancora alla parola data, o ad una stretta di mano.
Fèlipe era vedovo. E solo.Ricordo il nostro primo incontro. Il suo negozio: un bugigattolo caotico e privato. Aveva affisse foto della Roma ovunque. Fèlipe per quale squadra tifi? Yo soy del Boca, Riccardo. Dale Boca! Perché avesse, allora, solo stampe della Roma di inizi anni 2000 non lo capii mai. Avevo troppe domande da porgli ancora. Fèlipe possedeva troppo celato. Doveva essere la sua capigliatura corvino ad infondermi attrazione, o la mia credenza di vivere in una storia frutto di una sceneggiatura. Mi ero trasferito a Roma perché tutti la definivano il luogo peggiore in cui vivere; eppure, poi sospirando dicevano: “però quanto è bella?”. Mi sembrava come giustificare un compagno tossico negli atteggiamenti perché ogni tanto rincasa con i nostri fiori preferiti. Ma credevo di vivere in una sceneggiatura, quindi… cercai lavoro lì al termine degli studi. Scarpe su scarpe, ripiani sghembi, traballanti, costipati di calzature: eleganti in camoscio da uomo, eleganti in pelle da uomo, di pelle da donna, senza suola, scarpe a punta col tacco, stivaletti, sandali, infradito. Fèlipe era il calzolaio di quartiere. Tutti lo conoscevano, ed io volevo diventare suo amico a tutti i costi. Forse perché avevo appena perso mio nonno; o forse solo per dire di avere un confessore, un sapiente consigliere, un amico fuori dal comune; sempre perché credevo di vivere in una sceneggiatura fatti di incontri rivelatori. Non pensavo fosse così difficile farsi amici in una città come Roma quando si è astemi. Aggiungendo che, non bevendo caffè, perdevo tutti i momenti di socialità sul posto di lavoro. Per fortuna scelsi una casa con altri coetanei, seppure sconosciuti. Appena entrai nel suo negozietto, la prima volta, con un paio di scarpe che non avevo mai indossato, scollate per avere un movente, gli chiesi subito di lui. Ogni volta lo tartassavo di domande; sembravo vorace, affamato. Neanche il tempo di una risposta che subito gli porgevo un’altra domanda. Ohy Ohy Riccardo me duole la testa así.
Hoy ho lucidato 15 scarpe, riparato 10 suole, però non ho fatto ningún zapato nuevo. Utilizzo ormai solo martello e tenaglia. Porque todo dicono che il calzolaio è un lavoro che torna? Yo ero famoso aquì nel quartire, todos venivano a farsi le scarpe da Fèlipe. Ripariamo ahora, ma non creiamo. Como ustedes, los jóvenes. Cosa create? Dove siete? Sono triste por ustedes. Come i giovani.Io anche ero giovane. Ce l’aveva anche con me. O forse con la politica, conoscendolo. Grugniva mentre parlava. Aveva sempre il respiro affannato. D’altronde Fèlipe si muoveva solo tra casa e lavoro.
Cinco hijos… Cinco. La seconda volta lo disse a rallentatore, agitando bene in vista la mano destra.La voce tremò per un istante, lo percepii. Il gioco del duro durava poco per Fèlipe. Infatti, commosso riprese. Cinque figli ho messo al mondo. Neanche uno vicino. Svizzera, Francia, Germania, Nord Italia. Sei felice del paese in cui vivi, tu Riccardo? Il paradosso per il quale la solitudine lo aveva reso meno libero. Io ero concentrato sulla sua disperazione, per pensare alla mia. A 28 anni ero laureato e lavoravo, ma non potevo certo permettermi di comprare una casa mia, vivevo in affitto in una stanza. Quattro in una casa con un solo bagno. Come ho già detto: per fortuna, anche se era l’unica scelta economicamente possibile, altrimenti sarei stato completamente solo.
—Fèlipe, cosa hai? Non ti ho mai visto rassettare alle cinque del pomeriggio.
Una strana luce gli ricalcava i contorni del corpo. Come un omino ritagliato da una rivista ed incollato per un collage, tra immagini altre a sé, con ancora il contorno bianco del vecchio sfondo.
—Me ne voy.
Il suo alito puzzava. Tutto quel ripostiglio non a norma puzzava. Era un odore acre, pungente, come di piscio sotto i portici, o sotto i cavalcavia; ma ancora più penetrante e nauseante. Bruciava come acido nelle narici. Non gli credetti, lì per lì; era solito fare scherzi. Siccome restai in silenzio, aggiunse.
—Ho scelto, Riccardo. Voy a mirar la vida dei miei figli. Ti chiedo scusa. Perdón, cabrón.
A vedere la vita dei suoi figli? Parlava e non lo capivo. Per cosa mi chiedeva scusa? In che modo voleva assistere loro?
—Si tu puoi fare una scelta, come scegli?— Mi chiese, mentre continuava a frugare tra buste, scatole, ripiani.
—Non lo so, Fèlipe, dammi più indicazioni. Cosa stai cercando?
—Yo no cerco più nada. Finalmente sono in pace.
—Allora cosa stai facendo?
—Riccardo, cabrón. Se il bene è tuo e il male è degli altri, che fai?— Disse con tono sconsolato, muovendo le mani in tondo come fossero pedali di una bicicletta e con lo sguardo chino camminando frenetico come su tizzoni ardenti.
—Fermati, Fèlipe!— Mi stavo agitando e dovevo capire.
Si fermò, ancora capo chino. C’era silenzio. Il puzzo era aumentato ora che mi era a pochi centimetri; avevo realizzato che fosse lui ad emanare quel fetore. Sembrava carne morta. Non ebbi il coraggio di dire nulla, perché ero ancora incredulo. Non avevo mai sentito un puzzo del genere.
—Scusa, Riccardo. No es igual tra il bene mío y il bene tuyo. No se puede.
Mi coprii il naso con il braccio, quelle parole sembravano essere state trasportate da Caronte. La camicia di Fèlipe era aperta. Indossava un pantalone lungo in lino, dei sandali senza calzini. Lo notai solo in quel momento, ero convinto che avesse il solito giubbotto nero. Le maniche erano arruffate. Era gennaio inoltrato. Come poteva resistere al freddo in quella tenuta? Lo fissai in volto ed era bianco, moribondo.
—Dove vai vestito così?
—Me ne voy.
All’ennesima risposta del genere, cercai di assecondare quello che mi pareva un delirio. —Cosa vai a fare da loro?
—Puedo vederli mentre lavorano o hablan con los hijos. Como uno spettatore.
Il fetore era ormai insostenibile. Dovetti dirglielo.
—Fèlipe, cosa cazzo stai blaterando? Deliri! Ti sei cagato addosso? Hai vomitato? Puzzi da morto!
—Ohy Ohy Riccardo, cabrón. Porque es así difícil? Non riesci ancora a capire!
Mi prese la mano destra e l’appoggiò al centro sinistra del suo petto. Ci fu silenzio. Le mie dita rimasero incollate lì, era freddo, gelido; al contempo unto, come se fosse imbalsamato. Il torace non dava l’impressione di essere una cassa soggetta ai ritmi del cuore, bensì un oggetto statico, un contenitore vuoto: come se il suo cuore non battesse. Poi prese la mia mano sinistra e l’appoggiò sul mio petto.
—Io ho potuto scegliere, Riccardo. Yo tengo hijos. Perdón.
1, 2, 3, 4… Cominciai a contare fino a 60. Ogni secondo un battito. In teoria… Da un rapido calcolo avevo elaborato che in media si hanno 90 battiti al minuto, qualcosa in più di un battito al secondo… 9, 10. Ancora l’oggetto statico sotto i miei polpastrelli.
—Fèlipe, non ti batte il cuore!
—Es la verdad.
—Fèlipe, non mi batte il cuore!
—Es la verdad.
Ci fu silenzio.
—Adiós, Riccardo.
—Ma quindi… anche io?
—Sì.
—Perché?
—Te acordarás.
—Mi ricorderò… Quando? Dove andrò?
Fece silenzio.
—Fèlipe, perché dici che andrai a vedere i tuoi figli? Ed io?
Per la prima volta vidi un morto piangere.
—Fèlipe, dimmi qualcosa!
—No puedo, scendendo avrai le tue risposte.
—Perché tu non vieni? Perché tu puoi andare altrove?
Forse puzzavo anche io. Però io non piansi; o meglio, non potei, anche se avrei voluto. Anche se sentivo lo stimolo in me; evidentemente da me non potevano uscire.
—Tu compraste el vino quella sera. Tu guidavi coche.
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