Premio Racconti nella Rete 2026 “La neve a terra” di Maddalena Conti
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Un mese fa andarono al monte Fumaiolo alla ricerca della neve. Lei, il suo compagno e loro figlio. Ce n’era rimasta poca, solo alcune chiazze nelle zone in ombra e in mezzo al bosco. Pietro e il padre camminavano più avanti lungo il sentiero. Lei rimase indietro. Proprio quando era quasi arrivata al rifugio, due caprioli le attraversarono la strada. Per un attimo si guardarono, immobili, lei e loro. Poi fuggirono, balzando sulla neve. Non aveva mai visto un capriolo in libertà così da vicino.
Quando arrivò al rifugio, scoprì che era abbandonato da tempo. Sul retro c’erano ancora i vecchi cannoni sparaneve arrugginiti, e le reti delle piste sparse tutt’intorno. Come se fossero fuggiti tutti all’improvviso.
Pietro e il padre raccoglievano sassi fra la neve. Ridevano. Pietro ne scelse uno e se lo mise in tasca. Lei non disse nulla dell’incontro.
Più tardi, al ritorno in macchina, si imbatterono in un cavallo spaventato, fermo in mezzo alla strada. Per un istante anche lei ebbe paura. Poi passarono e poco dopo videro il recinto da dove era scappato. Lo stavano cercando.
Guardava dal finestrino il paesaggio spoglio e si chiedeva se quei segni avessero qualcosa da dirle. Forse no.
“Lo porti tu, domani?”
Lei annuì, scorreva distratta il cellulare. “Si è addormentato bene?”
“In camera saltava sul letto, poi ho iniziato a leggergli I sette capretti e si è addormentato”.
Lei alzò gli occhi dal telefono. “Ha letto qualche parolina?”
“Due, forse tre”. Camminava per il soggiorno.
Lei si fece seria. “Deve leggere”.
“Era troppo agitato”.
Stava per dire qualcosa, ma si fermò. Lui si sistemò sul divano e accese il computer. Lei guardò il suo volto illuminato dallo schermo.
“Vado a dormire” disse.
Lui annuì, senza alzare gli occhi.
A letto, sfiorò la mano calda del bambino addormentato. Lo sentì tutto suo. Per un istante ripensò ai caprioli. Era stata come un’apparizione. Chissà se il cavallo l’avevano preso.
Il mattino dopo portò suo figlio a scuola. Erano in ritardo. Pietro non voleva uscire di casa senza il sasso che aveva raccolto al rifugio. Lei gli aveva detto che i sassi non si possono portare a scuola. Pietro aveva cominciato a piangere. Lei cercava di vestirlo, lo teneva stretto a sé .
“Io lo porto” disse. Le sfuggì dalla presa e andò a nascondersi sotto il letto.
“Lo porto, se no a scuola non ci vado”.
“La maestra non vuole”.
“Glielo dico io alla maestra”.
“Esci!”
“No”.
“Facciamo tardi”.
“No”.
La mamma provò ad afferrarlo, ma le sfuggì di nuovo. Guardò l’ora.
“Pietro!” gridò.
“No”.
“Facciamo così” disse lei, la voce ferma. “Lo porti e quando arrivi lo dai alla maestra”.
“E se non me lo fa tenere?”
“Te lo ridà alla fine della lezione”.
Non sapeva perché l’aveva detto.
Pietro strisciò fuori piano da sotto il letto. Corse a prendere il sasso e lo mise nella cartella. Rideva.
In macchina parlò per tutto il tempo del sasso. Voleva tornare al rifugio e raccoglierne altri per fare dei lavori.
Appena scesi, Pietro iniziò a correre mentre lei lo seguiva con la cartella. All’ingresso gli mise lo zaino sulle spalle e rimase a guardarlo finché non entrò. Mentre tornava alla macchina scorse il cellulare: sul giornale locale le apparve la notizia di un cavallo fuggito dal recinto. Lo stavano cercando. Chiuse la notizia senza leggerla tutta. Entrò in macchina e per qualche istante rimase ferma, le mani sul volante.
Al lavoro, in pausa pranzo, lui le telefonò. Voleva sapere se Pietro era andato a scuola bene. Lei rispose di sì, che era tutto a posto. Stasera a cena c’erano gli spaghetti alle vongole, che piacciono a Pietro.
Nel pomeriggio il capo la chiamò nel suo ufficio. C’era anche il suo braccio destro. Le dissero che nell’ultimo periodo aveva commesso diversi errori nelle pratiche. Lei ascoltava, annuiva, e pensava che non sapeva neanche da dove venivano.
La sera cucinava il sugo alle vongole. Pietro l’aveva messo davanti alla TV, a guardare i cartoni. Era uno dei pochi momenti in cui non saltava per tutta la casa.
Lui era appena rientrato. Diede un bacio sulla fronte al figlio. Pietro lo scansò con una mano.
“Avete fatto i compiti?”
Pietro non rispose.
“È stato bravo oggi” disse lei. “Pietro, dov’è il sasso?”
“Quale sasso?” disse lui.
Lei non rispose e si mise a cercarlo nella cartella, ma non c’era.
“Dove hai messo il sasso?”
Pietro continuava a guardare i cartoni.
“Ce l’ha la maestra?”
“Non voglio dire niente” rispose Pietro.
Lei e lui si scambiarono uno sguardo. Lei tornò ad occuparsi delle vongole, lui apparecchiò la tavola.
“Non l’hanno preso” disse lei a un certo punto. “Il cavallo”.
Lui per un istante rimase fermo, poi fece un gesto vago con la mano.
“Dove sono i bicchieri?”
“Prendili dalla lavastoviglie”.
A cena Pietro si rifiutò di mangiare. Disse che gli spaghetti alle vongole non gli piacevano più. Lei si avvicinò e gli diede un bacio sulla guancia. Pietro si ritrasse.
“Babbo, stai con me”.
Era al lavoro quando ricevette la chiamata dalla scuola. Pietro aveva fatto male a un altro bambino durante la ricreazione. Aveva lanciato un sasso nel corridoio e l’aveva colpito a un occhio. Lei cercò di ricordarsi le dimensioni del sasso; era bianco e liscio, piccolo. Forse non gli aveva fatto troppo male. Pietro non era mai stato aggressivo con gli altri bambini, anzi spesso quando giocava con loro aveva la peggio.
Corse a scuola e lo trovò seduto in silenzio su una sedia in corridoio. Per un istante rimase immobile di fronte a lui. Lo guardava. Sembrava uno di quei caprioli, sul punto di balzare via sulla neve. Lo abbracciò, questa volta non se lo lasciò sfuggire.
Pietro scoppiò a piangere. “Volevo solo che facesse basta”.
“Basta cosa?”
“Rideva di me. Anche gli altri” disse.
Lei lo strinse più forte.
“Non voglio dire niente”.
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Ciao Maddalena, mi è piaciuto come i momenti nella natura e quelli domestici si intrecciano, creando una tensione silenziosa che cresce piano. Il sasso diventa un simbolo di ribellione e il finale colpisce proprio perché è umano. Una storia che parla di fragilità, incomprensioni e di quel filo sottile tra ciò che vediamo e ciò che i bambini vivono dentro.
Ciao Linda, grazie per la tua lettura davvero attenta e per me preziosa.
Buongiorno, Maddalena, ho letto e riletto il tuo racconto con tanti particolari, passaggi , dettagli e ricerca di significati che narrano in modo struggente e intenso parte del quotidiano di questa famiglia. Vi leggo momenti sereni e distesi, d’intimità e d’amore condiviso, e leggo molto impegno e attenzione nel prendersi cura che sembrano non bastare mai o non ancora, perché tutto è complesso, in buona parte imprevedibile e non tutto si può progettare e, ovviamente, controllare.
Lo apprezzo molto, grazie.
Ciao Francesca, grazie per il tuo rimando e per quello che hai colto.
Ciao Maddalena, mi è piaciuto molto il tuo racconto per la sua atmosfera sospesa e per il non detto che contiene. Sembra non accadere molto e si è invece presi dai dialoghi e dalle tensioni sotterranee che questi fanno emergere. È bello che non ci sia un vero principio e una vera fine, un po’ come nella vita. Grazie.
Ciao Enrico, grazie per avermi letto. Le tue parole mi hanno fatto molto piacere.
Ciao Maddalena, mi piace come sei riuscita a riflettere l’incomprensione madre-figlio nel freddo della stagione invernale, ma soprattutto nella neve, capace di isolare la terra e silenziare il paesaggio. Complimenti
Ciao Alice, grazie per le tue parole e l’attenzione che hai dedicato alla relazione fra la madre e il figlio.
Cara Maddalena, ho letto con interesse “La neve a terra”. Mi ha colpito il modo in cui il racconto lascia affiorare significati attraverso piccoli segni – l’incontro con i caprioli, il cavallo smarrito, il sasso raccolto dal bambino – che sembrano attraversare silenziosamente la quotidianità dei personaggi. Una scrittura delicata, attenta ai dettagli e alle sfumature del quotidiano. Un racconto delicato, capace di suggerire molto attraverso piccoli gesti e immagini.
Ciao Paola, grazie per aver letto il testo con attenzione e per quello che hai colto.