Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Angela” di Sara Barontini

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Maryanne aveva sempre odiato quell’ufficio. Recarsi lì, ogni santa mattina, era per lei una forzatura inenarrabile: più volte era stata sul punto di non presentarsi al lavoro, in balia di un malessere che la travolgeva come un mal di mare sul ponte di una nave. Pur odiandolo con tutte le sue forze, non aveva però mai avuto il coraggio di lasciarlo, il suo posto da segretaria: per quanto magro fosse, lo stipendio ricevuto era di sostentamento per lei e per i suoi ormai anziani genitori. Sepolta definitivamente l’illusione infantile di diventare una cantante lirica, infatti, Maryanne faceva i conti con la realtà, e con quello che a tutti gli effetti le pareva un destino immodificabile.

Quella grigia mattina di fine ottobre, il suo umore era ancora più funereo del solito: aveva dormito male, di un sonno agitato e disseminato di incubi. Allungando un braccio per spegnerla, aveva poi urtato la vecchia sveglia gracchiante, che cadendo dal comodino era andata in mille pezzi. Come se non bastasse, complici la penombra e il torpore dovuto al sonno, aveva poggiato il piede scalzo su uno dei frammenti di vetro, che le si era conficcato profondamente nel calcagno sinistro, procurandole una piccola ferita. La vista del sangue sulla acuminata trasparenza le procurò una vertigine, e all’improvviso una parola riecheggiò nella sua mente: “OGGI”. Quelle quattro lettere erano in effetti l’unico ricordo dei brutti sogni della notte, e le si stagliarono davanti come scolpite sulla pietra. “Oggi, oggi…” Le sembrava quasi di sentire ancora la voce femminile che aveva pronunciato quella parola nel sogno, le sembrava che fosse ancora lì a ripeterla sottovoce. Un brivido le corse lungo la schiena. Cercando di riscuotersi, Maryanne si preparò in fretta e consumò la sua colazione: un caffè lungo e due fette di pane imburrato, come sempre accompagnate dalle solite lamentose chiacchiere della madre. Si avviò infine al lavoro, demoralizzata e, per giunta, claudicante. Erano le 6:30 e le nebbie del mattino rendevano incerti i contorni della città, che si ridestava con fatica dalla quiete notturna.

Lungo il percorso consueto, due vecchi mendicanti chiedevano l’elemosina vicino alla Bakeryhouse, sperando forse di rimediare almeno una pagnotta profumata, oltre che qualche penny. All’angolo fra Britton Street e Benjamin Road il solito strillone invitava i passanti a comprare il giornale, sventolandone con foga una copia: “Comprate il London Today del 31 ottobre 1940… scoop straordinari, notizie da brivido…” Maryanne passò oltre, diretta a passi veloci verso la fermata della metropolitana. Poi un pensiero le lampeggiò in testa: “London TODAY1… ma il quotidiano non si chiama London Telegraph?!”In piedi alla banchina della metro in direzione St. James, mentre rimuginava sul perché di un tale improbabile errore, una donna con un lungo pastrano nero e gli occhi insolitamenti penetranti le si accostò molto più di quanto fosse conveniente. Maryanne, assorta nei suoi pensieri, non l’ aveva vista se non con la coda dell’occhio, per cui quando questa le sussurrò all’orecchio: “Signorina, sa che giorno è OGGI?” sobbalzò per lo spavento, portandosi le mani al cuore. Avrebbe voluto rispondere: “E’ il 31 ottobre, ma che domanda è? Generalmente si chiede che ora è, non che giorno è….” ma proprio in quel momento arrivò il treno, e fra lo sciamare della gente che saliva e che scendeva, Maryanne perse di vista quella strana interlocutrice. “Fortuna che è venerdì” pensò poi, aggrappata ad un maniglione e schiacciata fra le cassette di frutta del suo vicino di destra e le borse cariche di cianfrusaglie di quello di sinistra. “Un altro venerdì di lavoro”. L’ufficio del dott. Barkley si trovava al n. 13 di Bottom street. La postazione di Maryanne era nella prima stanzetta, piccola e umida. La scrivania di mogano scuro e il divano di pelle nera le davano una sensazione claustrofobica, quasi di asfissia; e per quanto riguarda il sig. Barkely, odiava persino il suono della sua voce. Eppure da quindici anni si recava 1 Letteralmente, “Londra oggi”. quotidianamente allo studio, senza aver mai provato nulla di concreto per migliorare la sua vita, mai. Maryanne aprì la porta dalla maniglia d’ottone, entrò e, dopo aver sistemato il cappotto e la borsa sull’appendiabiti, iniziò a spolverare la sua scrivania. Si apprestò poi a strappare, come ogni mattina, la vecchia pagina del calendario, ma… la data del 31 ottobre era già in vista, le rosse cifre facevano bella mostra di sé sul foglio candido. Rosse, come il sangue sul vetro, quella mattina. Di nuovo la sensazione di vertigine. Di nuovo quella voce nella testa: “oggi…”.

Maryanne si appoggiò per un attimo alla scrivania, la mano sulla fronte. Sentiva le gambe cedere e si sedette. Sbottonò l’ultimo bottone del collettino per respirare meglio. Tutte quelle stranezze, quel giorno…Proprio mentre rifletteva su questo, il principale entrò, girando nervosamente le chiavi nella porta. “Buongiorno Mr Barkley. Mi perdoni se le faccio subito una domanda: per caso ha strappato lei la pagina di ieri dal calendario?” “Ti pago per sventolarti, Maryanne? O per parlarmi di calendari? Guarda quanti soldi abbiamo perso in borsa ieri! Guarda!” E scaraventò sulla scrivania un documento recante una cifra. La donna inforcò gli occhiali mentre Mr. Barkley esclamava: “311.040! Ti rendi conto!! Trecentoundicimilaquaranta sterline!! E lei si sventola!” Le cifre sotto gli occhi di Maryanne sembravano ballare. Trecentoundicimilaquaranta sterline… “Una somma enorme”, disse. Improvvisamente, i numeri interruppero la loro danza. E fu allora che se ne accorse: “311.040… trentuno… dieci… quaranta… 31/10/40?! Ancora la data di oggi? Mio Dio, ma cosa può significare?!” “Maryanne!” sbraitava intanto Mr. Barkley dalla sua stanza. “Vieni subito qua! C’è un mare di corrispondenza da sbrigare, e tu, che fai? Guardi le mosche?!” A quel punto Maryanne capì, o credette di capire. 31/10/40… “oggi”… era il giorno del suo riscatto!! Ecco il perché di tutte quelle coincidenze: la voce nella testa, lo strillone, la signora alla stazione, la cifra della perdita… avrebbe dovuto capirlo subito! Anche l’orologio rotto era un simbolo: significava “Maryanne svegliati!! Riprenditi la tua gioventù, i tuoi sogni…” Fu un attimo: la ragazza riprese il cappotto, il cappellino, entrò nella stanza di Mr. Barkley e rassegnò le dimissioni. A nulla valsero i di lui tentativi di convincerla a rimanere. Gli accordò soltanto un ultimo favore: rispondere al telefono che squillava insistentemente, prima di andarsene. “Pronto, studio di Mr. Barkley” “Sono Angela Blood, cercavo lei, signorina Maryanne” “MI dispiace Mrs Blood, io non sono disponibile, me ne vado in questo momento.” “La troverò ovunque vada” disse la voce dall’altro capo del filo; ma Maryanne non sentì, perchè stava già uscendo di corsa dalla stanza, di corsa verso il cambiamento. Qualche giorno dopo, accomiatandosi dallo studio di Mr Barkley l’avvocato Shelton esprimeva il suo cordoglio al collega: “Che fine ingiusta per una donna così giovane.

Ma chissà cosa le è preso quel giorno?! Scappare così…” “Già” disse Mr Barkley, stringendo la mano all’avvocato e accompagnandolo alla porta “se solo fosse uscita un minuto più tardi, l’autobus non l’avrebbe investita”. Seduto al posto di Maryanne, l’uomo, che quella notte non aveva riposato bene, tamburellava le dita sulla scrivania, incapace di concentrarsi, quando la sua attenzione fu come calamitata dalla pagina del calendario: era il 7 novembre. “Mah… non mi pareva di aver già strappato la pagina” pensò.” A fare tutto questo lavoro di segretariato si impazzisce. Ecco, adesso suonano il campanello, mi tocca anche fare il portiere!”. Si alzò di malavoglia e, aprendo la porta, mormorò: “Arrivo, arrivo”. Sulla soglia, una signora dal lungo pastrano nero e gli occhi insolitamente penetranti: “Sono Angela Blood”, disse. “Non c’è fretta, sa, in ogni caso, arrivo io”.

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3 commenti »

  1. Ciao Sara, quando ho iniziato a leggere il racconto non avrei mai immaginato come in realtà sarebbe andata a finire. Mi è piaciuto molto il gioco dei presagi e dei dettagli ricorrenti che tengono il lettore in costante tensione. Complimenti e buona fortuna 🙂

  2. Ciao Sara, complimenti perché il tuo è un racconto che accompagna il lettore nella routine soffocante di una vita non scelta, raccontata con misura e intensità. Attraverso piccoli dettagli quotidiani e una serie di elementi ricorrenti, la storia costruisce un’atmosfera carica di tensione e di presagi. La narrazione conduce con naturalezza verso un finale forte e spiazzante, che invita a riflettere sul destino, sulle coincidenze e sulle decisioni che rimandiamo troppo a lungo. Bravissima!

  3. Ciao Sara, i continui giochi che hai inserito, il ritorno di ‘OGGI’ e della data, funzionano davvero bene: mi hanno tenuta intrigata fino alla fine. Anche la figura misteriosa di Angela mi è piaciuta molto, perché rappresenta efficacemente sia la voce interiore della protagonista, sia la possibilità concreta di un cambiamento.
    Complimenti!

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