Racconti nella Rete®

22° Premio letterario Racconti nella Rete 2022/2023

Premio Racconti nella Rete 2023 “Due bimbi molto speciali” di Claudia Nelly Biressi (sezione racconti per bambini)

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2023

Note dell’Autore:

  • La diversita’ e’ solo negli occhi di chi ci guarda. Noi siamo tutti uguali e, soprattutto, siamo bellissimi. Bisogna solo seguire il proprio pensiero e le proprie emozioni. Non ci sono limiti ne’ barriere!
  • La semplicita’ di un gesto puo’ cambiare il mondo!

Questa e’ la storia speciale di due bambini speciali e dei loro amici speciali che vivevano in un mondo speciale…

Nelly era una bambina dal corpo paffuto e dai capelli castani. Aveva una particolarita’: i suoi occhi erano di un color verde smeraldo ed avevano un super potere: potevano guardare due posti diversi contemporaneamente. Forte vero? Purtroppo, pero’, questo super potere non veniva capito molto, anzi, veniva deriso anche perche’ dava un aspetto “diverso” al viso di Nelly.

Lei non se ne preoccupava molto perche’, comunque, era una bimba sveglia, intelligente e dai mille interessi. Era brava a scuola, anzi forse anche troppo secchiona. Una cosa normale per chi ama leggere, scrivere e mostra curiosita’ per qualsiasi cosa!

Ogni giorno, dopo la scuola e dopo aver fatto i compiti, Nelly andava a sedersi su una panchina davanti al lago con il suo quaderno preferito di colore rigorosamente lilla e iniziava a scrivere tutto cio’ che la sua fantasia le suggeriva. Scriveva storie di ogni genere traendo ispirazione dalle classiche favole fino ai moderni cartoni animati, non si sa mai da dove puo’ venire un’idea geniale…

Nonostante fosse fiera del suo lavoro non aveva il coraggio di leggere a nessuno le sue storie ed aveva mantenuto segreta questa sua attivita’ anche a mamma e papa’. Ultimamente erano molto nervosi e presi da mille problemi e Nelly non voleva pesare troppo su di loro e sentirsi deridere perche’ a volte si permetteva di estraniarsi dalla realta’ e correre verso altri orizzonti con la sua fantasia.

Una sera, dopo cena, Nelly si stava preparando per andare a dormire e, purtroppo, senti’ mamma Linda e papa’ Giorgio litigare nella stanza a fianco.

“Basta, non possiamo andare avanti cosi’, sei rimasto un bambino e non sai prenderti le tue responsabilita’. Agisci sempre di pancia e non rifletti mai sulle conseguenze delle tue azioni! Ora come faremo se rischi di perdere il lavoro a causa della tua bonta’ d’animo verso un collega?” – disse mamma a papa’.

“E cosa vuoi che faccia? Devo far si’ che i superiori si approfittino della situazione di un collega con il figlio malato che lo porta a stare a casa spesso per poter aver la giusta causa per licenziarlo? Sei tu che sei troppo razionale e ti fai troppi pensieri senza dar retta alle emozioni! Di lavori ce ne sono tanti ma di solidarieta’ fra uomini non ce n’e’ affatto! E comunque non ti preoccupare, ho parlato con il mio capo dipartimento e mi hanno detto che, per questa volta chiuderanno un occhio. Vedremo, io non sopporto le ingiustizie!”.

Nelly ando’ a dormire un po’ agitata ma convinta che mamma e papa’ avrebbero fatto pace, chissa’ come…

La mattina seguente Nelly fece colazione e noto’ che i suoi genitori si parlavano a malapena. Le dispiaceva per questo e sperando di attenuare la tensione disse entusiasta: “Mamma, papa’, sapete, oggi un nuovo bambino iniziera’ la scuola e proprio nella mia classe!”.

I genitori risposero: “Bene, Nelly, speriamo che sia simpatico e che tu possa finalmente farti un nuovo amico, sei sempre per conto tuo…”.

La bimba, delusa, prese il suo zainetto e sali’ sul pulmino della scuola.

Come ogni mattina, i bulletti iniziarono a prenderla in giro: “Ehi, Quattrocchi, dove hai intenzione di guardare oggi? Non lo capiamo” – dissero ridacchiando.

Nelly rispose: “Voi non sapete minimamente quanto oltre io possa vedere, ma sono sicura che un giorno lo capirete davvero e dico… DAVVERO!”.

I ragazzini tornarono ai loro posti dicendo: “Questa non ha solo gli occhi storti ma anche la testa deve avere qualcosa che non va…”.

All’inizio della lezione la maestra Guja fece un annuncio: “Ragazzi vi presento il vostro nuovo compagno di classe. Date il benvenuto a Davide”.

Tutti i bimbi girarono le loro teste verso la porta della classe, incuriositi.

Un paio di piedini apparvero dalla porta della classe finche’ tutta la sagoma di Davide e della sua sedia a rotelle fecero capolino.

“Buongiorno ragazzi, sono Davide ed e’ un piacere conoscervi”.

“Ciao Davide e benvenuto tra noi” – dissero i bambini, mentre i bulletti accompagnarono questa frase da un ghigno beffardo.

La maestra Guja disse: “OK, Davide, accomodati pure al tuo posto al primo banco”.

“Grazie Signora maestra, molto gentile”. E Davide allineo’ la sua sedia al banco pronto per la sua prima lezione nella nuova scuola.

All’intervallo tutti i bimbi uscirono in giardino. Nelly, come al solito, si sedette sotto il suo albero preferito a leggere una delle piu’ belle storie in assoluto: La Bella e la Bestia, una storia bellissima piena d’amore e contenuti sociali da cui trasse ispirazione per scrivere una nuova storia (che fosse una coincidenza l’arrivo di Davide?).

Davide se ne stava per conto suo mangiando la sua merenda ed osservando i bimbi giocare al pallone. Quanto avrebbe voluto essere come loro e non… diverso, disabile…

Non sapeva che, presto, si sarebbe ricreduto…

I giorni passavano e le ricreazioni erano sempre uguali. Nelly sotto l’albero a leggere e Davide ad osservare i bambini giocare. I bulletti non avevano bisogno di dare fastidio al nuovo arrivato, si vedeva che stava gia’ abbastanza male per conto suo…

Una sera a cena Nelly racconto’ di Davide ai suoi genitori e lo descrisse come bimbo speciale.

I genitori chiesero: “Cosa intendi per “speciale”?”

“Intendo che e’ su una sedia a rotelle, ma questo e’ solo un dettaglio. Lui e’ molto intelligente, ha una gran testa. Pensate che e’ in grado di fare i calcoli piu’ difficili in poco tempo e poi disegna divinamente. Purtroppo, non viene molto considerato, domani provo a parlarci, non voglio che stia da solo. Io sono abituata ai miei compagni e me ne frego, non voglio che lui stia male per colpa della loro ignoranza”.

“Brava, bambina, cosi’ mi piaci”, disse papa’.

Il giorno dopo, alla ricreazione, Nelly si avvicino’ a Davide portando con se’ il suo panino al prosciutto.

“Ciao Davide, sono Nelly” – disse fiduciosa.

“Ciao Nelly, ci conosciamo gia’…” – disse Davide.

“Lo so” – disse Nelly – “ma volevo darti la mano in segno di benvenuto ufficiale in questo giardino”.

“Grazie, sei gentile…” disse Davide.

“Cosa hai portato di buono per merenda? Se vuoi possiamo dividere il mio panino. Ho anche un brick di succo di frutta in piu’ se ti va. E’ alla pera…”.

“Io ho dei biscotti fatti dalla mia mamma e una grossa fetta di torta al cioccolato. Ti va di dividere tutto a meta’?”.

“Certo! Cosi’ abbiamo un menu completo!”.

E si misero a ridere addentando le cose buone che divise a meta’ lo erano ancora di piu’.

Da quel giorno Nelly e Davide passavano tutte le ricreazioni insieme chiacchierando delle loro passioni e dei loro progetti.

“Un giorno diventero’ una scrittrice di fiabe” – disse Nelly.

“E io un giorno diventero’ un pittore famoso” – disse Davide.

“Sai cosa mi rende triste?” – disse Nelly – “Che il mondo sia sempre arrabbiato, non si da’ retta al pensiero e al cuore ma solo al potere, ai soldi, al lusso, ai conflitti. Nessuno si interessa agli altri e tanto meno al vero sé stesso”.

“La penso anch’io cosi’” – disse Davide. “A volte credo che, soprattutto in casa mia dove i miei genitori litigano spesso, sia colpa mia e della mia disabilita’. Magari sono preoccupati per me e per le difficolta’ che devo affrontare ogni giorno e me ne dispiace”.

“Sai cosa ti dico?” – disse Nelly – “Dovremo inventare un modo per far capire alla gente che un mondo buio puo’ vedere la luce con semplicita’, senza tante macchinazioni inutili. Siamo tutti uguali e bellissimi, la diversita’ viene notata solo da chi ci guarda ma non ci osserva”.

“Hai ragione Nelly. Hai qualche idea?”.

“Certo Davide, ho un quaderno lilla pieno di idee. E poi la storia della Bella e la Bestia mi ha ispirato in modo particolare. Non e’ solo una bellissima storia d’amore ma proprio perche’ di amore vero si parla non ci sono difetti, forme fisiche, forme mentali o altro che possano ostacolarlo. La voce da ascoltare sempre e’ quella del cuore! E io so come fare…”. “Sei pronto a diventare complice di qualcosa di nuovo?”.

“Si’ sono pronto! Cosa facciamo?” – disse Davide, incuriosito.

“Corriamo!” – disse Nelly.

“Co… co… co… cosa? Corriamo? Ma sei matta?” – disse Davide.

“Affatto, ora vedrai…” – esclamo’ Nelly.

Nelly prese le manopole della carrozzina di Davide e inzio’ a correre spingendola verso il campetto da calcio dove gli altri stavano giocando in modo che Davide potesse, dalla pedana, dare dei colpi al pallone.

Gli altri bambini li guardarono stupiti mentre le maestre che li sorvegliavano a bordo campo fecero un sorriso e, per dirla tutta, una lacrima di commozione scese sulle loro guance.

“Dai, corri Davide! Prendi quella palla e tirala in porta!” – Nelly era entusiasta e Davide inizio a gridare: “Eccomi, sono il miglior giocatore del mondo e ora segnero’ il goal della storia!”.

Gli altri bambini iniziarono a dar corda ai nostri eroi e passarono la palla a Davide facendogli spazio per poter segnare.

Davide diede un colpo forte alla palla e questa entro’ in porta segnando un goal indimenticabile.

I bulletti si erano ritirati sconfitti a bordo campo.

“Tenetevi la vostra invidia, quando vi sara’ passata potete venire a giocare con noi se vorrete” – disse Nelly seguita in coro dagli altri compagni di classe.

Dopo il goal Davide sembrava su un altro pianeta; non aveva mai provato una sensazione del genere, era stato fantastico!

A quel punto tutti i bimbi si avvicinarono a lui gridando di gioia e abbracciandolo forte.

Nelly rimase felicemente colpita da quel gesto e, tutto ad un tratto, un’idea, un’illuminazione!

Al suono della campanella Nelly disse a Davide: “Ho avuto un’idea pazzesca per la nostra impresa. Domani porta tutti i colori piu’ belli e ti spieghero’ come cambieremo il mondo!”.

Davide, ancora incredulo per quello che era successo rispose: “OK, Nelly, a domani! Non vedo l’ora di sapere cosa hai in mente”.

Nelly disse: “La mente e’ di tua competenza, io ci mettero’ il cuore…”.

Quella sera Davide racconto’ a mamma Giovanna e papa’ Mario cio’ che era successo e loro fecero fatica a crederci.

“Siamo fieri di te, Davide! Sei forte e gentile, non ti sei mai arreso alle difficolta’. Sei e sarai sempre di esempio anche per noi adulti. Ci dispiace di non averti compreso ma da oggi le cose cambieranno”.

“Il mondo cambiera’ mamma, credimi!” – disse Davide.

“Cosa?” – disse la mamma.

“Non so ancora come ma cambiera’, fidati di me…” – sentenzio’ Davide con una strizzatina d’occhi.

“OK amore mio, stupiscici come sai fare tu…” – sussurro’ mamma Giovanna accarezzando dolcemente suo figlio.

Nel frattempo, Nelly, nascosta sotto le coperte con la sua lucina che illuminava il quaderno lilla, passo’ in rassegna tutti gli avvenimenti come delle scene di un film (la lite di mamma e papa’, le chiacchierate con Davide, il gesto dei suoi compagni quando Davide aveva segnato il mitico goal) e cerco’ di mettere su carta le sue riflessioni in maniera particolare. Aveva deciso di creare una leggenda a cui tutti dovevano ispirarsi per riflettere o solo per trovare consolazione in caso si pensasse di essere senza via d’uscita.

La sua manina comincio’ a scrivere, come se fosse spinta da una forza invisibile ed inarrestabile.

Dopo un po’ di tempo, Nelly sembrava soddisfatta del suo lavoro. Chiuse il quaderno lilla e si addormento’ pensando all’indomani ed alla faccia che avrebbe fatto Davide nell’ascoltare il suo progetto.

L’indomani Nelly si alzo’ di buon’ora. Mamma e papa’ dissero: “Buongiorno Nelly, come mai gia’ alzata? Oggi e’ sabato, avresti potuto dormire di piu’”.

“Buongiorno mamma e papa’. Oggi ho un programma speciale e non posso perdere tempo. Papa’ per favore mi accompagneresti a casa di Davide? Dobbiamo andare sulla panchina vicino al lago e lui abita vicino, cosi’ non dobbiamo fare tanta strada”.

“Certo amore ti accompagno volentieri, cosi’ finalmente conoscero’ questo tuo amico di cui parli sempre”.

Arrivati a casa di Davide suonarono alla porta e Davide venne ad aprire.

“Ciao Nelly! Buongiorno signore, sono Davide, piacere di conoscerla”.

“Ciao Davide, sono Giorgio, il papa’ di Nelly, piacere mio”.

I due si strinsero la mano e iniziarono a chiacchierare.

Papa’ Giorgio rimase stupito della dolcezza di quel ragazzino e soprattutto dal suo eterno sorriso che rendeva luminosi i suoi profondi occhietti marroni.

La mamma di Davide si affaccio’ alla porta dicendo: “Buongiorno a tutti, sono Giovanna, la mamma di Davide, piacere di conoscerti Nelly, finalmente!”.

“Piacere mio Signora. Questo e’ mio papa’, Giorgio”.

“Piacere di conoscerla, Giorgio” – disse Giovanna stringendo la mano a Giorgio.

“Piacere mio, Giovanna, diamoci pure del tu, che dici?” – rispose Giorgio.

“Certo” – disse Giovanna.

“Papa’, noi andiamo alla panchina in riva al lago, non vi preoccupate, e’ qui vicino appena dopo la discesa, quindi possiamo andare da soli e siamo comunque a portata di occhi e orecchie” disse Nelly.

“OK, ragazzi, mi raccomando fate i bravi” – disse Giorgio.

“Ragazzi tornate indietro per pranzo, ho fatto la lasagna! Anzi, Giorgio, mi farebbe piacere avere anche te e tua moglie a pranzo, che ne dici?” – propose Giovanna.

“Grazie Giovanna, molto volentieri. Allora ci si ritrova qui alle 13.00, OK?” – ordino’ Giorgio.

“OK papa’, a dopo” – disse Nelly.

Nelly e Davide arrivarono alla panchina. Davide si sedette vicino a Nelly e tiro’ fuori tutti i colori e i fogli da disegno usando la seduta della sedia a rotelle come appoggio.

Nelly tiro’ fuori dallo zaino il suo mitico quaderno lilla.

“OK capo, dimmi cosa devo fare” – disse Davide.

“Molto semplice, Socio. Devi ascoltare quello che ti leggo e disegnare cio’ che la tua testa percepisce e ti dice. Molto semplice…” – disse Nelly.

“OK, sono pronto, vai, dai che sono curioso!” – Davide era davvero impaziente.

Nelly inizio’ a leggere e Davide inizio’ a disegnare, anche lui come guidato da una mano invisibile. Una sensazione straordinaria!

“C’era una volta, non si sa quanto tempo fa… un mondo strano. Era popolato da creature senza forma che vagavano di qua e di la’ senza una meta, la vegetazione era incolta, c’era poca acqua che sgorgava in piccoli rivoli, non c’erano case ne’ fiori. Ma, soprattutto, il cielo era scuro, senza luce, senza stelle…

In questo mondo vivevano due creaturine dalla forma di omino e donnina. L’omino era blu con gli occhietti neri, il nasino e la bocca al centro del viso. Aveva due braccine e due gambine. Nella sua testolina c’era un piccolo organo pulsante chiamato cervello, l’unica parte del suo corpo che poteva illuminarsi.

La donnina era rosa ed era di forma uguale all’omino. La differenza stava, oltre che nel colore, nel fatto che nel suo petto c’era un organo pulsante chiamato cuore. Anche qui era la sola fonte di illuminazione per la donnina.

Le due creature non sapevano dell’esistenza l’uno dell’altra perche’ vivevano ognuno nella propria meta’ del mondo.

Passavano le loro giornate girovagando e si chiedevano quale fosse lo scopo di tutto questo.

L’omino pensava, pensava, pensava… Il suo cervello aveva tante idee ma lui non aveva il coraggio di realizzarle.

La donnina, invece, aveva il cuore pulsante, coraggioso, aveva voglia di creare qualcosa di meraviglioso ma non aveva la testa per poter realizzare i suoi progetti.

Una notte i due omini, insonni, vagavano per la loro porzione di mondo. Ad un certo punto, non si sa come, si trovarono uno di fronte all’altra, o meglio, videro delle luci pulsanti attraverso una grande siepe e si avvicinarono, curiosi.

L’omino disse: “Ciao, chi sei? Da dove viene quella luce?”

Donnina: “Ciao, non un nome e la luce che vedi e’ il mio cuore. E tu chi sei?”

Omino: “Anch’io non ho un nome e la luce che vedi e’ il mio cervello”.

Entrambi si trovarono a riflettere su cosa fossero cervello e cuore e giunsero ad una conclusione.

Se cuore e cervello potessero unirsi si creerebbero grandi cose e il mondo potrebbe cambiare!

Entrambi cominciarono ad attraversare la siepe che li divideva e si ritrovarono l’uno di fronte all’altra.

Si sorrisero e iniziarono a parlare dei loro progetti.

Omino: “Io posso far riflettere la luce del mio cervello nei piccoli rigoli d’acqua per diffondere il bagliore nel cielo e creare le stelle, piccole luci che possano illuminare il nostro mondo”.

Donnina: “Io posso sprigionare la luce del mio cuore su piante, animali e ruscelli e creare una natura rigogliosa e colorata”.

Omino/Donnina: “Abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti a rendere duratura la nostra idea, un gesto semplice che unisca il cuore al cervello e sprigioni un’energia enorme”.

Improvvisamente il cervello ed il cuore iniziarono a brillare e una forza sconosciuta avvicino’ gli omini i quali si ritrovarono in un abbraccio, un gesto umile ma intenso, l’unione di due corpi per trasmettere energia, la sapienza del cervello e l’empatia del cuore.

I due omini si sollevarono in cielo ormai uniti in un solo corpo.

Il cielo si apri’ e le nuvole imitarono con la loro forma l’abbraccio delle due creature avvolgendo il manto scuro con la loro sofficita’. Da qui il cielo si riempi’ di stelle. La terra divenne rigogliosa con montagne, alberi, prati pieni di fiori colorati, fiumi traboccanti di acqua brillante, animali bellissimi e selvaggi.

Spuntarono anche tante piccole casette con il tetto rosso ed il comignolo fumante, circondate da deliziosi giardini popolati da ogni specie di fiore e con degli orticelli ricchi di verdure saporite. Al centro di ogni giardino una fontana zampillante dava acqua ai fiori ed alle verdure.

Gli omini si appoggiarono su una nuvola sempre abbracciati e, commossi e felici, si resero conto che l’abbraccio e’ un gesto potente, trasmette forza, empatia, consolazione, coraggio, calore, amore. L’aspetto esteriore non conta, conta l’energia trasmessa dalle emozioni.

Quello che non si aspettavano era che, perduti ad ammirare il loro nuovo mondo, non si erano accorti che vicino ad ogni casetta c’era una coppia di omini tutti di colori diversi. Questi guardavano in alto nel cielo e salutavano i loro eroi con le loro manine facendo dei sorrisi ricchi di gratitudine e speranza.

Un abbraccio aveva creato un mondo bellissimo! E avevano dato vita alla Stella Abbraccio, la piu’ luminosa del cielo!

I nostri eroi scesero dal cielo e fecero conoscenza con tutti gli abitanti del loro villaggio. Ma, aspettate un attimo, non vi sembra che manchi qualcosa?

Bisognava diffondere la potenza degli abbracci e far si’ che tutti ne beneficiassero per poter crescere e rendere il nuovo mondo un mondo migliore.

Ebbero un’idea: ogni persona bisognosa d’amore, consolazione o forza doveva guardare la Stella Abbraccio, dire il nome della persona o delle persone da abbracciare e abbracciarle con tutta la forza che aveva in corpo. Non importa se era un abbraccio tra due persone o di gruppo, anzi, piu’ si e’ meglio e’!

Cosi’ tutti sarebbero stati uniti e il mondo sarebbe diventato luminoso e colorato.

Gli omini non si sarebbero mai piu’ lasciati e si diedero un nome per poterlo esprimere prima di ogni abbraccio: l’Omino si sarebbe chiamato Vincent e la Donnina Catherine.

Chiesero a tutti gli altri omini e donnine di darsi un nome e di abbracciarsi forte forte.

Cosi’ nacquero Giorgio, Linda, Sergio, Guja, Giovanna, Mario, Maria, Roberto, Edy, Maurizio, Carolina, Ginevra, Lara, Alberto, Beatrice, Alessandro, David, Mirella, Guido, Wilda, Nella Dina, Nella, Aurora, Lenny, Micky, Arianna, Rebecca, Leslie e tanti, tanti altri…

Il mondo era cambiato con semplicita’.

Non esistevano razze, disabilita’ ne altre differenze di ogni tipo. Tutti sono belli allo stesso modo.

Il cuore che batte nei nostri petti ha la stessa forma, lo stesso colore e la stessa funzione.

L’abbraccio e’ l’operaio del cuore e ne segue attentamente gli ordini.

Questa e’ leggenda degli abbracci”.

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Appena finito di leggere, Nelly e Davide si guardarono negli occhi e una piccola lacrima di commozione e felicita’ scese sulle loro guance arrossate.

“Nelly, non so come hai fatto ma e’ incredibile! Questo racconto e’ magico! Mi sono sentito trasportare e ho iniziato a disegnare senza sapere neanche i colori che avevo in mano e… guarda che capolavori!”.

Davide si era davvero superato. Aveva creato delle illustrazioni bellissime riuscendo a tradurre le parole di Nelly in immagini che avrebbero trasportato ancora di piu’ il lettore nello splendido mondo della Stella Abbraccio.

All’ora di pranzo si ritrovarono tutti a casa di Davide. Papa’ Giorgio, mamma Linda, papa’ Mario e mamma Giovanna fecero subito amicizia.

Dopo aver divorato la mitica lasagna si spostarono tutti in giardino per il dolce e i bimbi, un po’ intimiditi dissero: “Genitori, un attimo di attenzione per favore. Vorremmo condividere con voi il nostro progetto segreto”.

“D’accordo, ragazzi, siamo tutti orecchie” dissero gli adulti, incuriositi.

Nelly inizio’ a raccontare la leggenda e Davide, ad ogni passaggio, mostrava i disegni. Sembrava quasi uno spettacolo teatrale!

Alla fine di tutto i genitori erano davvero senza parole e, commossi, gridarono il nome del proprio partner e dei propri figli abbracciandoli forte forte e rendendosi conto di essere, a volte, arrabbiati per delle sciocchezze. Capirono anche che l’unione e l’amore fanno la forza e che tutto e’ possibile, basta crederci, i periodi bui ci saranno sempre ma bisogna stare vicini per poterli affrontare sperando che passino. Altrimenti l’amore dara’ sempre la consolazione per andare avanti. Il male non esiste, si cresce, INSIEME…

Il Lunedi’ seguente i due bimbi vennero accompagnati a scuola dai genitori che insistettero per parlare con gli insegnanti ed il preside.

Ottennero una breve udienza nell’intervallo.

“Vi abbiamo convocato per parlarvi di una cosa straordinaria. I nostri due ragazzi, Nelly e Davide, hanno dato vita ad un progetto favoloso creando una leggenda che fara’ storia. Vorremmo organizzare un evento con tutti i genitori ed i ragazzi per condividere questo progetto. Non ve ne pentirete, credeteci!”.

Conoscendo le anime belle dei due bimbi tutti diedero il proprio consenso ed il sabato seguente si tenne l’evento nel teatro della scuola.

Nelly e Davide erano semplicemente emozionati e felici.

Salirono sul palco e Nelly inizio’ a narrare la leggenda mentre Davide illustrava la stessa con i suoi disegni.

Alla fine, tutti si alzarono con un fragoroso applauso e, come per magia, iniziarono a chiamare i piu’ svariati nomi e ad abbracciarsi freneticamente.

Persino i bulletti abbracciarono i loro compagni e salirono sul palco ad abbracciare i nostri eroi!

“Vi chiediamo scusa se abbiamo pensato male di voi. Siete davvero mitici e da oggi saremo tutti amici!”. E batterono un forte cinque.

Ad un tratto Nelly e Davide – solo e soltanto loro – videro una luce accecante spuntare dall’alto della sala e alzarono gli occhi. I due omini, Catherine e Vincent, erano abbracciati sulla trave piu’ alta del soffitto e li stavano salutando sorridendo. Dalle loro piccole labbra usciva solo una parola” “GRAZIE!”.

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Inutile dire che il Preside ed i professori diffusero la notizia a tutti gli altri loro colleghi ed i bimbi vennero invitati nelle varie scuole del loro paese per narrare una leggenda che, chissa’, un giorno sarebbe finita nei libri di storia.

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E ora tutti quanti provate anche voi! Guardate le stelle in cielo, gridate il nome delle vostre persone speciali e abbracciatele forte forte. Sentirete che bello! E se avete voglia di raccontarci cio’ che sentite dite i nostri nomi e la vostra voce verra’ percepita sia da noi che dal mondo della Stella Abbraccio.

Grazie a tutti, vi vogliamo bene!

Davide e Nelly

2 commenti »

  1. Buongiorno, vorrei avere un’opinione sul mio racconto.
    Grazie a chi vorrà leggerlo e commentarlo.
    Claudia Nelly Biressi

  2. Claudia commento volentieri il tuo racconto partendo dagli aspetti positivi : il tuo racconto è scritto con garbo, illumina bene i buoni sentimenti dei protagonisti e lascia un messaggio di speranza che fa sempre bene. Le mie critiche nascono dal naturale cinismo che ormai è radicato dentro di me. Gli slanci di generosità nell’animo della piccola Nelly esistono in molti bambini ma nella realtà quando vengono manifestati con azioni o progetti concreti non ricevono quasi mai i consensi incondizionati e entusiasti che tu descrivi nel migliore dei casi vengono liquidati con un sorrisetto indulgente nel peggiore provoca reazioni infastidite del tipo “Ma tu chi sei per dirmi cosa devo fare? Ti credi migliore di me?” Questo succede da parte degli adulti ma anche dei bambini ma tu continua a credere che un giorno succederà come nel tuo racconto. Magari avverrà veramente.

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