Premio Racconti nella Rete 2027 “Il gatto mattiniero” di Carlo Rossi
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2027Quella mattina, in casa Taitone, Google diede la sveglia alle cinque e trenta. Prima degli altri giorni. Il marito saltò dal letto al primo squillo, come non mai. La signora Rosella si meravigliò: di colpo le venne in mente “il gatto”. Dopo cinque minuti, si alzò anche lei, chiedendosi dove potesse andare il marito a quell’ora. Curiosità? Un pizzico di gelosia?
Rosella non fece domande e preparò la colazione. Il maresciallo Ruggero Taitone sorbì soltanto il caffè ed esclamò: «Ho fretta. In caserma mi aspetta una montagna di scartoffie da firmare. Una giornata intera non mi basterà!» Baciò la moglie sulla guancia e scappò. Rosella rimase perplessa: “Alle sei del mattino per firmare documenti? Boh!” Si rimise a letto, ma non riuscì a chiudere occhio.
A Stellamarina, da oltre un mese, non si parlava d’altro che del “gatto mattiniero”: un ingegnoso e fin troppo comodo alibi con cui la moglie intendeva far passare al marito il rumore della fuga dell’amante, avvenuta all’alba dalla finestra, spacciandolo per quello del gatto di casa.
Bastava un comportamento insolito del partner per far scattare il sospetto del gatto. Quella mattina toccò a Rosella pensare al gatto mattiniero, per la quale iniziò un calvario di tormenti.
Intanto Ruggero era giunto in caserma. Udì lo squillo del telefono e gridò: «Nessuno risponde?» Il centralinista gli comunicò che era Vincenzo il pescatore: «Digli che non voglio pesce e che da lui non ne comprerò più perché troppo caro». Parlava e camminava. Il centralinista lo rincorse: «Signor maresciallo, Vincenzo ha trovato un uomo nudo e incaprettato sulla spiaggia!» Ruggero si fermò di colpo: «Digli di non toccare niente!» Ordinò subito ai suoi uomini, il brigadiere Giuseppe Campani e il carabiniere scelto Totò Fornesi, di correre sul lungomare.
In auto Campani mormorò: «Non è giornata! Deve firmare le scartoffie!» e risero. Taitone intanto firmava, ma la sua testa era al Lungomare dei Turchi. Dopo una ventina di minuti, Campani, per telefono, lo informò che la Polizia era arrivata prima di loro. Taitone tirò un gran sospiro: «Che se lo tengano ben stretto! Voi rientrate subito», Appena rientrati, il maresciallo invitò Campani per un caffè sul lungomare, il brigadiere non poteva dire di no e partirono subito. In caserma, dopo alcuni minuti, squillò il telefono e rispose Fornesi. Una voce di donna chiese del maresciallo, ma Fornesi liquidò la chiamata dicendo che non c’era.
Sul lungomare, Ruggero scese dall’auto per perlustrare la spiaggia e scambiò due parole con una vecchia che raccoglieva conchiglie. Campani, che guardava dalla macchina, fu colto di stupore nel vedere il suo comandante parlare con una mentecatta, ma, nel frattempo, fu distolto da una chiamata anonima sul cellulare. Una voce femminile chiedeva del maresciallo Taitone. Campani rispose senza riflettere: «Al momento il maresciallo è in spiaggia con una donna. Se vuole dire a me…» Dall’altro capo riagganciarono di botto.
In caserma, Ruggero firmò le ultime carte e pensò di tornare a casa per il pranzo. Strada facendo acquistò undici rose rosse per la moglie: era contento, da tanto non le portava dei fiori. Che delusione, però! Rosella in casa non c’era. Notò il cellulare adagiato sopra due chiavi e un foglio scritto. Prese il foglio trepidante. La calligrafia era quella di Rosella. Le prime parole lo uccisero: “Carogna e traditore. Te ne esci di mattina presto per andare a fare il gatto. Non mi vedrai più. Ti ho lasciato le chiavi per evitare ripensamenti. Ti ho lasciato il cellulare perché tu non mi possa più chiamare. Vattene a sollazzare sulla spiaggia con la tua fiamma. Porco, non mi cercare più! Rosella Mirandi”.
Il marito pensò: “È sconvolta dalla gelosia, ma perché?
Ruggero prese il cellulare della consorte e notò varie chiamate: una alla madre, una all’amica Carolina e persino una a Campani! Che mi nascondono! La gelosia gli infuocò il cervello. Poi trovò la chiamata in caserma. La rabbia si trasformò in urgenza: doveva trovarla. Decise di cercarla dalla madre, Donna Nanuzza. Chiamò al telefono e rispose proprio la suocera. Ruggero, temendo una brutta reazione della signora –una volta gli aveva detto: avrei preferito farla monaca e non darla a te– sfoggiò i modi più cortesi possibili per chiederle se Rosella fosse lì. La vecchia Nanuzza gli diede un messaggio velato: «Sì. Non è qui da me. Mi fai preoccupare. Se non mi credi vieni a controllare». Rosella le strappò il telefono dalle mani e chiuse la chiamata. Nanuzza affrontò subito la figlia: «Figlia mia, per me hai preso un abbaglio. Se viene, io gli aprirò e tu gli dirai in faccia quello che sospetti! Lasci un uomo che ti adora senza motivo. Ricordati che sei una “vecchia” e alla tua età sarà difficile, se non impossibile, ricominciare».
La figlia scappò in camera sua piangendo.
Alle undici e trenta di quella notte, suonarono al videocitofono. Era Ruggero. La suocera aprì e ammirò il bel mazzo di rose rosse che il genero aveva in mano. Marito e moglie parlarono attraverso la porta della camera dove Rosella si era rifugiata: «Mi vuoi spiegare da dove ti sono saltate in testa le idiozie di cui mi accusi? Torna a casa».
«Sei un traditore! Questa mattina, per la fretta hai persino saltato la colazione. Figuriamoci se potevi ricordarti del nostro anniversario!» Ruggero ebbe un lampo e mentì: «Sei in errore! Infatti, ti ho comprato un mazzo di rose rosse. Io ho comprato undici rose rosse, e ripeto: non quindici!» Rosella ribadì ferma: «Intendevi pulirti la coscienza? Sei un traditore e non tornerò più con te». Ruggero perse la calma: «E va bene, me ne vado!» La suocera, per mitigare, gli chiese la differenza tra quindici e undici rose! «Chieda a sua figlia!» E se ne andò sgommando.
La mattina seguente, Taitone si svegliò alle sette, pieno di dubbi: “Io sono stato un buon marito? L’ho segregata in casa. Preso dal lavoro, l’ho trascurata”. Quella mattina, anche Rosella si svegliò presto. La lezione materna della sera prima l’aveva scossa. Sorridendo, sistemò le undici rose in un vaso. La madre le chiese: «Mi vuoi spiegare la differenza tra quindici e undici rose?» Rosella rispose: «Quindici si regalano per chiedere scusa. Undici per dire: Sei il mio unico bene, sono folle d’amore per te! Mamma, mi ama ancora! Ora lo chiamo!» Prese il telefono e chiamò Ruggero. Ma quando lui rispose, lei esclamò spigliata: «Ti amo! Vieni a prendermi, amore mio!» Ruggero, sbalordito da quel cambio repentino, rispose bruscamente: «Sei folle!» e le chiuse il telefono in faccia, borbottando: “Più tempo passo con mia moglie e meno la capisco!”.
Rosella scoppiò in pianto: «Mamma, mi ha respinta, non mi vuole più!». La madre tentò di consolarla: «Non temere, s’è amore: prima o poi tornerà!» Un’oretta dopo, suonò il citofono: era Ruggero. Si abbracciarono strettissimi tra le lacrime di gioia: «Mi fai piangere, mi fai piangere…» diceva Rosella. Ruggero disse tra sé: “Ma guardate un po’, la faccio piangere io…” Poi le consegnò una busta contenente la sua domanda di dimissioni dall’Arma: «Ho detto basta. Voglio godermi mia moglie e la mia casa. Pensavo di acquistare un camper e andarcene in giro per l’Europa… Che ne pensi?» Gli occhi di Rosella sprizzavano gioia: «Partiamo subito! Soltanto così potrò avere mio marito tutto per me».
Donna Nanù li bloccò costringendoli a rimanere per ché aveva già pronto un pranzetto, a base di anelletti siciliani al forno, con salsa di pomodoro, melanzane e mollica atturrata. Mangiarono a sazietà, contenti e finalmente in pace.
In auto Ruggero riaprì l’argomento: «Devo fare una precisazione, devo farla perché devo farla, e poi chiudo. Quando la signora Rosella Mirandi, così ti eri firmata, ha chiamato Campani, quel cretino e presuntuoso le ha detto che ero in spiaggia con una donna, ma non le ha detto che quella donna era la signora delle conchiglie e che lei, signora Rosella Mirandi, sa chi è».
Rosella scattò: «Come fai a sapere tutto ciò?»
Ruggero fu lesto: «Sono un carabiniere!»
La moglie con aria sorniona disse: «Dai, che te ne vai con le belle signore e ti porti dietro pure chi ti regge la candela…» e scoppiò a ridere. Poi, però, aggiunse subito:
«Caro, non sarebbe meglio se ne riparlassimo questa sera a casa?» (In verità disse: a letto).
![]()