Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Lindo” di Federico Sartori

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Lindo la scritta sulla sua busta di tabacco l’ha modificata così: “Bacco tiene oltre 70 stanze erogene”. 

Che suona un po’ meglio di: “Il fumo di tabacco contiene oltre 70 sostanze cancerogene”. 

Lui qualche volta ci prova, a far le cose meglio di quelle che sono, e infatti ha cancellato le lettere di troppo con un pennarellone nero.

Quando sono andato a trovarlo, oggi pomeriggio, mi ha detto: “Guarda, guarda!”. 

Sul suo monotavolo gigante – perchè lui ci mette di tutto su quel tavolo e non ti ci puoi muovere -, c’era una seggiolina di vimini per bambini, che Lindo stava ristrutturando. 

Mi ha fatto vedere qualche foto scattata col cellulare: “Guarda Billo, guarda com’era. Sembrava un relitto in fondo al mare! E ora?! E ora?! Eh??? La vedi come è ora?”. 

Era fantastica. 

“Gommalacca! Gommalacca, Billo!” ripeteva, “È la gommalacca che fa la differenza!”. 

Io mi guardavo la seggiolina e non pensavo a niente, mentre Lindo ha tirato fuori dalla tasca la busta di tabacco, l’ha buttata sul tavolone e si è girato una sigaretta. 

È stato allora che ho visto la scritta. 

E lui: “Fa ridere eh? Ma ce n’ho già un’altra sai? Sentila: Delta con oltre 70 Sos!!!”. 

“Non ridi? Dai!!! È un tassista che chiama troppi soccorsi!”. 

Io non ho risposto, lui ha tirato la sigaretta come non ci fosse un domani e si è chiuso con lo sguardo sulla seggiolina in vimini.    

Fa sempre un po’ paura, Lindo, quando si chiude. 

Inizia a sbattere gli occhi più del solito, a perdere un poco di bava dal lato sinistro della bocca. 

E il suo sguardo è… 

Colpa mia, l’ho trattato uguale a un amico. 

È un errore che qualche volta commetto perchè, certi giorni, vedo così tanti progressi che mi rilasso. Lo metto sul mio stesso piano e i dottori invece li sento, al telefono: dicono che è un errore, anche se è una cosa nobile e gentile e umanissima. Dalla schizofrenia paranoide non si guarisce, dicono, quindi è un errore metterlo sullo stesso piano. 

E non lo aiuta. 

Che ne so? Sarà così, sicuramente. 

Io, però, penso che è meglio ogni tanto illudersi, invece di essere sempre sicuri. 

Un cane è sempre sicuro. 

Non sono mica un cane, io!

Ma infatti! Sono un gatto! 

Sono Billo, il gatto di Lindo! 

Quello con cui lui parla continuamente quando è a casa – non c’è sempre, per fortuna, perchè è impossibile stare con lui per tanto tempo. Spesso è all’ospedale, a volte sta mesi in comunità -. Facciamo delle chiacchierate, io e Lindo, che non si possono immaginare. 

A onor del vero di solito parla lui, però ogni tanto rispondo anch’io.

Quando non perde la testa. 

Qualche volta ha cercato di farmi molto male, prima a pugni, poi a calci e poi con l’asta da vestiti dell’armadio di sua madre. Altre mi ha bagnato e mi bestemmiava sul muso tenendomi le zampe, altre ancora non avevo nessuna voglia di vederlo e non sono riuscito a scappare. 

Ma in fondo gli ho sempre voluto bene. 

Anche quando si è buttato dal secondo piano in comunità ed è sopravvissuto, anche quando è rimasto ore in mare e la guardia costiera l’ha preso per i capelli. E lui ha detto: “Sto andando in Corsica a nuoto perchè mio padre non mi ci vuole portare”.  Diceva così la Linda, sua madre, che parlava al telefono. 

Anche quando mi controllava il pelo con una perfezione assoluta, quando mi faceva certi grattini… Quando mi dava il pesce fresco, quando mi prendeva vicino la notte e c’era freddo, o quando si preoccupava se avevo troppa luce di giorno, o se di notte miagolavo e le mie gattine non si facevano vedere. 

Non dev’essere facile per lui. 

Non so quanto si renda conto, questo è vero. 

Ma dicono la stessa cosa di me. 

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4 commenti »

  1. Racconto originale e piacevole da leggere, sostenuto da una voce narrativa ironica e affettuosa. La figura di Lindo è tratteggiata con umanità, senza pietismo, e il colpo di scena finale del narratore-gatto funziona. Tuttavia, una volta svelato il trucco narrativo, il racconto sembra fermarsi proprio dove potrebbe iniziare a sviluppare il suo significato più profondo. Rimane una lettura simpatica e delicata, ma lascia la sensazione che dietro l’idea ci fosse ancora qualcosa da dire che non arriva fino in fondo al lettore.

  2. Caro Roberto, grazie per aver letto e poi commentato il mio racconto, apprezzo molto. L’espediente del gatto è certamente un trucco. Mette in moto un punto di vista esterno (e pure assurdo, certo) che, come spesso accade, aiuta a vedere meglio la realtà. Ritengo le ultime due frasi esaustive in questo senso: la profondità che tu (legittimamente) valuti vacante sta tutta lì.

  3. iN UN PRIMO MOMENTO SONO RIMASTA SCONCERTATA, POI, QUANDO HO CAPITO CHI PARLA MI SONO RESA CONTO DI LEGGERE UN RACCONTO PIENO D’AMORE E DI POESIA, cOMPLIMENTI,

  4. grazie Giuliana per la tua sensibilitá. evidentissima.

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