Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “L’iguana spaventata” di Giovanna Padovani (sezione racconti per bambini)

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

In un paese sconvolto dalla guerra viveva una piccola iguana di nome Terry, che stava nascosta negli anfratti della terra perché aveva troppa paura di circolare libera. Da giorni non faceva che piangere per la scomparsa della sua amica, la lucertola Reale, compagna di giochi e d’avventure, un’anima solidale che quotidianamente le iniettava dosi di coraggio. Terry aveva infatti un carattere terribilmente timoroso.

«Non voglio provare, mi spavento, no … mammina … non insistire, mi stanco a camminare» diceva piangendo alla sua mamma quando lei le insegnava i primi passi. Quel linguaggio infantile la rendeva simpatica e, nonostante la tristezza, strappava sempre un sorriso.

«Su dai, coraggio, piccolo tesorino, ci sono io, fidati!» la incoraggiava la madre.

La piccola faceva qualche passo, poi scoppiava a piangere e si bloccava. La mamma allora le solleticava il pancino con la coda; Terry sorrideva e riusciva a fare un altro passo.

Giorno dopo giorno, l’iguana faceva progressi. Durante una delle loro passeggiate, però, la madre non si accorse che si erano allontanate troppo e non potevano più tornare indietro prima del tramonto.
«Sei stanca, vero, tesorino? Ma guarda quella tana! Se è libera, potremo fermarci lì per la notte».

Se non si fosse rifugiata in quel nascondiglio, Terry non avrebbe mai incontrato quella che sarebbe diventata la sua amica per la pelle. Lì, infatti, abitava una simpatica lucertola. Appena le vide, capì subito che la piccola ospite era sfinita e invitò madre e figlia a entrare.
«Se volete fermarvi, posso offrirvi ospitalità nella mia modesta dimora … entrate pure, io mi chiamo Reale».

Mamma e figlia si accomodarono con grazia, ringraziando calorosamente. La madre, per sdebitarsi, decise di andare in cerca di cibo per tutte.
«Per la cena ci penso io. E tu, Reale, cosa preferisci?»
«Non si preoccupi, signora, quello che trova andrà benissimo».

Anche la lucertola era molto giovane e sentirsi trattata come una figlia la fece sentire confortata; d’altronde, non aveva avuto la fortuna di conoscere la propria madre, morta sbranata da un falco quando lei aveva appena una settimana di vita.

Solo un anno dopo la nascita, Reale aveva scoperto la verità, grazie alla visita di una salamandra.
«Posso entrare? Sono la zia» le aveva detto quella creatura. «Ieri ti ho vista per caso mentre uscivi timorosa dalla tana. Ti ho seguita, poi ti ho persa di vista. Sapendo dove abitavi, sono venuta oggi per raccontarti della tua mamma. Io ho visto chi l’ha uccisa: è stato il falco notturno. Ti ho nutrita io nei tuoi primi giorni di vita. Forse non te ne ricordi perché eri troppo piccola, ma ho dovuto svezzarti in fretta per tornare dai miei figlioletti che mi aspettavano. Quando sono tornata a cercarti, avevi cambiato casa».

Dopo quell’inizio difficile, la lucertola aveva affrontato una vita di stenti che l’aveva resa forte e intraprendente. La sua pelle, un tempo tenera, si era fatta forte come una piccola corazza per proteggerla dai rovi, e le sue zampette erano diventate agilissime nel saltare tra le macerie in cerca di cibo. Aveva imparato a leggere il vento per anticipare i pericoli e a trovare tesori nascosti nei posti più impensabili.
«Che bello sapere di te, zia! E come stanno i miei cugini?» aveva chiesto Reale.
« Ormai sono cresciuti e hanno spiccato il volo per creare le loro famiglie. Io sono vecchia, tesoro mio, e preferisco la pace del mio piccolo alloggio: è minuscolo, ma perfetto per i miei passi lenti. Con questa guerra che mette sottosopra il mondo, ognuno deve custodire il proprio rifugio sicuro. In tempi difficili come questi, sapere che i miei figli sono al sicuro e che io ho il mio riparo mi fa stare tranquilla».

Il silenzio tornò a cullare la stanza. Reale trattenne il respiro, stringendosi quelle parole preoccupate nel cuore. Fu proprio in quel momento di riflessione che il rumore dei passi della mamma iguana ruppe l’incantesimo. La porta della tana si spalancava e la fiera cacciatrice tornò con un con buon bottino; quel gesto generoso riempì la piccola di gioia, tanto da spingerla a fare una proposta: «Che ne dice, signora? Vorrebbe stabilirsi qui da me insieme a sua figlia?»

Sentendo quell’invito, Terry esplose di gioia: «Sì, mamma, dille di sì! Mi piace Reale, sarebbe come avere una sorella!»

«Va bene, restiamo» rispose la madre in tono rassicurante. In quel momento, l’istinto fiero di mamma iguana si sciolse davanti alla dolcezza di quel gesto: sapeva che, quando fuori il mondo fa paura, l’unione e l’amicizia sono il rifugio più sicuro per far crescere i cuccioli.

Il tempo passava e Terry cresceva. Un giorno la madre la chiamò in disparte e, con aria seria, le disse: «Devo dirti una cosa importante. Ormai sei grande e posso lasciarti al tuo destino. Devi imparare a cavartela da sola. Noi iguane siamo fatte così: quando i nostri cuccioli crescono, il nostro cuore ci dice che è il momento di rimetterci in cammino per esplorare il mondo. È la nostra natura, selvaggia e libera. Me ne vado tranquilla perché so che resti in compagnia della tua amica».
«No, mamma, non so se ce la farò senza di te!».
«Vedrai, tesorino, separarsi è naturale come per i fiori lasciare andare i propri semi al vento. Crescerai fiera e orgogliosa di me che ti ho insegnato il rispetto e il valore della libertà. So che farai sempre le scelte giuste».
Con queste parole si congedò dalla figlia, che continuò a salutarla con la zampa finché la sua sagoma non si dileguò all’orizzonte.

«Addio, mammina, addio …!»

La vita nella tana trascorreva tranquilla e gaia insieme a Reale. Un giorno, però, la serenità si spezzò. Reale uscì in cerca di cibo e non fece più ritorno.

 «Ma perché non torna? Sono così preoccupata per queste granate che cadono di continuo!» piangeva Terry.

Passarono i giorni e la tana sembrava sempre più fredda e buia. Ogni tanto l’iguana sporgeva la testa fuori per scorgere il gruppo di bambini che di solito giocava lì vicino, ma le strade erano vuote. Quei gridolini allegri che le facevano compagnia le mancavano terribilmente e la fecero cadere in uno stato d’angoscia. Si consolava ripensando a quanto saltavano alti e felici nei giorni di sole. Custodiva quel ricordo nel cuore come un tesoro, sperando di risentirli presto ridere per le strade. Rimase immobile per molto tempo finché, vinta dai morsi della fame, decise di uscire. Sapeva che era pericoloso: attorno a lei c’erano fumo, botti assordanti e macerie.

Si domandava come potessero gli uomini ferire così la terra, rubando il cielo azzurro per sostituirlo con quella nebbia grigia. Si muoveva come un’ombra silenziosa, timorosa di fare rumore.
Ad un tratto, sentì qualcosa di strano sotto la zampa. Nello stesso istante, la voce di un bambino le gridò da dietro un masso: «Attenta! Non avanzare più! Anzi, indietreggia con la zampa sinistra!» Terry eseguì l’ordine all’istante. Grazie al suo andamento leggero, riuscì a non fare pressione sulla mina e a salvarsi.
«Grazie, piccolino!» esclamò sollevata. «Ma … perché sei nascosto lì dietro? Dov’è la tua famiglia? E la tua casa?».
Il bambino restò muto, con gli occhi che sembravano due pozzanghere piene di tristezza.
«Vieni nel mio rifugio, piccolino. Con me la notte farà meno paura e troverai un riparo morbido».
Da quel giorno, i loro cuori si fecero spazio nello stesso nido. Il tempo passò e i due diventarono grandi amici: si prendevano cura l’uno dell’altra, colorando il silenzio e guarendo, passo dopo passo, le proprie solitudini.

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