Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Il Bacio” di Giuliana Vitali

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Continua a sistemare la garza bagnata girandola a strati intorno al viso dal pallore giallognolo che non si ritrova nella bianchezza statuaria dei morti. Sara incrocia gli occhi di Giulia, l’amica di una vita, stanchi e gonfi dal pianto, con quella fissità di donna che ha perduto troppo presto l’amore, quello che è simbiosi dell’uno.

– Gliel’ho cambiata già tre volte da stamattina. Perde liquidi dalle tempie – le dice.

Sara abbassa lo sguardo mentre l’altra fa scivolare il lenzuolo che prima copriva il corpo vestito con un pigiama blu di cotone pesante. È quello che lui portava il giorno in cui è morto a Gli incurabili, l’ospedale sulla collinetta giù Napoli, mentre abbracciandolo lui continuava a sputare sangue dalle narici e dalle orecchie. Lo baciava poi sulla bocca, aveva raccontato a Sara, ed era sicura che lui l’avesse sentito chiaro perché, nell’annebbiamento di quelle che parevano solo sillabe storte, affannate, la pregava di lasciarlo andare.

Alla vista della pancia, delle gambe e dei piedi nudi, il singhiozzare della lunare camera ardente si fa più rumoroso.

Giulia le fa un cenno con la mano per farla avvicinare. Vuole che Sara gli dia un bacio sulla guancia, come si usa fare in paese, prima che i due uomini dell’impresa funebre s’appressino asaldare la lastra zincata della bara.

Sara esita mentre le dita le tremano come anche le ginocchia che sembrano non reggere più il peso del suo corpo intanto che sichina sulla fronte lunga del ragazzo. Nella piega dello sguardo abbassato qualcosa si incrina, un tremito sottile, quasi impercettibile che non è indugio compassionevole né la ritrosia di chi teme di profanare l’intimità altrui ma è come una stretta amara che risale alla gola, già la conosce bene lei, e lo sa che prima o poi l’avrebbe smascherata.

C’è l’odore acre dei fiori e della cera che pare incollarsi ai denti mentre si curva ancora un poco, come se quell’aria pesante volesse trattenerla, impedirle di andare avanti. Le labbra sfiorano la guancia già rigida, fredda. Eppure lo sentiva ancora il calore delle mattine in cui si svegliavano insieme, lui le infilava la mano sotto alla maglietta e poi facevano l’amore e dopo fumavano la stessa sigaretta con la finestra chiusa, il buio intorno e il sorriso corto mentre le chiedeva di restare. Quando si rialza Giulia le stringe la mano con dolcezza. 

– Grazie. – le fa – Lui ti voleva bene, lo sai.

Sara deglutisce a fatica. Un sapore metallico simile al sangue le percorre la lingua.
– Mi mancherà – dice Sara.

Giulia le lascia la mano e ricomincia a sistemare il lenzuolo con gesti che solo chi ha amato sa rivolgere ai morti. La cura quasi pudica con cui gli copre i piedi nudi accende in Sara una nostalgia così violenta da costringerla a serrarsi le mani contro il ventre per non vacillare.

Si volta come a controllare che gli uomini addetti a sigillare la bara siano pronti per poi abbassare lo sguardo sul corpo sussurrando qualcosa che Sara non comprende. 

Nel silenzio Sara si accorge di avere le unghie conficcate nei polpastrelli che cominciano a sanguinare. Ritira la mano lasciando emergere piccoli semicerchi arrossati. Si erano promessi di non nascondersi più, pensa, ma il tumore è stato più veloce.

Intanto due uomini si avvicinano con la lastra di zinco che si abbassa con un colpo sordo, poi nell’orecchie solo il ronzio pesante del trapano. Giulia si ferma un attimo, il tempo di un ultimo sguardo sul punto in cui il metallo combacia nell’increspatura appena visibile. 

Ha le spalle strette Giulia, la sua figura pare restringersi nel neon diventando una sagoma che tenta di restare dritta mentre si volta verso l’uscita. Sara fa un passo, le dita si muovono dentro alle tasche cercando di raggiungere l’amica più avanti ma è come se qualcosa le tirasse l’orlo del cappotto. Giulia apre la porta e la luce di fuori entra di taglio. Sara le sta accanto adesso, un po’ troppo vicina, come se temesse di perdere l’equilibrio.

– Tutto bene? – fa Giulia. Sara annuisce una volta sola, rapida poi infila le mani più a fondo nelle tasche iniziando a camminare. 

– Lui… – mormora Giulia, quasi per farsi coraggio – non avrebbe voluto che ti tormentassi -, continua.

– Lo sapevi… – fa Sara, senza alzare gli occhi, a bassa voce.

Giulia le sfiora il braccio con due dita, un gesto breve:

– Vieni, – risponde – non restiamo indietro -, e si avviano verso il carro funebre dove il corteo con il suo leggero brusio si è già disposto, ordinato, per la marcia verso il camposanto.

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