Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Hotel Limbo” di Roberto Ambrosino

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Paolo si ritrovò a camminare in una zona della città che non conosceva. Non molto alto di statura era vestito in maniera semplice e poco  coordinata come se si fosse preparato in fretta e furia. La sua andatura a zig-zag era tipica di una persona di una certa età affetta da un’artrosi che cominciava a condizionare pesantemente la sua deambulazione.  Particolarmente incuriosito dal paesaggio circostante in cui svettavano enormi palazzi avvolti dalla nebbia, improvvisamente, Paolo si trovò davanti a una magnifica costruzione che sembrava sospesa nell’aria. Sulla sua sommità campeggiava la scritta:     

HOTEL LIMBO

La tua anticamera per il Paradiso

“È proprio quello di cui ho bisogno” pensò “un bel viatico per il Paradiso”. Entrò deciso nella hall e chiese al receptionist la possibilità di prenotare una camera singola. Pietro S., che aveva il suo nome ben esposto sulla targhetta di riconoscimento, rispose:

“Certamente, le assegno la camera celeste, mi dica anche in quale orario posso inserirla per il percorso rigenerativo”.

Paolo: “Guardi, non ero al corrente di questo percorso ma lo farò volentieri nel pomeriggio”.

Pietro: “Bene, allora potrà iniziare alle 15.30 nella sala azzurra del piano sotterraneo”.

Incuriosito da tale prospettiva, dopo aver consumato un pasto leggero, si recò nel locale indicato e si  ritrovò in un lussuoso centro benessere con diverse piscine e grandi schermi che tappezzavano quasi tutte le pareti. Effettivamente la vista di quel Paradiso acquatico lo lasciò a bocca aperta ma le sorprese non erano finite. La prima piscina davanti a lui si accese di mille colori e lo schermo posto sulla parete vicina lasciò intravedere una scritta a luci intermittenti

“Sei pronto ad affrontare la prima prova? Premi il pulsante verde”.

Dopo essersi cambiato e  immerso piacevolmente nell’acqua tiepida spinse il pulsante verde posto sul bordo piscina e, subito, sullo schermo  vennero proiettate delle immagini. Si riconobbe ancora adolescente nel cortile del suo liceo e pensò: “Incredibile come si siano evoluti i servizi alberghieri, sono sempre più personalizzati, ma dove hanno preso queste immagini? Magari sono ricorsi alle molteplici potenzialità dell’intelligenza artificiale”.

Sullo schermo si poteva vedere il suo salto in alto con conseguente rottura di radio e ulna. Quell’infortunio gli aveva impedito di partecipare a un raduno nazionale di atletica leggera nel quale si sarebbe potuto perfezionare nella sua specialità, la corsa a ostacoli. Il caso volle che subito dopo  aver ripreso la sua forma migliore si  appassionò così tanto alla pallavolo che sostituì del tutto l’atletica leggera come suo sport preferito e divenne una grande passione che coltivò con successo in tanti anni di carriera agonistica.

In un attimo l’acqua della piscina diventò fredda e apparve con tanto di luce lampeggiante una frase di

                    T.S. Eliot “Ogni momento è un nuovo inizio”

Un percorso illuminato indicò poi a Paolo la via per immergersi in un’altra piscina. A questo punto su un altro schermo lesse:

“Sei pronto ad affrontare la seconda prova? Premi il pulsante rosso”.

Appena premuto comparve uno studente chino sui libri. Si riconobbe mentre era impegnato a preparare l’esame di anatomia della facoltà di Medicina in un periodo particolarmente triste della sua vita. Dopo aver superato brillantemente gli esami del primo anno era stato sopraffatto dal Fumagalli, il testo che aveva avuto il potere di stordirlo con le sue 1000 pagine di non facile comprensione. Purtroppo, contemporaneamente, stava collezionando anche diverse delusioni amorose. Le immagini scorrevano e adesso mostravano una clinica psichiatrica con un ragazzo sottoposto a un elettrochock. Era lui ma ripensare a quel periodo ancora lo faceva star male. Sapeva, però, che proprio la sofferenza patita a causa del forte esaurimento nervoso successivo al fallimento nello studio dell’esame di anatomia lo avrebbe portato a un consolidamento della sua personalità grazie a un fruttuoso percorso psicoanalitico e a un nuovo percorso di studi per diventare insegnante di educazione fisica.

Come prima l’acqua della seconda piscina diventò fredda e, questa volta, sullo schermo lampeggiava una frase di

Fëdor Dostoevskij: “L’uomo si ricostruisce dove ha ceduto”.

Lo sapeva bene Paolo che era riuscito a riemergere da una situazione molto difficile. Come prima seguì il percorso illuminato e si trovò in una terza piscina con l’acqua alla giusta temperatura. Come per magia potè leggere la solita domanda:

“Sei pronto ad affrontare la terza prova? Premi il pulsante giallo.”

Lo fece e fu subito catturato dalle immagini apparse sullo schermo che mostravano un’enorme sala dove si stava svolgendo un concorso per l’abilitazione all’insegnamento. In verità Paolo ne aveva superati ben quattro di concorsi ma era stato tutto inutile, nelle graduatorie finali non aveva raggiunto il quorum per vincere una cattedra. A questo punto aveva deciso di fare una scelta radicale, si era  iscritto alla scuola di specializzazione per diventare insegnante di sostegno per alunni con disabilità. Mai scelta fu più azzeccata. Subito dopo aver conseguito il titolo di specializzazione aveva ottenuto finalmente l’assegnazione di una cattedra. Lavorare con quei ragazzi che lo avevano sommerso di abbracci, osservare la loro crescita, stabilire con tutti gli altri alunni della classe  un rapporto di fiducia, collaborazione e, a volte, anche di complicità, era stata  un’esperienza fantastica, era entrato in un universo di sensazioni, colori e sentimenti genuini e inaspettati che lo avevano arricchito. Al solito, però, la temperatura dell’acqua  scese rapidamente e sullo schermo questa volta era possibile leggere una frase di 

Hermann Hesse: “Il segreto della trasformazione sta nel concentrare tutta l’energia non nel combattere il vecchio, ma nel costruire il nuovo.”

Paolo, dopo aver attraversato il percorso illuminato si rifugiò nella quarta piscina da cui si poteva leggere ancora la solita domanda:

“Sei pronto ad affrontare la quarta prova? Premi il pulsante bianco.”

Dopo averlo premuto questa volta lo schermo mostrava le immagini di un violento litigio tra lui e sua moglie Sofia, non succedeva spesso e, infatti, la loro relazione era entrata nel trentesimo anno. Lei lo stava accusando di pensare sempre al suo lavoro e di non avere più quelle attenzioni che le aveva dedicato precedentemente. Non aveva tutti i torti ma, quando lei minacciò di andarsene, fu accecato dalla rabbia e uscì di corsa sbattendo la porta. Sicuramente non era il primo litigio, erano stati bravi a costruire una relazione duratura con l’impreziosimento di tre splendide creature. Paolo sapeva di amare profondamente il suo lavoro ma era anche consapevole di amare altrettanto la sua famiglia e di aver cercato di essere sempre disponibile per qualsiasi esigenza. Sempre più sorpreso di rivivere sullo schermo un episodio vissuto nel giorno precedente con sgomento guardò la macchina che lo stava investendo mentre attraversava la strada senza la dovuta attenzione. A questo punto le immagini scomparvero insieme a una scritta che era stata visibile  solo per un momento con una frase di  Pablo Neruda:

“Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno”.

Oltre alle immagini non c’era più traccia di tutto il centro benessere e si ritrovò in un letto di ospedale. Piano piano cominciò a percepire il tocco morbido delle mani di Sofia e il dolce suono della sua voce che lo rimproverava dell’enorme stato di preoccupazione in cui l’aveva costretta e lo stava minacciando di non provare minimamente a non riprendersi perché gliela avrebbe fatta pagare cara. Quelle parole avevano colpito nel segno al punto che le lacrime cominciarono a scorrere sulle sue guance, le palpebre iniziarono ad aprirsi e sulla bocca si palesò un sorriso di estrema gratitudine perché la vita stava  rinascendo dentro di lui. Ripensò all’hotel Limbo che per fortuna non lo aveva portato direttamente in Paradiso ma gli aveva fatto capire come ogni persona avesse la possibilità di riemergere da qualsiasi evento negativo utilizzandolo come trampolino di lancio per costruire un piano di riserva che avrebbe condotto inevitabilmente a un’ulteriore crescita futura. Sicuramente avrebbe dovuto lavorare per smussare quella tendenza alla rabbia che lo aveva portato a non accorgersi del pericolo ma era sicuro però che dopo tante delusioni amorose aveva trovato la sua anima gemella, che  insieme a lei aveva costruito una bellissima famiglia,  il coronamento di un’unione di due anime che erano sempre più vicine. In effetti il suo Paradiso lo stava già vivendo.

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