Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “La nave” di Simona Trojano

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

L’uomo scende dal taxi. Ha con sé un grande trolley, vecchio, un po’ consumato e scolorito, che dimostra tutta la sua età, e viaggi lunghi e scomodi.

L’uomo è altissimo, magro, molto magro. Tanti capelli, che una volta erano stati neri, lisci, ora quasi tutti bianchi, lunghi e disordinati. Forse se li taglia da solo. Una barba lunghissima, anche questa quasi tutta bianca, fa sembrare il suo viso allungato, emaciato, e ancora più magro. Vecchio. Ma l’uomo non è vecchio affatto, e il suo corpo duro, dinoccolato, ossuto, spigoloso, è ancora quello di quando era al liceo. Gli occhi seri, scurissimi e buoni, segnati da occhiaie, solo un po’ più profonde di allora.

I jeans scoloriti, troppo larghi, tenuti su da una cinta di cuoio, sono anche questi come quelli che metteva tutti i giorni al liceo; una felpa ancora quasi blu, un giubbotto che era forse impermeabile, una volta.

C’è il buio pesto e nuvoloso di una sera di settembre, senza luna, senza stelle. Il cielo è un velluto cupo, senza alcuna morbidezza. Il mare, una spessa e lucida tavola nera, immobile, incute timore. In compenso stanotte il traghetto lo attraverserà senza problemi, non si ballerà.

L’uomo è arrivato in anticipo, la nave per Olbia non partirà prima di un paio d’ore. L’uomo guarda la grande nave, che gli è così familiare, dopo le traversate di una vita, prima con genitori, fratelli e sorelle, poi da solo, infine, per tanti anni, con lei. Al di là della nave e delle allegre luci del porto, il mare, l’orizzonte. È sempre felice di tornare in Sardegna, la ama, l’ha sempre considerata la sua vera terra, anche se ha sempre vissuto a Roma. Anche stavolta è felice di intraprendere questo viaggio. Anche stavolta.

La Sardegna è come lui. Paesaggi duri e luminosi, onesti, rocce granitiche, inamovibili. E il mare, una tavolozza che ha tutte le sfumature del blu e del verde, e trasparenze sincere.

Non ha prenotato una cabina, non lo fa mai. Lui non dorme mai, durante queste traversate. Ama sedersi fuori, guardare il mare, il cielo, oppure sedersi al bar, osservare le coppie, le famiglie che si precipitano a occupare i divanetti, trasformandoli in letti di fortuna con teli da mare come lenzuola e zaini come cuscino. Ascolta, senza troppa curiosità e attenzione, dialoghi, chiacchiere, programmi per la vacanza che sta per iniziare, racconti di altre già finite.

Ricorda l’ultima traversata, fatta con lei, due anni fa. Una vita insieme. Lavoro insieme, viaggi insieme, casa insieme. Lei era bellissima, anche nella sua carrozzina. Una donna brillante, divertente, una forte personalità. Le è rimasto vicino anche quando lei lo ha lasciato. Non ha mai smesso di amarla e ammirarla, di essere orgoglioso di lei.

Anche questo viaggio avrebbero dovuto farlo insieme, nonostante non fossero più una coppia.

Ma lei si è ammalata, non c’è stato più nulla che potesse fare per lei, né lui, né nessun altro. E stavolta lei se n’è andata davvero, un anno fa.

Da allora tante cose sono cambiate: l’uomo si taglia i capelli da solo, prima glieli tagliava lei. La barba, invece, no, cresce da quando lei non c’è più.

La loro casa non è più la loro casa. Lui si è trasferito in campagna, in un posto lontano da tutto, in una casa che ha il minimo per poterla definire casa. Solo. Lui e i suoi cani. Un anno da eremita.

Ha incontrato di rado qualche vecchio amico, qualche ex compagno di liceo. Lo hanno visto sempre mite, tranquillo, taciturno come al solito, con i suoi seri occhi buoni.

Ma il suo buco dentro non l’ha mai visto nessuno. D’altronde non stavano più insieme, lui e lei, si erano lasciati, sicuramente lui le voleva ancora bene, ma non erano più una coppia, non è come se fosse rimasto vedovo… no? No. Lei era la donna della sua vita, e la sua ragione di vita, ancora, nonostante tutto.

Finalmente inizia l’imbarco. L’uomo si incammina sulla rampa di metallo che dalla nave si allunga sulla banchina, poi sale le scale, con una certa difficoltà, dovendo portare su quel grande trolley.

All’inizio, come al solito, va sul ponte, guarda il mare e l’orizzonte. In quel cielo ancora così nuvoloso, non una stella brilla; della luce della luna, che stanotte è solo uno spicchio, non traspare nulla, tutto è nero. Nero.

Dopo un po’ finalmente la nave parte, lascia il porto, prende il largo. Il mare è proprio una tavola, stasera, sarà davvero una traversata tranquilla.

Per un’ora buona, l’uomo rimane sul ponte, con i suoi pensieri, i suoi ricordi. È sereno, era da tanto che non si sentiva così. La sua Sardegna gli ha fatto sempre bene. Anche stavolta.

Ora entra, fa un po’ freddo fuori, nonostante sia bellissimo stare lì.

Arriva nel salone del bar, come sempre poltroncine e divanetti sono occupati da coloro che tra poco dormiranno, accampati in qualche modo, soddisfatti di essere stati più furbi e svelti degli altri.

L’uomo si avvicina al bancone del bar, si siede su uno sgabello. Accosta il trolley al bancone, accanto a sé. Sfila il portafoglio e il cellulare dalle tasche dei jeans, li appoggia sul bancone, in ordine, allineati davanti a lui, tra gli avambracci appoggiati sul vetro. Il bancone non è pulito, qualche macchia di caffè e dello zucchero sparso, caduto da cucchiaini frettolosi e poco attenti. L’uomo è un igienista, maniaco della pulizia, ma stavolta tira le maniche dalla felpa giù, fino ai polsi, senza scomporsi, senza correre a lavarsi le mani. Se le laverà dopo.

Sorride, tanto nessuno ci fa caso e si domanda perché. Ordina un caffè. Poi torna sul ponte.

*****

È mattina, la nave è in viaggio da molte ore, tra poco arriverà al porto di Olbia. Finalmente c’è il sole, il cielo è azzurro, luminosissimo. Già si vedono i meravigliosi verdi e blu di quelle acque. Un gruppo di ragazzi, allegro e rumoroso, entra nel bar chiacchierando ad alta voce, ridendo. Ormai nessuno dorme più, sui divanetti. I ragazzi si avvicinano al bancone del bar e occupano un gruppo di sgabelli liberi. Un ragazzo biondo, giovanissimo, occhi chiari, ottimisti e luminosi come quel cielo, come la vacanza che lo aspetta, si siede sull’unico sgabello libero, un po’ lontano da quelli occupati dai suoi amici. Vede, vicino allo sgabello, un grande trolley, vecchio, un po’ consumato e scolorito, che dimostra tutta la sua età, e viaggi lunghi e scomodi. Sul bancone, in ordine, allineati, un portafoglio e un cellulare.

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