Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Quadri di un esposizione” di Stefano Milazzo

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Mi svegliai da un sonno profondo. La notte era passata muta, quasi immemore. Non mi ricordai del sonno appena compiuto e neppure dei suoi sogni.

 Attesi seduto sul bordo del letto, paziente che il tempo sfilasse, lento ed assordante come un treno che entri in stazione.

Sentivo il mio respiro e il battito del mio cuore. Gli occhi aperti osservavano un orizzonte lontano incrociando i primi raggi di un sole di un giorno ancora non pieno.

Cercai un appoggio per alzarmi, lentamente mi vestii guardando fuori dal vetro di una finestra, cornice di tutta la mia esistenza.

Vedevo il giorno e la notte mute, passare come clessidre che scandivano il tempo della mia esistenza.

Giorno dopo giorno mi alzavo e ricominciavo il mio nuovo mattino, sempre uguale nei gesti, nei riti, eppure così sempre diversi nei tempi nel loro compiersi.

Mi sentii chiamare, da lontano come un soffio, da un ricordo, come un riflesso di luce argentata, attento cercai il tempo, paziente e preciso che mi ravvivasse l’eterno, nell’oggi, nell’odierno….

Attesi come un inizio, e stupito mi avviai come ad un incontro,  l’oggi non è come ieri, ed è  diverso dal domani.

Mi trovai così in un attimo già vestito, come se i gesti fossero stati estranei ai pensieri, preparai la colazione, accendendo quel fuoco che ravviva i pensieri, le azioni dei nostri progetti quotidiani.

In un attimo fui fuori al fresco giorno neonato.

Guardai il frenetico passare dei pedoni, eterei come i personaggi dei quadri di Magritte, quasi sorpreso nel vedere piovere dal cielo gli ombrelli ed i personaggi di quei quadri.  Eterei e quasi  impalpabili erano le automobili come gli oggetti volanti dei quadri di Folon.

Eppure la realtà era lì vibrante, palpitante come il battito del mio respiro, camminai cadenzando i miei pensieri come si fa con i quotidiani gesti e, mi avviai al mio lavoro.

Entrai nel conosciuto luogo di residenza del mio presente, con l’ingenuità dello scolaretto che entra in classe il primo giorno di scuola, varcai la soglia di quello che è il mio lavoro, che è traccia destino di una storia, che disegna la differenza di un umano agire, dal bestiale vivere.

Il lavoro che occupa il tempo, la storia, la passione e la vita di ognuno di noi, non è solo il compiersi di un vuoto e ripetitivo agire, ordito da comandi e tempi di altrui volontà. E’ anche il nostro paziente, sollecito, e passionevole accarezzare, della non solo nostra ma soprattutto altrui povertà.

Siamo come naufraghi tutti “ mendici” in cerca di un dono, chiediamo agli altri un gesto, un aiuto che ci possa restituire la speranza di un domani di un’alba del nostro futuro.

Questo è il lavoro, il nostro lavorare. Tesoro di una Terra dove gli uomini vivono alla ricerca di, e per un lavoro, che serva a guadagnarsi il proprio merito e che serva a collaborare ad un grande disegno, ad un grande destino.     

Se sapessimo e se comprendessimo il significato del nostro lavoro, senza relegarlo sempre e solo come merce,  a merce di scambio, avremmo certamente conquistato un pezzo, un pezzo di Paradiso.

Il lavoro fatto, compiuto è Opera, perché fatto di fatica, di timore, di pudore,  non è fatto per essere né merce, né prezzo di schiavitù!

C’è una dignità nel lavoro che è del  lavoro. Che nessuno mai potrà ridurre. Ciascuno di noi lo avverte, ma soprattutto lo avverte quando il lavoro lo  si perde, quando il lavoro viene a mancare e la vita allora si fa dramma.

Accesi il computer, e nell’attesa pensai all’utile inizio,  ed  il telefono squillò!!!!!

La giornata del mio lavoro frenetica d’incanto si disvelò; ma nei miei gesti, nel mio sorriso e nel mio sguardo del mio agire quotidiano trattenni, quel respiro di un SOFFIO DIVINO che di quel tempo, mi  svelò l’agire di un Suo Senso e di un Suo Significato che è il poter rimanere utile compagno accanto all’Uomo ed al suo Lavoro.

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