Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Racconto di Maggio” di Leonardo Cremonesi

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Ore 8 del mattino, a una delle tante fermate dell’autobus affollate di Roma.
“Scusate, dovrei riuscire a salire, che sono in ritardo.”
“Sì, certo, signora, ma come vede non c’è spazio neanche per uno spillo.”
Passa una manciata di secondi, la ragazza è ancora in bilico tra la fermata e l’autobus. Un ragazzo la
guarda e dice…
“Io devo scendere, venga, venga, può prendere il mio posto.”
“Sì, ma lei non sembrava dovesse…”
Neanche il tempo di finire la frase e il ragazzo è già alla fermata e la ragazza al suo posto. Le porte si
chiudono e uno sguardo li lega finché l’autobus non si allontana definitivamente.
Perso l’autobus, perso lo sguardo.
Francesca arriva in ufficio ancora con il pensiero di quel ragazzo che molto gentilmente le ha lasciato il
posto.
Lei è impiegata in un ufficio che vende spazi pubblicitari, ma la sua grande passione è il pianoforte. Sin
da piccola sente questa attrazione per questi tasti bianchi e neri. Si farà inebriare dalla prima diamonica
utilizzata alle elementari. In poco tempo i sogni della sua insegnante di musica diventeranno anche i suoi.
Il pianoforte come metafora della vita, il bene e il male, una sorta di tao moderno sotto le sue dita.
Quando è sola riesce anche a cantare, sì, perché davanti a un pubblico non ci riesce proprio. Troppo timida.
Cerca di farsi largo nei pub, nei locali della capitale, con diversi progetti musicali molto diversi tra loro,
ma che la rappresentano tutti un po’.
Un compagno che l’aspetta a casa e un gatto nero macchiato di bianco, neanche a farlo apposta.
“Francesca, andiamo a prendere un caffè? Francesca? Ci sei?”
“Starà pensando a qualche melodia o a chissà a cosa, o a chissà a chi… ihihih.”
“Siete sempre le solite, vengo, vengo…”
“Tre caffè, grazie. Al tavolo, grazie.”
“Beh, cosa avevi prima?”
“Mah… nulla…”
“Beh, non mi sembri molto convinta, o sbaglio?”
“Ma nulla di importante, sono rimasta sorpresa per un gesto di questa mattina alla fermata…”
“Diciamo che ho incontrato un tasto bianco… ihihih.”
“Che significa un tasto bianco?”
“Ma ancora non la conosci? Le è successo qualcosa di buono, forse un uomo?”
“Che fai, sorridi? Allora direi che è proprio un uomo.”
“Ma quanto siete sceme e impiccione… Sì, sì, ho incrociato un ragazzo che mi ha sorpresa con un gesto…”
“Bingo! E come si chiama? Ti ha dato il numero? È bello?”
“E bastaaaaaa!”
“Non so assolutamente nulla, mi ha lasciato il suo posto sull’autobus e…”
“E…?”
“E cosa?”
“E… uno sguardo.”
“Ecco la sognatrice, le ha lasciato uno sguardo, pensa tu!”
“Torniamo al lavoro che è tardi.”
Marco invece si è sposato da qualche mese con una sua vecchia fiamma:
Un’ex con cui si era lasciato anni prima e che, in qualche modo, è tornata nella sua vita.
Lui ha difficoltà a troncare definitivamente qualsiasi cosa, qualsiasi rapporto. Cerca di tenere in piedi di
tutto, forse ha paura di perdere qualcosa di sé.
Si occupa di contabilità in una società che lo ha assunto appena diplomato.
Questo lavoro lo appaga solamente in parte; pur essendo metodico, una parte di sé ha bisogno di sognare
e di fantasticare, per questo si rifugia nella musica, nel cinema e nello sport.
Oggi però questa contabilità non gira come sempre, ha la testa da un’altra parte.
“Marco, dopodomani andiamo a bere una birra e ad ascoltare un po’ di musica nel pub che sta in fondo
alla via?”
“Sì, certo, perché no, molto volentieri.”
Due giorni dopo, i quattro giovani, seduti a un tavolo in prossimità del palco, sorseggiano le loro birre nel
pub, mediamente fumoso di musica jazz.
In questa serata si può ascoltare un po’ di Duke Ellington, Herbie Hancock, Bill Evans e altri. Poi ogni
tanto salta fuori qualche brano sconosciuto, ma comunque piacevole.
Si vede bene, al punto che Marco riesce a scorgere un viso vagamente familiare: la pianista è la ragazza
della fermata dell’autobus.
Lei invece si accorge di lui in una pausa tra una canzone e l’altra, perché Marco si fa scivolare dalle mani
il bicchiere di birra. Lei sorride.
Marco ormai si è estraniato dal gruppo, non partecipa più attivamente, sembra quasi del tutto assente,
ormai lui ascolta con gli occhi.
“Hai capito cosa ti stiamo dicendo?”
“Marcooooooo!”
“Sì, sì, ho capito, ho capito.”
“E quindi cosa pensi di fare?”
“Con cosa?”
“Ihihih, sì, sì, ok, continua a guardare la pianista.”
Francesca, per quanto possibile, cerca di contraccambiare gli sguardi, ma il suo pianoforte la reclama…
“Marco noi andiamo, tu che fai resti vero…ihihihih?”
“si si resto resto, ci vediamo domani in ufficio, voi andate pure”
Finito il concerto, i musicisti scendono a salutare i loro amici e parenti, ma Francesca è consapevole di
dover salutare una persona in più quella sera, anche se questa situazione le crea un po’ di imbarazzo.
Lui si è alzato, è rimasto lì fermo ad aspettarla.
“Ciao, ma tu sei…?”
“Sì, credo di sì…”
“Come credo… ihihihih.”
“Sì, sì, sono io, scusa. Complimenti per il concerto.”
“Grazie, ti è piaciuto?”
“Sì, mi sei… siete stati molto bravi.”
“Quindi adesso ti devo il secondo grazie…”
“cioè?”
“Sai, quando si suona in questi posti nessuno è attento alla musica e ai musicisti, ma tu sei stato molto
focalizzato sul concerto e non ti sei distratto un attimo. E poi ti devo ringraziare per l’altro giorno, ma tu
scendi a quella fermata?”
“Sì, sì, ioooo… no, in realtà no, però mi è venuto spontaneo quando ti ho vista. Ho anche fatto tardi al
lavoro… ihihihihi.”
“Vai di fretta? Beviamo una cosa insieme?”
“Sì, sì, certo, mi sembra il minimo che io possa fare.”
“Forse sarebbe anche giunto il momento di presentarci, che ne dici?”
“Piacere, Francesca.”
“Piacere mio.”
“Piacere tuo…?”
“scusa non sto capendo…”
“Non mi dici il tuo nome? Non lo posso sapere?”
“Oddio, scusa, Marco, mi chiamo Marco.”
“Ti chiami Marco e sei un po’ confuso… ihihihih.”
“ihihihih”
La serata scivola via come ferro su una lastra di ghiaccio.
Praticamente si erano appena conosciuti, ma si sono subito riconosciuti quella mattina alla fermata
dell’autobus.
Quella intimità che si ha solamente con amici di vecchissima data, quella familiarità che ti fa il vuoto
intorno, come se in quel pub non ci fosse nessuno.
Passioni, ansie, piccole confidenze che passano tra le gambe del tavolo e poi risalgono per avvolgere lo
schienale delle sedie.
Ogni tanto escono a fumare. Dopo la sigaretta lei mette in bocca una gomma e rientrano. Si salutano fuori
dal locale con la promessa di vedersi l’indomani per un aperitivo, ore 18, stesso posto.
Una volta giunti a casa si accorgono entrambi di non essersi scambiati i numeri di telefono, non è un
problema: qualcuno o qualcosa li ha fatti incontrare due volte nel giro di un paio di giorni. Il numero di
telefono non serve a due come loro.
Ore 17,52 e Francesca è dove deve stare, ma Marco non si vede. Entra pensando di trovarlo all’interno,
ma non è così.
Lo aspetterà fino alle 18,45 bevendo due calici di vino, ma lui non arriverà.
La mattina seguente la ragazza sale sull’autobus e si ritrova faccia a faccia con il suo destino, almeno così
sembra.
I ragazzi sono già abbastanza intimi dopo solo un incontro, ma adesso lo diventano anche un po’
fisicamente, visto l’affollamento sul mezzo pubblico.
“Sono mortificato per ieri, ma ho avuto un imprevisto e… non ci siamo scambiati i numeri di telefono.”
“Non ti preoccupare, avevo capito che ti era accaduto qualcosa. Facciamo colazione insieme prima di
entrare al lavoro?”
“Sì, certo, scendiamo alla prossima, che c’è un simpatico bar all’angolo.”
Seduti al tavolo, senza neanche accorgersene, le loro gambe si legano come in un abbraccio spontaneo,
un altro passo è stato fatto.
Dopo aver fumato la sigaretta di congedo Francesca prende la solita gomma da masticare. Prima di
salutarsi la tira fuori dalla bocca prendendola tra pollice e indice…
“La vuoi?”
Il ragazzo non si aspetta un simile gesto e non risponde.
“Ti schifi?”
A questo punto Marco prende la gomma dalle dita della ragazza e se la mette in bocca.
“Forse sarebbe stato meglio baciarsi…”
Arrossiscono entrambi ma non si sono ancora scambiati i numeri di telefono.
“Ciao”
“Ciao”
Dopo due settimane sospese, si incontrano nuovamente in maniera fortuita alla solita fermata. Lui scende
e chiede di fare quattro passi insieme, Francesca annuisce e si incamminano mano nella mano.
“Sai, Francesca, ho fatto fatica senza di te, mi ero quasi convinto di non sentire la tua mancanza, ma non
era così. Mi sono reso conto, solamente dopo, del vuoto che avevo dentro.”
“Beh, allora? Ti sembra il caso di dire certe cose?”
“Ma sei seria?”
“certo, mica vorrai rovinare tutto vero?”
Lei si ferma, lui si ferma.
“E poi… io cambio città, il mio compagno lo trasferiscono per lavoro.”
Marco l’abbraccia e scoppia in un pianto disperato. Lei lo stringe forte.
“per favore basta”, gli sussurra la ragazza nell’orecchio dopo qualche minuto.
Forse ha paura di non sopportare tutta quella pressione emotiva. Si staccano ma faticano a guardarsi negli
occhi.
“Non perdiamoci, ti prego, non voglio che questa magia venga consumata dalla quotidianità, ma non
voglio che tutto questo vada in fumo. Facciamo un figlio,
facciamolo in provetta! Ci legherà per sempre e gli altri capiranno…”
“un figlio in provetta”
Lei gli stringe forte la mano
“Ma ti rendi conto di cosa mi stai chiedendo?”
“Tu sei tutto matto…!!!”
…e vissero tutti infelici e contenti…, ma quella volta, fortunatamente, si scambiarono i numeri di telefono.

Loading

1 commento »

  1. La casualità di un incontro che unisce due animi simili.

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.