Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “L’ambizione del “mocio” di Eva Bosco

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

«A proposito di ambizioni, lei vuole fare le pulizie tutta la vita?»

«Io? Sì».

Quando sentì questa battuta in un film, Carla rimase fulminata. Erano suppergiù le 11 di sera. Lei era rannicchiata sul divano davanti alla tv con un barattolo di yogurt in mano, suo marito Giulio era lì a fianco, la testa gli cascava dal sonno e russava leggermente.

Lui la battuta non l’aveva sentita. A lei, invece, nel vedere la scena finale di quella commedia in cui il titolare di una grossa ditta rivolge quella domanda all’uomo delle pulizie (circostanza plausibile giusto in un film, ma non importa), si era acceso un faro nella testa che illuminava tutta la vita che aveva davanti.

Il giorno dopo diede le dimissioni dalla società di comunicazioni per cui lavorava da anni, decise che avrebbe lasciato anche l’ordine professionale in cui aveva a lungo militato e iniziò a cercare col cellulare le imprese di pulizie della sua città e gli sportelli in cui si poteva lasciare una domanda per fare la colf. Esperienze pregresse: zero.

Annotò telefoni e indirizzi. Di lì a qualche giorno avrebbe iniziato il suo giro, condividendo le sue ricerche per lo più con signore ucraine e rumene.

La cosa più difficile fu parlarne a suo marito.

«Ti sei licenziata e vuoi occuparti di pulizie? Ma sei impazzita?»

«No, affatto.»

«Tu sei impazzita, senza neanche discuterne, senza chiedermi niente. Ma ti rendi conto a che stipendio hai rinunciato?»

«I soldi non sono tutto nella vita. Non ne posso più di scalpitare, di responsabilità, di fare moine a gente che vorrei mandare a cagare, dei social da tenere a bada, del cellulare che squilla a qualsiasi ora, la domenica, di questa connessione perpetua. Non ne posso più delle inaugurazioni, dei rinfreschi, di tutta questa commedia. Basta».

«Ma non credere che mi incazzi per via dei soldi. Lo dico per te, per il fatto che sbattendo da un giorno all’altro quella porta, rinunci alle tue ambizioni, a quello che sei e potresti ancora diventare.»

«Sono stanca anche delle ambizioni. Le ambizioni possono soffocarti».

Erano in cucina, a colazione, ma nessuno dei due aveva toccato nulla, neppure un sorso di caffè. Lui aveva gli occhi gonfi e i capelli appiattiti dal cuscino. A un certo punto, dopo una pausa di silenzio, buttò giù il caffè, andò a prepararsi e uscì di casa senza salutare. Non le aveva chiesto le ragioni profonde della sua scelta, se fosse successo qualcosa, non le aveva chiesto niente di niente.

Carla capì che era sola. E d’altra parte, come diceva spesso un suo ormai ex collega, più che altro per buttar lì una frase ad effetto, «si è sempre soli sulla faccia della terra». C’era del vero. Andò in bagno e si guardò allo specchio. Aveva passato da un pezzo i cinquant’anni. Lo scorrere del tempo cominciava a farsi sentire sui lineamenti, sulla pelle. Ma quello che era cambiato davvero era dentro di lei e non lo vedeva nessuno.

Era una specie di paura del mondo che l’aveva presa poco a poco e, tra un vernissage e un aperitivo, la stava mangiando. Gli occhi degli altri, le aspettative degli altri, il giudizio degli altri la consumavano senza che gli altri se ne accorgessero, neppure suo marito.

Un paio di mesi dopo, Carla lavava le scale in due condomini il giovedì e il venerdì e faceva le pulizie in alcuni appartamenti il lunedì e il mercoledì. Il martedì era uno spazio libero non necessariamente da riempire.

Giulio non era ancora riuscito a capacitarsi di questa mutazione, ma preso dalle sue cose e dai suoi impegni lavorativi, aveva smesso quasi subito di dedicare grande attenzione a questa strana svolta nella vita di sua moglie.

Con la colf che per anni aveva lavorato per loro, avevano pattuito di ridurre drasticamente le ore in vista di una sospensione definitiva, dal momento che lei era prossima ai 65 anni e voleva tornarsene in Romania. Della casa si sarebbe occupata Carla. L’idea non le pesava affatto.

Fare le pulizie divenne per lei una specie di attività meditativa a cui si dedicava con un’attenzione meticolosa e assorta, entrando, mentre la svolgeva, come in un’altra dimensione. Negli appartamenti si applicava a disinfettare i sanitari, a rimuovere il calcare, a spolverare, a passare l’aspirapolvere. Nei condomini puliva con cura i pavimenti di marmo degli androni, i cortili, i vetri dei portoni di ingresso, gli specchi dentro gli ascensori.

Sentire alla fine il profumo di pulito, lasciare quegli spazi pronti per essere goduti nel loro ritrovato equilibrio, le dava un senso di pace.

Durante il suo lavoro, salutava in maniera educata chi le capitava di incontrare, ma senza lasciare spazio a possibili conversazioni, restando sulle sue.

I vari condomini erano molto contenti di lei, di come lavorava, della sua discrezione. Ma anche loro, per lo più, si limitavano a un saluto veloce quando capitava di incrociarla.

«Lei è quella nuova?», le chiese un giorno una signora imbacuccata per il freddo che rientrava a casa con il carrello della spesa.

Carla, che in realtà già da diversi mesi faceva le pulizie in quel palazzo, si raddrizzò e poggiò tutte e due le mani sul bastone del mocio.

«Sì», rispose, restando un attimo in attesa.

«Molto meglio di quella di prima, che dava una passata alla svelta e scappava via. Lei pulisce per bene, dappertutto, tutta un’altra storia».

«Non ci crederà, ma fino a qualche tempo fa avevo un posto piuttosto in alto in una società di comunicazione abbastanza nota nel giro.»

«Ma dice sul serio? E che è successo, hanno chiuso, l’hanno licenziata?»

«No, ho lasciato io.»

«Mi prende in giro? E perché l’ha fatto?»

«Stufa della gente, di certe dinamiche, delle lotte per stare sempre sulla cresta dell’onda, per essere sempre in pole position. In certi lavori è così. Apparentemente ti lisciano il pelo. In realtà ogni giorno gettano un osso e stanno a guardare come ci si sbrana e chi alla fine lo arraffa, l’osso. Sto dicendo a lei quello che non sono riuscita a spiegare neppure a mio marito, che in fondo non aveva così tanta voglia di sentire», disse appoggiando lo spazzolone al muro.

«Beh, non è facile da capire.»

«Vede, fare le pulizie è un’attività che non ti tradisce mai. Inizi e sai come andrà a finire. Mentre pulisco, penso. L’acqua, il secchio, gli stracci a differenza delle persone non ti deludono mai. Lo sa cosa diceva un grande filosofo del passato?»

«Cosa?»

«Raccontava di un uomo che lavorava alle dipendenze di un grosso industriale e questo un giorno gli chiese: ma lei vuole fare le pulizie tutta la vita? E l’uomo rispose: sì, tutta la vita».

Loading

2 commenti »

  1. Questa “strana svolta” della vita di Carla è espressa molto chiaramente. Complimenti all’autrice.

  2. Mi ha riportato alla mente Bartleby di Melville, con le evidenti differenze del caso. L’idea non è male varrebbe la pena svilupparla e vedere dove conduce.

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.