Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Il turno di notte” di Nicholas Porro

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

La sveglia strillò per diverse volte quel giorno, Mario per spegnerla la buttò giù dal comodino.

Incurante del volo lei continuò ad urlare, il metallo rimbalzò sul parquet lasciando un piccolo segno.

Si grattò la barba mentre lo specchio rifletteva una notte insonne.

Il calendario recitava: due ispezioni al mattino e due nel pomeriggio. 

La prima ispezione era alle undici, si preparò con calma e si diresse da Bernardoni.

Il suo collega era in azienda da poco più di sei mesi. Giovane, secco come un ramo in inverno e bianco come la neve. I capelli rossicci sembravano appiccicati con la colla al cranio.

Mario lo trovò in strada, aveva dei pantaloni larghi marrone chiaro e un maglione nero oversize. Finalmente aveva capito come vestirsi. I primi tempi si presentava in completo, al terzo ristorante cinese della giornata l’abito era fritto e unto di soia. Il Bernardoni stava scrollando il telefono quando Mario si presentò a fianco.

“Quanto vuoi bella signora?” esordì 

Bernardoni lo guardò con un sorriso tirato, si tolse le cuffie, salì in macchina senza rispondere.

“Buongiorno, hai visto il programma di oggi?”

“Sì, quanto meno tutti vicini, sono due kebab e due ristoranti, giusto?”

“Esatto, un italiano e un libanese”

Mario abbassò il finestrino e si accese una sigaretta, la strada scorreva verso Milano.

“Ma ancora che ascolti questa radio?” disse Bernardoni

“Hai qualcosa in contrario? Marina è un classico senza tempo” Mario teneva il ritmo battendo le dita sul volante.

“Mai sentito” Il giovane guardò fuori con aria di sufficienza.

Entrarono in città da viale Certosa, arrivarono sino a piazza Firenze per poi arrivare nel quartiere Cenisio.

“Mi fai uno dei tuoi parcheggi esotici?” chiese il ragazzo

“No dai è il primo martedì, giorno di multe” Mario non sapeva chi gli aveva dato questa dritta anni prima. Dopo qualche giro a vuoto trovarono un buco vicino alla metro Gerusalemme, pagato il parchimetro si diressero verso il primo locale.

“Dai Berna oggi comandi tu, sono ormai 3 mesi che sei qui” 

Bernardoni lo guardò con aria interrogativa

“Non fare quella faccia, non sono miei clienti. Sono tutti nuovi”

“Anche quelli del pomeriggio?”

Un sguardo severo lo tagliò

“Non ti allargare, hai già tutto?”

Controllò lo zaino

“Sì, ho tutto. Possiamo prenderci un caffè?”

Entrarono in bar, Bernardoni prese un ristretto decaffeinato 

“Sono i miei primi clienti e mi avvisi dieci minuti prima?” non aveva preso bene la sorpresa

“Massì sono kebabbari andrà tutto liscio” rispose Mario con i baffi sporchi di schiuma e briciole di brioches.

Il ragazzo controllò più volte i materiali nella cartellina in plastica azzurra, il logo della società copriva metà della copertina. Un ovale verde scuro con sei triangoli all’interno, sotto la sigla S.A.R (Società Autocontrollo Ristoratori).

“Perfetto ora ho tutto in ordine possiamo andare”

Mario controllò l’orario, undici meno dieci potevano andare.

Usciti dal bar oltre al navigatore li guidò l’odore di fritto e spezie.

“Instanbùl Kebab” recitava l’insegna, la scritta era arancione su sfondo blu. La vetrina per metà era coperta da un banda gialla e azzurra con foto dei vari piatti. I loghi delle aziende di delivery coprivano quasi tutta la porta d’ingresso. 

“Ma non sanno scrivere nemmeno Istanbul?”

Mario lo guardò da dietro ai suoi occhiali a fondo di bottiglia e scoppiò a ridere

“Secondo te quanti Instanbul Kebab ci sono in Italia?” 

L’altro arricciò le labbra, quando doveva calcolare chiudeva gli occhi.

“Almeno un centinaio”

Mario questa volta rise a bocca aperta

“Fai per dieci, se ne inventano di ogni dagli accenti a lettere cirilliche pur di tenere quel nome”

Il locale era stretto e lungo, il bancone copriva metà locale. Cinque o sei tavolini completavano la sala, delle scale portavano ad un soppalco. La puzza di fritto era intensa, le spezie si attaccavano ai vestiti.

Un unico cliente, un omone arabo sulla cinquantina. Era al telefono senza cibo davanti, nessuno dietro al bancone.

Mentre Mario fumava l’ultima sigaretta Bernardoni continuava a camminare in cerchio massacrandosi le mani. Aveva questo tic per cui si grattava molto forte le dita, durante un meeting importante era dovuto uscire per mettersi un cerotto.

“Tranquillo, andrà tutto bene, nel caso ci sono io” disse Mario spegnendo la sigaretta sotto la scarpa.

Entrarono mentre il cliente si stava alzando.

“Buongiorno signori cosa volete?” esordì l’uomo

“Siamo della S.A.R veniamo per il primo controllo” 

Il signore li guardò attentamente

“Non sembrate carabinieri” 

“Infatti non lo siamo, lei è il proprietario?”

“Sì, piacere Karim” disse il proprietario stringendo le mani ai due ispettori

“Ottimo, si ricorda il contratto che ha firmato il mese scorso?”

Mario odiava i commerciali, facevano firmare gente che manco sapeva parlare italiano, figuriamoci leggerlo.

L’uomo rimase con la mano sul mento qualche secondo.

“Ahh, si certo, i controllori. Pensavo venisse su appuntamento”
Un velo di sudore apparì sulla fronte dell’uomo

“Il primo è sempre a sorpresa, per capire l’entità dei problemi. Noi non facciamo segnalazioni ai NAS” disse Mario facendo l’occhiolino al collega. 

Il bancone sembrava in regola, i prodotti freschi in vasche refrigerate e le cose cotte a una temperatura a norma. Unico neo le vetrinette erano aperte, ogni tanto qualche mosca o vespa facevano capolino fra i baklava. 

“Dovrebbe mettere dei pannelli scorrevoli o quei ventilatori per alimenti” disse il Bernardoni

Karim lo guardò con aria interrogativa

“Sono dei piccoli ventilatori che mandano via gli insetti” disse il giovane mostrando una foto del prodotto

Il proprietario si segnò il modello. 

“Avete un freezer?” chiese Karim

Entrambi gli ispettori lo guardarono piegando la testa.

Mario chiuse l’occhio destro, Bernardoni bestemmiò a denti stretti

“Come scusi?”  quasi in coro

“Dico, avete un freezer che vi avanza?”

Bernardoni si mise una mano in faccia

“No Karim non vendiamo frigoriferi, siamo ispettori” chiuse Mario

“Eh dico non avete un pozzetto o qualcosa da vendermi?”

Entrambi scossero la testa, un paio di ragazzini entravano nel kebab

“Scusate clienti, se volete potete salire” Karim indicò di sopra

I due ispettori si avviarono sulle scale in legno che portavano ad un piccolo soppalco.

Mentre salivano l’odore di fritto si faceva più intenso. Il grasso rendeva quasi lucide le mani, gli aromi erano intensi e salati. 

“Questa mi mancava” disse Mario appena salito

Un piccolo tavolino con due ripiani, in legno completamente ricoperto di carta stagnola.

Bernardoni aveva una smorfia ai limiti del vomito

“Ma cristo” questa volta la bestemmia uscì

Le gambe del tavolo erano ricoperte di muffa e grasso rancido. 

Sopra un piatto con avanzi di pomodoro e qualche moscone. 

Nel ripiano sotto c’era una ciotola, Mario la prese.

Un liquido grumoso e giallastro.

“Credo sia una frittata, di qualche giorno fa” 

Girando si vide qualche guscio, a fianco sul ripiano una tazzina sporca.

L’olio ribolliva in un pentolone molto grande, i residui neri dominavano il fondo della pentola.

“Ma si può ancora fare? Una cazzo di friggitrice?” Bernardoni ormai andava a ruota libera.

“Beh teoricamente si può fare, anche se quell’olio è terribile”. Mario spense il fornello.

Bernardoni si mise a controllare il freezer a pozzetto, notò che era aperto.

“Ci credo che voleva un freezer”

Questo tipo di elettrodomestico ha due tipologie di chiusura: a ribalta o a scorrimento.

Questo non aveva né una nè l’altra, il coperchio era appoggiato.

Bernardoni tirò su una busta di qualcosa, gocciolava un liquido marrone.

Due basi pizza tenevano aperto il coperchio, i primi dieci centimetri di prodotti erano da buttare.

Mario aveva aperto una piccola finestra sopra il pentolone e accese la cappa.

Mentre l’odore di fritto usciva una puzza umida e viscida entrava nelle narici dei due ispettori.

“Qui un altro freezer aperto, questo posto è da chiudere” Bernardoni era senza pietà

Mario controllava sotto i mobili, vide delle trappole per gli scarafaggi. 

Poi qualcosa si mosse, una blatta germanica molto veloce.

Nonostante gli anni lui si tirò su rapidamente

“Odio gli scarafaggi”

L’insetto corse fuori e si diresse verso una nicchia in ombra.

Mentre lo seguiva con lo sguardo lo vide salire sul cartone e poi su quello che sembrava un wurstel.

Usciva da un telo grigio scuro infeltrito. Mario si avvicinò, un piede. Umano.

Un uomo rannicchiato coperto dal telo, uscivano solo i piedi.

Un pacchetto di Marlboro rosse e un telefono vicino a quella che doveva essere la testa, Mario spostò leggermente il telo, dormiva beatamente.

“Non ci voglio credere, c’è un uomo”

Bernardoni cambiò otto diverse gradazioni di rosso.

“Cosa? Io scendo a chiamare i carabinieri” corse giù dalle scale

Nonostante la musica lo sentì parlare con il proprietario.

“Karim ma lo sai che c’è uno che dorme di sopra?” la voce estremamente ruvida

“Sì, capo è Miky il lavapiatti, ha fatto la notte”

“Non può dormire in cucina”

Karim lo ignorò mentre l’altro usciva dal locale con il telefono all’orecchio.

“Ha bisogno?” gridò Karim da sotto

“No grazie abbiamo quasi finito”

Mario fissava l’uomo con gli occhi stanchi, gli toccò una spalla.

Rimase rigido e cadde sulla schiena.

L’ispettore si guardò attorno.

Mise un dito sotto al naso, nessun respiro.

Toccò il polso.

Nessun suono.

Mario si allontanò, si lasciò cadere con la schiena contro il congelatore.

Vista la situazione decise di accendere una sigaretta.

Dei passi decisi salivano le scale.

“A breve arrivano i Carabinieri”

Bernardoni iniziò a scuotere la testa, sempre più vermiglia.

“Ma che cazzo fai?” gli strappò di mano la sigaretta, lanciandola fuori dalla finestra.

Mario lo guardò dal basso, si strinse le dita sugli occhi.

“Credo sia morto”

Da sotto si sentì un gruppo di ragazzi entrare.

“Ciao cari cosa volete?” rispose Karim

La musica coprì la risposta.

Lo scarafaggio fissava Mario da muro.

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