Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Non si preoccupi” di Piero Fittipaldi

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

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La donna aveva finalmente trovato il coraggio di recarsi in commissariato. Aveva preso l’ascensore, e, dopo aver descritto la sua esigenza a un agente in un gabbiotto, era stata accompagnata in un ufficio. Ora è seduta davanti a una scrivania. Sembra in imbarazzo, si morde il labbro, si tormenta le unghie.

Nella stanza entra un funzionario di polizia in divisa, gli si siede davanti, la squadra per un attimo in silenzio.

Salve signorina. Mi dica pure.

Vorrei denunciare uno smarrimento.

L’uomo le fa un gesto invitandola a continuare a parlare. Lei, dopo una breve pausa, riprende.

Ecco io, ho perso qualcosa che… non so.

Come non sa. Mi deve dire cosa, sennò che scrivo io qua sopra?

È…un insieme di cose. Non saprei nemmeno io… Ho perso… il senno.

L’uomo le scruta il seno con fare enigmatico.

La ragazza si accorge dello sguardo e si porta le mani al petto, schermandosi il seno con imbarazzo.

Intendevo il senno, con due “enne”… la ragione. Ecco: ho perso la ragione!

L’uomo scarabocchia dei numeri su un foglio, poi lo gira verso la donna.

Mmh, vediamo subito. Guardi qui. Quanto fa?

Undici

Esatto. Vede? Lei ragiona benissimo. Si sforzi un attimo signorina, mi dica esattamente cosa ha perso.

Come faccio a spiegarmi… Io… Il sorriso. Sì, forse è quello: il sorriso.

Faccia vedere.

La donna prova in modo maldestro a sorridere. Le labbra vibrano, si schiudono leggermente, ma immediatamente tornano serrate.

Riprova più volte. Si sforza nell’accenno di un sorriso, ma la bocca torna inesorabilmente a essere una linea orizzontale nel suo volto. Come un elastico che dopo essersi teso torna a contrarsi.

Alla fine la donna porta gli indici alle guance e tende la bocca in un sorriso forzato.

Ecco… Vede?

Quando è successo?

La donna chiude gli occhi. Torna a qualche giorno prima. È nell’ufficio in cui lavora. Qualcuno sta ridendo, ma nel suo ricordo i volti, i suoni, le espressioni sono rallentate e grottesche. La donna si guarda intorno smarrita, cambia silenziosamente la stanza lasciandosi quelle risate per lei aliene alle spalle.

Non lo so l’altro giorno ero in pausa pranzo con dei colleghi, parlavano di qualcosa di divertente e tutti ridevano. Ma a me proprio non veniva da ridere.

Mmh. Sospetta di qualcuno? Chi può averglielo rubato questo sorriso?

Non saprei. … mmh, ehm…. Forse… il telegiornale.

Ma come il telegiornale, sia buona, io qui devo scrivere nomi, cognomi, circostanze. Almeno ha il nome del conduttore?

Prima che la donna possa rispondere, l’uomo alza una mano facendole cenno di fare

silenzio, si volta verso la parete urlando a un suo collega in un’altra stanza.

Aspetti, forse…. collega, vedi nei registri se abbiamo ritrovato un sorriso per caso?

Alla risposta che gli arriva dall’altra stanza 

Abbiamo trovato delle parole perse… qualche sogno rovinato… Sorrisi niente!

l’uomo fa una smorfia di insuccesso, ma stavolta è la donna a interromperlo.

Il suo volto è acceso come se avesse avuto una improvvisa illuminazione.

Scusi, credo di aver capito… Ecco! Ho smarrito un po’ di me. Forse la parte più bella.

Ah! E allora cambia tutto, qui si tratta di una sparizione di persona. Me la descriva!

L’uomo inizia a stendere l’identikit su un foglio.

La donna si tocca il viso, i capelli, il naso. 

Allora, direi capelli lunghi, occhi chiari. Naso forse un po’ grande. Quanto lo avrei voluto alla francese. E invece. E poi un accenno di occhiaie, sa quando non si dorme granché bene…

Da quanto si è verificata questa scomparsa?

Non lo so… da un po’. Tutti hanno sempre avuto tanti bei progetti su di me che alla fine ho pensato dovessi seguire quelli. E poi una cosa tira l’altra ed era troppo tardi per cambiarli.

E scusi lei lo denuncia adesso?

Perché alcune cose le vedi solo quando meno te lo aspetti. E io me ne sono accorta parlando con lei. Ora.

Come ora? E no, devono passare almeno 24 ore dalla scomparsa per inoltrare la denuncia. Mi spiace, non possiamo procedere.

L’uomo, seccato, mette da parte i fogli che stava compilando e si alza. La donna lo guarda smarrita mentre si alza anche lei.

Vada a casa, se domani non si trova, torni qui. Ma controlli che siano passate 24 ore. Mi ripete tutto e fa la sua bella denuncia.

Vado a casa?

L’uomo inizia a spigerla gentilmente fuori dalla stanza.

Sì sì, tranquilla, chi si smarrisce spesso si ritrova da solo. A volte uno si monta la testa, pensa di andare chissà dove, di ritrovare chissà chi. Quella persona che gli ha fermato i battiti per un secondo. O glieli ha accelerati. Di riaccendere chissà quali ambizioni, ma poi passa. Passa sempre. Si dia il tempo di rientrare a casa e magari si ritrova già.

Dice? Forse se non guardo il telegiornale…

Sì Sì, faccia così. In ogni caso, se è ancora smarrita venga domani e mandiamo subito una volante a cercarla.

L’uomo le posa una mano leggera sulla schiena, la accompagna all’ingresso, le rivolge una ultima rassicurazione prima di chiudere la porta.

Non si preoccupi. Passa tutto. Passa sempre.

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2 commenti »

  1. Sto commentando i racconti che hanno avuto meno visualizzazioni, questo è secondo me uno che merita: dice cose vere con semplicità e originalità

  2. Mi è sembrato uno di quei racconti che nascono da una buona intuizione e che funzionerebbero benissimo in una pagina, ma che vengono stirati troppo. Ho apprezzato l’idea iniziale, ma non ho provato una grande sorpresa né un particolare coinvolgimento emotivo. Ho avuto la sensazione che il racconto mi stesse spiegando una metafora che avevo già capito fin dall’inizio.
    Non lo trovo brutto, anzi. Lo trovo intelligente e gradevole. Però mi sembra più un esercizio di scrittura costruito attorno a un concetto che una storia capace di trascinarmi davvero.

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