Premio Racconti nella Rete 2026 “Dimitry” di Lino Palmieri
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Quando, a notte fonda, Dimitry scese l’ultimo gradino, si trovò in una strada deserta di quel quartiere popolare, immersa in un buio quasi totale.
Insegne spente dai nomi sbiaditi o assistite da neon tremolanti dalla vergogna.
I pochi lampioni penzolanti, tra rifiuti e buche, davano più un fastidio che un conforto.
La luce, filtrata da quelle gabbie di vetro ingiallite dallo smog e dal tempo, creava macchie irregolari sui marciapiedi dissestati.
Infissi malconci e lamiere cigolanti sbattevano al vento da ogni parte, componendo un quadro in assoli di desolazione.
Quel vento gelido gli sfiorava il viso, mentre aloni di brina appannavano le vetrine dei pochi negozi.
Qualche cane latrava in lontananza, gatti affamati inseguivano ombre di topi, e altri si rincorrevano tra cartoni e resti di spazzatura.
In quel quartiere i rari passanti si muovevano a loro rischio e pericolo.
Dimitry intuì che quella notte sarebbe stata davvero diversa.
Scansionava la strada cercando qualche conforto, ma nulla si offriva ai suoi occhi.
Non era di certo una sera qualunque, quando pensieri e riflessioni vagano tra luci e ombre.
Il consueto gesto lo rassicurò: alzò il bavero grigio dell’impermeabile, si calcò bene in testa quel cappello di feltro scuro a tesa larga e sistemò il piccolo revolver nella fondina sotto l’ascella sinistra.
La ricetta era la solita, come il piatto della domenica: sempre uguale, sale quanto basta.
Pose il piede nella prima chiazza di luce, seguito subito dopo da un altro, preciso ed attento a ogni passo.
Ora lasciava tutto dietro di sé.
Non un’ombra, né la minima percezione di un pericolo.
Ma, fatto pochi passi e all’improvviso, una mano gli si posò da dietro sulla spalla sinistra.
Un brivido lo attraversò dalla schiena sino al capo, ma poi la fermezza prese il sopravvento.
Anche se razionalmente non avrebbe voluto voltarsi, il freddo istinto di sopravvivenza agì, suo malgrado, prima di lui.
Si voltò di scatto e afferrò la mano ignota, sbalzando in aria un corpo esile.
Tutto accadde in un solo istante.
Era preparato e consapevole, certo del come, ma non del dove.
Il tonfo che ne seguì rimase l’unico ricordo di quel frangente insolito, ma reale.
Sul pavimento, mezza dolorante e avvolta in una vestaglia, una donna cercava disperatamente di venire fuori tra cartacce e cartoni accartocciati.
L’istinto si dissolse di colpo e l’uomo rimase immobile.
La confusione di quei momenti prese il sopravvento, mentre la ragione arrancava per riprendere il suo posto.
Senza pensarci, le porse la mano per aiutarla a rialzarsi: era l’unico gesto sensato da poter fare in quella situazione fuori dal normale.
L’aria gelida e umida rendeva la scena ancora più surreale, pungente come un sorso di whisky con ghiaccio che attraversa i sensi.
Ora avrebbe scambiato volentieri quel whisky con una buona tazza di caffè bollente. A quel punto, tra perplessità reciproche e stati d’animo contrastanti, quella figura umana poco visibile allungò una mano tremante e il lieve tintinnio di alcune chiavi ruppe quel muto silenzio.
Tutto allora prese un altro aspetto, nel momento in cui uscì completamente da quel cumulo di cartoni sfondati.
Si trovarono uno di fronte all’altra, come due statue di cera sotto un lampione pietoso.
Un uomo e una donna si fissavano con un’espressione indecifrabile.
Dimitry, solo allora, ebbe un sussulto e riconobbe il volto di sua moglie, che aveva lasciato in pantofole davanti a un giallo interrotto per cause di servizio.
Il resto fu puro imbarazzo, sospeso tra l’assurdo e il grottesco.
Mancava una delle pantofole; riapparve tra due gatti spelacchiati, visibilmente contrariati.
Con imbarazzo e incredulità la sorresse e l’accompagnò oltre la soglia.
Le sistemò i capelli disfatti, le baciò la fronte e le accarezzò il capo scusandosi.
Nel vicolo accanto, un gatto miagolava, come se stesse ancora ridendo.
Al povero uomo non restò che andarsene mesto e a capo chino.
Dimitry tornò al solito turno di guardiano notturno.
Un lampione sconsolato proiettava a fatica la sua ombra sul marciapiede deserto.
Uno dei tanti spettri cupi e fedeli della consuetudine, amante segreta dei nostri tempi.
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