Premio Racconti nella Rete 2026 “Albert e il mistero di Omero” di Alberto Majrani
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026sceneggiatura per un fumetto
Prima pagina: Da qualche parte, nello studio del Professor Albert Nevertoad, archeologo. Sera.
Inquadratura solo sugli occhi
Lui: Molto bene, miss Shilling, è comoda come posizione?
Lei: Mmm, direi di si
Ecco, lo prenda, faccia attenzione
Accidenti, quanto è grosso!
Eh si, non lo dico per vantarmi, ma è proprio un bell’esemplare! Ora stia ferma, che facciamo un po’ di foto… Click, click. Cambi un po’ posizione… Click, click… Vedrà, un piccolo sacrificio sarà premiato, queste immagini faranno il giro del mondo!
Oh, davvero, professor Nevertoad??
Certamente! Non sono cose che si possono vedere facilmente!!!
DRIIIN DRIIIN suona un telefono vecchio tipo
Uff, chi può essere a quest’ora? Dia a me il bestione, che lo ripongo nella vetrina.
Meno male, quest’osso di mammut pesa da far spavento! (va a rispondere al telefono, indossa un camice bianco): Facoltà di paleontologia umana, Ufficio del Professor Nevertoad…
dall’altro capo: Buonasera signorina, sono Peter Moonhard, c’è il boss?
Ah, buonasera ingegnere, le passo il professore.
Ciao Peter, come mai mi chiami a quest’ora?
Spero di non disturbarti, cosa fai ancora al lavoro?
Ero alle prese con un femore interessante…
Ah capisco, i femori della tua assistente sono parecchio interessanti, e anche quello che hanno intorno…!
Spiritosone, era un femore che ho scavato la scorsa estate, un fossile… non così giovane!
Siiii certo, ah ah. Scherzi a parte, come sai sto lavorando a una autostrada, e durante lo scavo preliminare abbiamo trovato una cosa… se è quello che penso…
Beh, sentiamo… Ah! Oh! Uhhhh!!!
Lei lo osserva incuriosita
Lui: Cerrrto che mi interessa, domani siamo lì da te!
Poi rivolto all’assistente: Faccia i bagagli, si parte! Domattina vengo a prenderla sotto casa!
Cavoli, ma cosa ha trovato di così importante?
Se tutto va bene, hanno trovato la TOMBA DI OMERO!!!
Lei: ???!!!
La mattina dopo, lui arriva con la jeep. Indossa jeans e un pesante maglione. Lei esce di casa con una camicetta annodata in vita, ombelico scoperto e minigonna, con una piccola borsa in mano. Lui la guarda un po’ perplesso ma non dice niente. Partono in macchina VROOOM VROOOM
Lui: Bene, Miss Shilling, so che prima di entrare in Università come paletnologa ha fatto gli studi classici, vuole raccontarci chi era Omero?
Lei: Beh, a dir la verità non si sa niente di sicuro. Si pensa che Omero sia stato un poeta greco, vissuto circa tremila anni fa. I suoi poemi, l’Iliade e l’Odissea, narrano le vicende della guerra di Troia, provocata dal rapimento della bella Elena, moglie del re acheo Menelao, ad opera del principe troiano Paride, figlio del vecchio re Priamo. In seguito a tale gesto sconsiderato, gli Achei, detti anche Danai o Argivi, organizzano una spedizione punitiva alla volta di Troia (chiamata anche Ilio), per riprendere la regina rapita e saccheggiare la città. La coalizione, comandata dal re di Micene Agamennone, fratello maggiore di Menelao, comprende alcuni noti personaggi come Ulisse, Achille, Patroclo, Nestore, Aiace… e altri, come Filottete…
Lui: Filottete, chi era costui?
Lei : A detta di Ulisse, era il più bravo di tutti nel tiro con l’arco. Ma era stato ferito a un piede da un serpente, la ferita si era infettata e l’aveva messo fuori combattimento. Solo a un certo punto viene curato dai medici achei con una complicata operazione, dopo averlo profondamente addormentato.
Lui: Caspita, in pratica è la prima testimonianza di chirurgia in anestesia totale!
Lei: Talmente ben riuscita che sarà proprio lui a uccidere Paride in un duello a colpi di freccia.
Lui: Ah però, i film western non hanno inventato niente!
Lei: Eh insomma, Omero ha insegnato tutto! A proposito, la vicenda dell’Iliade non riguarda tutti gli anni della guerra, ma solo l’episodio relativo alla cosiddetta “Ira di Achille” e alle sue conseguenze. Ira che è diretta verso i suoi stessi comandanti, più che verso i nemici troiani.
Alla fine, sappiamo dall’Odissea che la città di Troia verrà bruciata e completamente distrutta, grazie all’espediente del famoso “Cavallo di legno” inventato da Ulisse.
Lui: Già, chissà cos’era questo famoso cavallo, forse una macchina da guerra per scavalcare le mura, in fondo molto spesso certi arnesi hanno il nome di animali, come l’ariete, usato per sfondare le porte delle città… ma Omero non lo descrive, vero?
No, dice solo che i guerrieri stavano dentro il cavallo, ma non spiega come era fatto. La fine di Troia viene descritta da altri poeti, molto più tardi…come nell’Eneide del poeta latino Virgilio.
Lui: Forse non lo sa, ma esiste una versione dell’Iliade in dialetto veneto, opera nientemeno che… di un noto “playboy”, Giacomo Casanova! Buffo, vero?
Ah si? Interessante… lei non è sposato, vero?
No, perché??
No, niente… (pensa: mi sa che da Casanova non ha imparato molto…)
La jeep sale sullo sfondo di montagne innevate RATTLE RATTLE
Ah, dicevamo dell’ “Ira di Achille” e alle sue conseguenze. Il comandante Agamennone sottrae ad Achille la sua schiava Briseide, che aveva rapito in una scaramuccia avvenuta prima dell’arrivo a Troia. Achille, sentendosi offeso, decide di non combattere più a fianco degli Achei, che senza di lui subiscono gravi perdite. Il suo più caro amico Patroclo cerca di scendere in campo fingendosi Achille con le sue armi, ma viene ucciso dal principe troiano Ettore, anch’esso figlio del re Priamo. Achille, riarmato dal dio dei fabbri Efesto, torna a combattere per vendicare la morte del compagno; uccide in duello Ettore e infierisce ripetutamente sul suo cadavere. Priamo si reca di notte nel campo nemico con un ricco riscatto per chiedere la restituzione del corpo del figlio; il poema termina con Achille che, ponendo fine alla sua ira, si lascia commuovere dal vecchio sovrano e gli restituisce la salma, alla quale viene tributato il funerale. In seguito, secondo altri mitografi, Achille verrà ucciso da Paride con una freccia nel tallone, unico suo punto vulnerabile, il che ha dato origine alla nota espressione “tallone d’Achille”, mentre la città di Troia verrà bruciata e completamente distrutta.
Okay, passiamo all’Odissea…
Mentre l’Iliade è più che altro una continua cronaca di battaglie e duelli, intervallate da alcuni episodi di grande intensità poetica, l’Odissea si occupa del “nostos”, ovvero del complicato e talvolta drammatico ritorno a casa degli eroi achei dopo dieci anni di assedio e la distruzione della città nemica. Il poema narra che Ulisse, o Odisseo che dir si voglia, ritorna a casa da solo, dopo una infinita serie di peripezie durante le quali ha perso tutti i compagni, e uccide a colpi di freccia tutti i Proci, cioè i pretendenti alla mano di sua moglie Penelope e al trono di Itaca, che si sono insediati come padroni nella sua reggia. Poi Ulisse sarà destinato a riprendere il mare in cerca di nuove avventure.
Già, le sue avventure alle prese con il ciclope Polifemo, il gigante con un occhio solo. Ulisse gli dice di chiamarsi NESSUNO e riesce ad accecarlo. Per cui il gigante grida ai fratelli che Nessuno lo ha accecato, e loro non si preoccupano di aiutarlo… che paura che mi fece da bambino quella storia! Poi da grande ho scoperto che questo mito veniva spiegato con il ritrovamento dei crani fossili degli elefanti nani insulari da parte dei navigatori mediterranei del passato, che interpretavano il grosso foro centrale come un grande occhio, mentre invece era il punto in cui si attacca la proboscide! Però i conti non tornano, dato che prende un uomo in mano “come un cucciolo” e lo sbatacchia brutalmente per poi mangiarselo, fatte le dovute proporzioni un elefante nano non è così grosso, ci vorrebbe un elefante vero…
Oppure il nostro mammut!
Già, però è un po’ strana come storia, non la pare? Ulisse ha fatto di tutto per riuscire a tornare a casa, lasciando bellissime donne come la maga Circe, la ninfa Calipso, la principessa Nausica, e quando avrebbe il diritto di starsene un po’ tranquillo con la moglie e il figlio adorati, decide di ripartire in cerca di guai…
Vabbeh, è un racconto mitologico…
Ma non è molto…logico!!!
Ma i miti vengono trasmessi oralmente, continuamente modificati e adattati nel corso dei secoli… o no?
La jeep sale in un panorama sempre più bianco. RATTLE RATTLE
Ad un certo punto lui decide di fermarsi in una stazione di servizio
Voglio controllare il motore… Che strano, il motore è spento ma continuo a sentire un rumore RATTLE RATTLE
Ehm… temo che siano i miei denti… BRRR
Oh santi numi, Miss Shilling, lei ha freddo! Ma non si è portata dei vestiti pesanti? Cos’ha nella borsa?
Ehm, veramente mi sono portata delle camicette e dei bikini…
Dei bikini?
Pensavo di andare in Grecia…ma mi sa che siamo un po’ fuori strada…
In effetti siamo in Svizzera… Venga, entriamo nell’autogrill: una bella cioccolata calda è quello che ci vuole. Intanto le darò uno dei miei maglioni, anche se non sono della sua misura.
In effetti mi sento un po’ ridicola … (lei ha indosso il maglione con le maniche che penzolano)
Non si preoccupi, mi ricordo una foto di Marylin Monroe vestita con un sacco di patate, ma era assolutamente affascinante!
Lei mentre beve la cioccolata pensa: Non so se ringraziarlo per avermi paragonata a Marylin, o se offendermi perché mi vede come un sacco di patate…
Ripartono. Ora vanno in discesa. Un cartello indica il CERN di Ginevra
Lei: Oh, mi piacerebbe visitarlo, un giorno o l’altro…
Va meglio, ora?
Mmmh decisamente! Dicevamo che i miti vengono modificati…
E anche trasportati dai popoli che migrano.
(lei si guarda intorno) ma cosa ci facciamo in Germania?
Stiamo andando in cerca dell’origine dei miti! Lei avrà studiato che i Greci derivano da popoli nordici. E che in Grecia si trova molta ambra antica, proveniente dalle spiagge nordiche. Quindi è probabile che questi nordici abbiano portato con sé anche le loro mitologie.
Cioè mi sta dicendo che quelle di Achille e Ulisse sono delle saghe nordiche?? Avevo sentito dire di queste teorie, però i miei professori storcevano il naso al solo accennarlo!
Già, ma di che colore sono i capelli dei protagonisti?
Cavoli, son quasi tutti biondi!
E il mare, che è descritto come violaceo, color del vino, nebbioso, tempestoso, con “isole galleggianti”?
Degli iceberg! Però la lingua è greca!!!
Certo, il fatto che i poemi sono scritti in greco ha sempre indotto a pensare che anche le storie siano ambientate nel mare Mediterraneo, però sappiamo dagli storici antichi che c’erano zone del nord Europa in cui si parlava greco.
Quindi Zeus e Ares sarebbero gli antenati di Odino e Thor, o qualcosa di simile?
Già, o viceversa: c’era una religione pagana comune in tutta Europa. Anche gli dei Romani ed Etruschi assomigliano, pur con nomi diversi, a quelli Greci e Nordici. Quindi i barbari nordici, una volta scesi in Grecia, hanno fondato città prendendo spunto dai nomi dei luoghi della loro mitologia, o dai loro paesi di origine, proprio come hanno fatto gli europei quando hanno colonizzato le Americhe, dove troviamo città con nomi come Nuova Orleans, Nuova York, Paris, Athens, Rome, Syracuse e persino Ithaca e Troy!
Ma gli archeologi cosa dicono?
Anche tra i reperti antichi ci sono delle somiglianze notevoli. Qui vicino, nel museo di Halle, si trova il disco di Nebra, un disco di bronzo con i rilievi in oro, che ha più di 3000 anni e assomiglia parecchio alla descrizione dello scudo di Achille.
Vi fece la terra, il cielo e il mare, l’infaticabile Sole e la Luna piena, e tutti quanti i segni che colorano il cielo, le Pleiadi, l’Iadi e la forza d’Orione, e l’Orsa, che chiamano col nome di Carro; (Iliade, XVIII, 483-487)
Passano davanti al cartello di Sangerhausen.
Lei: Sangerhausen, come dire in tedesco “casa del cantore”! Ma non è stato proprio un archeologo tedesco, Heinrich Schliemann, a scoprire le rovine dell’antica città di Troia in Turchia, con le sue mura, le tombe, gli ori?
In realtà, tutte le città antiche avevano delle mura, delle tombe, e quanto agli ori, come quelli del cosiddetto “Tesoro di Priamo”, che il ricco mercante aveva raccontato di aver scoperto, sono di quasi mille anni più antichi della guerra di Troia. Strano poi che questi e altri tesori siano stati trovati nell’ultimo giorno degli scavi, quando ormai gli operai se ne erano andati…
Più che strana, questa assenza di testimoni è piuttosto sospetta!
Oh, siamo arrivati agli scavi!
Allora, cosa avete trovato?
Archeologa locale: Qui c’è un tumulo, con dei resti ossei, e una pietra con inciso un nome che assomiglia a Omero, con strani caratteri greci molto arcaici, poi dei teli di lino semi bruciacchiati con versi dell’Iliade e dell’Odissea…
Albert: Quindi si presume che avessero appiccato il fuoco per cremare il corpo, ma poi un forte acquazzone deve averlo spento.
Shilling: E lì cosa c’è? (indica una buca quadrata)
Archeologa: Niente, abbiamo fatto un test per vedere cosa c’era al di fuori del tumulo, ma abbiamo trovato solo un tubo del gas…
Lei pensa: Un tubo del gas qui, in aperta campagna? Non mi convince… (va a scavare intorno al tubo).
Archeologa: Uff, ma cosa fa, le ho detto che non c’è niente!
Albert: La lasci fare, è meglio di un cane da tartufi, ha fiutato qualcosa…
Shilling ritorna con in mano un tubo di bronzo, chiuso alle estremità. Non è un tubo del gas, si direbbe una Capsa…
Eh?
Una capsa! Nell’antichità, era una scatola per lo più cilindrica in cui venivano custoditi gioielli, oggetti da toeletta, ecc., ma soprattutto papiri e libri. TUD TUD (la muove). C’è dentro qualcosa!
Si individuano alcune lettere incise sul bronzo… ?..?.?? …ma sì, potrebbe essere ??????? , il testamento! Non possiamo aprirlo qui, rischieremmo di rovinarlo…
Già, aveva detto che le sarebbe piaciuto visitare il CERN… bene, il momento è arrivato. Dobbiamo fargli degli esami, per esempio una neutrografia.
Una neutrografia?
Si, è come una radiografia, solo che si utilizzano dei neutroni, e permette di vedere attraverso i metalli. I neutroni attraversano i metalli, mentre fanno vedere i resti organici, come i tessuti o le pergamene.
Qualche tempo dopo.Vedute del CERN con il grande acceleratore di particelle.
Professoressa Jean Not (volto di Fabiola Gianotti): Avete messo in subbuglio tutto il centro di ricerca con il vostro tubo!
Albert: Non mi dica che non vale un tubo! Spero invece che ne sia valsa la pena…
Altroché! Dunque, il tubo e gli altri reperti risalgono a circa 2800 anni fa.
Shilling: Proprio la data in cui dovrebbero essere stati scritti i poemi omerici!
Esatto! Il tubo è chiuso da uno spesso strato di resina. Il calore della pira funeraria ha praticamente sterilizzato il contenuto, senza però danneggiarlo.
Albert: Sta dicendo che il papiro o il tessuto non si sono decomposti??
JN Infatti, non dico che sono come nuovi, ma quasi! Per quanto fragili, dopo tre millenni, alcune parti sono ancora leggibili! Combinando i dati dei vari esami con diversi procedimenti di intelligenza artificiale abbiamo ricavato questo testo. Mostra lo schermo.
A: Bene miss Shilling, è ora di mettere in azione la sua laurea in lettere antiche e la sua specializzazione in papirologia.
Non vedo l’ora! Dunque… “La vecchiaia mi ha reso quasi cieco, e sto dettando al mio fedele schiavo questo testamento. Il mio nome è Femio, ma tutti mi conoscono come Omero. I miei occhi hanno visto cose terribili e meravigliose, e la mia voce le ha raccontate. Non sempre, devo confessarlo, ho raccontato la verità, ma ho dovuto inventare delle storie che facessero fare bella figura a chi mi dava da mangiare e mi ospitava nella sua casa. Re e guerrieri di cui ho tessuto le lodi erano spesso dei potenti e brutali assassini. Credo che ormai chi ha letto i miei poemi abbia intuito perché continuo a lodare l’arte dell’imbroglio e dell’inganno…”
S: Cosa intende dire?
JN: Mah, già Aristotele, il famoso filosofo greco, diceva che “Omero ha soprattutto insegnato agli altri come si deve dire il falso”. Ora si capisce perché continuava a lodare l’arte dell’inganno, era lui il vero re dell’astuzia!
AN: Beh certo, tutti gli incontri che fa Ulisse sono abbastanza inverosimili… ma come continua il testamento?
Vediamo: “Tutti ormai hanno capito che giganti con un occhio solo, sirene incantatrici, maghe che trasformano gli uomini in porci, sono solo vecchie leggende di marinai.” Beh, trovare uomini che si comportano da porci non è tanto difficile…
Miss Shilling, si attenga al testo, ah, ah!!! Lui e Jeannet ridacchiano.
Shilling ricomincia: “Strano che finora, nessuno ha ancora capito il motivo per cui ho raccontato queste storie incredibili. Eppure, bastava leggere i primi quattro capitoli dell’Odissea in cui continuo a ripetere che Ulisse è morto e non potrà più tornare!” Caspita, è vero! E dire che la prima parte dell’Odissea viene sempre trascurata a scuola!
AN: Perché, cosa racconta?
Oh, parla del figlio di Ulisse, Telemaco, che teme che i Proci vogliano ucciderlo per poter sposare la regina Penelope, sua madre, e impadronirsi del regno. Per cui i vecchi amici di suo padre lo incoraggiano a partire per ingaggiare dei guerrieri che lo aiutino ad eliminare i pretendenti. Allora parte con una nave carica di oggetti preziosi, e quando torna, sbarca su una spiaggia lontano dal porto di Itaca, e lo stesso giorno ritorna dopo vent’anni lo stesso Ulisse… Uh, mannaggia, qui il testo è deteriorato, si intuiscono solo poche parole… nave, oro, bronzo, arciere, zoppo, Medonte… voi ci capite qualcosa?
AN Chi era Medonte?
Beh, ci sono due personaggi con questo nome. Uno era l’araldo di Itaca, amico di Telemaco, che si salva dalla strage assieme al poeta di corte, e l’altro era il vice comandante di una delle flotte che andava alla guerra di Troia.
Strano che si parli di un vice comandante… E il comandante chi era?
Era… Filottete!
L’arciere zoppo? Ma di solito i nomi mitologici hanno un significato, cosa può voler dire Filottete?
Qualcosa come … amante di possesso, colui che desidera possedere…
Un mercenario!
Un mercenario ingaggiato da Telemaco?
Certo, ecco a cosa gli servivano tutti quelli oggetti preziosi!
Allora abbiamo scoperto il mistero di Omero: il vero Ulisse è morto in guerra, e questo viene ripetuto una cinquantina di volte nel poema. Telemaco sa che suo padre non può tornare, e lasciargli in eredità il regno, quindi ingaggia un fortissimo arciere per eliminare tutti i concorrenti, facendolo passare per il re di Itaca… Ma lui ha un problema al piede e zoppica, ecco perché la prima cosa che chiede è un bastone per appoggiarsi… e la vecchia nutrice lo riconosce mentre gli lava i piedi, ma non lo tradisce perché si considera la nonna di Telemaco…
Un momento, ma anche il cane fedele però lo riconosce…
Ah già, ma muore subito, poveretto, e non può testimoniare!
E così il poeta di corte mette assieme una serie di racconti e leggende di marinai, ambientati in terre lontane, per giustificare la lunga assenza di Ulisse, nonché costruire un alone glorioso sulla dinastia regnante. Mentre Filottete non può restare a Itaca come se niente fosse, perché qualcuno potrebbe riconoscerlo, e quindi riparte con la sua ricompensa, mentre Telemaco si insedia come nuovo re.
E vissero tutti felici e contenti… Ulisse non era Ulisse, ecco risolto il mistero di Omero! E dire che dicevano che Omero ogni tanto dormiva, siamo noi che abbiamo dormito per tre millenni!
Albert e gli altri brindano: All’astuto Ulisse! Ah no, all’ASTUTO OMERO!!!
Scena finale: ITACA, tre millenni fa…
Dei pescatori sulla riva osservano due tipi che mettono degli oggetti d’oro e bronzo su una barca che poi si allontana rapidamente. E immaginiamo i loro commenti: “Guarda come è carica quella nave, chissà dove va…” “Uno lo conosco, è Medonte, ma l’altro sarebbe Ulisse?” “Ma va, io me lo ricordo bene, non gli assomiglia per niente. E poi zoppica, Ulisse invece era un gran corridore.” “Ieri ho sentito il cantore che sembrava improvvisare una storia su Ulisse”. “Una poesia su Odisseo? E Telemaco lo vorrà pure ricompensare per questo? E magari la canterà in giro? Questi cantori moderni sanno a malapena strimpellare una cetra, mica come quelli dei miei tempi!”. “Ma figurati, a chi può interessare una storia su quello che avviene su questa isoletta sperduta? Vedrai che tra un paio d’anni non ne parlerà più nessuno.” “Ah beh. Questo è sicuro, NESSUNO!”
Liberamente tratto dai libri di Alberto Majrani: Ulisse, Nessuno, Filottete e L’astuto Omero e il geniale inganno dell’Odissea. Questo racconto mescola parti realistiche con altre inventate. Già, ma non faceva così anche Omero?
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Il racconto mi è piaciuto per la quantità di spunti e per l’entusiasmo che trasmette verso il mondo dei miti, dell’archeologia e delle interpretazioni storiche alternative. Tuttavia l’ho trovato un po’ impiastricciato: la narrazione appare a tratti frammentata e sovraccarica di informazioni, dando la sensazione di un collage di idee, spiegazioni e riferimenti che non sempre si amalgamano in modo naturale. I personaggi, inoltre, sembrano spesso diventare strumenti per esporre teorie più che figure che agiscono spontaneamente. Rimane comunque la percezione di una forte passione narrativa, che rende il testo coinvolgente nonostante le sue discontinuità.