Premio Racconti nella Rete 2026 “La Straniera” di Maddalena Frangioni
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026La donna è seduta sul sedile del treno davanti a me. La guardo, mi colpisce il suo viso triangolare dagli zigomi alti, sporgenti, incorniciati da un fazzoletto nero, annodato dietro il collo. Lo sguardo schivo sembra voler evitare qualsiasi contatto. Con la testa così coperta non riesco a indovinarne l’età, ma non è anziana, la pelle del volto dolcemente ambrata è distesa, perfetta, nessuna piega, né ruga intorno agli occhi.
Fa caldo. Dal finestrino aperto il vento arriva a folate impetuose e scompiglia i miei capelli ribelli, al contrario il fazzoletto nero trattiene saldamente i capelli della donna che se ne sta seduta, composta.
Mi spazientisco ad aggiustarmi inutilmente la molletta per tenere a freno la frangia che svolazza sui miei occhi impedendo a tratti la vista, mentre quasi con rabbia continuo ad osservare la donna che calma e tranquilla ha gli occhi puntati al finestrino.
Mi verrebbe voglia di dirle che è un po’ maleducata nel non salutare, nel non dire una parola, non si può stare in uno scompartimento ignorando completamente chi ti è accanto. Basterebbero uno sguardo, un sorriso per placare la mia irritazione. Non amo chi dimostra tanta indifferenza verso gli altri.
Il viaggio è lungo, il treno ha appena lasciato la città. È il treno della domenica, è il treno dei pendolari che in estate lasciano Milano per le località della costa ligure, dove il mare si affaccia sulle piccole spiagge ritagliate tra massi rocciosi e pini marittimi dalle verdi chiome ondeggianti al vento.
Asciugamani e costumi mescolati a panini e bibite traboccano dalle borse ai piedi delle persone che, per il caldo, non fanno che detergere la fronte con il fazzoletto. Soltanto la donna dalla testa coperta non sembra avere caldo, seduta, in silenzio, non mostra nessuna agitazione. La osservo, mi stupisco e penso che forse lei non è di qui. Continua a guardare fuori, non fa una parola, allora penso che parli una lingua diversa dalla mia. E’ una giornata calda, manca ancora molto all’arrivo. Il vagone ad ogni fermata si riempie di persone e un vocio alto e continuo si spande a raggera arrivando fino alle orecchie dei viaggiatori assonnati che si stropicciano gli occhi per controllare se è ora di scendere.
Il treno ad un tratto sbuca dal buio dell’ultima galleria in pieno sole in vista del mare. Un fremito scuote il vagone, i passeggeri a gara si affacciano al finestrino per vedere meglio l’azzurra distesa di acqua dove sperano presto di gettarsi per trovare un po’ di refrigerio a quel caldo insopportabile.
E’ per il sole e per il bagno in mare che hanno affrontato il sacrificio di quel viaggio snervante. C’è frenesia ora e gioia sulle labbra delle mamme che a stento tra sguardi severi e parole di circostanza cercano di trattenere i bambini piuttosto agitati che non vogliono più a stare seduti.
Dal mio posto osservo la scena e sono coinvolta. Anch’io ho caldo e penso che appena arrivata farò un tuffo in mare. La donna invece è impassibile, sembra che sia l’unica a non avere caldo e a non desiderare di buttarsi in acqua.
Con una punta di insofferenza mi chiedo da quale” pianeta” arrivi.
“Non è possibile”, mi dico, “tanta indifferenza al fremito che serpeggia in tutto il vagone”.
Sale la mia curiosità per scoprire da qualche indizio da quale Paese provenga.
La osservo con attenzione, guardo i suoi lineamenti.
Nessun dubbio quel naso aquilino, quegli zigomi pronunciati, quella bocca carnosa non sono comuni tra le persone che conosco. E poi quegli occhi scuri che ho scorto tra il dondolio e un sobbalzo del treno delimitati da folte ciglia sono inusuali nelle donne di qua. Anche il colore della sua pelle è diverso.
Mi vengono in mente le donne d’oriente dai volti misteriosi con nasi aquilini sospese su bocche carnose incastonate in zigomi alti. Gli orecchini pendenti che dondolano al lento ritmo del treno non fanno che confermare i miei sospetti. Quella donna seduta davanti a me è senza dubbio una “straniera”. Con questa certezza mi tranquillizzo e distolgo lo sguardo. IL treno procede sicuro, non manca molto all’arrivo ora.
Nascondo il viso tra le pagine del libro portato per l’occasione, ma non ho nessuna voglia di leggere. Torno a guardare la donna e noto il suo abbigliamento pesante. Mi viene quasi da dirle che al mare in estate fa molto caldo e che i suoi abiti non sono adatti. Ma non so come fare, non conosco la sua lingua. Rinuncio. Il caldo è soffocante, dal finestrino nessuna frescura. Mi appisolo.
A un tratto una mano, una voce gentile: “Signora, scusi se la disturbo, ma siamo arrivati a Rapallo, l’ultima stazione, è ora di scendere, sono già scesi tutti, il treno è vuoto”. Mi scuoto, raccolgo la borsa, mi alzo, guardo tra lo stupore e l’imbarazzo la donna. Riconosco il fazzoletto nero:
“Sara, piacere”, dice la donna allungando la mano. “Piacere, Elena”, rispondo con aria intontita.
“Ma , ma lei parla italiano, allora è di qui”, dico con affanno, “ e…io che pensavo che fosse straniera e non parlasse la mia lingua. Grazie, grazie per avermi svegliato. Andiamo, scendo con lei. Le andrebbe un caffè?”.
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