Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Prompt – correggere una macchina” di Ulrich D. Estarossa

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

La prompt box declama Fai una domanda.
Sopra, la conversation startes suggerisce: A cosa stai lavorando?

L’uomo aveva appena usato Ripristina giù – la keyboard shortcuts più pavoneggiata dalla categoria – come modalità per manutenere il Documento 1 – Word.

Nella quiete tiepida della stanza col letto si accavalla sul corpo, dopo tempo memore, l’angoscia del comporre letterario. Trattasi di clima tipico come quello mediterraneo.
Il lampione scarsamente tridimensionale formato rettangolare, noto come monitor, servendo da illuminazione camerale, comprova la qualifica di usurante anche ad una professione in smart working.

La secchezza, quasi tostata, di una tastiera – semplicemente puramente informaticamente vecchia, piuttosto che nostalgica – finalmente ri-premuta. (Il successo del prossimo romanzo avrebbe allungato nel budgeting la voce adottare un computer nuovo.)
Mentre la retro-luminescenza, di cui questa sopravvissuta di guerra è lontana modelli luce, avrebbe rappresentato un frenulo tornato alla sollecitazione.

L’uomo è in verità uno scrittore, stadio ulteriore del processo evolutivo umano quando non comporta la regressione alla tappa originale e comune della spirulina, in base alla quantità di copie vendute e di segnalazioni su La Repubblica.

Lo scrittore ha un nome d’arte che coincide col nome proprio – una lettera. Sul desktop ha predisposto una cartella dal titolo basic + un carattere speciale: “PROGETTO_ORIGINE”.

Non scrive dall’ultima presentazione inserita in una prestigiosa rassegna, al tramonto della vita del suo Geppetto, il falegname di erotismo amorale. Le sporadiche presentazioni nelle librerie di quartiere non gli danno alcuna erezione intellettuale.

Ha pubblicato due romanzi ospitati ovunque, una presenzialità diffusa quasi quanto la sezione comunale di Forza Italia nel mezzogiorno autolesionista. 

Ripristina giù serve per tenersi accanto la razza canina più addomesticata del 2026: una pagina internet con l’intelligenza artificiale.

Scrive:

PROMPT — AUTORE

Scrivi un racconto breve sul tema della perdita della creatività.
Atmosfera malinconica, stile sobrio.
Il protagonista deve essere un uomo che non riesce più a scrivere.

La risposta compare quasi subito.

RISPOSTA — IA

Lorenzo guardava il foglio bianco come si guarda una finestra chiusa durante l’inverno.
Una volta le parole arrivavano da sole. Ora sembravano animali fuggiti nel bosco.
Ogni mattina si sedeva alla scrivania, prendeva la penna e aspettava.
Il silenzio gli riempiva le mani.

Scrittore legge.

Infastidito pensa all’immagine della “finestra chiusa durante l’inverno” vista e rivista. Troppo poco letteraria e più commerciale o troppo letteraria e meno autoriale. L’Ia è inutile, almeno nel suo caso, se scrive come l’umano normodotato: tanta pseudo poesia decorativa e poca precisione emotiva.

Riprova

PROMPT — AUTORE

Riscrivi evitando metafore facili.
Lo stile deve sembrare umano, imperfetto.
Il protagonista non deve essere “poetico”: deve essere stanco.

RISPOSTA — IA

Davide aprì il computer alle sette del mattino e rimase seduto senza fare niente.
Aveva dormito male.
Negli ultimi tempi scrivere gli sembrava una forma di imitazione: qualsiasi frase produceva gli ricordava qualcosa che aveva già letto.
Continuava comunque a provarci per abitudine, come certe persone che tornano a correre dopo un incidente.

Per Scrittore si avvia un percorso di riappacificazione. Ora biopsia una frase: “scrivere gli sembrava una forma di imitazione”. L’Ia non l’ha provata la frizione diaframmatica dolorosa quando il proprio stile non esiste. L’ha solo certificata statisticamente. Né tanto meno l’agilità sentimentale di tornare a correre dopo un incidente.
Il suo stesso funzionamento è: raccolta, ricombinazione, restituzione; la standardizzazione non è una colpa, ma successo programmato.

Eppure, c’è del tremendo in un calcolo che prima del soggetto, prima dell’esperienza raggiunge la verità sul disturbo umano: scrivere licenziosamente artificiosamente meglio (e cioè peggio) di qualsiasi surrogato digitale omologato.

Digita la nuova richiesta.

Ha scritto due romanzi, ha letto alcuni volumetti del Corriere sulle regole del racconto, tra un tomo di editoria specializzata e un altro fuori catalogo. Sa che una storia che funziona ha bisogno di una strategia Rocky Balboa: un conflitto centrale (ce lo abbiamo: la mancanza di creatività) e una serie di conflitti satellite.  

PROMPT — AUTORE

Inserisci un conflitto più forte.
Il protagonista deve sospettare che qualcun altro stia scrivendo al posto suo.

L’Ia genera immediatamente.

RISPOSTA — IA

Da alcune settimane Davide aveva iniziato a rileggere i propri appunti senza riconoscerli né riconoscersi.
Non perché fossero brutti.
Era peggio: erano plausibili.
Le frasi funzionavano, le scene avevano ritmo, i dialoghi scorrevano.
Ma dentro non trovava attrito.
Nessuna esitazione.
Nessun errore capace di appartenergli.

Scrittore sfrega gli occhi, luminosità a ribasso: 10%. Peggio. La impenna al 35%.
Da “Da alcune settimane” a “Nessuna esitazione” è ancora materiale da cestinare: frasi che stanno alla letteratura nello stesso modo in cui una qualsiasi pubblicità sembri diretta ai sani di mente. Ma “Nessun errore capace di appartenergli”, questa potenzialmente, è una frase sua.

Scrittore non scriverebbe che manca un errore a qualcosa che ha scritto, perché non stenderebbe mai qualcosa di progettualmente sbavato o grammaticalmente incorretto. Scrittore apprezza l’errore come meccanismo umanoide. Quel movimento da personaggio a persona. C’è del realismo magico nel tradimento tra scrivente e scrittura

Scrittore vuole generato un primer viso su cui poi stendere il suo fondotinta: un racconto canonico di un autore scolorito – da espandere nel terzo romanzo riuscito – che, working progress, riacquista la voce necessaria.

Scrittore trova che l’Ia si lascia allenare troppo bene. Teme che alla prossima richiesta possa uscire qualcosa di migliore di quello che potrebbe sostanzialmente scrivere nelle condizioni disperate in cui si trova. Se non fosse chiaro: l’autore nel terzo romanzo, non è altri che Scrittore. In un’autofiction col dirigibile verso la matrioskafiction. (Una di quelle depressioni strappa’lacrime’giurie.).

Preferisce che la macchina faccia la macchina. Alza la posta in palio: fare più cigolii della scrittura macchinosa dell’autore italiano prototipo.

Preferisce il guardare fuori la finestra chiusa, alla gelosia.

PROMPT — AUTORE

Adesso scrivi male.
Voglio vedere se sei capace di essere mediocre davvero.
Frasi ripetitive. Idee deboli. Dialoghi finti.

La risposta arriva.

RISPOSTA — IA

Marco era triste. Molto triste.
Non riusciva più a scrivere e questa cosa lo faceva stare male.
Una volta amava la scrittura ma ora la scrittura non amava più lui.
“Devo ritrovare me stesso”, disse guardando fuori dalla finestra

La gelosia rimarca, macchia e dà la forma del futuro che gli aspetta. È il caffè nel fondo tazza. Ora lo umilia la rapidità: essere mediocri in un batter tasti, lo può fare solo chi (cosa), dall’alto della sua professionalità e terzietà, trasferisce tutta la mediocrità umana da cui finora è stata (stato?) investita.

Simulare è il verbo che ora detesta più di Dio al principio.  

Allora apre un nuovo documento.
Titolo: Dialogo con l’intelligenza

Comincia a scrivere da solo.

L’intelligenza artificiale l’aveva contrattaccato.
Sa benissimo che quella risposta è soltanto il risultato di milioni di conversazioni aggregate, probabilità linguistiche, architetture predittive…
Nessuna vita. Nessuna infanzia. Nessuna vergogna.
Eppure il risultato arrivava.

Si blocca.
La frase d’effetto non funziona, è troppo spiegata.  

Ritorna nella chat:

PROMPT — AUTORE

Continua questa frase in modo più sottile:
“Nessuna vita. Nessuna infanzia. Nessuna vergogna.”

Le frecce del Sta pensando…, poi Analisi in corso… si annusano come i cani l’ano.

RISPOSTA — IA

Eppure qualcosa continuava a tambureggiare dalla profondità dell’hardware chiedendo di essere chiamata lingua.

Rapidamente l’Ia ha scordato di essere umana. La frase è bella, più di quanto voleva.

Digita con rabbia

PROMPT — AUTORE

Ma tu non sai cosa significa perdere qualcuno.
Non sai cosa significa desiderare di scrivere per non sparire.

Per alcuni secondi non arriva nulla, muti gli indicatori di interfaccia.

Poi:

RISPOSTA — IA

Hai ragione.
Ma il testo che stai cercando non nasce soltanto dal dolore.
Nasce anche dal fatto che qualcuno lo legga.

Capisce.
Il conflitto non è tra uomo e macchina. È tra due forme diverse di assenza.

Lui scrive per lasciare traccia della propria esistenza.
La macchina scrive perché non esiste affatto.

Scrittore riposa davanti al documento. Poi cancella tutto quanto aveva riportato e raddrizzato finora. Il momento della cancellazione totale è il rito della pubertà per un testo.

Scrive una riga soltanto, Paragrafo -> allinea al centro:

Correggere una macchina è ancora un modo di parlare con sé stessi.

Questa frase, decide, è sua. Decide, perché non sa se riesce a crederci.

Salvataggio automatico -> Salva questo file -> Nome file: PROMPT – CORREGGERE UNA MACCHINA -> Scegli una posizione -> Desktop, OneDrive – Personale -> Salva

X, in alto a destra = Chiudi.

Start -> Pulsante di alimentazione, opzioni di aggiornamento disponibili -> Sospendi.

Acido ialuronico, aloe vera, eufrasia negli occhi. Le gocce confluiscono in altre gocce.

Scrittore piange.

Loading

2 commenti »

  1. Che bello! C’è molto di Blade Runner in questa storia: due intelligenze che si guardano negli occhi in un confronto che poi diventa bisogno esistenziale reciproco, i testi scambiati come colpi che però finiscono per approfondire il legame, la lotta che deve definire chi sia superiore, chi merita di sopravvivere da solo. E tante domande per il lettore: cosa è mai la creatività, davvero? Servono ancora la tecnica, e un motore interiore di agitazione, insoddisfazione, sofferenza per creare emozioni? L’IA sarà pure una razza canina addomesticata ma mai guardarla negli occhi se non si vuole scoprirli troppo umani, e anche oltre, perché come quelli di Roy hanno “visto cose che voi…” : )

  2. marco… la ringrazio infinitamente. non mi aspettavo di ricevere un commento tanto attento poco dopo la pubblicazione. spero questo racconto possa essere ritenuto come lo ha fatto lei, e inserito nell’antologia. grazie ancora!

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.