Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Maledetto lockdown” di Marco Ceschi

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

“Speriamo sia l’ultimo. Ho spento l’interruttore centrale dell’energia elettrica, ho chiuso il gas e staccato il telefono. Le tapparelle sono giù. Cosa potrebbe ancora succedere?”

Lorenzo era sfinito. Tornando a letto fissò lo sguardo sulla sua novella sposa, Stefania. Sentì il tepore del suo corpo infilandosi sotto alle coperte. Lo sguardo assonnato si perse poi nel riflesso del trittico rosa-nero di fronte al loro letto. Una stampa moderna che qualcuno li aveva convinti ad incorniciare.

“Sono soprattutto amici tuoi.”

Il tono non era dei più amichevoli. E nemmeno lasciava intravedere barlumi di ironia. No, Stefania era proprio incazzata e non faceva nulla per celarlo. Anzi.  Rincarò la dose:

“Non hanno avuto nessun rispetto, né per te, e questo lo posso anche comprendere, né per me, e questo se lo potevano risparmiare.”

Lorenzo sentì come una pulsione irresistibile salirgli dentro, che avrebbe portato ad un sorriso e poi magari ad una risata. Ma la bloccò sul nascere, comprendendo quanto potesse essere fuori luogo. Tutto stava andando in malora e lui ne era il responsabile unico.

In effetti gli avvenimenti della giornata avevano superato le più nefaste previsioni, e già da tempo avrebbe desiderato chiudere gli occhi  e lasciarsi rapire dal sonno, bramato perché unico rifugio in grado di differire i malesseri della vita. Che poi comunque tornano, implacabili. Dunque, nell’ordine, prima i bicchieri di plastica pazientemente riempiti d’acqua ed impilati davanti alla porta d’ingresso, poi la sirena collegata all’interruttore di accensione delle luci del salotto, ora un malefico registratore azionato da un timer sincronizzato alle 4, con una voce che iniziava a declamare inenarrabili sconcezze. Comunque, dopo l’ultimo intervento, sembrava essere tornata una sorta di calma. 

“Ma siamo sicuri di quello che abbiamo deciso di fare?”

La domanda di Stefania non sorprese Lorenzo.

“No. Ma é inevitabile, non abbiamo altra scelta. Tutto a questo punto lo é. Siamo alla resa dei conti finale e lo sapevamo dall’inizio che il momento sarebbe prima o poi arrivato.”

Stefania sembrava improvvisamente dubbiosa, quasi consapevole di un errore imminente:

“Forse possiamo ancora fermarci, cercare una soluzione diversa e confessare la verità…”

“No é ormai troppo tardi per farlo.”

Lorenzo aveva sonno. Abbracciò Stefania, la baciò con controllato trasporto e si addormentò pressochè istantaneamente. Lei invece non ci riuscì. La sua mente non poteva fare a meno di pensare a tutta quella messinscena disperatamente progettata per non fare deragliare le loro vite. La situazione correva il reale rischio di fare perdere loro il controllo sulla propria esistenza. Il viaggio di nozze in Oriente, da anni agognato, progettato e programmato, era sfumato nel nulla. Il perché, la motivazione, ma soprattutto la responsabilità, giaceva addormentato accanto a lei.

Lorenzo parve sentire i suoi pensieri e si svegliò. Non si stupì di vederla con gli occhi aperti su di lui:

“Tu non riesci a dormire vero? Mentre i miei sensi di colpa non mi impediscono di farlo.”

“Potevamo continuare ad avere una vita normale, felice. Cosa ti é saltato in mente di improvvisarti un esperto di investimenti, in grado di gestirli autonomamente? Non riuscirò mai a capirlo.”

Maledetto lockdown. Tutto era iniziato due anni prima, una passione improvvisa e sfrenata per le questioni economiche, per  l’andamento delle borse e dei relativi flussi di investimento. Era iniziato per Lorenzo un periodo di ricerche sul web volto alla lettura di qualsiasi articolo riportante notizie economiche sui mercati, fossero essi azionari od obbligazionari non faceva distinzione. Una passione spasmodica in grado di assorbire quasi completamente le sue attività mentali, tutte rivolte a capire, comprendere, e purtroppo poi cercare di sviluppare nuovi modelli che potessero garantire un guadagno. Si sentiva un perfetto idiota: perché come tutti non si era dedicato alla cucina o ad altri passatempi innocui?

“Come hai potuto credere di poter essere in grado di gestire l’intero nostro patrimonio per farci diventare ricchi quando invece l’hai dilapidato tutto in un unico investimento fallito… Come si fa a credere che questo sia il modo per cambiare la propria esistenza… Si cambiare l’hai cambiata, hai rovinato la nostra vita… Ma una domanda non troverà mai una risposta adeguata: perché non me ne hai parlato prima? I soldi erano anche miei!”

Lorenzo sapeva che il silenzio era ancora più irritante dello sciorinare inutili stupidate, ma a quelle domande non aveva risposte. Pensava… di aver raggiunto un grado di comprensione adatto a gestire autonomamente un investimento importante. Tutti i loro risparmi, per il matrimonio e la vita. Invece…

“Si certo preferisci stare zitto. Altroché Thailandia, Singapore e Bangkok, niente di tutto questo.”

“Rimarremo qui chiusi in casa. Nascosti.”

Il concetto fu concluso e confermato da Lorenzo. Giusto che fosse lui a farlo.

“Non credo riusciremo a non farci scoprire. E in tal caso dovremo spiegare tutto. A tutti. E non sarà semplice farlo.”

Tre settimane chiusi in casa, questa la condanna per aver dissipato tutti gli averi. I viveri erano stati acquistati con una spesa segreta e pantagruelica, ed il rischio che qualcuno li potesse sorprendere nell’arco di questi venti giorni era reale. Ma altre soluzioni non esistevano. Le buste di parenti e amici erano riuscite a coprire solo parte delle perdite e cioé le spese più incombenti, le più stringenti. Fiori, ristorante, il saccheggio del supermercato, fotografo (possibile non si riuscisse a farne a meno?). Non rimaneva nulla, ma almeno sembrava tutto momentaneamente risolto. Forse. Perlomeno congelato, in quanto rimanevano dei prestiti da restituire. Alla banca ed a altri. 

Questo secondo particolare era conosciuto solo da Lorenzo. In cuor suo sperava di riuscire a rimediare senza coinvolgere la bella moglie. Sembrava non avere imparato alcuna lezione: ancora bugie. Se ne stava cibando da mesi e mesi. Ed era ancora lì, imperterrito, che continuava a farlo.

“Avrei comunque avuto paura di volare… Continuo a sognare di precipitare nel vuoto senza riuscire a toccare mai il fondo. Quindi cado da un posto molto alto e i sogni si sa possono essere anche preveggenti.”

Stefania guardò l’uomo che aveva amato. Forse lo amava ancora, ma di sicuro niente era più come prima. E probabilmente mai più lo sarebbe stato. Avrebbe forse dovuto lasciarlo, non arrivare a tutto questo, fino in fondo. Non se l’era sentita di farlo. Erano insieme da sempre, da quando erano adolescenti. Sentimenti contrastanti avevano attraversato la sua mente negli ultimi tempi. Aveva scelto di non fuggire, forse sbagliando. E adesso non sapeva più cosa fare. Con ogni probabilità sposarsi aveva rappresentato la ciliegina sulla torta delle cazzate. Ma almeno qualche soldo l’avevano raggranellato. Adesso però i problemi restavano. E lei non era più sicura di voler condividere una vita con Lorenzo. Qualcosa ora la frenava, le impediva di riconoscere l’uomo a lei vicino come quello della sua vita. Non voleva piangere ma non riuscì a trattenere alcune lacrime che gli scendevano sulle guance.

Anche Lorenzo adesso non dormiva, fingeva solo di farlo. Sarebbe arrivato comunque il mattino e avrebbe dovuto affrontare la situazione autoimposta. Non era più sicuro di nulla e questo perché da un certo punto in poi le sue azioni non erano più state dettate da un minimo di razionalità, ma solo da un istinto di sopravvivenza rivelatosi poi letale. Per rattoppare la situazione aveva acconsentito all’apertura di voragini che adesso gli si sarebbero ritorte contro. In realtà non sapeva da che parte cominciare a risolvere la parte del problema più spinosa e cioé i prestiti ricevuti da soggetti extrabancari. Gli interessi erano spaventosi e non era gente disposta a concederti di respirare. Gli sembrò che Stefania dormisse, anzi no, forse non lo stava facendo perché lo aveva abbracciato e si era accoccolata dietro di lui. Si commosse, si rilassò, e iniziò a vedere come una luce al termine di un tunnel. Comprese in un attimo le sue responsabilità e per la prima volta si sentì forte. Sembrava non fargli paura più nulla, quell’abbraccio gli aveva come infuso una  sorta di consapevolezza ma soprattutto determinazione. Non era solo e insieme avrebbero potuto superare qualsiasi ostacolo. Di lì a poco si addormentò.

Ma Stefania, in quegli stessi attimi, stava prendendo una decisione importante e definitiva. Il suo abbraccio non era normale, non era di affetto, aveva un sapore ed un significato diversi: era un addio. Un ultimo abbraccio, disperato, la sua decisione era presa.

Si sfilò silenziosamente dal letto. Uscì dalla camera evitando qualsiasi rumore,  mettendo un po’ di effetti personali dentro un borsone sportivo. Sarebbe bastato per qualche giorno, in attesa di un qualcosa che sarebbe sicuramente presto scoppiato deflagrando, e che bisognava affrontare. Si infilò una tuta evitando di tornare nella camera da letto per non avere ripensamenti ed uscì di casa. Conoscendosi, sapeva che non avrebbe più mutato idea. Perlomeno per ricostruire un rapporto che considerava definitivamente concluso. Avrebbe affrontato quello che c’era da affrontare ma non al fianco di Lorenzo. Forse stava sbagliando, ma sembrava impossibile comprendere cosa fosse corretto fare. E non voleva più nascondersi. Lui si sarebbe presto svegliato e avrebbe capito.

Lorenzo si destò qualche ora dopo. La chiamò un paio di volte, giusto il tempo di intuire l’amara verità. Tutto d’un tratto il suo mondo crollò, ma non si sentì in alcun modo tradito. In definitiva l’unico artefice della fine della sua vita era lui. Si sedette sul letto cercando di capire da dove avrebbe dovuto iniziare. Era l’alba di un nuovo giorno ed era rimasto solo.

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