Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Solo adesso” di Ilaria Napoleoni

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

1, 2, 3, 4… si, quattro colonne di panni da sistemare. Le guardo e penso alle settimane trascorse nella follia totale, ora ricordo perché sono ancora lì.

Sdraiata sul letto, osservo il soffitto.

No Linda, oggi non ci pensare, ti sei meritata una giornata di relax. Non puoi sempre andare a mille, ti devi riposare.

Rifletto bene. Dalla finestra intravedo una bella giornata di sole, forse non è il caso di rimanere in casa tutto il giorno. Mi piacerebbe un bel pomeriggio al parco, sull’erba, a leggere un buon libro, ma, con tutto il polline che gira, non mi sembra una scelta saggia.

Ma si, passeggiata e cinema! Prendo il telefono, cerco il numero di Giorgia in rubrica, magari anche lei non ha preso impegni.

“Dottoressa Ferri buonasera! Cosa sta facendo di bello?”

“Chi non muore si risente! Sono giorni che ti cerco! E meno male che sono io quella che lavora in Pronto Soccorso senza orari né una vita! Sono stranamente distesa sul divano. Ho fatto doppio turno. Dalle 15 di ieri ho staccato stamattina alle 6, ho dormito qualche ora e spero di non dover alzarmi da qui fino a domani.”

“Ma se passassi a prenderti per portarti al cinema?”

“Sei impazzita?! Vuoi far piovere?! Guarda, nonostante la stanchezza, non mi perderei mai un’occasione del genere! Un pomeriggio con sua Maestà Teodolinda? Non potrei mai dire di no!”

“Sei incredibile! Penso che anche l’anagrafe si sia dimenticata il mio vero nome. Comunque, alle 17 sono sotto casa tua e andiamo a vedere un film leggero e spensierato.”

“Mi sembra un’ottima idea! Perfetto, ci vediamo alle 17 Teodolinda!”

Conosco Giorgia dalla prima elementare. Eravamo compagne di banco il primo giorno di scuola, poi ci hanno divise, chiacchieravamo troppo. Ci abbiamo riprovato in prima media, ma, dopo qualche settimana, la storia si è ripetuta. Solo al liceo siamo riuscite a sederci finalmente vicine, senza che qualcuno volesse separarci.

Siamo sempre state il giorno e la notte: lei estroversa, diretta, chiassosa, vulcanica, io introversa, calma, riflessiva, taciturna. A scuola se la cavava, minimo sforzo per ottenere una sufficienza, mentre io ero la secchiona della classe e passavo ore infinite sui libri. Mi stupì quando qualche mese prima della maturità mi disse “Farò il test per entrare a Medicina”. Lei che non aveva mai aperto un libro?! Come avrebbe fatto?! Il tempo le diede ragione.

110 e Lode con un percorso rapido e brillante, proprio come lei! Ora è un chirurgo in pronto soccorso, chi l’avrebbe mai detto?! Di certo non la madre, che passava notti insonni ad aspettarla quando andava a ballare e tornava alle 6 di mattina.

Direi che è ora di prepararsi.

Mi butto sotto il getto di acqua calda, insapono bene i capelli e cerco di rilassarmi un po’. Chissà come sarà la giornata di lavoro di Guido?! L’ho sentito di corsa oggi e non immagino ciò che stia passando. Mi dispiace, poteva essere una giornata di riposo per entrambi, ma quando il dovere chiama, non si può dire di no.

Prendo la mia borsa, metto dentro una bottiglietta d’acqua, chiavi della macchina e sono pronta per andare a prendere Giorgia.

10 minuti e sono da te!”

Ci provo, le mando un messaggio, ma so che mi farà aspettare come al solito.

Incredibile, ma vero: la vedo in lontananza, il suo caschetto biondo e scapigliato è inconfondibile.

Riconosce la macchina ed inizia a sbracciarsi, come se avesse paura di non essere trovata.

È così buffa! Non riesce a non farmi sorridere! Metto la freccia ed accosto. Si fionda in macchina e mi abbraccia come non faceva da anni.

“Sembrerebbe che io ti sia mancata!”

“Sembrerebbe che io non ti sia mancata per niente!”

Ci guardiamo e scoppiamo a ridere.

“Andiamo! Trovare parcheggio sarà un’impresa.”

Non mi piace andare in quei cinema nuovi e altamente tecnologici, quelli dei centri commerciali, con poltrone nere di pelle più confortevoli del mio letto.

No, a me piace soffrire su una scomoda poltrona rossa di velluto, in una di quelle piccole e vecchie sale in cui andavo da ragazza e che, all’epoca, sembrava il meglio che si potesse desiderare.

Ho già preso i biglietti online, così ho potuto scegliere quei posti centrali che tanto amo, da dove lo schermo si vede interamente e senza dover assumere posizioni strane.

Riesco a parcheggiare la macchina proprio nella via parella al cinema, oggi sembra che la giornata sia fortunata.

“Allora, esci ancora con quel Guido?”

“Si, continuiamo a frequentarci. Mi fa stare bene.”

“Io ti capisco poco. Non doveva essere una cosa di una sera, massimo due?!”

“Certe volte le situazioni prendono pieghe inaspettate ed io non voglio farmi troppe domande. Non saprei spiegartelo, è qualcosa di perfetto così com’è!”

“Ho capito, “alchimia” stratosferica! Ed oggi dove sta? Non mi dire che lavora, perché questa storia è vecchia!”

“Giorgia, come fai a non capire?! Una come te che lavora tutto il giorno tutti i giorni, non comprende il lavoro altrui?! Ci sono delle emergenze anche fuori dall’ospedale. Orari assurdi anche se non lavori in pronto soccorso.”

“Secondo me c’è sempre una via di mezzo. Sai meglio di me che, certe volte, l’impegno lavorativo è una bella scusa. Ma se sta bene a te, chi sono io per giudicare?!”

“Ecco, appunto, va benissimo così! E se ciò che stai cercando di dirmi è che pensi che ci sia anche un’altra donna, per me non è un problema. Guido mi rende felice e questo ora mi basta.”

L’espressione di Giorgia dice tutto, ma non ho voglia di affrontare questo discorso e per me sarebbe difficile spiegarle la sensazione di serenità che provo ogni volta che sono con lui. Quando si è fuori da una dinamica, non si può comprendere in pieno ciò che unisce realmente due persone e forse si può anche non condividere.

Riusciamo ad entrare in sala con 10 minuti di anticipo. Giusto il tempo di vedere qualche pubblicità. Come di consueto, Giorgia fa cadere parte dei pop-corn a terra, mentre cerca di sistemarsi sulla sua poltrona vintage.

“Dai, facciamoci un selfie, lo pubblico subito su Instagram! Questo momento deve rimanere scolpito sui social!”

“Tu non sei normale! Perché tutti dovrebbero sapere dove siamo? Io non comprendo questa mania di dover dare in pasto alla gente tutti i pezzi di vita di una persona. A quale scopo?”

“Sei veramente una boomer ed anche bacchettona! Allora, oggi farai qualcosa di diverso! Io voglio ricordarmi di questo pomeriggio con te, quindi condivideremo la nostra uscita con il mondo!”

Una battaglia persa! Mi presto per il selfie da far circolare sui social, che vedranno non so quante persone (almeno tutti i 2500 followers di Giorgia e forse 20 dei miei 280).

Le luci iniziano ad affievolirsi fino a spengersi. Finalmente la proiezione inizia e posso rilassarmi!

Le persone continuano ad entrare in sala, facendosi luce con il cellulare. Sono tutti abituati alle lunghe pubblicità e non pensano che un film possa iniziare con puntualità. Intravedo avvicinarsi alla mia sinistra i proprietari dei posti accanto al mio. Con la coda dell’occhio vedo la sagoma di un lui sedersi e sento la voce di una lei seguirlo.

Mi immergo completamente nel film e stranamente anche Giorgia è presa e silenziosa.

Il protagonista scivola in una pozzanghera, rovinando il suo nuovo completo da lavoro, comprato con i suoi ultimi e pochi risparmi. Mi lascio andare ad una risata di cuore, non popolare, infatti sorrido solo io ed il mio vicino. Che cosa incredibile, quella risata mi è proprio familiare.

Improvvisamente mi rivedo sul divano, abbracciata a Guido, mentre guardiamo “Smetto quando voglio” ed iniziamo a ridere nello stesso istante. Abbiamo un umorismo tutto nostro e, stranamente, ci divertono le stesse cose. Si, forse se penso ai momenti più belli passati con lui, sono quelli in cui ci siamo ritrovati a guardarci scoppiando in una risata contagiosa, una di quelle che non riesci a placare e che ti fa uscire anche delle lacrime di gioia. Una di quelle che poi ti porta a sfiorarti, ad abbracciarti, a pensare “come sto bene”, ad un vortice che dagli sguardi attraversa e coinvolge i corpi, le anime, e ti ritrovi di nuovo in un incastro perfetto che ti dà aria invece di togliertela.

Quella risata, tanto vera quanto unica, non riesco a togliermela dalla testa.

Istintivamente mi giro, cerco di focalizzare, sgrano gli occhi, non posso pensare sia vero!

Guido è seduto al mio fianco e me ne accorgo solo ora. Il mio cuore inizia a battere velocemente, quel mix di rabbia, delusione ed insensatezza mi pervade.

Penso si sia sentito osservato, si gira verso di me ed i nostri sguardi finalmente si incrociano, illuminati da uno schermo di un cinema. E pensare che in tutti questi mesi non abbiamo mai pensato di andarci insieme. Dai suoi occhi trapela imbarazzo, come se si trovasse nudo in mezzo la strada, sono sconvolti quanto lui, chiedono scusa.

Avvicino l’indice alla mia bocca, facendogli segno di rimanere in silenzio e mi volto a guardare il film.

Ormai non seguo più la trama.

Mangio compulsivamente i pop-corn, con la consapevolezza di sentirmi osservata, ma il mio sguardo è perso nel nulla delle immagini che scorrono di fronte a me.

Titoli di coda. Le luci lentamente si accendono.

Mi volto lentamente a sinistra e lui è lì che mi osserva. Scuoto la testa, gli faccio comprendere di non dire nulla ed andare. A testa bassa, si alza e va via, cercando di far muovere velocemente anche quella ragazza saltellante ed entusiasta seduta al suo fianco.

“Linda cosa hai?”

“Certe volte bisogna fare i conti con la realtà, mia cara Giorgia! Ma non ci pensiamo! Andiamo a mangiarci una pizza?!”

“Bah, sei ancora più strana del solito! Certo, andiamo!”

Sento il telefono vibrare nelle mie mani.

Perdonami, se puoi!”

Mi viene da vomitare dal nervoso.

Certe volte nella vita basta essere onesti e lo sai che io non amo le prese in giro. Non serviva dire di dover lavorare. Nonostante tutto, noi non siamo niente ed io questo lo so bene.

Non è proprio così e forse l’ho capito solo adesso.”

Guardo la mia immagine riflessa sul vetro della porta d’uscita del vecchio cinema e forse lo comprendo anche io solo adesso, forse troppo tardi.

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