Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Anime palindrome in grassetto” di Gaetano Cerracchio

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Amor a Roma

10/02/2001 (Da ragazzi)

A volte succede così: ascolti una risata e vuoi sentirla di nuovo, desideri che ti accompagni impalpabile e ti segua sempre. Brami perché quel suono diventi la colonna sonora della tua vita…

Guardava il tabellone, nella stazione di Roma, quando sentì una risata e si voltò, era bellissima. Tentò di conoscerla.

«Come ti chiami?»

«Elisa Basile».

«Allora siamo destinati a stare insieme per tutta la via. Anche io ho cognome e nome che formano un palindromo: Odracci Riccardo. Di dove sei?»

«Orero».

«Incredibile… io sono di Ateleta. Tutti i palindromi cospirano per farci innamorare, anche la data di oggi».

Lei ci pensò incuriosita e prontamente replicò: «Siamo come i miei amici Otto e Anna».

«Cioè?»

«Otto ama Anna e viceversa, proprio come nella frase palindroma».

Scoppiarono in una risata. Anche a lei lui piaceva, lo fece capire e lo rapì di parole.

Erano giovani, belli e le loro risate rimbalzavano tra le mura della stazione, unendosi in un lieve eco che, volteggiando come in una danza, trasmetteva gioia a chi lo sentiva.

Lui la guardava incantato pensando: è sorella alle rose e ha i capelli d’oro.

Prima di partire si scambiarono tanti baci e i numeri di cellulare con la promessa di rivedersi presto, anche se entrambi pensarono: “Sarà difficile frequentarci, non abitiamo vicini, ma ai lati d’Italia.

Però, poco dopo, a lui rubarono il cellulare, mentre lei segnò il numero su un biglietto che perse sul treno.

22/02/2022 (Adulti)

Trascorsero molti anni e per uno strano scherzo del destino Riccardo ricapitò nello stesso posto. Pensò: “Mai rimiriam gli stessi luoghi senza venire assaliti dal passato. Qui, poi, è raro passare per assaporare i miei ricordi”.

Rammentò quel giorno in cui aveva conosciuto quella ragazza e la tela letale dell’oblio calata sul sipario della loro storia durata solo un breve momento infinito.

Oggi, però, è un’altra data palindroma, sicuramente mi porterà fortuna”, sospirò.

All’improvviso, non ci poteva credere, riconobbe da lontano quella stessa risata udita anni prima.

Accelerò sempre di più il passo, controllando come un ossesso a uno a uno i vari volti degli sconosciuti che incontrava; correva da una parte all’altra, non riusciva a capire da dove provenisse quella risata, sembrava guidato da un radar, alla ricerca di quel suono.

All’improvviso la vide. Era più bella di come ricordava. Se non la sensualità personificata, sicuramente era la più affascinante tra le sorelle dell’eros.

Ma gli anni, come erano passati per lui, erano trascorsi anche per Elisa. Lui non aveva abbandonato lo stile casual e forse era ancora un po’ immaturo. Lei, invece, era passata dai jeans ai completi eleganti e diventata molto sofisticata. D’altra parte si era appena fidanzata con un giovane professionista e già progettava il matrimonio.

Lei sembrò infastidita da quell’incontro: pareva non ricordare o forse non voleva rammentare, ma per non essere scortese rispose con un sorriso e un formale:

«Io sto bene e tu? La salute?»

Poiché la conversazione non proseguiva, lui chiese: «Ancora Otto ama Anna e viceversa? Almeno loro due sono felici?»

«E l’amò male», rispose lei arrabbiata, «con il tempo i brevi diverbi sono diventati sempre più gravi e si sono lasciati». Continuò: «Otto era diventato possessivo ed era geloso: Anna osò legare

Forse c’è stato un equivoco: «Lei parlava di forti legàmi e lui capì lègami», fece la battuta, ma lei non gradì e mentre lui parlava, pensava: «E ti ritiri te?»

Riccardo invece, pensò che se lo avesse fatto Elisa, lui avrebbe accettato volentieri ciò, per stare sempre con lei. Anzi gli si profilò davanti agli occhi una stana immagine: lui che la legava a sé perché era donna d’annodare con i nastri dell’amore; poi poiché era timida ad imitare, lui che le comandava: «Annoda, donna!» Ma tutto si interrompeva perché nella fantasia subentrava la faccia stupita di Anna che, pensando a uno strano gioco erotico, rimproverava: «Or evitate i vizi vietati, vero

Ridendo, cominciò a raccontarle il suo sogno a occhi aperti, ma si interruppe quando vide il volto annoiato di lei che pensava: “Questo qui lo ricordo appena, eppure le ruppe le scatole”.

Pertanto, quando chi ama non è amato, sempre è l’ora per amàre parole.

Lei chiuse la conversazione: «Ho il treno e tra poco parte, perciò ora corro, caro».

Mentre si allontanava, lui gridò: «Prima potevamo sentirci con telefonate o sms, ma ora che c’è internet e siamo diventati eterni in rete, potremmo contattarci facilmente. Mi ricordi il tuo numero?»

«Non ti preoccupare, conservo ancora il tuo. Ti chiamerò io».

Allontanandosi con passo celere lei pensò: “È cane tenace, spero che non mi segua”.

Riccardo capì che non l’avrebbe mai più rivista e gli vennero in mente versi palindromi, rari da trovare per i migliori ingegni,  ma essendo molto triste, tali inni diventarono arte tetra:

È la morte tetro male

e la temo come tale.

Però è l’amore vero male”.

Nel treno, durante il ritorno, ebbe un solo pensiero: “Ero malato. Idiota l’amore”.

Le lacrime, che gli graffiavano il volto, suggerirono un’ultima riflessione: “Nel mio cuore accese carboni, ma cade da camino brace secca, ora”, e lentamente smise di tormentarsi.

03/02/2030 (L’ultimo incontro)

Passò ancora qualche anno e, ancora una volta, Riccardo si ritrovò nella stessa stazione di Roma.

Ricordò quel giorno in cui aveva conosciuto quella ragazza per cui aveva patito. Circa i versi composti all’esito del loro ultimo incontro, pensò: “E so, c’è l’arte, vive e vive tra le cose, ma a me quei versi sono usciti davvero brutti, ero proprio scemo in quei tempi”.

Era difficile riconoscere in lui quel ragazzo spensierato del tempo trascorso. Aveva creato una start-up dal nulla, con enorme successo. Ormai era sempre più indaffarato e il suo nuovo benessere economico era palese nei modi e nell’abbigliamento.

Doveva partire verso le 11, ma vi era uno sciopero intermittente dei treni. All’una, nulla.

Pensò: “Vi è un’afa atroce e la sete sale, meglio andare a bere qualcosa”.

Dirigendosi verso il bar, urtò una signora che gli chiese: «Mi riconosci?»

La scrutò, il viso gli era estraneo.

«Sono Elisa».

“No”, rimuginò, “non può essere”.

I loro pensieri furono diversi anche se, forse a causa del loro incontro, entrambi ricominciarono a ragionare con frasi palindrome.

Lei pensava: “Ero maniaca in amore, ma mio marito era un despota e io ero tutelata da tale tutore. Appena mi ha lasciata, ero l’odio poi dolore”.

Lui, al contrario, rifletteva sul fatto che aveva sbagliato a pensare per tanto tempo a lei, chiedendosi: “Ove vivevo?

Pertanto entrambi immaginarono la seguente conversazione:

Elisa come dal punto 1 al 15.

1. Lei: Ciao.

2. Lui: Aspettavo questo momento. Finalmente si è realizzato!

3. Lei: Vuoi che vada via?

4. Lui: Non dire idiozie, assolutamente no!

5.Lei: Non ho fatto altro che pensarti. Per te vale lo stesso?

6. Lui: Me lo chiedi pure!

7. Lei: Se ci mettessimo insieme mi tradiresti?

8. Lui: Solo immaginarlo mi farebbe stare male.

9. Lei: Vuoi ancora baciarmi?

10. Lui: Ciò è sicuro.

11. Lei: Il mio ex  mi ha fatto soffrire. Tu faresti lo stesso?

12. Lui: Si vede che non mi conosci…

13. Lei: Posso fidarmi di te?

14. Lui: Sì.

15. Lei: Caro…

Riccardo, invece, rileggendo lo stesso dialogo a ritroso, dal punto 15 al punto 1.

Però il colloquio si svolse in modo diverso.

Lei iniziò: «Anche nel nostro ultimo incontro io ti recai piacer m’hai detto».

Appunto”, rimuginò Riccardo, “mai detto”.

Comunque, entrambi ricordarono il loro primo incontro e quando a Elisa sfuggì una risata, Riccardo non riconobbe quel suono che, in passato, lo aveva stregato.

Durante il dialogo le loro risate, che da giovani erano usi suonare,non avevano più la stessa armonia che prima si diffondeva soavemente: l’eco, vana voce, ora svaniva.

C’era imbarazzo nella conversazione e lei si lasciò sfuggire: «Ancora oggi cerco il vero amore e, illusa, fingo sogni fasulli».

Lui, non sapendo cosa rispondere, si limitò a dire: «E tu sopporti troppo su te».

«Che sbaglio» continuò Elisa «non rivederci più dopo quella volta».

«E noi, sull’illusione di ciò che è stato, abbiamo vissuto fantasie inutili. Ora scusa, devo andare, il mio treno sta partendo.»

La salutò e si allontanò velocemente, mentre lei gli chiedeva: «Mi ricordi il tuo numero?»

«Non ti preoccupare, conservo ancora il tuo. Ti chiamerò io».

Non si rividero più e, per i due, è l’ora per avare parole: la loro storia finisce qui.

Cosa insegna questo racconto?

Che partendo da punti opposti si può avere la stessa lettura della vita, come accade nei palindromi.

Purtroppo, il tempo non è sempre d’accordo e le persone possono giungere alle stesse verità in momenti diversi, ma senza possibilità di incontrarsi veramente. Le situazioni, a volte, creano un’aibofobia.

Però non sempre accade ciò; in tutti i tempi e in ogni luogo ci sarà sempre una felice storia d’amore da raccontare, perché l’amore è un’opera d’arte che si realizza quando due anime si fondono.

D’altra parte, tutti sanno che l’unico comando che Cupido rivolge a qualsiasi amante è palindromo: «Ama!»

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