Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Un bene da morire” di Massimo Pezzi

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

L’ufficio del direttore l’avevano visto di sfuggita sei mesi prima, il giorno in cui erano state assunte a tempo determinato per la nuova campagna di scavi. L’entusiasmo delle settimane iniziali si era prosciugato nella monotonia dei gesti e degli impegni ripetitivi: emozioni poche, fango parecchio o altrettanta polvere, a seconda del tempo; tabelle da compilare, reticoli di fili da stendere e tanto mal di schiena. Sapevano che Indiana Jones era un personaggio del cinema, in qualche modo erano preparate, ma era dura veramente. In compenso tra Claudia e Rossana il tirocinio di archeologia era stata l’occasione per un’amicizia repentina quanto sincera. Noie condivise, progetti e sogni, risate a disinnescare l’incertezza sul futuro, finché era successa… la cosa.

Come chiamarla? Proverbiale fortuna del principiante? Forse il premio fatale alla loro testardaggine nel proseguire gli scavi anche là, in un affossamento dove pareva tempo perso accanirsi.

Il ritrovamento, comunque, era di quelli che finiscono sulle riviste più prestigiose e adesso procurava loro l’investitura per discutere col direttore sul modo di valorizzare quella scoperta; già qualche canale tv nazionale aveva preso contatto per un servizio, i loro nomi sarebbero apparsi sullo schermo, e dopo, dopo niente più precarietà e..

Il direttore, entrando, le squadrò come se cercasse i segni del loro potere magico: quelle due avevano trovato, dopo pochi mesi di lavoro, una meraviglia che lui in tanti decenni aveva invano inseguito. Non si era ricordato bene dei loro volti, il giorno in cui gli avevano riferito che delle ragazze, tra i nuovi assunti, avevano scovato, forse, qualcosa di importante. Però le prime immagini del qualcosa sullo smartphone si erano rivelate ben più di una scusa per abbandonare di corsa quella insopportabile riunione sul bilancio: era semplicemente uno splendore.

– Accomodatevi, prego. Sentite, non andrò per le lunghe. Ormai lo sappiamo tutti, siamo di fronte a qualcosa di unico e voi- e qui il direttore fece una pausa che significava “accidenti a voi”– avete buona parte del merito. Ricapitolo in base agli ultimi risultati: abitazione piuttosto vasta, di notevole prestigio, con diversi ambienti ancora da sondare; mosaici, pavimentazioni e pareti intere con affreschi quasi intatti, insomma un portento. Di certo apparteneva a qualcuno che si occupava di medicina, di chirurgia e attività simili. Moltissimi strumenti in perfetto stato continuano a emergere insieme a contenitori e vasetti di varia dimensione per conservare erbe, unguenti, vedremo più in particolare in seguito –

– E poi ci sono i corpi, sì insomma gli scheletri- interruppe Rossana.

– Già, un vero e proprio idillio, come magari frettolosamente aveva ipotizzato lei nel suo primo rapporto- riprese il direttore fissandola con severità – amore e morte raffigurati in un abbraccio che dura da secoli. Sono arrivati da poco i dati delle analisi del DNA: non sono padre e figlia e non sono parenti diretti i due. Lui ha sicuramente tra i sessanta e i settanta anni, lei non più di trenta -La ragazza, ancora accidenti a lei, aveva intuito giusto. – Quindi- aggiunse deciso- ora massima divulgazione sui media, poi occorre studiare bene come proporre al pubblico tutto il sito. Il vostro progetto potrebbe essere un punto di partenza: suggerite una ricostruzione al coperto di questo locale con tutti i particolari, gli oggetti di uso quotidiano e gli scheletri nella stessa posizione in cui li abbiamo trovati! – Claudia sorrise all’amica e poi al direttore: – Queste due persone non avrebbero mai immaginato che la tenerezza del loro ultimo gesto sarebbe sopravvissuta e addirittura esposta agli occhi di tutti -Quest’altra iniezione di sentimentalismo poteva spingere il capo a promuovere davvero le loro idee, altro che punto di partenza. – Però – proseguì la giovane- ci vorrebbe un titolo di richiamo, non so, un termine evocativo, una denominazione che facesse presa, come dice sempre la collega – Rossana sarebbe stata contenta della sua alleanza convinta.

Il direttore non aspettava che questo. Stavolta non lo fregavano, aveva anni di esperienza alle spalle; era o no il responsabile degli scavi? Mica l’ultimo arrivato. Un marchio suo ci doveva essere su quel ritrovamento: – Ho già una risposta. “La villa dell’abbraccio” e sotto “Un amore senza tempo”. Poi metterei una bella espressione latina, per esempio “Amor omnia vincit” che parafrasa Virgilio. Lo so, è un po’ retorico, ma colpisce; e poi in fondo non invento niente. Rimango fedele ai fatti. Non tradisco certo i nostri due protagonisti, anzi sottolineo il senso vero dell’ultimo gesto, che è il significato di quelle vite, così inequivocabile per loro e per noi oggi-Si sarebbe applaudito da solo e una sua foto sul depliant accanto a quelle scritte e alle frasi… doveva segnarsele però, gli erano venute proprio bene. Ma che depliant ? Sul sito web, sui materiali che illustrano nel mondo il patrimonio archeologico di Pompei.

79 d.C. Pompei – domus del chirurgo Marco Lelio Popinio

E’ finita, è passata dal sonno alla morte tra le mia braccia, senza accorgersene. Intatta è la sua bellezza, non c’è traccia di dolore sul suo viso ora così innocente. Eppure so che mi tradiva e non mi sono dato pace. Il tormento non mi permetteva di attendere alle cure di chi si rivolgeva a me per ritrovare la salute, perché il vero malato ero io, affetto da un morbo per il quale non c’è farmaco o alimento che possa giovare. Potevo minacciare, o peggio, quello sciagurato che mi stava portando via Servia, ma non ho mai trovato la forza d’animo per vendicarmi. E se dopo di lui fosse apparso qualcun altro? Un altro ad insidiare Servia, l’unica sorgente della mia felicità? Io ormai vecchio e lei così giovane, quali mostri della gelosia avrei dovuto ancora sopportare nei miei incubi? Meglio il nulla per me e per lei.

Domattina tutti sapranno del mio delitto e della vigliaccheria che mi condanna. Niente rimarrà della mia fama di medico, solo il disprezzo, lo scherno dei pettegoli e l’orrore per ciò che ho fatto.

E’ questo il bilancio di tutto il percorso della vita, ormai è chiaro: i fiumi dell’Ade, le ombre eterne e il dolore che non si cancella. Ignominia è l’unica parola scritta sopra alla mia tomba.

Sono qui appoggiato a questa parete, seduto a terra, le gambe non mi reggono più e cerco di abbracciare Servia che ha il capo sulle mie ginocchia. La pozione sta svolgendo fedelmente il suo compito. Sono confuso, sento tremare la terra, forse accade davvero, è già successo in questi ultimi giorni, come se gli Dei stessero scatenando la loro ira contro gli uomini o proprio contro di me. C’è polvere che cade dall’alto sopra di noi, la polvere del tempo che scende pietosa per cancellarci, per annullarci, perché un giorno nessuno possa finalmente ricordarsi delle nostre colpe e cessi il biasimo. E’ l’oblio la sola possibile assoluzione?

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