Premio Racconti nella Rete 2026 “Doppioni” di Luciano Marini
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Arrivò il giorno che le ricerche sulla genetica imboccarono una strada inaspettata.
Il laboratorio centrale dell’Università diffusa dell’Euramerica del Nord contava una rete di scienziati a livello mondiale impegnati a cercare soluzioni genetiche per alcune delle malattie incurabili più pericolose, sperimentando il modo per replicare le cellule sane a danno di quelle malate. Fu quindi scoperto un particolare meccanismo fisiologico con cui le cellule si riproducevano, ma non nel modo caotico tipico degli essere viventi di questa Terra: in modo identico, senza alcuna variazione dalla cellula originaria a quella riprodotta. Il tutto si basava su “robot” molecolari che, in quanto “robot” erano particolarmente privi di creatività.
In pochissimo tempo i laboratori, connessi da una fittissima rete mondiale di scambio dati, produsse gli studi necessari per avviare il primo esperimento di clonazione di un essere vivente. Il topolino che ne uscì era sano, vivace e senza alcuna differenza da quello originario. I due avevano pelo, ossa, organi e cervello identici ma in breve fu chiaro che i due imparavano in modo nettamente diverso. Certo, a osservare gli impulsi elettrici del loro sistema nervoso, pareva che a parità di stimoli le reazioni fossero identiche, ma si notò che anche un microscopico angolo di divergenza di una lampadina che si accendeva per tutti e due in modo identico, ma che i due vedevano in modo diverso, produceva due “più-che-gemelli” con una spiccata originalità caratteriale.
Insomma le grida di esultazione degli anti-evoluzionisti durarono poche settimane, giacché toccava ammettere ancora una volta che per quanto si nasca uguali ci si mette davvero poco a prendere ognuno la propria strada.
Il dato socio-evolutivo sviluppò in poco tempo una fitta sperimentazione sulla allocazione e lo sviluppo delle esperienze nel cervello degli esseri a sangue caldo. I due topolini (e le successive coppie identiche di vari animali clonati) furono la base per uno studio approfondito sulla coscienza. Il risultato non furono solo pagine di saggi su riviste scientifiche, dato che un giorno Rajiva Singhi, illustre neurochirurgo dell’Università di Delhi-NCR in India, scoprì dove e come si allocava esattamente il pensiero astratto degli esseri umani. Trovato il cassetto della coscienza, con tutto il suo bagaglio di ricordi e sensazioni, fu relativamente rapido lo sviluppo di una tecnica per archiviare e ricollocare altrove la Mente.
Il topo numero uno, da cui era stato clonato il topo numero due, fu quindi sottoposto ad un complesso (ma neanche tanto) procedimento di estrazione mentale, senza danni apparenti dato che si trattava di una specie di backup, i cui esiti furono innestati nel topo numero due. Da quel momento i due furono di nuovo identici nel corpo e nella mente. Immediatamente dopo diventarono originali, secondo le autonome esperienze di ciascuno di loro ma con le identiche reazioni a determinati stimoli dettati dall’esperienza del “topolino-quando-era-unico”.
Poi arrivarono i gatti “più-che-gemelli”, i cani, i maiali, le scimmie e infine toccò al primo volontario umano, certificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come adeguato e in possesso di piena facoltà mentale e giudizio autonomo.
Presto tutto divenne business e status-symbol: avere un clone era come possedere una Ferrari parcheggiata male. Poi i prezzi crollarono e tutti vollero il clone da salotto. Eserciti di esponenti della middle-class volevano spendere i propri risparmi per avere un Sé di ricambio, anche stimolati da una certa imprecisione dell’unico produttore mondiale nello spiegare che non si trattava di immortalità ma di aggiungere al mondo un’altra versione dell’acquirente.
La Rajiva Duplicity Ltd., che ormai del povero scienziato aveva conservato solo il nome, fagocitandolo nel turbine degli affari, divenne un colosso mondiale difficile da scalfire da chiunque. Nessuno riusciva a convincere la schiera di clienti di ogni provenienza, religione o parte politica, che poteva essere dannoso fare una copia di sé stessi. Così, come accadde con gli innesti telefonici sottocutanei degli anni ‘30, a cui nessuno seppe rinunciare nonostante il dubbio sui danni fisici – cosa che costò una spesa sanitaria al limite del collasso mondiale per quasi 10 anni – così anche per i “più-che-gemelli” la corsa verso il baratro fu inarrestabile.
Nel mese di maggio del 2042 il rapporto Sostenibilità della diffusione massiva dei “più-che-gemelli” della stessa Università diffusa dell’Euramerica del Nord, lanciò il primo allarme vero, nel senso che gli studi proposti evidenziarono quanto la gente comune aveva già sperimentato nel quotidiano.
La popolazione terrestre stava praticamente raddoppiando in pochissimo tempo, per altro con l’inserimento di persone già adulte che reclamavano di poter fare la stessa vita del loro “genitore”: ne volevano il lavoro, lo status, il riconoscimento dei titoli di studio e di esperienza, la casa, gli affetti. Più i doppioni accumulavano esperienze autonome e più si allentava la dipendenza psicologica dal “genitore”. In meno di due anni, denunciava il rapporto, poco meno del 70 % dei doppioni si era allontanato dalle case di origine e cercava autonomia, ma senza lavoro, senza risparmi e senza casa. In alcuni casi, a seguito del riconoscimento di status civile ai doppioni, erano i “genitori” a scappare dalla vita precedente.
Sovrappopolazione, povertà, malattie e violenze si diffusero con una rapidità mai vista in alcun sistema conosciuto.
La maggior parte degli Stati adottò i consigli di prima emergenza del rapporto emanando ferree norme di regolamentazione interna: divieto di procreare senza autorizzazione dello Stato, moratoria delle clonazioni, riduzione dei diritti dei doppioni nei confronti dei “genitori”.
Ma nel tempo necessario perché i politici e gli amministratori della Terra si leggessero il rapporto, la Rajiva Duplicity ltd. aveva dato il via alle clonazioni multiple dato che qualche “genitore” più facoltoso ebbe l’impressione che una sola copia di sé stesso non fosse sufficiente. Si formarono piccoli eserciti di cloni identici di aspetto ma immuni dalla voglia di fuga dal “genitore”, dato che vivevano in un agio particolarmente evidente.
Fu in questi piccoli eserciti, soprattutto in quelli più numerosi dove il “genitore” non amava sostenere più volte la sgradevole procedura, dove iniziò l’abitudine di clonarsi direttamente dai doppioni. Si ebbe così l’occasione per notare che più ci si clonava e più il doppione risultava instabile e meno sveglio (diciamo pure meno intelligente) del “genitore” e dei doppioni precedenti.
Questa volta la Libera Università dell’Australafrica, meno colpita dal dramma della sovrappopolazione da doppioni, sancì che non vi era dubbio che i doppioni non erano uguali ai “genitori” e che la differenza era sicuramente in termini di peggioramento delle qualità intellettive, e forse anche fisiche azzardò qualcuno, a scapito dei doppioni.
In breve le Confederazioni di Stati con meno pelo sullo stomaco dichiararono i doppioni “non umani” aprendo la strada a vari gradi di riduzione dei diritti, fino alla persecuzione, per altro in una spirale di irrigidimento in cui gli Stati membri si rincorrevano in politiche di restrizione sempre più rigide contro i doppioni. In breve dalla semplice abolizione di status civile per i doppioni in Australafrica e Euramerica del Nord, si arrivò al bando e alle immigrazioni di massa del Blocco russocinese, fino alle esecuzioni dei doppioni in Euramerica del Sud.
Fu l’inizio della cosiddetta Prima Guerra dei Doppioni, detta “Guerra delle Persecuzioni”.
Dopo 2 anni di guerra sanguinosa Pekka Koivisto, doppione evoluto di prima generazione, scoprì la Connessione Empatica dei doppioni, sviluppando il metodo di connessione mentale fra doppioni detto, appunto, metodo Pekka.
La Resistenza Doppionica Mondiale (WDR) diffuse rapidamente il metodo Pekka portando in pochi anni alla Connessione Empatica Globale (GEC) che consentì a tutti i doppioni del mondo di pensare ed agire all’unisono, dando avvio, in modo silente, ma efficace, alla Seconda Guerra dei Doppioni, detta “Guerra di Resistenza”.
I rappresentanti dei “genitori”, ancora dediti a politiche di piccolo territorio malamente amalgamate nelle Confederazioni e nei Blocchi, non si accorsero di nulla finché fu troppo tardi per porre rimedio. L’intelligenza comune e l’azione unanime dei doppioni fu la base per una offensiva massiva di milioni di microbattaglie contemporanee in tutto il globo.
Le torri del potere dei “genitori” caddero ad una ad una e le fragili economie degli Stati si dissolsero nell’incredulità dei potenti.
La terza Guerra dei Doppioni, detta “Guerra di Liberazione”, fu un massacro a scapito dei “genitori”. In ogni angolo della Terra i doppioni, mossi dall’unico obiettivo di annientamento che serpeggiava nella GEC, diedero la caccia agli smarriti esseri umani originari, scovandone i nascondigli più remoti, arrivando ad individuare perfino i bunker più invisibili ed introvabili dei più facoltosi, dove le élite della Terra si erano rifugiate durante la Guerra di Resistenza.
Alla fine l’ordine fu ristabilito sulla Terra e la guerra finì, ma era un nuovo ordine, mai sperimentato prima dagli esseri umani, che assomigliava più alla logica organizzativa di un formicaio o di un banco di pesci, che al disordinato ed autocentrico mondo dei “genitori”.
Le attività della Rajiva Duplicity Ltd. furono riprese a pieno ritmo, ma con una programmazione ferrea dei bisogni di nuovi doppioni secondo le esigenze della GEC. A capo della rinata industria fu collocato Rajiva Singhi 5, ovvero il quarto doppione dell’originale neurochirurgo di Delhi-NCR. La perdita di intelligenza dello scienziato “più-che-gemello” rispetto il suo “genitore” non dava problemi nel contesto del pensiero collettivo dei doppioni, anzi si scoprì che una certa dose di “ruggine” di pensiero del singolo favoriva la GEC.
Seguirono anni di grande prosperità per la Terra, durante i quali furono fatte scoperte scientifiche ed inventate tecnologie estremamente avanzate con le quali furono sconfitte malattie, povertà, problemi ambientali ed energetici, nonché risolte divergenze filosofiche, politiche e religiose.
Tutto pareva volgere al meglio fino a quando la rapida evoluzione dei terrestri catturò l’attenzione dei marziani, esseri sovradimensionali che vivevano non “nel” ma “attraverso” lo spazio ed il tempo e per questo da sempre invisibili agli esseri umani. I marziani dalla loro posizione di sostanziale disinteresse al mondo tridimensionale erano attratti solo da civiltà il cui sviluppo scientifico e tecnologico presagisse la possibilità di scoperte inerenti le dimensioni superiori alla terza, con possibile interazione diretta con il loro mondo. In tali casi, ritenendola per lo meno fastidiosa se non nociva per i loro interessi, intervenivano in forma preventiva per calmierare o annullare queste potenzialità.
Come a volte succede nell’Universo, anche i marziani si mossero lentamente, non rendendosi conto che la GEC aveva già elaborato teorie sullo spostamento nel tempo e del tempo tali da consentire qualche primo esperimento di multidimensionalità.
La reazione dei marziani fu scomposta e quasi infantile, consentendo ai terrestri di prendere idonee misure di difesa agli attacchi temporali, dandosi il tempo per organizzare un efficace contrattacco.
La Quarta Guerra dei Doppioni, fu quindi definita “Guerra dei Mondi”, ma non può essere qui raccontata in quanto andrebbe definita in un contesto dimensionale ampliato rispetto quanto può fare un racconto stampato in due dimensioni.
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Interessante ma mi sembra più un trattato che un racconto, o meglio uno sfondo in cui innestare il racconto vero e proprio (per esempio che narri le vicende specifiche di un clone, del suo corrispettivo umano, ecc…)