Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “L’impronta del sangue sul blu” di Maria Giuseppina Zunino

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026


Il pigmento non mente mai. Gli uomini sì, continuamente, ma il blu di lapislazzuli ha una sua moralità ostinata: se è sintetico, urla; se è antico, sussurra.
Entrai nel laboratorio di via delle Murate con il bavero del cappotto alzato. L’odore di trementina e colla di coniglio mi investì come uno schiaffo familiare. Sante era seduto vicino alla finestra, la luce di ottobre gli scavava solchi profondi sul viso. Era l’ombra dell’artigiano che un tempo dominava il mercato del falso d’autore.
«È tornato il cinico,» disse, senza voltarsi.
«Sono venuto per l’autentica del Raffaello, Sante. Se l’attribuzione regge, la mia carriera è salva. Se no, chiudo i conti.»
Sante alzò gli occhi, carichi di una febbre antica. «Quel Raffaello… non è di Raffaello. L’ho dipinto io nel 1974. L’ho fatto per amore di Elena, e l’amore non si autentica in una casa d’aste.»
Il mondo mi crollò addosso. La Fondazione stava già preparando i cataloghi, milioni di euro erano pronti a cambiare mano. Mi avvicinai alla tela. Il blu del manto della Vergine era di una profondità ipnotica, quasi pulsante.
«Come hai fatto a ingannare lo spettrometro?» sussurrai.
Sante tossì, un suono secco. «Non ho ingannato la macchina. Ho usato la fisica. Ho creato il battito rosso.»
Quella notte rimasi solo con il quadro. Estrassi la lampada di Wood. La sorgente ultravioletta colpì la superficie con un’incidenza di quarantacinque gradi. Un blu di lapislazzuli del Cinquecento avrebbe dovuto reagire con una fluorescenza spenta, violacea. Ma sotto la lente, la stesura di Sante iniziò a tradire la sua natura organica.
Il segreto era nel legante. Sante aveva operato una “velatura a corpo” utilizzando la lacca di garanza, estratta dalla Rubia tinctorum, distillata tre volte. L’aveva stesa sopra un fondo di azzurrite, prima di chiudere il tutto con l’oltremare. Una follia tecnica: il rosso avrebbe dovuto essere annullato dal blu. Invece, grazie a uno spessore millimetrico, la luce penetrava il primo strato, rimbalzava sulla lacca rossa e tornava indietro carica di una frequenza calda.
Sotto gli UV, il manto non era più inerte. Le molecole di purpurina emettevano una luminescenza scarlatta che filtrava attraverso i pori del blu. Era un fenomeno di fluorescenza indotta. Sante aveva simulato la circolazione sanguigna sotto la pelle del dipinto. Quello non era un falso; era un miracolo biologico.
Il giorno dopo, l’avvocato della Fondazione mi mise davanti il documento definitivo.
«Dottor Moretti, oggi lei scrive la storia dell’arte. La penna è pronta.»
Guardai il volto della Vergine. Ora sapevo che quei lineamenti erano di Elena, la moglie di Sante, morta di cancro mentre lui cercava di renderla immortale con la lacca di garanza. Se avessi detto la verità, avrei distrutto il capolavoro di una vita e la mia unica possibilità di riscatto. Se avessi mentito, avrei consegnato una menzogna sublime all’eternità.
Presi la penna. La mano non tremava più. Sante voleva essere salvato o voleva essere scoperto? Forse, semplicemente, voleva che qualcuno capisse il suo sacrificio.
«È un Raffaello autentico,» dichiarai.

Firmai con un tratto deciso. Avevo appena ucciso il perito infallibile per far nascere l’ultimo custode di un segreto. Fuori, il sole di Città di Castello illuminava le pietre antiche, mentre dentro di me, nel silenzio della mia coscienza, sentivo ancora quel battito rosso. Un segreto tra me, Sante e una donna che non sarebbe mai morta finché qualcuno avesse continuato a credere a quella bugia perfetta.

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