Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Missione alla Torre d’Oro” di Alessio Goti

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Una Ford Thunderbird nera sbucò da una stradina laterale e si immise in una lunga via, dopo aver percorso qualche decina di metri accostò sulla sinistra; dall’altra parte della strada vi era un ristorante italiano molto elegante con una grande insegna luminosa che recitava:

“La Torre d’Oro”.

Un uomo barbuto sulla quarantina al volante spense la radio, che smise di suonare “Rock around the clock” dei “Bill Haley & His Comets”; nell’abitacolo calò il silenzio.

L’altro uomo nella macchina, di circa dieci anni più giovane, sbuffò e disse:

<<Perché l’hai spenta, lo sai che adoro quella canzone.>>

<<Jack, a me non piace, lo sai; direi che per oggi basta così,non posso più sentire questa nuova musica terribile.>> sentenziò.

Jack decise di non ribattere, anche se ciò gli costò molto.

<<Speriamo arrivi presto.>> disse in tono svogliato.

L’uomo più maturo aprì leggermente la bocca, però poi la richiuse subito in fretta senza dire niente.

Il più giovane dei due guardò il suo nuovo costoso orologio, poi sbuffò di nuovo e prese dalla tasca interna della giacca una penna con cui iniziò a giocherellare.

<<Tom… quando pensi che arriverà?>> chiese guardando negli occhi l’uomo al volante.

<<Jack, non lo so, normalmente arriva sempre poco prima delle otto, visto che prenota il tavolo sempre per quell’ora.>> spiegò.

<<A proposito, chi dobbiamo fare fuori stavolta?>> chiese Jack con poca curiosità.

Tom cercò di mantenere la calma, ma non ci riuscì.

<<Quindi anche stavolta non ti sei informato né preparato per l’incarico che ci hanno affidato, anche se la volta scorsa ti avevo detto di farlo.>> sbottò.

<<Lo sai, non ho bisogno di informarmi o prepararmi, sono il migliore, basta che tu mi dica che aspetto ha questo tizio e al resto ci penso io.>> chiarì Jack.

Tom fece un respiro profondo, poi provò ad aprire la bocca, ma venne interrotto dal collega.

<<Hai una foto?>>

Tom rimase immobile per qualche secondo, poi estrasse una foto in bianco e nero dalla giacca e l’allungò a Jack senza dire niente.

Il più giovane prese la foto, la guardò per qualche istante e poi la ripassò al collega.

<<Speriamo che questo tizio arrivi presto, ho una cosa importante da fare dopo.>> disse Jack sorridendo in modo ammiccante.

Tom fece finta di non sentire, prese un fazzoletto ed iniziò a pulire i suoi occhiali da vista.

<<Avresti dovuto vederla Tom, veramente una ragazza bellissima; assomiglia un po’ a Marilyn Monroe.>> continuò imperterrito con tono allegro, non ricevendo risposta proseguì:

<<E ovviamente il sottoscritto non ha avuto problemi a fissare un appuntamento con quella splendida donzella.>>

Sul volto dell’uomo si notò un certo grado di soddisfazione e di compiacimento, che però cambiò velocemente.

<<E poi.>> continuò. <<Proprio ieri ci dovevano dare questo nuovo incarico!>>

Jack era sconsolato, Tom era rimasto in silenzio per tutto il tempo, sembrava che non avesse prestato attenzione alle parole del collega; aveva finito di pulire i suoi occhiali, appagato se li rimise.

Per un attimo nessuno parlò nell’abitacolo, poi, proprio mentre Jack voleva continuare con le sue lamentele, Tom si girò verso di lui e dopo un respiro profondo disse:

<<Non mi interessa niente di questa ragazza, e nemmeno di quella della settimana scorsa o di quella della settimana antecedente, va bene? Siamo qui per fare questo lavoro, rimaniamo in silenzio, non ascoltiamo la radio, facciamo quello che dobbiamo fare e poi ognuno fa quel che vuole, hai capito Jack?>> concluse.

L’altro, dopo aver ascoltato le parole di Tom, allungò la mano verso il cruscotto della macchina, aprì il vano portaoggetti e tirò fuori un pettine nero, si girò verso lo specchietto laterale e si aggiustò il ciuffo.

<<Questo è il motivo per cui nessuno vuole lavorare con te.>> sentenziò Jack, detto ciò, si fece l’occhiolino allo specchietto laterale essendo particolarmente compiaciuto dal suo aspetto, e rimise il pettine al suo posto.

Tom era fuori di sé, guardò infuriato Jack, mise la mano destra all’interno della giacca, ma proprio in quel momento qualcosa dietro Jack, qualcosa al di fuori della sua amata Ford Thunderbird colpì la sua attenzione.

Sul marciapiede dall’altra parte della strada era apparso un signore pelato con al suo fianco un affascinante donna bionda.

L’uomo indossava abiti raffinati ed un cappello, anche la donna accanto a lui era molto elegante; portava la sua borsetta rossa con grazia ed era svariati centimetri più alta del suo accompagnatore, e non solo per via delle scarpe rosse con tacchi a spillo.

Jack, che all’inizio sembrò divertito dall’attacco d’ira del collega, rimase confuso dallo sguardo di Tom.

L’uomo al volante cambiò subito atteggiamento e disse solamente due semplici parole:

<<È lui.>>

Jack si girò di scatto, appena in tempo per vedere l’elegante signore entrare nel ristorante di classe seguito dalla sua giovane accompagnatrice.

L’uomo notò subito la bellezza della ragazza, ma non fece nemmeno un commento sul suo aspetto fisico o sui suoi lunghi capelli biondi, per la gioia di Tom.

<<Andiamo, sono pronto.>> disse deciso Jack con una mano già protesa verso la portiera della macchina.

<<Aspetta, diamoli il tempo di accomodarsi, non avere fretta.>> ordinò Tom conoscendo bene l’impazienza del giovane.

Jack fermò la mano e con difficoltà si mise ad aspettare all’interno dell’abitacolo.

Quei pochi minuti al giovane parvero anni; rimasero in silenzio ad osservare “La Torre d’Oro” dall’altra parte della strada, videro dietro le finestre le persone, per la maggior parte coppie, sedute ai tavoli e i camerieri correre su e giù all’interno del locale.

<<Ora.>> sussurrò Tom a Jack toccandolo leggermente.

Jack annuì, aprì la portiera della macchina, l’altro fece lo stesso e subito furono entrambi fuori dall’auto.

Si allontanarono velocemente ed in silenzio dalla lucente Ford Thunderbird, a cui Tom diede un’ultima fugace occhiata.

Attraversarono la strada mentre l’insegna luminosa del ristorante lampeggiava sulle loro teste più brillante della luna; non si scorgeva nessun’automobile nelle vicinanze.

Arrivarono dall’altra parte della strada, salirono gli scalini che portavano alla porta d’ingresso del ristorante, si guardarono negli occhi per un istante con fare d’intesa, uno sguardo deciso e risoluto accomunava in quel momento i due uomini.

Non esitarono nemmeno per un attimo, Tom mise una mano sulla maniglia della porta, l’altra salda sulla sua fidata pistola; Jack era sugli scalini dietro di lui, anche lui con la mano sulla sua arma.

La porta si aprì: entrati un caleidoscopio di odori deliziosi arrivò alle loro narici e per un attimo furono storditi da ciò; ma si ripresero subito e si inoltrarono rapidamente nella Torre d’Oro.

Un cameriere molto alto si avvicinò immediatamente a loro, ma i due non lo presero nemmeno in considerazione, videro l’uomo pelato seduto a dieci metri da loro, al tavolo numero 12.

Tom sapeva bene che a breve si sarebbe scatenato il panico nell’elegante “Torre d’Oro”; urla, grida, sangue e caos avrebbero regnato nel ristorante.

Con passo deciso si avvicinò al tavolo numero 12 seguito da Jack, si fermò a pochi passi dall’uomo, tirò fuori la pistola, era pronto a sparare, Jack, dietro di lui, anche, il dito sul grilletto, pronto a scattare, ma dal nulla una voce di donna gridò:

<<No, no, non ci siamo, stop, ferma tutto!>>

Tom parve confuso, mentre lentamente abbassava la pistola, Jack, invece, capì subito.

La donna, che teneva in mano alcuni fogli, si avvicinò velocemente ai due uomini.

<<Joe.>> disse rivolgendosi a Tom. <<Tu devi seguire Michael.>> spiegò indicando Jack e poi i fogli che aveva in mano. <<È lui che deve avvicinarsi al tavolo per primo e sparare.>>

<<Scusa, Hannah, hai ragione, ho sbagliato.>> ammise Joe.

<<Ok, non ti preoccupare, la rifacciamo. Tutto il resto era veramente perfetto. Ottimo ragazzi! Ripartiamo dall’entrata nella Torre d’Oro.>> concluse la regista con tono calmo, ma deciso,tornando subito nella sua postazione con risolutezza.

Joe e Michael annuirono, si guardarono un attimo; Joe sembrava estremamente concentrato, Michael fece un profondo respiro, e poi entrambi uscirono dal locale.

Hannah si sedette sulla sua sedia da regista, guardò la sua troupe; l’ultimo faretto venne posizionato, tutte le telecamere erano accese, tutti i microfoni anche, erano tutti pronti, quindi esclamò ad alta voce:

<<Ciak, motore, azione!>>

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