Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Il silenzio del faro” di Claudio Franco

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Teneva la testa dritta davanti a sé, mentre lacrime sgorgavano copiosamente dai suoi occhi. Tutto intorno a lui il paesaggio cambiava da collinare a marino. In macchina aveva alzato la radio a tutto volume, per cercare di non dare peso ai suoi stessi pensieri, mentre Olly, il suo Border Collie, grattava con le unghie sul sedile, per cercare di attirare la sua attenzione. L’auto viaggiava lungo la costa. Giulio strizzava gli occhi e continuava a piangere, mentre ripensava alle parole della sua amata Marta di una settimana prima.

“Non so cosa voglio veramente dalla mia vita” “In questo momento penso di aver bisogno di restare sola”, “Quando avevo bisogno tu non ci sei mai stato”.

Ripensava al suo sguardo freddo, che non tradiva alcuna emozione mentre pronunciava quelle parole. Sapeva da tempo di essere arrivato alla fine di quella decennale relazione ma credeva di avere più tempo. Pensava che avrebbe reagito in maniera diversa alla fine di quella storia.  Ma dieci anni di vita di coppia, non si lasciano andare così facilmente. Aveva dedicato tutti quegli anni a quella relazione e ora si sentiva vuoto. Senza uno scopo. Aveva deciso che per il week end di Halloween si sarebbe isolato. Con una scusa avrebbe evitato l’uscita in discoteca “per dimenticare” con i suoi pochi amici rimasti e avrebbe raggiunto il vecchio faro del Signor Falcone, dimora delle sue innocenti estati in gioventù. Glielo avrebbe prestato per il fine settimana. In cui poteva fare un bilancio della sua vita, accompagnato dal fruscio delle onde del mare e dal profumo di iodio in autunno. Mentre si avvicinava alla sua destinazione il cielo cominciava a scurirsi, all’orizzonte grossi fulmini illuminavano il paesaggio, il che contribuì a rendere ancora più cupo il suo umore. Non si era reso conto fino a quel momento a quanto Marta riempisse le sue giornate, e quanto fosse un uomo felice stando con lei. Aveva sottovalutato tutto questo e ora che era finita era rimasto solo con i suoi rimorsi. Forti lampi seguiti da tuoni avevano raggiunto la sua macchina, mentre Olly, spaventato, con un balzo si sedette sul sedile del passeggero e squadrava il suo triste padrone con i suoi grandi occhioni.

Arrivato vicino al faro, una costruzione di mattoni bianchi, alta che dominava tutto il paesino, il temporale aveva iniziato a fare sul serio. Oltre ai tuoni e ai fulmini, si era aggiunta una forte pioggia, il cui rumore sul parabrezza dava l’impressione di tanti schiaffoni a mano aperta che colpivano il vetro. Il vento spostava la piccola auto, tanto che Giulio si spaventò per uno spostamento d’aria che per poco non lo fece ingolfare lungo la costa sabbiosa. Il mare era in burrasca con onde alte che si infrangevano contro la protezione fatta di rocce che riparava il faro. Le onde si scontravano contro le pietre spruzzando spuma bianca tutto intorno. Fermò la macchina, mentre l’acqua continuava a scendere dal cielo sempre più intensa. Calcolò la distanza di pochi metri, tra lui e l’appartamento all’interno del faro. Fece un lungo sospiro, prese in braccio Olly e cercò di fare il più veloce possibile. Appena aprì la portiera, il rumore della tempesta, attutito dall’interno della macchina esplose vigoroso nelle sue orecchie. Tuoni che parevano bombe tempestavano l’aria mentre i susseguenti fulmini illuminavano l’area come tanti flash fotografici. La corrente era così forte da emettere un fischio fastidioso e in qualche secondo i suoi vestiti erano completamente inzuppati fradici. Aprì velocemente la portiera, recuperò lo zaino che conteneva qualche vestito e ricambio per il week end. Mentre il freddo proveniente dal mare, fece rizzare i peli delle sue braccia. Chiuse la macchina e corse con l’acqua che gli colpiva il viso e gli rendeva difficile la visione verso la porta del faro. Litigò un attimo con le chiavi, poi spalancò la porta e la richiuse, lasciando fuori il rumore di tuoni, acqua e vento.

L’ odore di chiuso fu la prima cosa che lo investì, quando vide il piccolo corridoio che portava nella stanza principale. Raggiunse la sala principale, una stanza circolare, con un grande divano nel centro, una televisione antiquata poco davanti e una grossa vetrata circolare da cui si poteva ammirare tutto il panorama, ora del mare in burrasca. Gli schiaffi della pioggia erano attutiti, dal doppio vetro pensò Giulio in quanto non udiva nulla al di fuori. Mise dolcemente a terra Olly che iniziò a muoversi nervosamente per tutta la stanza, correndo per i quattro angoli di essa. In effetti pareva che avesse chiuso il mondo fuori, quella dimensione che gli dava ansia e frustrazione. Sembrava che ogni traccia di vita all’esterno fosse stata spenta come abbassando un enorme e immaginaria manopola per il volume. Si guardò velocemente intorno mentre sentiva, l’enorme mazzo di chiavi in ferro scivolargli dalle mani e cadere sul parquet. Fece per abbassarsi a tirarle su ma si rese conto che il contatto con il suolo non produsse alcun rumore. Il ragazzo si guardò attorno, si accovacciò. Confuso, riprese le chiavi in mano, e le batté per terra con più forza. Niente. Nessun rumore. Lo colse una sensazione strana, come se ci fosse qualcosa che non andava. Si rese conto che l’unica cosa che riusciva ad udire era il suo respiro e i battiti del suo cuore. E il pensiero di Martina che era ritornato a farsi ingombrante nella sua mente. Accovacciato a pensare a quella singolare situazione, la sua attenzione andò su Olly che come un ossesso cercava con grossi spintoni di aprire la porta d’ingresso e graffiava sulla stessa per cercare di uscire. Il cane ringhiava e abbaiava e si girava con il muso verso di lui, come per avvisarlo che qualcosa non andava. E fu lì che la strana sensazione che provava si tramutò in paura. Alzò in quel momento la testa e si accorse di un abatjour, posizionata sopra il divano. Un lungo tubo nero che terminava in una lanterna a forma di zucca di halloween. La lucerna era rotonda e colorata di un arancione chiaro, con il ghigno di Jack O’ Lantern ricamato sopra.  Oltre a essere una bizzarra coincidenza, gli fece correre un brivido lungo la schiena. Ma Olly continuava ad abbaiare e correre come un disperato e si fiondò su di lui per cercare di calmarlo. Invano. Il cane continuava a digrignare i denti, e cercare di uscire. Dalla vetrata si poteva notare l’enorme tempesta in atto, che avrebbe sicuramente creato grossi danni al cagnolino. Ma era come se qualche forza della natura volesse che lui se ne andasse da lì. Giulio era confuso intento a calmare la bestiola, ma allo stesso tempo agitato per il comportamento anomalo del suo animale.

Dopo qualche ora, riuscì a calmarlo, con un sacchetto di croccantini che si era portato dietro, seduto sul divano, con la vetrata ormai buia con il calare della sera e il cane sulle gambe, che nonostante tremasse ancora, si era in ogni caso calmato.

Era da una mezz’ora in quella posizione, e non riusciva a fare a meno di notare ancora quanto fosse silenzioso quel luogo. Come se si fosse chiuso in una camera a tenuta stagna. Alzò gli occhi al cielo e vide la lanterna a forma di zucca che lo fissava, e in quel momento, i pensieri che tentava di sopire, si fecero sempre più insistenti.

Ripercorse scene vivide della sua ultima chiacchierata con Marta, rivide il suo sguardo, senza emozione, duro, che gli ripeteva le stesse frasi.

“Non so cosa voglio veramente dalla mia vita” “In questo momento penso di aver bisogno di restare sola”, “Quando avevo bisogno tu non ci sei mai stato”.

Quelle parole e quelle immagini nella sua testa, si proiettavano nella stanza. Lacrime cominciarono a sgorgare dai suoi occhi, e il suo corpo si sentiva opprimere dalla tristezza e dal pianto.

Fu in quel momento che Olly iniziò nuovamente a ringhiare e ad abbaiare e in quel attimo di confusione che Giulio vide, davanti al vetro schizzato dalla forte acqua, figure umanoidi che lo stavano osservando dal vetro.

Gli si gelò il sangue, alte figure umanoidi, con strette e lunghe braccia e un viso indefinito, ovaleggiante che lo osservavano e sbattevano i loro lunghi arti sul vetro.

“Non so cosa voglio veramente dalla mia vita” “In questo momento penso di aver bisogno di restare sola”, “Quando avevo bisogno tu non ci sei mai stato”.

Quelle parole risuonavano in continuazione, mentre il suo dolore aumentava, ma Giulio non riusciva a fare a meno di notare che le figure, più pensava alla sua amata Marta, più si palesavano e adesso erano più di dieci, forse venti e alla luce della lanterna, nella penombra della stanza si tramutavano in ombre, che venivano incontro a lui, dal finestrone al divano. Le figure si muovevano lentamente, mentre solo il battito del suo cuore faceva da sottofondo, Olly era già fuggito dalle sue gambe nascondendosi chissà dove, mentre Giulio alzò gli occhi verso la lampada a forma di zucca ed ebbe come una visione.

La lanterna, pareva ora avere le sue sembianze. Il suo viso incastonato sopra il tubo aveva un’espressione vuota, svuotata da ogni emozione. Giulio non riuscì neanche a urlare, né a spaventarsi per quello che vide, fino a quando una voce, proveniente dalle figure che stavano lentamente avanzando non pronunciarono il suo nome.

Gli esseri si erano spostati ora dalla vetrata al muro, sembravano ripercorrere scene del suo passato con Martina. L’ultima in particolare sembrava duplicare loro due che parlavano, proprio come l’ultima volta che l’aveva vista.

Giulio riguardò la lampada a forma di zucca, che ormai aveva preso completamente le sembianze del suo viso, una faccia sempre più sofferente, vuota e senza emozioni. Sentiva solo il vuoto nella sua vita, il dolore della perdita della sua amata e le lacrime ripresero a sgorgargli dagli occhi, mentre alzò le gambe e tirò giù la testa tra le cosce come se volesse nascondere a quelle ombre quel suo momento di debolezza, e grandi singhiozzi e lamenti squarciavano il silenzio della stanza.

Giulio si strinse ancora di più a sé, abbassò la testa per cercare di non guardare. Ma la sua mente era completamente annebbiata, sia per quello che gli stava accadendo, sia per la disperazione per quella lunga storia d’amore interrotta. Sentiva solo il battito del suo cuore. Lunghi tonfi, che acceleravano sempre più. Come se un enorme gong, stesse mimando un conto alla rovescia.

Due figure davanti a lui le poteva vedere nitide, si rispecchiavano sulla vetrata, illuminata quel tanto che bastava per dare mostra della loro vista macabra. Una delle figure prese la forma di una ragazza, con capelli lunghi e lisci, Giulio avrebbe riconosciuto la silhouette della sua ex ragazza tra mille persone. E di fianco prese vita la sua forma. Vide quelle figure agitarsi, mentre nella sua testa riviveva quella conversazione. Quell’ultima discussione di qualche giorno prima, dove lei, con tono secco e gli occhi che evitavano il suo sguardo, gli comunicavano la sua decisione.

Giulio cominciò a sentire freddo il gelo aveva invaso la stanza tanto da farlo tremare. La lanterna sopra di lui, era diventata sempre più grande, e il suo viso ricamato sopra, sembrava ora avere un espressione scioccata, proprio come quella che sentiva di avere. Avrebbe fatto di tutto pur di terminare quell’agonia. Lasciarsi quella brutta storia alle spalle, ricominciare. Ma lui era sempre stato lento a ricominciare. Quei dieci anni, lo avevano come chiuso in una bolla, dove oltre alla sua ragazza, le altre relazioni erano solo di contorno. Superflue. E ora si sentiva tremendamente solo.

“Voglio farla finita Giulio”

C’è un altro non è vero? Dimmelo! Ho il diritto di sapere” diceva alzando sempre più il tono di voce, fino a spaventarla.

La sua non risposta non faceva altro che confermargli le sue ipotesi. E fu lì che inizio a battere in maniera decisa pugni sul tavolo del loro appartamento. E in quel momento Marta, decise che non ci sarebbe stata altra scelta. Prese la sua borsa e se ne andò sbattendo la porta. E lui rimase interdetto a guardarla andare via.

Si destò un momento da quel ricordo, e rimase paralizzato alla vista di una creatura, scura, che si era staccata dalla vetrata, e ora era di fronte a lui. Non riusciva a distinguere niente del suo viso né tantomeno del suo corpo, che sembrava essere un tutt’uno con il pavimento. Ma poteva sentire i suoi pensieri.

“Siamo esseri oscuri. Viviamo da secoli intrappolati in questo luogo”

Giulio non riusciva a credere alle proprie orecchie. Mentre il terrore aveva raggiunto livelli mai provati prima. Gli veniva da urlare, ma nessun suono uscì dalla sua bocca.

“Possiamo dare una fine alle tue sofferenze” continuò lo strano essere. “Possiamo risolvere la tua situazione”.

Lui continuava a fissarlo, ora ipnotizzato da quelle parole. Non chiedeva solo altro. Non chiedeva altro che dimenticare tutto. Cancellare dieci anni di vita e ripartire.

“Ti unirai a noi, e la tua vita cambierà, resterai qui al faro e in cambio tutta la tua frustrazione sparirà, abbiamo bisogno di anime nuove…”

L’essere si avvicinò ancora più a lui, e ora era diventato enorme, la sua ombra sovrastava tutto l’ambiente, oscurando anche la luce della lanterna che aveva la faccia di Giulio terrorizzata.

“Raggiungici, unisciti…tocca la mia mano”

“Raggiungici, unisciti…tocca la mia mano”

Giulio non era più in lui, avrebbe fatto di tutto per scrollarsi di dosso tutta quella sofferenza.

“Raggiungici…”

“Unisciti…tocca la mia mano”.

La richiesta si fece più insistente, ancora e ancora di più.

Il ragazzo ora si avvicinò a sua volta all’ombra, vide che dietro di essa tutte le altre figure erano disposte in cerchio. Come se fossero un tutt’uno, come se ognuna di loro si appartenessero. Un enorme massa nera lo stava accerchiando.

Proprio nel momento in cui, il suo braccio si stava muovendo per avere una connessione con l’essere, avvertì qualcosa di vivo venirgli addosso. E una sensazione appiccicosa in faccia. Si distrasse brevemente e vide Olly, che gli saltò addosso. Leccandogli il viso, trasmettendo tutto il suo calore. Facendogli capire che qualcuno che lo amava c’era ancora. Avvertì subito calore, un’energia che tentava di fare a pugni con il freddo gelido calato nella stanza. Improvvisamente Giulio si sciolse, pianse ancora più forte, abbracciando il suo cane. Il suo amico. Tentandolo di calmare e farlo sentire al sicuro. Ed era convinto che Olly stava facendo lo stesso.

Più avvertiva il calore dell’animale, più le figure si ritrassero. Per un attimo, non pensò più a Marta, le ombre recedevano all’indietro sempre più verso il muro. Giulio aveva fatto la sua scelta. Quella di restare vivo. Quella di combattere, e l’amore del suo cane gli aveva salvato la vita. D’un tratto il buio completo calò nella stanza.

La mattina successiva in auto, ripensava all’incredibile esperienza accaduta. Olly lo guardava dal sedile del passeggero, per un attimo si guardarono negli occhi ed ebbe l’impressione di avere avuto con lui un gesto d’intesa.

Marta non era più nei suoi pensieri. Non c’era più dolore nella sua testa. Abbozzò un mezzo sorriso, mentre la sua auto continuava da ore a girare intorno al faro.

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