Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Il rospo e la principessa bischera” di Serena Lauretti (sezione racconti per bambini)

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

In un tempo remoto, tra le colline toscane si ergeva in tutto il suo splendore il castello del Re Ferdinando il Magnifico. Si trattava di un castello costruito appositamente per il re in un punto insolito. Sorgeva proprio nel bel mezzo del più grande bosco maremmano.

Le intenzioni del re erano chiare: proteggere le sue tre figlie tenendole il più lontano possibile dalla popolazione. Difatti egli era spesso sulla bocca di tutti i sudditi del reame, non tanto per la sua fama di grande condottiero, ma piuttosto per l’insolita bellezza delle sue figlie.

In particolare, la più piccola, ancora bambina, esibiva inconsapevolmente un’incantevole beltà che sconcertava persino le piante e gli animali del creato.

Lei, la principessa Isotta, era tanto bella quanto monella. Scorrazzava per tutto il castello e per il bosco senza dar retta ad alcuno. Non amava le regole reali, detestava essere trattata da piccola e soprattutto odiava dedicarsi ai lavori femminili che la madre le propinava in tutti i modi.

Isotta adorava, invece, fare lunghe passeggiate e andarsene a tutta fune per i sentieri del bosco, soprattutto dopo i rimproveri dei genitori.

Il suo posto preferito nella grande macchia verde che circondava il castello era lo stagno.

Un giorno, dopo aver fatto tanto arrabbiare Re Ferdinando, le fu proibito di recarsi nel bosco per i due giorni seguenti. Isotta sconfortata, non si dava pace per quel castigo.

Una volta condotta dalla servitù nella propria camera escogitò un piano per darsela a gambe all’imbrunire, quando tutta la famiglia si sarebbe ritirata nelle proprie stanze.

In punta di piedi scese al piano di sotto e con estrema cautela aprì la porticina laterale usata solo dalla servitù che in quel momento era tutta impegnata a sistemare la cucina.

Non appena fu fuori dalle mura del castello corse veloce come il vento e raggiunse lo stagno dove sempre andava a giocare.

Il cuore le batteva all’impazzata.

Quella fuga alla chetichella l’aveva un po’ agitata. Per giunta, era la prima volta che faceva visita allo stagno nelle ore che precedevano la sera. Con il fiatone ancora in gola si poggiò al tronco del grande faggio, si frugò nella tasca e tirò fuori una palla d’oro con cui era solita giocare.

Iniziò a lanciarla in aria e a riprenderla nelle mani. All’improvviso la pallina finì nello stagno.

Subito Isotta si avvicinò all’acqua sperando di vederla ancora. Quella purtroppo era già scomparsa. Cominciò allora a piagnucolare. Pensò che con quella poca luce della sera, non aveva certo il coraggio di immergersi nello stagno.

Si accucciò alla riva continuando a piangere.

D’un tratto, una voce gutturale arrivò alle sue orecchie.

– Perché piangi, cittina?

– Chi l’è là fori?

– Cittina, guarda ‘n giù!

La piccola principessa Isotta guardò sull’erba umida e quasi si impressionò nel vedere due rospi rugosi che la fissavano: uno gigante stava ben saldo a terra e uno più piccolo se ne stava aggrappato a cavalcioni su quello grande.

Capì immediatamente che la voce proveniva da uno dei due rospi. Ma quale?!

Spiegò ai rospi della pallina d’oro finita nello stagno.

– Cittina, se vuoi la prendiamo noi la pallina d’oro.

– Magari! Ve ne sarei grata…

– In cambio però la fareste una cosa per me?

– Cosa?

– Mi bacereste?

– Non vi posso baciare, l’è una cosa un po’ schifosa!

– Ascoltate! Pensateci bene, è già sera. Immagino che voi abbiate paura a tornare a casa con questo buio.

Se mi date un baciino non solo vi porterò la pallina che avete perso, ma vi riaccompagnerò pure a casa.

Vi svelo un segreto: non appena mi bacerete, mi trasformerò in un principe!

Isotta ci pensò un po’ e poi decise che quello le pareva effettivamente un buon affare.

D’altronde nei due giorni seguenti non sarebbe potuta tornare nel bosco, perciò pensò che almeno sarebbe potuta stare in compagnia di questo principe, invece di annoiarsi da sola come era solita fare.

– Va bene, vi fo un baciino!

La principessina vide avviarsi i due rospi verso lo stagno per recuperare la pallina e ne fu subito felice.

Intanto, il principe rospo pensò finalmente di essersi guadagnato la libertà proprio al momento giusto.

Era stato trasformato in rospo dalla strega Piperina da poco tempo ed ora si trovava per la prima volta a saggiare la stagione degli amori dei rospi. Da lì a poco gli sarebbe toccato fecondare le uova della grande “rospa” a cui stava abbarbicato. Nonostante fosse stato tra i principi più eleganti ed astuti del suo reame, ora che si trovava tramutato in quella condizione anfibia era costretto a ubbidire a tutti gli istinti dettati dalla natura di quella specie.

Poco prima dell’incontro con la cittina aveva dovuto sfidare altri due rospi per potersi guadagnare la sicurezza della procreazione con il rospo femmina che ora cavalcava!

La cosa lo aveva disturbato non poco, ma l’istinto anfibio aveva prevalso su ogni altro suo sentimento regale.

Ora che doveva recuperare la pallina d’oro avrebbe voluto staccarsi dal dorso del rospo femmina, invece gli erano cresciuti due bei calli nuziali che lo facevano stare ben ancorato alla pelle rugosa del suo simile. Insomma, una gran faticaccia fu quella di guidare la sua consorte verso la pallina e verso la riva poi.

Fortunatamente l’ardua impresa gli riuscì.

Arrivato vicino alla principessa riprese fiato e dopo il grande sforzo disse:

– Eccovi la palla d’oro, cittina cara. Ora baciatemi a lesta vi prego!

– Oh grazie, principe rospo!

La principessa Isotta prese con le sue mani minute i due rospi.

Avvicinò con espressione di grande disgusto il rospo grande al suo volto e, con gli occhi chiusi, schioccò un bacio su quella pelle raggrinzita piena di verruche.

Subito sentì le labbra pizzicarle e un sapore amaro le fece venire il voltastomaco.

Aprì gli occhi e si strofinò la bocca schifata. Si guardò intorno per controllare dove fosse il principe, ma neppure l’ombra ne vide.

– Lo sapevo m’avete fatto una liffia! Ve la farò pagare, brutto rospo. Avete anche un gusto terribile!

– Maremma ‘mpestata! Cosa avete fatto, cittina! Dovevate baciare me e non il rospo femmina sotto di me!

– Ma i maschi sono sempre quelli più grandi! Che ne potevo sapere io che eravate quello più piccino!

Isotta allora si precipitò a baciare il rospo piccolo, nonostante il ribrezzo.

Quello subito si trasformò in un bellissimo principe.

Subito dopo la magia si sentì un’esplosione inquietante. Il principe, coi suoi piedi, aveva schiacciato il povero rospo femmina sotto il suo peso.

Intanto, Isotta tossiva e dava di stomaco. Il principe le andò incontro preoccupato e si adoperò a tenerle la testa. Se quella moriva, chissà se l’incantesimo appena sciolto lo avrebbe di nuovo stregato.

Non appena la piccola principessa si sentì meglio, tornarono al castello.

Isotta chiese al principe di dormire accanto a lei perché si era presa un bello spavento con quel mal di pancia terribile.

Il principe glielo accordò.

La notte passò serena e lieve sotto una luna che illuminava il magnifico castello nel bosco.

Alle prime luci dell’alba Isotta si svegliò tutta contenta per avere quel nuovo amico tutto per sé. Finalmente sarebbe stata sempre in compagnia e non avrebbe più sofferto la solitudine.

Andò subito a svegliarlo a suon di schiaffetti sulla faccia. Quello aprì gli occhi innervosito dalla forte luce del sole.

La vista da rospo che lo faceva vivere prevalentemente di notte nella precedente vita anfibia non lo aveva ancora lasciato.

– Cos’è che fate, cittina? Così mi rimbambite!

– Mi garbava di svegliarvi così, per giocare!

– Me mi sa che siete un po’ bischera principessina.

– Sì, il mio babbo me lo dice sempre!

Isotta chiese al principe di scendere giù in giardino. Quello, tenendosi a tutte le pareti per lo stordimento della luce, le andò appresso. Intanto Isotta, parlando in continuazione, gli elencava tutti i giochi che avrebbero fatto quel dì e quello seguente.

Al principe iniziò a far male la testa per la luce e per quella voce insistente di bambina che gli impartiva già mille ordini. Questa salvezza guadagnata con tanta fatica, gli iniziava a sembrare una prigione molto più sfiancante di quella vissuta nella vita da rospo.

Quando furono in giardino al principe passarono tutti i giramenti di testa e il cuore gli iniziò a battere all’impazzata.

Nel prato, tra le margherite in fiore, aveva visto una fanciulla mora, la cui bellezza gli fece risvegliare tutti i sentimenti umani che nella vita anfibia lo avevano abbandonato.

La salvezza, gli sembrava ora degna di quel nome.

Intanto la principessina lo chiamava per iniziare uno dei primi giochi della giornata, ma quello non rispondeva, tanto s’era imbambolato a guardare quella fanciulla così bella.

– Oh principe! Che fate?

– Cittina, quella fanciulla laggiù la conoscete? Mi fo andare i’ cervello a i’brenno!

– Certo è la mi sorella quella.

Adesso giochiamo, però!

– No, cittina cara. Devo assolutamente sposare la tu’ sorella, non c’è tempo per giocare!

Isotta sbuffò e con il piede destro iniziò a pigiare la terra del prato facendovi una buca per il nervoso.

Da quelle parole del principe capì che quello non aveva nessuna intenzione di giocare con lei. Aveva iniziato anche lui a trattarla da piccina come tutti gli altri…

Non solo lo aveva salvato e s’era presa un bel malanno, ora si ritrovava con uno in più in famiglia che la ignorava.

Non ci pensò due volte! Prese la rincorsa, con un salto si abbarbicò ai vestiti del principe, e gli schioccò un bacio.

Quello subito si ritrasformò in rospo.

Caddero entrambi sul prato con un tonfo.

– Oh principe, l’è vero che son bischera, ma c’ho i’ cervello fino io!

Nulla valsero al rospo le suppliche per essere baciato e salvato nuovamente.

Ora, Isotta era sicura che andando allo stagno avrebbe trovato, ogni giorno, almeno un fedele rospo a farle compagnia.

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10 commenti »

  1. Che bel racconto
    Ben scritto
    Tanta fantasia
    L’idea del Toscano mi è piaciuta molto, rende tutto più fluido!

  2. Grazie mille, sono contenta ti sia piaciuto!

  3. Complimenti per il bel racconto, scorrevole e divertente. Bella anche l’idea di parlare in lingua toscana

  4. Grazie del bel commento Carmelo!

  5. Povero principeee! Ma racconto molto ben fatto!

  6. Grazie Cristina! Capisco il dispiacere per il principe!
    La principessina della mia storia è effettivamente birichina!
    Nei miei pensieri con questo finale si è ribellata ad un mondo di adulti che non troppo la considerava.
    Certo, il principe ha pagato il prezzo più caro!

  7. Divertente la storia e azzeccatissimo il ricorso al dialetto. Il finale aperto dà lo spunto e il sollazzo al lettore di immaginare chissà quali sviluppi. Magari la fanciulla mora che piace al principe seguirà la sorella allo stagno e sarà lei a baciare il rospo. I due vivranno felici e contenti? Non è detto!
    La fanciulla mora si rivelerà più bischera della sorella e il povero principe…

  8. Mi unisco ai complimenti: una bella favola scanzonata con personaggi ben caratterizzati e con dialoghi e situazioni divertenti. Al principe sfuggono esclamazioni poco principesche in un dialetto che calza bene e dà sapore ai battibecchi. E come nelle migliori favole c”è una morale: se non vuoi restare rospo non fare il farfallone!
    : )

  9. Complimenti per il bel racconto

    ben scritto e molto originale.

    il finale poi è una bella sorpresa.

    Brava !

  10. Grazie per i bei commenti di Fabio, Marco e Sergio. Sono molto felice che vi sia piaciuto questo racconto.
    Mi fa piacere che il finale abbia sorpreso o che abbia evocato una morale meno “canonica”.
    L’idea di un altro finale, come quello suggerito da Fabio, potrebbe essere effettivamente possibile e divertente!

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