Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Il fuoco e le promesse” di Serena Lauretti (sezione racconti per bambini)

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Questa mattina mi sono alzato prima che mamma mi veniva a tirare giù dal letto.

Ho dormito emozionato e mi sono svegliato con il cuore un po’ agitato.

Papà mi ha promesso che oggi pomeriggio costruiremo un forte di cartone nella mia cameretta.

Per questo motivo mi sono comportato benissimo tutto il giorno: a scuola sono stato attento a tutto quello che dicevano le maestre e quando sono tornato a casa mi sono messo subito a fare i compiti. Quando li ho finiti sono andato da papà super contento.

– Papà io ho finito i compiti! Sono pronto per costruire il fortino!

Vado a prendere subito i cartoni, eh!

– Amore di papà, oggi non lo possiamo fare il forte. Mi dispiace, devo preparami per andare a lavoro.

– Ma come papà, me lo avevi promesso…!

– Paolo lo so, ma c’è un’ urgenza e devo proprio scappare.

– Eddai papà, non ci può andare qualcun altro? Ti prego! Sono un sacco di volte che mi dici di no. Per favore!

– Non posso proprio Paolo! Ti giuro che recuperiamo presto.

Mentre mi dice così, mi accarezza sulla testa e a me vengono i lacrimoni agli occhi.

Però non piango perché ormai inizio ad essere grande, come dice mamma. Sbuffo forte e faccio la faccia arrabbiata così papà capisce che ce l’ho con lui. Io lo so che non recuperiamo presto.

Lui lavora sempre e oggi era il suo giorno libero e pure il mio che è l’unico in cui non vado a karate o in piscina. Già lo so, non lo faremo mail il maledetto fortino!

Me ne vado in camera mia correndo.

Mamma mi viene dietro e si mette seduta sul letto vicino a me.

Mi accarezza la guancia e poi mi prende il mento.

– Paolo, lo so che ci sei rimasto male. Ma papà non lo fa apposta, ha davvero un impegno importante. Lo sai che non fa un lavoro qualsiasi. Lui cura le persone.

– Lo so, ma non mi importa, però. Io volevo costruire il mio fortino, oggi!

Un bel po’ di tempo fa io e papà siamo andati a Leroy Merlin a comprare i cartoni duri grandi, lo scotch da pacchi e tutto quello che ci vuole per questa impresa. Invece, con mamma siamo andati a comprare le tempere, i cartoncini, le lucine a batteria e le stoffe colorate.

Con mamma abbiamo comprato pure la stoffa con il cielo di notte e le stelle per fare il soffitto. Mamma mi aveva spiegato che prima dovevo costruire il forte con papà e poi lei mi aiutava a decorare i muri di dentro con le stoffe.

Adesso vedo tutte quelle cose sul tappeto della cameretta mia. Le avevo cacciate fuori stamattina prima di andare a scuola così quando finivo i compiti erano già tutte pronte.

Ora mi sento proprio triste e arrabbiato.

Decido che il forte me lo posso costruire da solo, tanto con papà avevamo fatto dei disegni sui fogli, tipo le istruzioni dei lego. Penso che posso essere capace: i lego li so fare da solo ormai e quando gioco a Roblox riesco a costruire tutto quello che mi passa per la testa.

Inizio a sparpagliare tutti i catoni per terra: guardo i disegni e poi riguardo i cartoni, poi riguardo i disegni e poi guardo i cartoni…Uff, non c’è niente che si capisce bene.

Mi prende di nuovo la tristezza e mi tornano i lacrimoni.

Allora mi sdraio sul letto a pancia sotto e premo la faccia sul cuscino e chiudo gli occhi. All’improvviso mi viene da pensare alla lezione della maestra.

Stamattina, ci aveva spiegato che abbiamo degli antenati strani, un po’ come noi e un po’ diversi.

Ci ha parlato di questi Neanderthal che erano molto forti e intelligenti: sapevano procurarsi cibo, farsi le armi per cacciare i Mammut e costruirsi dei capanni. Ho pensato subito che volevo un Neanderthal come amico che mi aiutava a costruire questo mio fortino.

Ho stretto forte gli occhi e ho fatto come mi ha fatto vedere Michela, la compagna di scuola mia: ho incrociato le dita e le ho baciate avanti e dietro.

Lei mi ha spiegato che quando fa così i desideri suoi si avverano.

Io ho desiderato forte un amico Neanderthal!

Ho aperto gli occhi e ho visto l’uomo delle caverne in camera mia. Possibile?! Allora li ho stropicciati e spalancati bene.

Mi sono convinto che era vero quando all’improvviso ha fatto una scorreggia terribile.

Puzzava così tanto che ho aperto subito le finestre. Mi sono spaventato un po’ per la puzza, che pensavo proprio di soffocare, e poi perché lui è proprio grande, mi fissa e gira per la stanza toccando tutte le cose mie.

– Ciao amico Neanderthal, io sono Paolo. Tu come ti chiami?

– Na gor? (dove bisonte) Na ma?(dove io)

– Eh? cosa hai detto?

– Na gor? Na ma?

– Uomo di Neanderthal non capisco!

– Na harc?(dove fuoco?)

Io faccio spallucce, Neanderthal non parla più e sta in silenzio. Ora è triste pure lui e ha gli occhi come quando a me vengono i lacrimoni.

Si mette seduto per terra e si accuccia, si tiene la testona tra le manone un po’ pelose e guarda in giù.

Io penso che mi fa un po’ di tenerezza e meno paura di prima. Mi avvicino e gli busso alla spalla. Penso che se gli faccio vedere i cartoni e i disegni lui capisce e mi aiuta a costruire il mio fortino.

Gli prendo il mento come aveva fatto mamma con me quando ero triste e arrabbiato.

– Ei Neanderthal guarda qui! Vedi, possiamo usare quei cartoni per costruire un fortino. Guarda che è una specie di capanno come quelli che fai tu!

– Na harc?

Continua a chiedermi qualcosa che non capisco, intanto batte i denti e mi sembra che ha pure le labbra un po’ viola. Io non lo so se mi è capitato un neanderthal normale o uno un po’ stranetto.

Mentre penso così, vedo dalla finestra papà in giardino, si sta accendendo una sigaretta e ed ha lo zaino in spalla per andare a lavoro. Neanderthal guarda anche lui dalla finestra e inizia ad agitarsi.

– Harc, har!

Indica mio papà e si agita tutto, quasi rompe il vetro della finestra.

Fa dei segni vicino alla bocca come fa papà mentre fuma. Allora penso che vuole una sigaretta pure lui. Vado nella sala da pranzo e ne rubo una dal pacchetto sopra il tavolo. Prendo l’accendino che sta in cucina e torno dall’uomo delle caverne. Gli spingo la sigaretta in bocca e faccio la fiamma con l’accendino.

Quello inizia a tossire e tossisco pure io. Alla fine il Neanderthal mi fruga nelle mani tutto agitato e cerca di prendermi l’accendino. Allora gli faccio vedere come si fa per accendere la fiamma.

– Guarda, basta che spingi sulla rotella con il pollice!

– Harc, harc!

All’improvviso è felicissimo e incantato dalla fiammella dell’accendino. Saltella per la stanza mia, senza fermarsi un attimo. Mentre fa così, io mi metto a cercare le istruzioni del fortino, così provo a convincerlo di nuovo ad aiutarmi.

Sento, all’improvviso, puzza di fumo, mi giro per vedere se l’uomo delle caverne ha pure imparato a fumare come papà.

Mi prende un colpo secco! Tutti i cartoni del fortino hanno preso fuoco. Li ha bruciati proprio il mio amico Neanderthal.

Alla faccia che mi doveva aiutare!

La mia stanza si è riempita di fumo, non si vede più niente a parte le fiamme. Io mi spavento un sacco e corro in cucina urlando.

Anche Neanderthal corre appresso a me.

Quando mamma ci vede caccia un urlo fortissimo.

– Oh santa miseria! Che ci fa questo essere a casa nostra?

Paolo allontanati subito!

– Mamma tranquilla! Lui è un nostro antenato! È un neanderthal amico mio, mi doveva aiutare a costruire il forte.

– Paolo non dire sciocchezze! Cos’è questa puzza di fumo?

– Sono i pezzi del fortino che bruciano in camera mia. L’uomo delle caverne non lo ha fatto apposta!

– Oh santo cielo! Ma che stai dicendo?!

Mamma corre fuori in giardino a chiamare papà.

– Carlo! Corri, corri, c’è un incendio in camera di Paolo!

Papà scende dallo scooter e corre veloce. Prende l’estintore dal garage e spegne l’incendio con lo stesso coraggio con cui i Ghostbusters fanno sparire i fantasmi!

Io sono felicissimo!

– Mitico papà!! Evviva!

– Paolo cosa ti ridi? È gravissimo quello che è successo!

Poi si gira verso mamma e dietro di lei vede il mio amico Neanderthal.

Fa una faccia un po’ preoccupata e un po’ sorpresa.

– E questo energumeno chi sarebbe?

– Paolo dice che è il suo amico Neanderthal che doveva aiutarlo a costruire il fortino.

Peccato che con la storia del fuoco ha incendiato tutte le cose!

– Paolo, tu ti saresti fatto aiutare da lui e non da me?

– Si, papà! Tu lavori sempre.

Mentre iniziamo a litigare, il mio amico delle caverne fa un’altra scorreggia delle sue.

A tutti noi ci manca il respiro e smettiamo di bisticciare.

Subito dopo, Neanderthal fa una tosse grossa che quasi ci fa stramazzare per terra per la paura. Sembra un tuono!

Papà subito si preoccupa da bravo medico. Gli misura la febbre, la pressione e fa quella cosa con le cuffie per sentire il cuore e i polmoni. Poi gli fa una bella puntura sul quel sederone peloso.

Io penso subito che, per fortuna Neanderthal, aveva già fatto quella puzza terribile.

– Papà, grazie che hai curato l’amico mio! Del fortino non mi importa più!

Adesso che Neanderthal vivrà con noi sono troppo felice!

Capisco che papà non è molto d’accordo. Poi guarda mamma e alza le spalle.

– E che dobbiamo fare?!

Mi sa che era meglio che me lo prendevo il giorno di lavoro per costruire questo dannato fortino!

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6 commenti »

  1. Il linguaggio del Neanderthal mi ha fatto pensare alla Guerra del fuoco di J.J. Annaud.
    Telmo Pievani avrebbe piacere di leggerlo secondo me!
    Brava

  2. In realtà la parola “harc” per dire fuoco l’ho ripresa proprio da quel film!
    Magari lo leggesse anche Telmo Pievani.
    Apprezzo tantissimo la sua divulgazione scientifica sull’evoluzione.

  3. Mi ha fatto ridere, il mio preferito!

  4. Veramente bello questo racconto. Da un certo punto in poi mi ha fatto un sacco ridere. Ma quelle risate di cuore che riescono a strapparti solo i bambini. Grazie!

  5. Grazie Cristina, sono contenta che ti abbia fatto ridere!

  6. Grazie per il commento Michele, sono molto contenta che questo racconto ti abbia fatto ridere. Mi ha fatto davvero piacere leggere che tu abbia rintracciato una dimensione di divertimento tutta infantile!

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