Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Questione di prospettiva” di Eugenio Gaiotti

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Telemaco non ne può più. Suo padre non si fa vedere da vent’anni, i pretendenti della madre sono accampati in casa. Adesso guarda perplesso l’espressione vuota dell’uomo in cui aveva riposto le sue speranze. È venuto a Sparta per chiedere aiuto a questo vecchio commilitone del padre: Menelao lo ha accolto con mille convenevoli, però, arrivati al dunque, tergiversa. Allarga le braccia.

“Bello mio, vorrei aiutarti, ma non posso. Quelli sono tutti figli di famiglie importanti: se mi intrometto scoppia un macello. Io non voglio entrarci. Semmai posso indicarti chi può darti una mano. Un professionista, uno che risolve problemi: naturalmente dietro onorario adeguato. Fidati, è un servizio chiavi in mano. Beninteso, io e te non ci siamo mai parlati”.

Telemaco guarda l’indirizzo sul biglietto da visita che gli è stato dato. È quello di un lurido bassofondo; ci incontra un omone corpulento, dall’espressione indecifrabile e un po’ inquietante: è il Risolutore. I due confabulano; una borsa di valori passa di mano. Ripartono e sbarcano a Itaca a notte fonda, in una baia nascosta. Telemaco si rivolge al Risolutore.

“Eccoci. Qui vicino c’è la capanna del porcaio Eumeo. È un uomo fidato, ma la prudenza non è mai troppa. Meglio non farci vedere assieme. Vai tu per primo, io arrivo dopo e si fa finta di niente”.

Il Risolutore non fa una piega. Si allontana e raggiunge la capanna. Telemaco arriva qualche ora dopo. Entra, saluta Eumeo, tende la mano al nuovo arrivato come se non lo conoscesse.

Eumeo lo guarda scuotendo il capo. “A regazzì, che è ‘sta storia? Qua in casa mia non viene mai anima viva. D’un tratto è tutto un movimento: tu, che non hai mai viaggiato, vai, parti, torni, arriva questo tizio, poi ti presenti qui anche tu, e tutti a salutarsi come niente fosse. Sono coincidenze? Lui a Itaca è arrivato a piedi? Trovane un’altra: questa non se la beve nessuno, neanche fra tremila anni”.

“A te non sfugge nulla, Eumeo. L’ho portato io, mi costa un occhio della testa. Ci aiuterà a risolvere il problema dei pretendenti. Domani lo portiamo a casa e fa tutto lui. Acqua in bocca”.

Eumeo è scettico: prova a dire che gli sembra tutta una fesseria, ma Telemaco non sente ragioni. Il giorno dopo, si avviano verso casa: loro due davanti, il Risolutore dietro, nascosto sotto un cappellaccio da mendicante. All’ingresso, c’è il cane Argo, che gli si avventa contro, ringhiando furiosamente: i servi lo trattengono a stento col guinzaglio.

“Cominciamo bene” borbotta Eumeo.

I tre entrano nel salone: i pretendenti sono stravaccati sui divani, persi nei fumi dell’alcol, e non li notano neanche. Il Risolutore estrae un arco e un mazzo di frecce da una borsa e comincia a trafiggerli uno ad uno. Eumeo e Telemaco sono un po’ intimoriti, ma lo seguono e gli passano le frecce. I pretendenti non hanno il tempo di capire cosa sta succedendo, il Risolutore li uccide tutti.

Telemaco si volta verso Eumeo con espressione sollevata. “Visto? È stato facile”.

Eumeo non condivide. “Facile un accidente. Abbiamo fatto una strage. E cosa abbiamo risolto? Appena si sparge la voce, i parenti vengono qua e ci massacrano”.

“Ma no, lascia fare, basta avere una scusa pronta e fare la faccia convinta, funziona sempre così. Diciamo a tutti che lui è mio padre, tornato dopo vent’anni. Vedendo il macello che gli hanno combinato in casa, non ci ha visto più, ha ingaggiato una lotta impari, si è preso la giusta vendetta. Se ne dovranno fare una ragione”.

Eumeo è nervoso. “Lotta impari, giusta vendetta? Ma erano tutti strafatti. Poi questo qui non somiglia a tuo padre neanche un po’. Ci prendiamo anche l’aggravante della premeditazione”.

Telemaco lo guarda rassicurante. “Tranquillo. Basta buttar lì una spiegazione qualsiasi. Non gli somiglia perché qualche dea gli ha cambiato aspetto”.

“Ce li cambiano a noi, i connotati. E il cane di tuo padre? Lui l’avrebbe riconosciuto di certo. Invece, guardalo come abbaia forsennato contro il tuo Risolutore”.

“Sopprimilo, il cane. Poi diciamo che lo ha riconosciuto, ma per l’emozione gli è venuto un colpo”.

Eumeo, mentre soffoca il cane con un cuscino, borbotta. “Guarda tu cosa tocca fare. E a tua madre che diciamo? Devo sopprimere anche lei?”

“Ma no, cosa vuoi sopprimere. La mamma ormai non ci sta più con la testa, continua a fare e disfare lavori all’uncinetto e a inventare storielle. Come quella del letto intagliato in un albero, pensa tu se è possibile: lei dice che è un segreto tra loro due, ma lo racconta a tutti. Se al momento giusto le dici di saperlo, vedrai come la incanti. E poi facciamo testimoniare la nutrice di mio padre”.

“La vecchia? Non si ricorda niente. Si ricorda solo la cicatrice sul ginocchio”.

“Per quella, si fa un ritocchino estetico”.

Eumeo cerca di controllarsi. “Veramente, mi pare tutto un po’ debole”.

“Fidati. Se le spari grosse funzionano sempre. Adesso convochiamo un’assemblea cittadina in sala riunioni. Ordine del giorno, comunicazioni urgenti. Faccio io una bella presentazione con tutti i crismi”.

Eumeo vorrebbe controbattere, ma Telemaco non lo lascia parlare; manda un servo a convocare la riunione, fa per avviarsi.

Eumeo lo trattiene per la tunica. “Aspetta, non sta in piedi. Sono passati dieci anni dalla fine della guerra, dove sarebbe stato tuo padre tutto questo tempo?”

Telemaco sbuffa. “La fai sempre difficile tu. Avrà trovato traffico, avrà avuto qualche contrattempo. Basta buttare lì qualche dettaglio”.

Eumeo si agita. “Quali dettagli? Io sono un porcaio, tu sei un ragazzino: che ne sappiamo noi di storie di mare? Non distinguiamo una mano di terzaroli da due fette di cetrioli. Ci scoprono subito”.

“Va bene, prendiamo un consulente esterno. È così che si fa in questi casi. Fai chiamare quel cieco che sta sempre al porto”.

“Quel povero pensionato? Se ne sta tutto il giorno a sentire le storie dei marinai di passaggio, ha la testa piena delle frottole che gli raccontano. Lo pigliano in giro, davanti a lui si inventano di tutto”.

Telemaco comincia a spazientirsi. “Piantala di discutere, fallo chiamare”.

Dopo un po’ arriva il cieco. È un vecchio male in arnese, con un’espressione perplessa e un po’ preoccupata. Telemaco si rivolge a lui con tono risoluto. “Stammi a sentire, cieco. Per una volta in vita tua renditi utile. Ci servono dettagli su cosa può aver trattenuto mio padre in giro per i mari negli ultimi dieci anni. Ma guarda che deve essere una storia realistica, condita di termini tecnici: quelli che danno un tono professionale e catturano l’attenzione del pubblico. Cazza qui, orza là, molla il pappafico. Roba così”.

Il cieco si illumina tutto. “Capo, hai davanti la persona giusta. Di storie ne ho sentite tante, tutte certificate. Te lo organizzo io un bel viaggio. C’è uno scalo dove si incontrano quelli che si mangiano i fiori, lì ti passa la voglia di ripartire”. Ammicca con aria d’intesa. “Me l’ha detto uno di Micene, ci va a farsi le canne”.

Eumeo mormora fra sé. “Ci mancavano le canne”.

Il cieco prosegue imperterrito. “Nel tragitto poi succede di tutto. Pensa, hanno trovato uno con un piolo piantato nell’occhio: era anche sui giornali, non si è mai saputo chi è stato. Lui dice che non è stato nessuno, i vicini pure, figurati, è la solita omertà che c’è da quelle parti. Il pubblico va matto per i retroscena di cronaca”.

Eumeo si intromette. “Guarda che non può funzionare. Il mare nostro è piccolo. Si arriva in vista di Itaca in pochi mesi. Altro che dieci anni”.

Il cieco è inarrestabile. “Embé? Quando sei in vista di Itaca può capitare che torni indietro sul più bello. Come in quel gioco coi dadi che fanno al porto: arrivi sulla penultima casella, c’è scritto ‘ti si apre un otre pieno di venti’, e riparti dal via. Non puoi capire gli improperi. Pare che a qualcuno sia successo per davvero”.

Eumeo comincia a sudare freddo. “E poi?”

“Poi lo smilzo di Paros l’hanno massacrato di botte i Lestrigoni, è rimasto intronato un mese. C’è una tizia che alleva maiali al Circeo: quando passi di lì, lei parla, parla e non ti lascia andar via, ti viene da grugnire anche a te. E il concerto delle Sirene: chi c’è stato dice che è imperdibile, fanno un bis dopo l’altro, non riparte più nessuno”.

Eumeo si mette le mani nei capelli. “Qui ci manca solo un’invasione di cavallette. E come arriviamo a dieci anni di viaggio?  Così a dir tanto riusciamo a metterne insieme tre”.

Il cieco si gratta la fronte. “Facile. Lo parcheggiamo per sette anni da qualche parte, così chiudiamo in economia. Diciamo che su un’isola ha trovato una ninfa. Si sa che il mare ne è pieno: ce n’è una che farebbe girare la testa anche a un cieco come me. Figurati quel marpione di tuo padre”.

Telemaco taglia corto. “Bene, abbiamo tutto. Andiamo”.

Eumeo gli si para davanti. “Aspetta! Facciamo i furbetti del quartierino? E se vogliono parlare con tuo padre? Questo – indica il Risolutore, che per tutto il tempo ha mantenuto l’espressione di una sfinge – non ha neanche l’accento di Itaca”.  

“Con lui non parla nessuno, riparte con la prima nave”.

Eumeo si agita. “È appena tornato dopo vent’anni, già riparte, senza neanche salutare, e non si fa più vedere?”.

“Tu sei sempre negativo. Tiriamo fuori una delle solite scuse. Ha ricevuto una chiamata urgente, il capo è su tutte le furie, lo manda a fare una commissione che lo terrà lontano a lungo. Cerca un posto dove non hanno mai visto il mare, e qua intorno non lo trova di sicuro”.

“Cos’è, una caccia al tesoro?” mormora Eumeo prossimo al panico. Intanto dalla sala riunioni sale il brusio. Il porcaio dà un’occhiata dentro e si volta rassegnato. “La sala è piena come un uovo, tutti vogliono sapere cosa è successo, non si può più aspettare. Chiedono notizie anche dalle isole qua intorno”.

Telemaco si rivolge al cieco. “Forza allora. Sei pronto, cieco?”

Il cieco sorride. “Non preoccuparti, ti intorto una storia che se la ricordano anche i nipoti. Poi, per stare più sicuri, se vuoi te la vado anche a raccontare in giro. Così finalmente mi faccio anch’io una bella crociera: sarebbe ora. Guarda, se mi paghi tu il biglietto, potrei perfino mettertela in versi”.

Telemaco si avvia, prendendolo sottobraccio. “Cieco, penso che questo sia l’inizio di una bella amicizia”.

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