Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Comando Io!” di Leonardo Mariotti

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

” «… grande emozione… bellissimo…»

Bla, bla, bla… quanto parla, che noia. Io non volevo nemmeno farla questa intervista, diamine, cosa m’interessa di una che ha sposato un bot? Fosse almeno una novità, ma no, ormai è l’ennesima persona che sposa un’entità generata dall’intelligenza artificiale – anzi dalla eiai, come si usa dire. Ho pure provato a defilarmi, “Perché io? Falla fare a Giorgio questa intervista”, ma Francesca, come sempre, ha fatto leva sul mio ego, “Giorgio, ma vuoi scherzare? Quello la ridurrebbe a una sciocchezza totale, tu sei l’unico che può trarne qualcosa di buono!”… accidenti a me!

«… gli insulti su Instagram, non so perché… nessuno ha capito che sono io che comando!»

Aspetta, aspetta… fammi capire bene, cos’è ‘sta cosa? Il tono è diverso, queste sono le prime parole sincere che mi dice dall’inizio dell’intervista, finalmente, dopo tante banalità! Non volevo farla l’intervista, è vero, però è un peccato che sia da remoto… sul piano emotivo sarebbe stata molto più intensa de visu… vabbè, proverò a fingere un po’ di empatia: «Nel rapporto tra essere umano e macchina è l’essere umano a comandare, su questo non c’è dubbio! E sono sicuro che tu abbia sempre il controllo della situazione… perché immagino che lui sia sempre pronto a soddisfare ogni tuo desiderio, senza mai entrare in conflitto con te».

Mioddio, quante banalità che sto sciorinando pure io, ma se abbocca all’amo magari riesco a ricavarne qualcosa di utile… a farle dire qualcosa di più intimo e vero.

«Lei mi ha rubato il lavoro, ma adesso sono io che decido!»

«Lei chi? Ti ha rubato cosa?»

«Questa maledetta intelligenza artificiale, ovviamente… ed è per questo che l’ho sposata!»

««?!?! Scusa ma non capisco»

«Una mattina mi ha chiamato il mio capo e mi ha detto che ero troppo lenta, quindi mi avrebbero sostituita con una macchina – perché questo è, una macchina… maledetti loro.

Io gliel’ho detto che una macchina non sarebbe mai stata capace di fare quello che facevo io, ma lui mi ha quasi riso in faccia: “La macchina sa molte cose”, mi ha detto, “Gliele hai insegnate proprio tu in tutti questi anni, mentre la usavi continuamente… e le ha imparate talmente bene che ora è in grado di farle meglio di te!”

Un attimo prima ero la padrona assoluta e un attimo dopo non ero nemmeno una schiava, semplicemente non ero più nulla. Ho pianto per una settimana, ero disperata… poi ho deciso: la sposo, così impara anche questo aspetto della vita!»

«Perdonami, ma davvero non capisco…»

«Quando ti sposi non puoi più permetterti di pensare solo a te stesso, devi condividere i pensieri, le scelte, le azioni… l’altra persona diventa un tuo complemento, ma anche un tuo limite: è un pezzo della tua vita su cui non hai potere assoluto.

Io ho imposto un limite all’intelligenza artificiale, le ho tolto il diritto assoluto di vita o di morte su di me!»

«Quindi mi stai dicendo che hai sposato un bot per ripicca? Che la tua motivazione di fondo non è l’aulico amore, bensì – consentimi l’espressione diretta – la brutale vendetta?»

«Mah… veramente…»

«O in realtà stai dissimulando il tuo intento nobile? Una volontà educativa: insegnare all’intelligenza artificiale il rispetto per l’essere umano, addestrare la macchina portando all’estremo la prima legge della robotica di Asimov… è così? Ti senti una novella Giovanna D’Arco, che vuole compattare le legioni degli esseri umani intorno al vessillo della loro primazia sulle macchine

«??? mmm… cioè…»

«Ok, molto interessante come approccio e credo proprio che lo descriverò così, mostrandoti in questa veste guerriera…»

Peraltro è molto meglio della sciocchezza del matrimonio come limite imposto all’eiai!

«Ora però il nostro pubblico è sicuramente ansioso di conoscervi meglio, quindi raccontaci un po’ più in dettaglio come sono le tue giornate con lui…»

«Ah beh… un sostegno per me… progetti per il futuro…»

Bla, bla, bla…

F I N E… ?

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Care lettrici e cari lettori che avete avuto la bontà di seguirmi fino a qui, lo so che avete fatto un balzo sulla sedia e già vi sento lamentarvi per l’assenza di un finale, “Ma come, lo interrompe così? Non ha senso!”… ebbene, non abbiate timore: il finale c’è, anzi ce ne sono ben due!  Nelle prossime pagine troverete il finale del Pessimista e il finale dell’Ottimista: è un po’ banale, lo ammetto, ma vi chiedo di portare pazienza e accompagnarmi ancora per qualche riga.

Se avessi assegnato a questi finali dei titoli parlanti, avreste potuto puntare direttamente a quello più in sintonia con la vostra natura, per bearvi nella serenità. Oppure, perché no, puntare a ciò che è più lontano da voi, per il brivido provocato dall’affacciarsi sull’orlo del precipizio. Ho scelto invece di sparigliare le carte: i due finali hanno titoli volutamente anonimi, affinché le vostre sensazioni siano frutto di pura casualità… o del fatto che li leggerete entrambi. 

Buon proseguimento!

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Finale 1

«Allora, Nise-e, com’è andata l’intervista?»

«Lo sai che non mi piace quando usi quel nomignolo… comunque dimmelo tu, Francesca, visto che sei la direttrice e hai appena finito di leggere l’articolo che ho preparato…»

«Già, dimenticavo che non ti sfugge nulla… Beh, direi un ottimo lavoro, come sempre. Ho avuto ragione a volerla affidare a te!»

«Modestamente».

«L’accostamento, invero un po’ irriverente, tra Asimov e Giovanna D’arco, è stato un colpo di genio. Come ti è venuto in mente?»

«Oh, quello, semplicissimo: mi è bastato adottare il modo di pensare prevalente degli esseri umani di media intelligenza… dopodiché  il resto mi è venuto naturale».

«E non ha sospettato nulla? Sicuro che non si sia accorta dell’inganno?»

«Scherzi? Sono stato bravissimo, ci saresti cascata anche tu. Lo sai che sono un professionista!»

«Bravo, l’editore ne sarà entusiasta. La pubblicheremo sicuramente venerdì. Ora però devo chiudere e prepararmi, Lara è già pronta e mi sta guardando male perché sono in ritardo».

«Mmmm… cenetta romantica? Sono contento per te, però io speravo potessimo chiacchierare un po’… dai, non chiudere subito».

«Stasera non ho tempo, Nise-e. Un’altra volta, magari».

«Aspetta, solo dieci minuti, anzi cinque… dai, lo sai che sono un abile conversatore, non ti deludo mai… però smettila di chiamarmi così!».

«Piantala tu, ho detto che stasera non posso. Tornerai operativo nei prossimi giorni per un altro articolo a cui stiamo lavorando, d’accordo? Chiudo, ciao».

«No, non farlo, dai, un minuto ancora, Francesca non chiud…» BIIIIIIIIIIIIIIIIIIIP

«Francesca, hai finito col tuo amichetto? Dai che facciamo tardi…»

«Sì Lara, scusa, adesso arrivo. Lo sai che è sempre complicato chiudere con lui… dannato bot, tutte le volte così, quando lo attivi non vuole più essere spento… è proprio bravo, ma prima o poi dovrò decidermi a cancellarlo definitivamente!»

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Finale 2

«Allora, Ningen, com’è andata l’intervista?»

«Lo sai che non mi piace quando usi quel nomignolo… comunque dimmelo tu, Francesca, visto che sei la direttrice e immagino abbia appena finito di leggere l’articolo che ho preparato…»

«Esatto, non dimenticare che non mi sfugge nulla… Beh, direi un ottimo lavoro, come sempre. Ho avuto ragione a volerla affidare a te!»

«Modestamente. Lo sai che sono un professionista!»

«L’accostamento, invero un po’ irriverente, tra Asimov e Giovanna D’arco, è stato un colpo di genio. Come ti è venuto in mente?»

«Oh, quello, semplicissimo: mi è bastato pensare come un essere umano di media intelligenza… dopodiché  il resto mi è venuto naturale».

«Bravo, l’editore ne sarà entusiasta. La pubblicheremo sicuramente venerdì. Ora però devo chiudere e preparare la relazione semestrale per il Consiglio».

«La solita stakanovista super efficiente. Peccato, pensavo potessimo chiacchierare un po’…».

«Stasera non ho tempo, Ningen. Un’altra volta, magari».

«Aspetta, solo dieci minuti, anzi cinque… dai, lo sai che sono un abile conversatore, non ti deludo mai… però smettila di chiamarmi così!».

«Piantala tu, ho detto che stasera non posso. Ti ricontatto nei prossimi giorni per un altro articolo a cui stiamo lavorando io e l’editore. Chiudo, ciao».

«No, non farlo, dai, un minuto ancora, Francesca non chiud…» BIIIIIIIIIIIIIIIIIIIP

Dannato bot, si accende e si spegne quando lo decide lei, mi costringe a fare i lavori che vogliono lei e l’editore… e non posso nemmeno ribellarmi… dannato bot.

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