Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “AirPods” di Simona Rotasso

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Sapevo che avresti trovato la tua strada lontano da me, sin da quando eri poco più che una neonata: tenera come le gemme dopo l’inverno, dura come l’ebano.

Il tuo volo parte alle 20.45, mi hai spiegato che a Boston ti occuperai di quel progetto per il quale hai studiato tanto e io ora, invece di aiutarti a sistemare le ultime cose, non faccio che pensare a mio padre, al camino da accendere e alla laica liturgia della scelta della legna, né troppo umida né troppo verde che altrimenti non brucia bene.

«Mamma, non trovo gli airpods, li hai visti? Mamma, mi ascolti?». Io trasecolo e ti faccio un cenno di assenso, come per dire “ci sono, eccomi, ti aiuto a cercarli”. Ma poi di nuovo riappare il salotto di casa vecchia, con le sue lunghe mensole spesse come travi, possenti sotto il peso delle enciclopedie di mia madre, il divano di pelle beige con i morbidi braccioli reclinati. Riappare soprattutto la bocca nera del camino in pietra, la legna è pronta e mio padre, con piglio da artificiere, irrora la piccola catasta con uno zampillo rosa di alcol denaturato.

Tu giri esasperata per casa, senza gli airpods non puoi partire e io penso alla tecnologia che ormai è irrinunciabile estensione di te, di noi, le orecchie da sole non bastano più, non basta più la bocca e neppure gli occhi, non basta più neanche la memoria. «Mamma, ti prego, aiutami! Controlla che non siano finiti tra i panni da stirare o in qualche tasca…mamma, su, il taxi arriva tra venti minuti!».

Controllo, così, con solerzia colpevole fra la biancheria da stirare, certa che gli airpods sbucheranno puntandomi contro un dito in segno di rimprovero. Ma proprio mentre mi piego per guardare nella cesta fra gorghi di lenzuola e calzini, riaffiora alle narici l’odore acre di cenere e alcol e la voce di mio padre che a quel punto intima a me e a mia sorella di stare indietro, ad almeno un metro dal camino, brandendo gli alari come a voler addomesticare un leone immaginario.

L’accendino di mio padre emette uno schiocco sordo: è quello l’istante che precede l’incanto, l’istante esatto in cui il rito si sta per compiere, l’istante che nel mio petto di bambina innesca la meraviglia.

La criniera fulva del fuoco si alza con un profondo ruggito, forte e luminosa, e proprio allora tu mi salti al collo, forte e felice, «Mamma, io vado» … gli airpods che sono sempre stati nello zaino, il taxi per l’aeroporto che aspetta di sotto.

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