Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Fuori iniziava ad albeggiare” di Luca Turci

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Si sedette davanti al computer che riproduceva a bassissimo volume una sonata per pianoforte. Ormai non serviva più, la poteva anche spegnere. Poi ci ripensò. Era ora di scrivere la lettera. In realtà erano diverse le lettere da scrivere, ma doveva iniziare dalla prima. La prima era la più difficile. Doveva mandarla a un caro amico di lunga data, che non vedeva da tempo. Meglio lasciare che il pianoforte continuasse il suo lavoro, senza alzare il volume, decise mentre apriva il programma della posta elettronica. Magari avrebbe aiutato un po’.

Fissò per lunghi istanti lo schermo vuoto. Terribilmente vuoto.

Forse per aiutarsi era meglio accendere un bastoncino di incenso. Dovevano essercene alcuni nel cassetto della specchiera. Attese che il sottile filo di fumo si innalzasse verso il soffitto, fondendosi con le note dei notturni di Chopin che permeavano la penombra della stanza, e si sedette nuovamente al computer.

Oggetto: Tenebre

Caro Giovanni,

Osservò pensoso il letto al centro del soggiorno, e il divano al suo fianco sul cui schienale dormiva la gatta.

Il gelo della notte invernale irrompeva dalla finestra spalancata e iniziava ad entrargli nelle ossa. Indossò un maglione pesante ed un berretto di lana, ritornò al computer e ricominciò daccapo.

Oggetto: Grande dolore

Caro Giovanni,

ti debbo mandare una lettera. Non so come iniziare

Rilesse le poche righe che aveva appena digitato e cancellò subito tutto. Fece qualche passo nella stanza buia e si avvicinò al tavolo. Rigirò un po’ tra le dita la fiala di morfina che stava appoggiata vicino al bordo, pronta all’uso. Sarebbe molto facile, pensò osservando la siringa appoggiata sul tavolo, già estratta dalla sua busta protettiva. Non aveva mai avuto timore delle iniezioni. Fin da ragazzo se le era sempre fatte da solo, le rare volte che ne aveva avuto bisogno. Questa siringa era anche piccola, con un ago sottile. Sì, volendo sarebbe stato molto facile.

Con un sospiro rimise la fiala nel suo astuccio, da cui ne mancavano tre che aveva dovuto usare durante la notte, buttò l’ago mai usato nel secchiello dei rifiuti taglienti e la siringa nella spazzatura.

Gironzolò un po’ per la stanza gelida e si guardò attorno. Osservò di nuovo il letto, poi la scatola con le fiale. Pensò assorto alle note di Chopin, e all’effetto che gli facevano. Dietro al tavolo c’era lo scaffale in cui teneva alcuni classici. Ecco, forse…

Andò allo scaffale e ne estrasse una vecchia edizione de “La vita nova”. Rilesse tre o quattro volte una poesia che ricordava perfettamente a memoria. Lesse lentamente, come a volerne strappare qualche mistero che ancora gli fosse sfuggito.

Fece un altro profondo sospiro, e l’aria polare gli sferrò un pugno assiderato alla base dei polmoni. Proviamo così, si disse mentre riponeva il volume e tornava al computer.

Oggetto: Malinconia

Caro Giovanni,

so da molto tempo che prima o poi avrei dovuto scriverti questa lettera, e adesso che è giunto il momento non so come fare. Così cerco di aiutarmi con un sonetto di Dante, un sonetto che mi perseguita da anni come un’oscura profezia.

Un dì si venne a me Malinconia
e disse: “Io voglio un poco stare
teco”; e parve a me ch’ella menasse
seco Dolore e Ira per sua compagnia.
E io le dissi: “Partiti, va via”;
ed ella mi rispose come un greco:
e ragionando a grande agio meco,
guardai e vidi Amore, che venia
vestito di novo d’un drappo nero,
e nel suo capo portava un cappello;
e certo lacrimava pur di vero.
Ed eo li dissi: “Che hai, cattivello?”.
Ed el rispose: “Eo ho guai e pensero,
ché nostra donna mor, dolce fratello”.

Già, dolce fratello, proprio così. Elisabetta è morta questa notte alle 3. Ti mando e ti imploro un abbraccio, Luigi.

Premette il pulsante di invio e si accasciò contro lo schienale. Era fatta. Adesso sapeva che sarebbe riuscito a scrivere anche le altre. Tra un po’, non subito. Non c’era fretta. Si diresse verso il letto e sfiorò col dorso delle dita il volto di alabastro affondato nel cuscino. Poi immerse la mano nel tiepido vello della gatta e la accarezzò delicatamente dietro alla nuca e tra le spalle. Anche se non si muoveva doveva essersi svegliata, perché sentiva attraverso il pelo le calde vibrazione delle sue fusa.

Fuori iniziava ad albeggiare.

Loading

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.