Premio Racconti nella Rete 2026 “Storia di un criminale romantico” di Camilla de Nardis
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Il cancello lentamente si aprì e la vide, più bella che in foto. Rosy lo attendeva fuori del carcere. Si abbracciarono con trasporto per la prima volta. Fino a quel momento il loro era stato solo un rapporto epistolare. Lei l’aveva contattato dopo averlo visto in tv, un’intervista che l’aveva reso famoso. Le lettere appassionate di Rosy e la notorietà l’avevano tenuto in vita nei dieci anni infernali di detenzione, durante i quali aveva progettato un futuro con lei e scoperto la sua passione: i libri, che lo trasportavano in mondi sconosciuti e gli regalavano la libertà.
Gli anni di prigionia erano stati pesanti, soprattutto l’isolamento. E’ un buco nero nel quale ad un certo punto la mente vacilla. Ai pensieri si sovrapponevano gli incubi e poi il delirio. Debolmente gli ricordava lo sgabuzzino buio nel quale i suoi lo rinchiudevano quando si comportava male. Non aveva un grande ricordo della sua infanzia: a casa di soldi ce ne erano pochi e l’affetto era un perfetto sconosciuto. Entrambi i genitori avevano pesanti lavori manuali. Quando tornavano a casa non avevano pazienza ed erano piegati dalla stanchezza. Nessun fratello con cui giocare. Era nato quanto i suoi ormai non se lo aspettavano più, quasi per un dispetto del destino. Aveva chiuso da anni i rapporti con loro e non ne aveva mai sentito nostalgia. Sicuramente dovevano aver appreso della sua condizione, ammesso fossero ancora vivi. Nessuno si era però disturbato a scrivergli o a fargli visita in carcere. D’altronde non sarebbe stato nel loro stile.
Se non avesse incontrato i libri, che il secondino gli forniva a pagamento, sarebbe impazzito. Di questo era certo. Improvvisamente non era più chiuso dentro quello spazio angusto, ma viaggiava lungo steppe orientali, sul suo destriero, a caccia di fortune, trascinato dalla curiosità e dallo spirito di avventura. Poi lottava tra la vita e la morte tra i ghiacci del Polo Nord ed era sospeso da un dirigibile dal quale dominava infinite distese più bianche del latte.
Si fece lasciare ad una fermata della metro e continuò a cambiare linea fino a che non fu sicuro di non essere seguito. Raggiunse il loro futuro nido d’amore.
Entrò nella sua stanza preferita: uno studio tappezzato sui quattro lati da una libreria a soffitto. Fece scorrere il dito su preziosi volumi acquistati on line con pazienza e dedizione per anni. Li aveva sistemati con cura durante i permessi premio. Trovò quello che cercava e sospirando soddisfatto, si sdraiò su una chaiselong al centro della stanza. Quanto prima si sarebbe preso un piccolo gatto che gli facesse compagnia durante le sue letture fiume. E con Rosy avrebbero riso e condiviso le serate. Finalmente insieme.
La sua nuova vita gli piaceva molto, anche se per proteggerla e mantenerla avrebbe dovuto sostenere spese vertiginose. Aveva già da parte un discreto gruzzolo ma non sarebbe bastato. Un rapido pensiero lo riportò a Rosy. Lei non doveva avvertire il pericolo che continuava ad incombere su di lui. Troppe persone lo volevano morto, cercavano la vendetta. Altre non desideravano che lui smettesse di delinquere e volevano ancora avvalersi dei suoi servizi.
Chi può capire che un criminale con i suoi trascorsi voglia ritirarsi a vita privata, vivere un amore, chiudersi in uno studio a leggere fino a tardi, manco fosse un intellettuale?
Il suo passato era pesante come un macigno. Per anni non aveva fatto altro che uccidere. Non si era concesso niente. Nessun amore, se non incontri frettolosi a pagamento, nessun viaggio che non fosse per lavoro. Una vita quasi monastica, solitaria, senza distrazioni, per proteggere la quale non poteva concedersi rapporti con persone al di fuori dell’ambiente criminale. Un vero professionista gelido e calcolatore. Ma l’incontro con la realtà del carcere aveva minato le fondamenta del suo essere. Non capiva ancora come mai avesse concesso quell’intervista al reporter. Forse necessitava di un attimo di vanità e di luce che gli permettesse di tirare il fiato e riemergere dal buio della cella.
Rosy aveva avuto anche lei una vita difficile. Era per questo che si capivano. I suoi erano entrambi detenuti per piccoli reati e lei era vissuta con i fratelli, due prepotenti che la trattavano come una sguattera e che si erano sempre messi in mezzo quando si inteneriva per qualcuno. Ora abitava da sola in periferia. Faceva la commessa, metteva insieme appena i mezzi che le permettevano di tirare avanti e guardava la TV. E’ lì che aveva sentito parlare di lui e si era invaghita di quell’uomo che assomigliava tanto a suo padre. Non la spaventava che fosse un criminale. Vedeva solo la dolcezza che emanava dalle sue lettere e si era innamorata del futuro semplice che lui le faceva balenare davanti agli occhi nelle sue lettere. Inutile che le colleghe la scoraggiassero: lei aveva deciso. Lui voleva cambiare vita e questo le bastava.
Infila tacchi stratosferici e ritocca per l’ennesima volta il rossetto. Tra poco hanno appuntamento, faranno colazione insieme. Regala un ultimo sguardo allo specchio soddisfatta. L’attesa finalmente è finita. Ha diritto anche lei alla felicità.
A Mario, Rosy è piaciuta subito. Così semplice nei sentimenti e fresca, come un mazzo di fiori appena colti. Quasi un animo puro in mezzo a quel lerciume nel quale ha vissuto per anni e che lo portava a chiudersi in se stesso. E’ la donna che corrisponde perfettamente ai suoi sogni, che con le sue lettere puntuali e cariche d’amore gli ha reso la vita meno dura per così tanto tempo. Desidera solo stare con lei, esaudire ogni suo desiderio, viziarla con mille regali, stringerla nell’addormentarsi e al mattino quando si sveglia. Una normalità che non ha mai avuto.
Dopo un rapido sguardo all’orologio, esce. Un nuovo arzigogolato itinerario lo conduce sulla terrazza di un alto edificio. La visuale da lì è perfetta. Dopo poco arriva un uomo che corre, ma non dovrebbe essere lì.
Mario storce il naso: le istruzioni contemplavano l’eliminazione di un obiettivo che sarebbe arrivato a quest’ora ma a piedi, non di un podista. Eccolo! Sta arrivando dall’angolo opposto. Senza esitazione, afferra il fucile di precisione ed esplode in rapida successione due colpi. Non ha altra scelta. La regola aurea è che non devono esserci testimoni.
Chiude la custodia dove campeggia la foto dell’obiettivo da eliminare e si allontana. A breve sarà libero dal suo passato. Non sa chi è quell’uomo e non gli interessa. Questa è sempre stata la sua forza: la capacità di creare una distanza tra sé e le sue vittime. Prende la scala e con passo tranquillo scende i gradini. E’ vestito come un uomo qualunque e la custodia potrebbe tranquillamente contenere uno strumento musicale. Sorride. Immagina quanto sarà fiera di lui Rosy quando vedrà il loro nido d’amore. Faranno colazione e poi lui la condurrà all’appartamento segreto. E’ certo che lo adorerà e anche lei potrà contribuire a rifinirlo con un tocco femminile. Non è vero che il proprio destino non si può eludere.
All’improvviso ha fretta di incontrarla. Accelera il passo e raggiunge l’ultima rampa. Svolta con ancora un lieve sorriso sulle labbra quando un proiettile silenzioso lo colpisce al cuore: la regola aurea non fa eccezioni.
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